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agathotopia : Hermann e Franz
di unviaggiatore , Sat 15 June 2013 4:00
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Ci sono modi diversi per leggere?

Prendiamo uno scritto degli Aforismi di Zürau di Franz Kafka:

Le cornacchie affermano che una sola cornacchia potrebbe distruggere il cielo. Questo è indubbio, ma non prova nulla contro il cielo, poiché i cieli significano appunto: impossibilità di cornacchie.

Che cosa vuol dire Kafka? Perché scrive Le cornacchie?

Proviamo a rileggere lo stesso scritto dopo aver letto la Lettera al padre sapendo che suo padre Hermann Kavka, ebreo di lingua ceca, quando si trasferì a Praga cambiò secondo la traslitterazione in tedesco il cognome in Kafka.

Hermann Kafka


Kavka in ceco significa cornacchia e una cornacchia è raffigurata nell'insegna della sua merceria.


insegna del negozio di Hermann Kafka



Giuliano Cabrini scripsit

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agathotopia : Barabba
di unviaggiatore , Thu 16 May 2013 4:00
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Si era trovato per caso Eliahou in quella piazza, gente che parlava a voce alta, gente che urlava.
Forse non aveva capito o forse non era riuscito a sentire quello che aveva chiesto Pilato.

Volete voi che io liberi Gesù o Barabba?

Difficile capire, forse Pilato non conosceva l'aramaico. Non sapeva che in aramaico Bar-Abba vuol dire figlio del padre?
Come si può rispondere a una domanda simile?
Volete voi che io liberi Gesù o il figlio del padre?
Chi è il figlio del padre?

Entrambi pensò Eliahou sono figli del padre, entrambi si chiamano Joshua
Molti gridarono CRUCIFIGE CRUCIFIGE. Forse che una folla di ebrei ignoranti conosceva il latino e un uomo colto come Pilato non conosceva l'ebraico o l'aramaico?
Si allontanò perplesso Eliahou pensando che per lui uno era Joshua ben Jousef e l'altro Joshua Bar Abba
Ma ancora non capiva, molti ebrei chiamavano Abba colui che non si può nominare, chiamavano Abba l'Ineffabile.

Barabba stesso, libero seduto su una pietra, non capiva perché lui era stato liberato.

Neppure i due ladroni crocifissi capivano, seguaci di Barabba guardavano l'uomo crocifisso in mezzo a loro, uno lo dileggiava, l'altro provava pena e rispetto per lui.

Soltanto una donna era sicura di capire, sicura di provare immenso dolore per il figlio, il Nazzareno inchiodato nella croce.


Giuliano Cabrini


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agathotopia : Diari di un barista
di unviaggiatore , Fri 3 May 2013 4:00
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Incomprensioni estive

Non sono uno che si fa gli affari degli altri, non sono curioso, non sono certo pettegolo, non racconto quello che sento ma il mio lavoro mi costringe a vedere e ascoltare. Il dehors è piuttosto grande e bisogna vedere se arriva qualcuno a sedersi e chiamare il cameriere. A volte i clienti parlano con il barista e d'estate in un bar in riviera raccontano storie di avventure con ragazze. Devo essere gentile e non posso dire che la cosa mi interessa poco.
Oggi mi sono seduto ad un tavolino con Lucio e Marco, due simpatici romani.
Marco ha visto arrivare una ragazza
- Lucio stai alleprato-
Elena la ragazza di Lucio arrivata inaspettatamente da Roma, seria in viso, non abbiamo capito come potesse sapere che lui usciva con un'altra. Ha chiesto spiegazioni in maniera decisa.
Marco ha cercato di difendere l'amico:
-Non è come pensi tu, lui non cerca le ragazze, sono loro che cercano lui, lo conosci, è gentile non sa dire di no - è bono de core -
Elena e Lucio si sono alzati a parlare, solo pochi passi e lei è andata via.
Lui è tornato:
- Marco, la prossima volta che mi vuoi aiutare lascia perdere-
-A Giu mi ha detto che mi restituisce il favore e sai che le ho detto io?-
-Non lo so, però ha ragione-
-Si? Allora procura 'mpò d'annacce pure te-
Marco ci ha guardato perplesso
-Lei nun capisce, nun è ricettiva, ma come ha fatto a sapere sta cosa? neanche il tempo di arrivare e lo ha saputo-
Lucio ha guardato Marco con uno sguardo strano:
-Giu tu che pensi?-
-Penso che quello che venite a raccontare a me lo raccontate anche a altri e comunque ci sono altri che sentono-
-Possibile ma che ne sanno di me quelli che sentono? non sanno neppure chi sono-
-Io penso che ci possono essere persone che non conosciamo ma loro conoscono persino il nostro nome, se tu domani incontri qualcuno che conosci e ti dice che oggi passando in macchina ti ha visto con Stefano e un altro tu puoi rispondere che l'altro si chiama Giuliano, io non conosco neppure il suo aspetto fisico-
Marco ha capito che Lucio lo guardava con sospetto:
-Lucio nun sei ricettivo-

