Radio Fulmini

Per installare RadioFulmini sul tuo sito clicca qui
_________________
Chi siamo
Login
Per gli Iscritti
Ricerca

Ricerca avanzata


Questo sito-rivista è la prosecuzione del blog-rivista fulmini, che in diciotto mesi ha capitalizzato 180.000 visite. Per conoscere il funzionamento di questo sito-rivista si può leggere il "Chi siamo" qui in alto.

RSS
(1) 2 3 4 ... 21 » (sfoglia)
racconti di poche parole : L'uomo nero
di fulmini , Wed 29 March 2017 4:00
English version   Version Française   Versión español   Deutsch version  
Commenti?
racconti di poche parole : Memorie dal condominio - 5
di fulmini , Mon 6 March 2017 4:00
English version   Version Française   Versión español   Deutsch version  


5 – Il nido nelle radici

Nelle radici pensili di una pianta del balcone labicano i merli hanno fatto il nido.

Sono anni che questa pratica persiste. La pianta sta nel vaso grande e rettangolare, a sarcofago per intenderci, nel quale ho trapiantato anche la stephanotis, condiviso leopardianamente con una miseria, una parietaria, un asparago e un ciclamino immigrato dai boschi Sabatini. La pianta delle radici pensili avrà un nome, ma non lo conosco, l’abbiamo trovata tra le piante indigene acquistando la casa e non c’era il cartellino.

È una pianta invasiva endemica di via Labicana, di cui ha conquistato balconi, terrazze, tetti, marciapiedi, forse cantine e sotterranei (non lo so per certo perché sono claustrofobico e non li frequento). Resiste a tutte le stagioni e non ha bisogno di niente, nemmeno di acqua. E in cambio del niente regala ombrelli-grappoli-orecchini di campanule rosa-viola-indaco, in pieno inverno (al pari del nespolo, che però fa i fiori all’insù). E le radici pensili tutto l’anno questa pianta regala, a chi sa cosa farne. Come questa coppia di merli profughi da un cespuglio di edera e rose del giardinetto dietro il cortile, cancellato da un cittadino al quadrato irritato dalla loro simbiotica vitalità.

Tutte le primavere ed estati questa coppia di merli produce, cova, alimenta ed assiste fino alla volatile indipendenza una serie di allegri merlotti (o merletti, come li definisce la mia poetica complice). Quest’ anno ho contato cinque nidiate e sette, vogliamo essere prosaicamente precisi? turdidi merula. Ma è del nido delle radici che desidero oggi particolarmente dirvi. Le sue radici pendule occupavano e preoccupavano i condomini. Possono staccarsi, cadere, ferire. Sporcano. Sono antiestetiche. Attirano insetti. Ho resistito alle frecciatine. Hanno attirato i merli.

Cosa fanno gli umani di solito delle radici altrui? Le tagliano, dividendole dalla pianta viva. E vivono accanto ai fiori mozzati dei mazzi comprati, e le radici seccate disperse. I merli ne hanno fatto la base di nuove vite. Trasformandole. Come occorre fare con i libri, con i morti, con le tradizioni, con la storia, con la memoria. Secondo la lezione di Antoine de Saint-Exupéry (contenuta in Cittadella, un libro tanto bello quanto poco letto):

“Tu puoi solo vivere di quello che trasformi. Vivere per l’albero significa prendere della terra e trasformarla in fiori.”


Commenti?
racconti di poche parole : Memorie dal condominio - 3
di fulmini , Wed 8 February 2017 2:30
English version   Version Française   Versión español   Deutsch version  

I coautori del sito-rivista hanno preso quasi tutti altre strade.
Per un mese ho tenuto il post sul mio film 'Il Negozio': https://www.youtube.com/watch?v=c2gsxjZplE0&feature=youtu.be
Da oggi il sito diventa anarchico e aperiodico.
Firmato: fulmini

---

Memorie dal condominio - 3

3 - Il vecchio luminoso

Viveva e vive, al quarto piano della scala a, un uomo curvo.

Incrociandoci nel cortile condominiale labicano ci siamo sempre scambiati un saluto, da parte sua appena sussurrato dalle labbra introverse e molto accompagnato dagli occhi acquosi. L’altro giorno ho scoperto chi diavolo sia stato quest’uomo secco – grazie a una sua video-intervista: http://video.repubblica.it/vaticano/bruno-baratti-il-restauratore-della-sistina-cosi-abbiamo-cambiato-la-storia-dell-arte/245401/245485?ref=HRESS-1

Diamo la parola al vecchio ossimorico. “Come è capitato alla cappella Sistina, in questo lavoro?” “Bella domanda. Sono entrato ai Musei Vaticani come custode. Nel Sessantotto. Dopo due anni che stavo lì sono andato dal direttore e gli ho detto che vorrei cambiar posto perché la vita del custode non faceva per me, e ho avuto il coraggio di dire se mi mandava giù al laboratorio di restauro a fare il ragazzo di bottega. Ha accondisceso.”

“Quant’è durato?” “Dal 1980 al 1994. Quattordici anni.” “Senta, qual è la sensazione di lavorare tutti i giorni ad uno dei capolavori dell’arte?” “Beh, il senso dell’incoscienza ce l’avevo. Si lavorava tranquillamente, senza nessun affanno.” “Voi avete lasciato un pezzo com’era prima, vero?” “No, diversi pezzi…” “Perché li avete lasciati?” “Per far capire com’era prima del restauro.” “Molti storici d’arte pensavano che non andasse fatto questo restauro.” “Pensavano che Michelangelo fosse un pittore tenebroso, cosa che non era assolutamente vero.”

