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profili : 4 - e negli occhi l'immagine
di Anonimo , Wed 19 December 2007 8:00
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Mai guardarsi dietro alle spalle. Avevano portato fiori, naturalmente bianchi crisantemi. Quelli del mazzo largo avevano un piccolo cuore giallo. Perché quei fiori accompagnassero la tristezza non gli era chiaro. In verità a lui ricordavano il giorno in cui si era sposato; veramente l’immagine della sposa. Era dolce e splendente nel suo bianco e nel pallore dell’emozione. Certo la vita non riserva solo gioie, e non guarda in faccia; non va per il sottile. Essere lì a vegliare su quel riposo, destinato a non interrompersi, non era quello che aveva sognato. Semplicemente lo faceva con scrupolo, nel modo che gli appariva migliore. Al giorno d’oggi si ha sempre meno rispetto dei morti. I parenti vengono a fatica e di malavoglia e pian piano smettono anche di venire. Vi era intorno quella stessa sensazione di abbandono presente ormai anche nella maggioranza di tante periferie. Spazi dove la memoria diventa pietà e la pietà diventa un lusso che pochi possono permettersi. Ricordi che diventano pietre e pietre che restano pietre ma l’incuria e il tempo le rende sbrecciate. Si allontanò senza farsi ne vedere ne sentire dai pochi presenti con l’unico pensiero di quei morti che non volevano accettare di morire.

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profili : 3 - Greta ed io
di Anonimo , Mon 19 November 2007 7:50
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Noi non abbiamo paura del buio. Nella città fantasma anche le serrande sono inferriate sul niente. L’unico suono è quello dei nostri passi. E qualche campana lugubre ormai dimenticata. Greta voleva vivere, avevano deciso che vivesse il piccolo; gli altri. Sono morti entrambi. Non voglio sentire. Io non capisco gli uomini forse perché non posso più esserlo. Non voglio sentire. La nave s’è allontanata. I topi sciamano. Nessuno li può fuggire. Ascolto il vento e i merli di pietra che porgono il petto. Anch’io sono stato condannato. Non ne parlo perché lo so e gli altri non vogliono sentirlo; siamo sempre più numerosi. Non è il nome che ci condanna. E’ che… non riesco a dormire. Il frastuono assordante del silenzio non me lo lascia fare. Sii gentile con te stesso: ucciditi prima di incontrarmi. Non permettermi di farlo io. Fallo per il tuo piacere. Non ascoltare gli altri. Io lo farei solo perché devo. Non posso altrimenti. Aspetto senza ansia le ombre uscire dal buco nero. Affollarsi intorno al corpo moribondo. Godere sbavando della sua decomposizione. Città non città. Recinto. Non c’è rimedio. Anch’io sono stato condannato; anche se parlo una lingua che capisco. Infettato a mia volta. Noi abbiamo bisogno di sangue per vivere e non possiamo morire.

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profili : 2 - Jared, Orazio, Corrado.
di Anonimo , Fri 19 October 2007 8:30
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Jared detto l’americano era un ingegnere tunisino. Mostrò la spugna bagnata. Orazio gli fece un cenno negativo, abbassò il finestrino e si allungò stringendo in mano una moneta da due euro. Jared lo ringraziò compitamente ma fece, a sua volta, un verso di rifiuto; ne aveva molta ma non abbastanza di fame e forse non ne avrebbe avuta mai a sufficienza per accettare la carità. Orazio alzò le spalle e scattò al verde, non aveva alcuna necessità di capire. Corrado, che aveva osservato tutta la scena dal tavolino del bar, ritenne che non poteva venire dal suo paese ad insegnare loro la dignità eppure lo sapeva che stavano perdendo il rispetto. Quando ne trovarono il corpo non fosse stato di colore sarebbe sembrato crocifisso.

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profili : 1 - Annalisa
di Anonimo , Wed 19 September 2007 6:30
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[Nasce oggi una nuova rubrica di conti e racconti, su questa 'struttura che vuol essere un'altra struttura' (Pasolini), firmata da Mario DG. E' partita l'offensiva d'autunno].

Annalisa era rimasta nel corpo e nel sorriso quella che era da ragazzina, ma non se ne dava pena. Il suo orgoglio riusciva a far risaltare quel poco che aveva e a renderlo importante; a renderlo di più. Se avesse avuto anche solo un poco di seno la maglietta non sarebbe riuscita a contenerlo.

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