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Eftimios : Fabrizio De Andrè
di fulmini , Fri 1 October 2010 6:00
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Ci sono persone, personaggi, che si mettono tra noi e il cielo, impedendoci di osservarlo come è e progettare ciò che potremmo diventare. Sono i politici di professione, i burocrati di tutti gli uffici, gli accademici d’arte e di scienza, i sacerdoti di ogni religione.

"Nuvole sono da intendersi quei personaggi ingombranti e incombenti nella nostra vita sociale che hanno terrore del nuovo perché il nuovo potrebbe sovvertire le loro posizioni di potere. «Si mettono lì / tra noi e il cielo»: se da una parte ci obbligano ad alzare lo sguardo per osservarle, dall'altra ci impediscono di vedere qualcosa di diverso o più alto di loro." (Fabrizio De Andrè)

Le Nuvole


Includo questa canzone nella antologia della poesia italiana dedicata ad Eftimios perché lui non si metteva mai in mezzo. Era un ponte, un messaggero, un tessitore, tra questo mondo e un mondo parallelo a questo.

Pasquale Misuraca


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Eftimios : Torquato Tasso
di fulmini , Mon 1 March 2010 5:00
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Per l’antologia della poesia italiana dedicata ad Eftimios, per questo mese di marzo dell’anno dimezzato ho scelto un sonetto di Torquato Tasso:

Vissi: e la prima etate Amore e Speme
mi facean via più bella e più fiorita;
or la speranza manca, anzi la vita
che di lei si nudría, s’estingue insieme.

Né quel desio che si nasconde e teme
può dar conforto a la virtù smarrita;
e toccherei di morte a me gradita,
se non posso d’amor, le mete estreme.

O Morte, o posa in ogni stato umano,
secca pianta son io, che fronda a’ venti
più non dispiega, e pur m’irrigo in vano.

Deh, vien, Morte soave, a’ miei lamenti
vieni, o pietosa, e con pietosa mano
copri questi occhi e queste membra algenti.

L’ho scelto in primo luogo per la sua musicalità, una caratteristica propria di Eftimios nella sua vita intera, dal principio alla fine, dalle attività creative alle minuzie quotidiane.
[‘Musica’ vuol dire ‘arte delle Muse’, e per ‘musicalità’ intendo l’espressione ad arte dei sentimenti e dei pensieri mediante suoni (e gesti, e segni) modulati.]

In secondo luogo, l’ho scelto per per radicale opposizione. Eftimios non si è lamentato, mai.

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Eftimios : Biagio Marin
di fulmini , Tue 2 February 2010 5:00
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L’antologia dei fiori-di-carta, delle poesie italiane che dedico alla memoria di Eftimios, questo mese breve accoglie il breve testo di Biagio Marin:

El sol tramonta

El sol tramonta ogni sera
ma xe eterno el ritorno
e senpre torna el zorno
co’ l’aria più lisiera.

Me invesse finisso
de l’onbra ne l’abisso.

La prima ragione per cui l’ho scelta? Pur essendo una poesia dialettale ha un respiro universale. La selettività lessicale non ostacola anzi promuove l’ampiezza-durata spazio-temporale. La sua semplicità ha il sapore della immensità. Tutto con niente. Gesù era “un artigiano di una città di provincia” (Max Weber), e parlava in aramaico. Eftimios era uno studente, e disegnava con le matite colorate.

Secondo poi, Eftimios era consapevole di andare a morire a sedici anni. Ma non lo dava a vedere, sempre felice di ogni aria più lisiera di ogni ultimo zorno.

Pasquale Misuraca

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Eftimios : Francesco d'Assisi
di fulmini , Sat 2 January 2010 5:00
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Questo mese ho scelto per l’antologia della poesia italiana dedicata ad Eftimios il Cantico delle creature di Francesco d’Assisi.

"Altissimu, onnipotente bon Signore, / Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione. / Ad Te solo, Altissimo, se konfano, / et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature, / spetialmente messor lo frate Sole, / lo qual è iorno, et allumini noi per lui. / Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: / de Te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si', mi Signore, per sora Luna e le stelle: / in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si', mi' Signore, per frate Vento / et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, / per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.