“Michelangelo è stato anche per voi un impegno fisico.” “Accidenti… Qualcuno ne paga ancora le conseguenze per il collo. A lavora’ a testa in su…” Ecco, ho immaginato per anni che la schiena curva del vecchio vicino derivasse da un sonnolento lavoro a testa in giù, da impiegato. Era invece un eccitante lavoro a testa in su, da restauratore del paradiso e dell’inferno. “Lei si considera un uomo fortunato ad aver fatto questo lavoro?” “Se dico di no il naso mi arriva fino a Civitavecchia.”

Avevano dunque torto il cineasta e l’evangelista: non tutti gli uomini Prefer Blondes (Howard Hawhs 1953) “preferiscono le bionde” alle brune, e μᾶλλον τὸ σκότος ἢ τὸ φῶς (Gv 3, 19) “le tenebre alla luce”.

(Alias, sabato 7 gennaio 2017)

Commenti?
racconti di poche parole : Memorie dal condominio - 2
di fulmini , Sun 4 December 2016 4:00
English version   Version Française   Versión español   Deutsch version  


(Ri-pubblico qui per i lettori del sito-rivista il fulmine uscito ieri su Alias, supplemento culturale del manifesto inteso come quotidiano - sul quale tengo una rubrica da 10 anni: i miei fulmini escono il primo sabato di ogni mese.)

*

2 – La pianta mozzata

La stephanotis floribunda è rampicante, l’ho appreso trapiantandola.

Regalano alla mia complice una pianta del volgarmente detto ‘gelsomino del Madagascar’. Il vaso che la contiene è piccolo, la pianta soffre visibilmente (sono nipote di contadini e comprendo il linguaggio vegetale), la trapianto tosto in un vaso grande sul balcone.

Esplode, proiettando rami tentacolari in ogni direzione. Assicuro alla ringhiera di ferro fuso un traliccio di canne di bambù, non le basta. Tendo un filo di ferro filato tra la chiostrina e l’ultimo stenditoio, lo arpiona, vi si attorciglia fino agli estremi e li usa come corvi d’abbordaggio dei riccioli di ferro battuto che reggono il balcone della vecchia di sopra e sale, conquista la sua ringhiera, ramifica allegramente, fiorisce generosamente.

Bella di giorno, con le sue foglie carnose verde scuro alternate dai fiori bianchi cerei a forma di imbuto capovolto e coronato da una stella, di notte la stephanotis floribunda è fonte viva di un inebriante profumo. Ragione per cui i suoi fiori sono i preferiti sulla soglia della prima notte. La vecchia non reagisce subito all’assalto, probabilmente bigotta com’è le ricordano il protomartire lapidato dall’apostolo: Stefano infatti viene dal greco Στεφανος e vuol dire corona. Ma poi arriva il frutto.

Leggi tutto... | Commenti?
racconti di poche parole : Vorrei essere accecato
di fulmini , Tue 29 November 2016 3:00
English version   Version Française   Versión español   Deutsch version  

'Mastro Pulce' è una rivista letteraria e artistica, infatti è composta di parole e di colori - http://www.mastropulce.com/contatti.html
Ripubblico qui, per i lettori del sito-rivista, il racconto di poche parole ' Vorrei essere accecato', uscito sul numero 8/2016.


Egregio Direttore Sanitario del Pronto Soccorso di Forte Braschi,
col Vostro Permesso vorrei essere accecato. Dico sul serio: mi presento e mi spiego.

Mi chiamo Vincenzo Macrì, ho sessantasei anni, sono pensionato, faccio lo scrittore, e voglio migliorarmi. E che c’entra l’accecamento? - Vi domanderete Voi. E qui mi spiego. Se avete una pagina di pazienza, Vi devo parlare di mio zio Angelo e della mia amica Brunilde.

Comincio da mio zio, che è comparso prima.
Avevo questo zio per parte di madre, era di Reggio Calabria, dico "era" perché è morto pochi anni fa. Un giorno di molti anni fa io avevo sedici anni e stavo ospite a casa sua, per studiare al Liceo, che al mio paese il Liceo non c’era. Era di mattina presto e zio Angelo mi ha parlato del suo cardellino, che teneva in una gabbietta piccola da non crederci. Eravamo soli noi due, gli altri dormivano ancora, e così ha parlato, lui che non parlava quasi mai. Mi ha detto che per farlo cantare meno (Voi sapete che certe volte i cardellini non la smettono più) lui aveva un sistema speciale: gli dava meno da mangiare. Sì, perché mangiando meno teneva poca energia e quella non gli bastava per cantare. “E per farlo cantare meglio?” - gli domandai io che prendevo tutto sul serio e studiavo tanto per capire tutte le cose. "Questo è più facile - mi rispose - non è farina del mio sacco, e non c’è nemmeno bisogno di calcolare ogni giorno la quantità del miglio, si fa una volta per sempre. Basta accecarlo." “Accecarlo?” "Certo - cominciò a finire lui che già temeva di avere parlato troppo quel giorno - se lo accechi canta meglio." “E tu perché non lo hai accecato?” "Perché lui canta bene." concluse.

Leggi tutto... | 1 commento
(1) 2 3 4 ... 21 » (sfoglia)