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racconti di poche parole : Memorie dal condominio - 3
di fulmini , Wed 8 February 2017 2:30
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I coautori del sito-rivista hanno preso quasi tutti altre strade.
Per un mese ho tenuto il post sul mio film 'Il Negozio': https://www.youtube.com/watch?v=c2gsxjZplE0&feature=youtu.be
Da oggi il sito diventa anarchico e aperiodico.
Firmato: fulmini

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Memorie dal condominio - 3

3 - Il vecchio luminoso

Viveva e vive, al quarto piano della scala a, un uomo curvo.

Incrociandoci nel cortile condominiale labicano ci siamo sempre scambiati un saluto, da parte sua appena sussurrato dalle labbra introverse e molto accompagnato dagli occhi acquosi. L’altro giorno ho scoperto chi diavolo sia stato quest’uomo secco – grazie a una sua video-intervista: http://video.repubblica.it/vaticano/bruno-baratti-il-restauratore-della-sistina-cosi-abbiamo-cambiato-la-storia-dell-arte/245401/245485?ref=HRESS-1

Diamo la parola al vecchio ossimorico. “Come è capitato alla cappella Sistina, in questo lavoro?” “Bella domanda. Sono entrato ai Musei Vaticani come custode. Nel Sessantotto. Dopo due anni che stavo lì sono andato dal direttore e gli ho detto che vorrei cambiar posto perché la vita del custode non faceva per me, e ho avuto il coraggio di dire se mi mandava giù al laboratorio di restauro a fare il ragazzo di bottega. Ha accondisceso.”

“Quant’è durato?” “Dal 1980 al 1994. Quattordici anni.” “Senta, qual è la sensazione di lavorare tutti i giorni ad uno dei capolavori dell’arte?” “Beh, il senso dell’incoscienza ce l’avevo. Si lavorava tranquillamente, senza nessun affanno.” “Voi avete lasciato un pezzo com’era prima, vero?” “No, diversi pezzi…” “Perché li avete lasciati?” “Per far capire com’era prima del restauro.” “Molti storici d’arte pensavano che non andasse fatto questo restauro.” “Pensavano che Michelangelo fosse un pittore tenebroso, cosa che non era assolutamente vero.”

“Michelangelo è stato anche per voi un impegno fisico.” “Accidenti… Qualcuno ne paga ancora le conseguenze per il collo. A lavora’ a testa in su…” Ecco, ho immaginato per anni che la schiena curva del vecchio vicino derivasse da un sonnolento lavoro a testa in giù, da impiegato. Era invece un eccitante lavoro a testa in su, da restauratore del paradiso e dell’inferno. “Lei si considera un uomo fortunato ad aver fatto questo lavoro?” “Se dico di no il naso mi arriva fino a Civitavecchia.”

Avevano dunque torto il cineasta e l’evangelista: non tutti gli uomini Prefer Blondes (Howard Hawhs 1953) “preferiscono le bionde” alle brune, e μᾶλλον τὸ σκότος ἢ τὸ φῶς (Gv 3, 19) “le tenebre alla luce”.

(Alias, sabato 7 gennaio 2017)

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racconti di poche parole : Memorie dal condominio - 2
di fulmini , Sun 4 December 2016 4:00
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(Ri-pubblico qui per i lettori del sito-rivista il fulmine uscito ieri su Alias, supplemento culturale del manifesto inteso come quotidiano - sul quale tengo una rubrica da 10 anni: i miei fulmini escono il primo sabato di ogni mese.)

*

2 – La pianta mozzata

La stephanotis floribunda è rampicante, l’ho appreso trapiantandola.

Regalano alla mia complice una pianta del volgarmente detto ‘gelsomino del Madagascar’. Il vaso che la contiene è piccolo, la pianta soffre visibilmente (sono nipote di contadini e comprendo il linguaggio vegetale), la trapianto tosto in un vaso grande sul balcone.

Esplode, proiettando rami tentacolari in ogni direzione. Assicuro alla ringhiera di ferro fuso un traliccio di canne di bambù, non le basta. Tendo un filo di ferro filato tra la chiostrina e l’ultimo stenditoio, lo arpiona, vi si attorciglia fino agli estremi e li usa come corvi d’abbordaggio dei riccioli di ferro battuto che reggono il balcone della vecchia di sopra e sale, conquista la sua ringhiera, ramifica allegramente, fiorisce generosamente.

Bella di giorno, con le sue foglie carnose verde scuro alternate dai fiori bianchi cerei a forma di imbuto capovolto e coronato da una stella, di notte la stephanotis floribunda è fonte viva di un inebriante profumo. Ragione per cui i suoi fiori sono i preferiti sulla soglia della prima notte. La vecchia non reagisce subito all’assalto, probabilmente bigotta com’è le ricordano il protomartire lapidato dall’apostolo: Stefano infatti viene dal greco Στεφανος e vuol dire corona. Ma poi arriva il frutto.

