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agathotopia : Due racconti provocatori
di unviaggiatore , Tue 17 August 2010 4:00
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Socrate

Si dice che Socrate accettò la condanna a morte rifiutando l'esilio o l'obbligo di lasciare la filosofia. Rifiutò inoltre la possibilità della fuga per insegnare il rispetto delle leggi. Questo sarebbe stato il suo ultimo insegnamento, nonostante ritenesse ingiusta la condanna, la legge doveva essere rispettata.

Sembra che le cose siano andate un po' diversamente. Nella sua cella gli amici per persuaderlo a fuggire gli ricordarono i suoi doveri, un colto ha il dovere di diffondere la sua cultura, ha il dovere di insegnare ai giovani, non ha diritto di parlare del suo sapere solo in discussioni accademiche con altri colti, ha il dovere di parlare con il popolo, per conoscerlo meglio, capire e lui stesso diventare ancora più colto. Cose che Socrate ben sapeva ma che forse in quei momenti non aveva considerato. Certo avrebbe dovuto lasciare la sua amata Atene ma anche altre città avevano diritto al suo insegnamento. La fuga sarebbe stata facile e lui non aveva il diritto di scegliere la morte, aveva ancora molto da dare.

Perplesso Socrate si alzò dal letto e si avviò all'uscita, nei corridoi del carcere nessuna guardia, arrivarono all'ultima porta, l'aprirono e lui vide la sua bellissima città. La libertà era a un passo, si fermò indeciso, gli amici vedendolo dubbioso gli parlarono della bellezza della vita, della natura, dissero che avrebbe potuto passare il resto del tempo con la sua amata Xantippe. Xantippe, la donna della sua vita, certo era bisbetica, lo rimprovera sempre, aveva sempre da ridire ma era pur sempre la compagna che aveva diviso con lui i suoi giorni. Sotto lo sguardo attonito dei suoi amici cominciò a passeggiare nel corridoio, forse assorto nei suoi pensieri non si rese conto che stava tornando indietro, pensando al suo diritto di scegliere rientrò nella cella.

Sorridendo sul letto pensando alla sua vita con Xantippe aspettò serenamente la cicuta.


Idi di marzo del 709 a. U. c.

Oltre ai cattivi presagi quel giorno Cesare non stava bene, pensò di mandare Marco Antonio ad annullare la seduta del Senato. Sua moglie Calpurnia lo pregò insistentemente di non uscire quella mattina, aveva fatto un sogno orribile e lo riteneva un sogno premonitore.

Fu contrariato, come si permetteva una donna di dire a lui un uomo, il conquistatore delle Gallie, che cosa doveva o non doveva fare? Si rilassò alla vista di Decimo Bruto, l'amico fedele e insieme si avviarono allegramente all'incontro con i senatori. Durante il tragitto intravvide l'aurispice Spurinna, un cieco che lo aveva messo in guardia dalle Idi di marzo, sorrise Cesare le idi erano arrivate e non era successo niente.

Si rallegrò entrando in Senato, i senatori lo accolsero con grandi ovazioni. All'improvviso la prima pugnalata poi le altre, ultima quella di Bruto, l'uomo nel quale aveva riposto tutta la sua fiducia. Ai piedi della statua di Pompeo, lordo del suo sangue, stava per esalare l'ultimo respiro, quando un plebeo, riuscito ad entrare in mezzo alla confusione che si era creata, gli si avvicinò e con un sorriso beffardo disse: - A Cesare mai che dai retta a tu moje, te l'aveva detto Calpurnia de non uscì stamattina -


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agathotopia : Alla stazione
di unviaggiatore , Wed 7 July 2010 4:00
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Il treno delle 7.05 arriva quasi sempre in ritardo e quando arriva puntuale parte in ritardo.

Lui amava l'ordine e la puntualità ma il ritardo di quel treno era comunque un ritardo, se così si può dire puntuale, un quarto d'ora, venti minuti giusto per dare tempo ai ritardatari, sempre gli stessi stupidi, di salire affannosamente.

Arrivava sempre mezz'ora prima della partenza prevista, si sedeva al bar della stazione vicino alla vetrata, da quella posizione poteva osservare l'atrio e naturalmente quelli al banco, erano antipatici quei rozzi bevitori di cappuccini, ingordi mescolatori di zucchero, bevono piegati in avanti per non sporcarsi quando inzuppano una brioche, fanno schioccare la lingua, maledetti sbrodoloni consumatori di tovagliolini di carta.

Erano forse peggio dei barboni che frequentavano l'atrio chiedendo sigarette ai fumatori che le offrivano scocciati. Scocciati? Provava piacere osservare le loro facce, non sapevano leggere? Nell'atrio è vietato fumare. Erano distratti? Peggio ancora, la distrazione è stupidità.

Al binario c'era già il treno, erano solo le sei e cinquantacinque, con molta calma mise la giacca sulla reticella e si affacciò al finestrino, pregustava la vista di quei cretini che sarebbero arrivati correndo, il piacere di vedere quelli che non riuscivano a salire e imprecavano.

Vide muoversi i vagoni di fronte e solo allora capì di aver sbagliato treno, erano le sette e cinque, maledetto macchinista, era partito puntuale.

Giuliano Cabrini


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agathotopia : Fenomeni urbani di tendenza
di unviaggiatore , Tue 29 June 2010 7:30
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E io mi faccio l'orto!

