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fratelli alberi : Alberi e Uomini
di fulmini , Sun 4 December 2011 4:00
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Certi uomini somigliano a certi alberi. Alberi che hanno un buon tronco, dal quale si dipartono due o tre o quattro rami: un bell’impianto, insomma. Ma. Il padrone degli alberi, o l’operatore ecologico del Comune, un diavolo dispettoso, o altri che conosceremo meglio più avanti, un brutto giorno decidono che bisogna mutilare, umiliare quest’albero, questi alberi. Detto fatto, stroncano alla base i due o tre o quattro rami decisivi.

Se l’albero e i suoi fratelli non muoiono - si può morire di questo - dopo qualche giorno o settimana fanno capoccetta, sparsi sul tronco, e tutt’intorno all’orlatura alla base dei commoventi rami passati, dei rametti, dei ramuncoli, dei ciuffi informi, getti e protuberanze che rami veri e propri non diventeranno più (a meno che qualche Marcovaldo, di notte, non intervenga con una riparatrice potatura).

Così come a questi alberi, accade a certi uomini, spesso, non ci crederete, con la loro complicità. Infatti costoro, i mutilandi, gli umiliandi, non sanno, non hanno imparato attraverso una lucida auto-osservazione, quali siano i loro due o tre o quattro rami capaci di produrre un essere creativo e autonomo e solidale. Lasciano fare ai genitori, ai professori, ai preti, agli analisti, e passano la vita a fare nemmeno loro sanno più cosa e perché, tutto meno quelle due o tre o quattro cose che potevano e sapevano e dovevano fare.

Pasquale Misuraca


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fratelli alberi : L'ippocastano mutilato
di fulmini , Tue 25 October 2011 4:00
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Torno a Lenola dopo qualche mese, ospite con Alexandra di Luisella e Orlando, risalgo la Scalinata della Pace, e trovo il grande ippocastano mutilato come da una guerra.

ippocastano

Lenola, 16 ottobre 2011 9:07

Una guerra di chi contro chi? A pagarle le guerre sono sempre i fratelli. Anche i fratelli alberi.

ippocastano

Lenola, 16 ottobre 2011 9:09

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fratelli alberi : Eco visivo
di fulmini , Fri 4 February 2011 4:00
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Questo ippocastano simpaticamente spettinato da chissà quale vento, che ho fotografato il 30 maggio 2009 nel rione Celio di Roma

ippocastano


- giovane esemplare d'un fratello albero che da sempre mi commuove - mi pare l’eco estroverso di quel giovane vagamente prassitelico che s’intravede nella stessa inquadratura in basso a sinistra – d’accordo mi avvicino un po’ (non troppo - difendo il diritto all'introversione):


statua di giovane


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fratelli alberi : Come un platano
di fulmini , Tue 26 October 2010 4:00
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persone sull'Aventino, colle di Roma

PM, Platano di Piazzale Ostiense - Roma, 25 ottobre 2010 11:03

Continuo a co-ordinare questo Sito-Rivista, che sogno paritario di contributi come la pura amicizia, e vado costruendo di giorno in giorno - come qualche lettore generoso sa - un sito personale che ho soprannominato 'Sito-Officina'.

È composto dalle sezioni Film (5), Documentari (13), Video (8), Sceneggiature (8), Drammi (2), Romanzi e Racconti (1 e 60), Fotografie (150) e Belle Arti (5), Calepino (1 dizionario e 1 videodizionario), Scienza (1º libro di scienza della storia e della politica - presto seguirà il 2º), Essays (20 saggi e 60 articoli), Haiku e Poesie (60 e 30), Autoritratti (10), e un bozzolo di TeleVisione in Rete.

Ogni giorno integro, aggiungo e soprattutto levo, lascio cadere le opere inessenziali – facendomi guidare nella potatura dalle visitazioni, dalle iscrizioni, dai commenti, e dall'esempio di fratello platano il quale ogni giorno si rinnova liberandosi dalla vecchia scorza.

Pasquale Misuraca


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fratelli alberi : Il Cipresso
di fulmini , Mon 19 July 2010 4:00
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{E' uscito sabato 3 luglio su 'Alias' questo mio 'fulmine' che può incuriosire gli amanti sfrenati. L'intera serie olimpica la trovate qui. Pasquale Misuraca.}

Riflettendo sugli amori che muoiono per eccesso d’amore, forse ho trovato il bandolo del mito di Ciparisso e il Cervo.

Entra in campo per primo l’amato, il Cervo. “Sacro alle ninfe che abitano i campi di Cartea, vi era un gigantesco cervo; con le corna ampiamente ramificate, esso da sé porgeva folta ombra alla sua testa. D’oro splendevano le corna e al ben tornito collo stavano appesi, scendendo sulle spalle, monili ornati di gemme. Gli balzava sulla fronte, legata da catenelle, una borchia d’argento, dal tempo della nascita; da ambe le orecchie, intorno alle tempie incavate, fulgevano perle. Senza paura esso era solito visitare volentieri le case e porgere per le carezze il collo a mani sconosciute.” (Ovidio, Metamorfosi)

Entra ora in campo Ciparisso, l’amante. “Ma più che ad altri, esso era caro a te, o bellissimo tra gli abitanti di Ceo. Tu conducevi il cervo a pascoli intatti, allo specchio di fonti limpide; tu, a volte, fra le sue corna intrecciavi fiori infiniti; a volte, standogli sul dorso a guisa di cavaliere, lieto vagavi per ogni dove, frenando la sua arrendevole bocca con guinzagli di porpora.” (O, M)

Col trascorrere della felicità dei giorni e delle notti cresce l’affezione d’amore, che inebria e trascina e scuote l’amante nel vortice d’una insostenibile eccitazione, d’una incomportabile esaltazione. Finché un giorno - afferma la tradizione - l’amante uccide involontariamente l’amato. “Involontariamente” ripete – certificando la tradizione – Károly Kerényi, autore del gran libro di mitologia greca “destinato agli adulti” Gli dèi e gli eroi della Grecia. “Involontariamente, scambiandolo per un cervo qualunque.” Ma può – io che scrivo mi domando e domando a te che leggi - l’amante scambiare l’amato con qualunque? E come poteva Ciparisso confondere con altri il suo Cervo dalle corna d’oro, la borchia d’argento, i monili ornati di gemme, le perle fulgenti?

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