Laudato si', mi Signore, per sor'Acqua. / la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si', mi Signore, per frate Focu, / per lo quale ennallumini la nocte: / ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si', mi Signore, per sora nostra matre Terra, / la quale ne sustenta et governa, / et produce diversi fructi con coloriti fior et herba.

Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore / et sostengono infrmitate et tribulatione.

Beati quelli ke 'l sosterranno in pace, / ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato s' mi Signore, per sora nostra Morte corporale, / da la quale nullu homo vivente pò skappare: / guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; / beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati, / ka la morte secunda no 'l farrà male.

Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate / e serviateli cum grande humilitate."


L'ho scelta perché è una poesia ed è una lode: Eftimios era un essere umano laudatorio. Lo ricordo ogni volta che rileggo questa lode-del-resto-del-mondo in forma di poesia-del-tu, o la riascolto recitata.

E siccome Gabriele Parrillo l'ha recitata di fianco al dipinto La Crocifissione di Pietro del Caravaggio, mi è tornato in mente un altro dipinto del Caravaggio, La vocazione di Pietro e Andrea – che ritrae Gesù giovane e imberbe, agli inizi del Seicento, in maniera molto, troppo somigliante a Eftimios verso la fine della vita e del Novecento, con quel suo modo di volgere il capo, di guardare assorto, e di fluttuare le mani:

Vocazione di Andrea e Pietro, di Michelangelo Merisi da Caravaggio


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Eftimios : Eugenio Montale
di fulmini , Wed 2 December 2009 5:00
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Per questo prato di fiori-di-carta, l’antologia della poesia italiana che vado componendo in memoria di Eftimios, scelgo oggi questa poesia di Eugenio Montale:

Avevamo studiato per l’aldilà
un fischio, un segno di riconoscimento.
Mi provo a modularlo nella speranza
che tutti siamo già morti senza saperlo.

Si trova in ‘Xenía’ I, (Satura, 1971, Mondadori). Ξενία in greco, Xenía nella trascrizione in caratteri latini, era nel migliore dei mondi possibili il dono d'addio che l’ospitante dava all’ospitato per mostrargli che era stato onorato di accoglierlo nella propria casa. Montale scrisse gli Xenía pensando a Drusilla Tanzi, sua moglie morta giovane, io te ne faccio dono, lettrice, lettore, pensando ad Eftimios.

C’è una seconda ragione di questa scelta decembrina. E sta appunto nel fatto che questo dono posso farlo a te, e non più ad Eftimios – come dice la poesia. Che molte cose ci dice, è vero, molteplice com’è sempre la vera poesia, ma una sopra tutte desidero qui mettere in evidenza, e precisamente che i vivi sono ombre sopravvissute che vorrebbero dialogare con le proprie ombre trapassate, i propri cari che non sono più, ma non ci riescono.

Ho desiderato tanto continuare a dialogare con Eftimios dopo morto, ma, come dice il poeta della “vita priva di illusioni”, posso solo parlare di lui con te. Lui non c’è più. Resta soltanto nei nostri ricordi. Ma non è più lui. È un fantasma.

Una di queste notti di novembre ho sognato Eftimios. Era ragazzino, stava davanti a me, su un divano o una sedia, tra noi c’era un tavolo forse altri erano intorno a noi, certo la scena era in bianco e nero, e precisamente in mille toni di grigio. Era davanti a me, Eftimios, e si muoveva a piccoli scatti, anzi era come mosso da invisibili fili. Non si muoveva nel sogno come lui naturalmente si muoveva. Non era lui, ho pensato svegliandomi dall’incubo, era un fantasma.

Però.

I greci antichi pensavano che l’amore fosse qualcosa di più grande di noi che ci muove. Come fantasmi. Come ombre. E la musica cos’è? E questa ragazzina è un fantasma? È un’ombra? La vedi come si muove? È mossa da qualcosa più grande di lei? E chi è questo vecchio che all’inizio si siede tra gli altri, da 1’-e-16” a 1’-e-32” inquadrato dall’altro sorride estasiato ad occhi chiusi, ed alla fine abbraccia la ragazzina la bacia sulla guancia e fa alzare tutti in piedi?


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