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racconti di poche parole : Vorrei essere accecato
di fulmini , Tue 29 November 2016 3:00
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'Mastro Pulce' è una rivista letteraria e artistica, infatti è composta di parole e di colori - http://www.mastropulce.com/contatti.html
Ripubblico qui, per i lettori del sito-rivista, il racconto di poche parole ' Vorrei essere accecato', uscito sul numero 8/2016.


Egregio Direttore Sanitario del Pronto Soccorso di Forte Braschi,
col Vostro Permesso vorrei essere accecato. Dico sul serio: mi presento e mi spiego.

Mi chiamo Vincenzo Macrì, ho sessantasei anni, sono pensionato, faccio lo scrittore, e voglio migliorarmi. E che c’entra l’accecamento? - Vi domanderete Voi. E qui mi spiego. Se avete una pagina di pazienza, Vi devo parlare di mio zio Angelo e della mia amica Brunilde.

Comincio da mio zio, che è comparso prima.
Avevo questo zio per parte di madre, era di Reggio Calabria, dico "era" perché è morto pochi anni fa. Un giorno di molti anni fa io avevo sedici anni e stavo ospite a casa sua, per studiare al Liceo, che al mio paese il Liceo non c’era. Era di mattina presto e zio Angelo mi ha parlato del suo cardellino, che teneva in una gabbietta piccola da non crederci. Eravamo soli noi due, gli altri dormivano ancora, e così ha parlato, lui che non parlava quasi mai. Mi ha detto che per farlo cantare meno (Voi sapete che certe volte i cardellini non la smettono più) lui aveva un sistema speciale: gli dava meno da mangiare. Sì, perché mangiando meno teneva poca energia e quella non gli bastava per cantare. “E per farlo cantare meglio?” - gli domandai io che prendevo tutto sul serio e studiavo tanto per capire tutte le cose. "Questo è più facile - mi rispose - non è farina del mio sacco, e non c’è nemmeno bisogno di calcolare ogni giorno la quantità del miglio, si fa una volta per sempre. Basta accecarlo." “Accecarlo?” "Certo - cominciò a finire lui che già temeva di avere parlato troppo quel giorno - se lo accechi canta meglio." “E tu perché non lo hai accecato?” "Perché lui canta bene." concluse.

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racconti di poche parole : Memorie dal condominio - 1
di fulmini , Mon 7 November 2016 4:00
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(Il professore in pensione della scala b mi chiede di pubblicare qui, “in incognito: Elena docet”, una collana di Fulmini e Saette. Riesce a contenersi nelle 2500 battute? – rilancio. Promette. E sia. La rubrica diventa condominiale.)

1 – La vecchia pulita

Se n’è andata da un giorno all’altro, la guerra è finita.

La aspettavo al ritorno dalle sue vacanze estive, per vendicarmi tirandola giù attaccata a una tenda o un lenzuolo, o sforbiciando uno dei suoi maledetti sipari in pieno giorno, alla luce del Sole. Niente: è andata a morire di emorragia celebrale su una spiaggia adriatica. Certo, al mare, ossessionata com’era dall’acqua e dalla pulizia. (In questo somigliava, senza saperlo, ad Archimede, che si lavava spesso e morì davanti al mare.)

Vedere si vedeva poco. Dalla strada era più probabile: arrampicata almeno una volta alla settimana, a novant’anni suonati, in cima a una scala a soffietto, intenta a lustrare le sommità delle persiane. O protesa dalla finestra a scuotere strofinacci e pettinare spazzole. Dal cortile invece si intravvedeva appena, quando se ne coglievano dal balcone, il mio sottostante intendo, le mani secche e lente, sempre nell’atto di stendere e mai nell’atto di ritirare. I sipari del cielo.

Si sentiva indirettamente. Gli scarichi del bagno, di mattina prestissimo – dalla cucinetta nella quale preparavo il primo caffè. I trascinamenti inspiegabili del suo mobilio di sera e di notte – oltre il soffitto a crociera della mia camera da letto. Le voci dei giornalisti e degli attori e dei cantanti e degli ospiti della televisione, sorda com’era. E le chiamate della portiera (astuti calchi delle lamentazioni dei lemuri del Madagascar) dalla chiostrina decorata da fioriere tutte scheletricamente vuote di vasi e di piante, per farle lucidare o incerare chissà cosa o chi ancora.

Ogni giorno di tutte le stagioni la vecchia lavava o rilavava qualcosa di lungo e largo e smisurato e lo stendeva tra me e lo spicchio di cielo che mi toccava mentre seduto al computer cambiavo il mondo. Addio Sole, addio nuvole, addio aeroplani, addio uccelli, addio gialli e grigi e rosa e bianchi e azzurri. Ma dico io: come si fa, senza il cielo e i suoi abitanti? Se la tua diventa, da finestra sul mondo, finestra sul cortile, come fai a pensare in grande, a farti i fatti degli altri?

E adesso, cosa sarà la mia giornata senza la vecchia e i suoi sipari?

(Alias, sabato 5 novembre 2016 / Rubrica 'Fulmini e Saette')

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racconti di poche parole : Gli anni
di fulmini , Mon 5 September 2016 4:00
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Gli anni pesano eppure volano.

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