Giuliano Cabrini


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agathotopia : Tu non puoi sapere
di unviaggiatore , Thu 17 May 2012 4:00
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foto di un bambino


La foto del fratello



"Era bambino, aveva forse sette anni, giocava con i suoi amici, loro avevano fratelli o sorelle, si sedeva a guardarli mentre giocavano insieme, a volte li osservava con uno strano sorriso. Gli adulti che passavano dicevano che era figlio unico e che invidiava chi aveva un fratello, dicevano che era sicuramente invidioso, si capiva dal suo sguardo.
Lui sentiva e non diceva niente neppure quando dicevano che i suoi non erano dei buoni genitori perché non capivano che lui avrebbe voluto un fratello e non glielo davano.
Tornava a casa, guardava la fotografia sulla parete e immaginava di giocare con quel bambino, suo fratello morto a cinque anni. Certo avrebbe voluto un fratello ma quel fratello.
Cosa sapevano quelli che lo giudicavano?

Qualche anno dopo Gianni e Roberto litigavano, erano suoi amici e lui era intervenuto in difesa di Gianni.

- Che cosa vuoi tu? Parlo con Gianni, tu non puoi sapere che cosa sia un fratello-

Sono passati molti anni, non abita più in quella casa ma sulla parete nuova c'è la stessa fotografia."

Giuliano Cabrini

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agathotopia : Il coraggio
di unviaggiatore , Sun 6 November 2011 4:00
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Avevo conosciuto Elisabetta un pomeriggio al mare, ci eravamo piaciuti e avevamo cominciato ad uscire insieme. Pensavo a una relazione che sarebbe finita quando lei avesse conosciuto un ragazzo che le sarebbe piaciuto più di me o io avessi conosciuto un'altra ragazza, a diciotto anni non pensavo ad avere una relazione duratura.
Mi telefonava al pomeriggio e ci vedevamo alla sera. Era bella Elisabetta, sempre sorridente e gentile, cominciavo a pensare che questa ragazza dolce provava per me più di quanto io provassi per lei, questo mi dispiaceva, non volevo illuderla.
Ci vedevamo da quasi un mese quando mi ero reso conto che lei era innamorata, dovevo trovare il coraggio di lasciarla e il modo di non ferirla.
Oltretutto avevo conosciuto Dina era il momento di parlare con Elisabetta.
Trovai il coraggio una sera mentre cenavamo in un ristorante di Recco, le dissi di Dina -Mi dispiace avrei dovuto dirtelo prima ma non ne avevo il coraggio, mi dispiace -
Mi guardava sorridendo -Giuliano neanche io avevo il coraggio di dirtelo, si chiama Gianni, domani potremmo vederci tutti e quattro -
La sera dopo eravamo all'osteria Giavotto a mangiare stuzzichini bevendo vino bianco in allegria.

Giuliano Cabrini


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