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Eftimios : Ugo Foscolo
di fulmini , Thu 2 December 2010 5:00
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scena di vita a Sulmona

PM, Sulmona - 8 novembre 2008 11:00

Il fiore-di-carta dedicato ad Eftimios in questo dicembre dimezzato è Alla sera di Ugo Foscolo:

Forse perché della fatal quïete
tu sei l’immago a me sì cara vieni
o sera! E quando ti corteggian liete
le nubi estive e i zeffiri sereni,

e quando dal nevoso aere inquïete
tenebre e lunghe all’universo meni
sempre scendi invocata, e le secrete
vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme

delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.


Ho scelto questa poesia prima di tutto perché, come dice l’Intelligenza, “nella vita c’è qualcosa di bello quando le difficoltà non eccedono”. Ed è dolce andarsene persino una sera di primavera, quando le difficoltà eccedono.

Secondo poi, sebbene risuonino fra le sue righe tanti altri testi, di Properzio, Marino, Pindemonte, Orazio, Tasso, Alfieri – per citare i più evidenti - il sonetto è originale, odoroso com’è non di libri pieni di voglia di stupire bensì di venti pieni di voglia di giocare. E' classico, non neoclassico.

Pasquale Misuraca


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Eftimios : Fabrizio De Andrè
di fulmini , Fri 1 October 2010 6:00
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Ci sono persone, personaggi, che si mettono tra noi e il cielo, impedendoci di osservarlo come è e progettare ciò che potremmo diventare. Sono i politici di professione, i burocrati di tutti gli uffici, gli accademici d’arte e di scienza, i sacerdoti di ogni religione.

"Nuvole sono da intendersi quei personaggi ingombranti e incombenti nella nostra vita sociale che hanno terrore del nuovo perché il nuovo potrebbe sovvertire le loro posizioni di potere. «Si mettono lì / tra noi e il cielo»: se da una parte ci obbligano ad alzare lo sguardo per osservarle, dall'altra ci impediscono di vedere qualcosa di diverso o più alto di loro." (Fabrizio De Andrè)

Le Nuvole


Includo questa canzone nella antologia della poesia italiana dedicata ad Eftimios perché lui non si metteva mai in mezzo. Era un ponte, un messaggero, un tessitore, tra questo mondo e un mondo parallelo a questo.

Pasquale Misuraca


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Eftimios : Torquato Tasso
di fulmini , Mon 1 March 2010 5:00
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Per l’antologia della poesia italiana dedicata ad Eftimios, per questo mese di marzo dell’anno dimezzato ho scelto un sonetto di Torquato Tasso:

Vissi: e la prima etate Amore e Speme
mi facean via più bella e più fiorita;
or la speranza manca, anzi la vita
che di lei si nudría, s’estingue insieme.

Né quel desio che si nasconde e teme
può dar conforto a la virtù smarrita;
e toccherei di morte a me gradita,
se non posso d’amor, le mete estreme.

O Morte, o posa in ogni stato umano,
secca pianta son io, che fronda a’ venti
più non dispiega, e pur m’irrigo in vano.

Deh, vien, Morte soave, a’ miei lamenti
vieni, o pietosa, e con pietosa mano
copri questi occhi e queste membra algenti.

L’ho scelto in primo luogo per la sua musicalità, una caratteristica propria di Eftimios nella sua vita intera, dal principio alla fine, dalle attività creative alle minuzie quotidiane.
[‘Musica’ vuol dire ‘arte delle Muse’, e per ‘musicalità’ intendo l’espressione ad arte dei sentimenti e dei pensieri mediante suoni (e gesti, e segni) modulati.]

In secondo luogo, l’ho scelto per per radicale opposizione. Eftimios non si è lamentato, mai.

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Eftimios : Biagio Marin
di fulmini , Tue 2 February 2010 5:00
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L’antologia dei fiori-di-carta, delle poesie italiane che dedico alla memoria di Eftimios, questo mese breve accoglie il breve testo di Biagio Marin:

El sol tramonta

El sol tramonta ogni sera
ma xe eterno el ritorno
e senpre torna el zorno
co’ l’aria più lisiera.

Me invesse finisso
de l’onbra ne l’abisso.

La prima ragione per cui l’ho scelta? Pur essendo una poesia dialettale ha un respiro universale. La selettività lessicale non ostacola anzi promuove l’ampiezza-durata spazio-temporale. La sua semplicità ha il sapore della immensità. Tutto con niente. Gesù era “un artigiano di una città di provincia” (Max Weber), e parlava in aramaico. Eftimios era uno studente, e disegnava con le matite colorate.

Secondo poi, Eftimios era consapevole di andare a morire a sedici anni. Ma non lo dava a vedere, sempre felice di ogni aria più lisiera di ogni ultimo zorno.

Pasquale Misuraca

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Eftimios : Francesco d'Assisi
di fulmini , Sat 2 January 2010 5:00
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Questo mese ho scelto per l’antologia della poesia italiana dedicata ad Eftimios il Cantico delle creature di Francesco d’Assisi.

"Altissimu, onnipotente bon Signore, / Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione. / Ad Te solo, Altissimo, se konfano, / et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature, / spetialmente messor lo frate Sole, / lo qual è iorno, et allumini noi per lui. / Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: / de Te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si', mi Signore, per sora Luna e le stelle: / in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si', mi' Signore, per frate Vento / et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, / per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.

Laudato si', mi Signore, per sor'Acqua. / la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si', mi Signore, per frate Focu, / per lo quale ennallumini la nocte: / ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si', mi Signore, per sora nostra matre Terra, / la quale ne sustenta et governa, / et produce diversi fructi con coloriti fior et herba.

Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore / et sostengono infrmitate et tribulatione.

Beati quelli ke 'l sosterranno in pace, / ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato s' mi Signore, per sora nostra Morte corporale, / da la quale nullu homo vivente pò skappare: / guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; / beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati, / ka la morte secunda no 'l farrà male.

Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate / e serviateli cum grande humilitate."


L'ho scelta perché è una poesia ed è una lode: Eftimios era un essere umano laudatorio. Lo ricordo ogni volta che rileggo questa lode-del-resto-del-mondo in forma di poesia-del-tu, o la riascolto recitata.

E siccome Gabriele Parrillo l'ha recitata di fianco al dipinto La Crocifissione di Pietro del Caravaggio, mi è tornato in mente un altro dipinto del Caravaggio, La vocazione di Pietro e Andrea – che ritrae Gesù giovane e imberbe, agli inizi del Seicento, in maniera molto, troppo somigliante a Eftimios verso la fine della vita e del Novecento, con quel suo modo di volgere il capo, di guardare assorto, e di fluttuare le mani:

Vocazione di Andrea e Pietro, di Michelangelo Merisi da Caravaggio


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