Spuntano come funghi gli orti sociali, aree coltivabili divise in microappezzamenti dove la domenica le famiglie si riuniscono anche per far giocare i bambini e per mangiare insieme la verdura raccolta. È un fenomeno di tendenza affiancato dalla pratica della coltivazione su terrazzi e davanzali di piccoli ortaggi e da quella più eclatante dei guerrìlla farmers, persone che armate di zappetta e annaffiatoio "occupano" anche minuscole aiuole scampate al parcheggio selvaggio o aree più estese abbandonate a se stesse e a rischio di cementificazione per coltivare finocchi, cipolle e zucchine.

E poi ci sono gli appassionati di orticoltura che trasformano cortili e piccole aiuole in incubatori di piante a rischio di estinzione: varietà autoctone che le coltivazioni intensive hanno abbandonato preferendo ibridi più ,prolifici e resistenti. Ha fatto scuola in questo senso il progetto milanese 'Lunedì Sostenibili' al quartiere Isola, serate dedicate al verde e alla socialità dove le persone che si occupano di verde urbano etico si scambiano opinioni e sementi all'insegna di un sogno comune: ritrovare il contatto con la ciclicità della vita difendere li biodiversità anche a tavola. Del resto i milanesi sono sempre stati sensibili alternativi. Lungo i binari del treno l'autoproduzione di verdure e piccoli frutti era il vanto di tante famiglie: lo storico Centro sociale della Rizzoli Quotidiani di via Cefalù, fortemente voluto dall'allora azionista, Maria Giulia Crespi, da oltre cinquantanni sfoggia i suoi cento piccoli orti sociali dove si coltiva di tutto in libertà. Unico limite imposto: metodi bio e niente patate (facili prede di parassiti).

Curare un orto fa bene allo spirito.

Non a caso è una delle pratiche imprescindibili in ogni convento, stimola la creatività e fa risparmiare. L'alimentazione ecosostenibile in città fino a poco tempo fa era appannaggio solo di chi si poteva permettere di spendere il triplo di una spesa normale per una fatta secondo criteri bio. La diffusione dei gruppi d'acquisto solidale e la neonata voglia di "verdura fai da te" sta cambiando le cose. E le associazioni ambientaliste stanno lavorando sodo. Legambiente ha siglato un protocollo d'intesa con la Regione Lazio per la nascita di nuovi orti urbani a Roma, mentre Italia Nostra con il progetto "Orti Urbani" in accordo con Anci (associazione comuni italiani) invita enti e privati titolari di aree verdi a destinarle all'arte del coltivare anche per la vendita diretta a prezzi politici.

Fenomeni urbani di tendenza.

Giuliano Cabrini (errata corrige: autore del post è Andrea Giuseppe Augusto Agostini. Spiegazione: stamattina ho ricevuto da Giuliano Cabrini questo post, ho supposto che fosse farina del suo sacco e l'ho pubblicato a suo nome. Poco fa Giuliano mi ha avvertito dell'equivoco. Rimedio. Tardi, lo so. Chiedo venia.)

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agathotopia : La porta
di unviaggiatore , Sat 22 May 2010 4:00
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In una casa si consumano i giorni di un vecchio che aspetta annoiato che succeda qualcosa.

Si guarda intorno, osserva attentamente la sua stanza che conosce nei minimi particolari, i suoi libri, quelli che ama, quelli letti e riletti. Guarda la donna che ha diviso la vita con lui, quanto l'ha amata, una volta parlavano.

Poi erano cominciati dei brevi silenzi che nel tempo erano diventati sempre più lunghi, anche le parole erano diventate silenzi, le parole di tutti i giorni, sempre le stesse che si ripetono abitualmente senza pensare.

Una mattina mette la sedia alla finestra, così il giorno dopo e il giorno dopo ancora.

Guarda fuori, lo sguardo in se stesso.

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agathotopia : Giorni del 1972
di unviaggiatore , Thu 11 March 2010 4:00
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Si divertiva a chiamarli inglesi, Tom, gallese, rideva, Calvin, scozzese, un po' meno, Dave, irlandese, rimaneva serio, loro lo chiamavano Gianni il rosso, poi tutti da Flanagan's a bere Guinness ridere e cantare. Erano i primi giorni di gennaio del 1972, a fine mese The bloody Sunday e pochi giorni dopo una mattina Dave disse - Credo che a casa abbiano bisogno di me, torno a Derry.

Aveva promesso di scrivere, non lo fece e un pomeriggio Tom disse quello che anche loro pensavano – Non scrive perché pensa che una sua lettera potrebbe crearci qualche problema, è un eccesso di prudenza – Non c'era bisogno di chiedere a cosa era dovuta quella prudenza, pensavano che Dave fosse andato a ingrossare le fila dell'IRA. La strage di Derry aveva lasciato in loro un segno profondo, erano perplessi non condividevano i metodi di quella organizzazione ma non se la sentivano di condannare l'amico. Si guardavano in silenzio poi Calvin disse che forse, se fosse stato irlandese, lo avrebbe fatto anche lui e che in fondo in Algeria aveva funzionato.

Dopo qualche mese Gianni tornò in Italia, rimase in contatto con i due amici, si scrivevano ma di Dave nessuna notizia.

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