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racconti di racconti : Apologie dei semplici: zia Memè
di fulmini , Thu 23 February 2012 4:00
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Zia Memè, la zia zitella con un braccio piccolo e molliccio per la poliomielite, sapeva una storia che giurava vera, e io bambino me la facevo ripetere.

“Un brutto giorno, un cristiano non ce la fa più e decide di annegarsi a mare (qui si faceva il segno della croce col braccio buono). Senza dire niente a nessuno si compra un cartoccio di lupini e camminando e piangendo li mangia, e il sale dei lupini si mischia col sale delle lacrime. Così arriva alla spiaggia, e qui sente dietro come dei passi, si volta e vede un altro cristiano, più disgraziato ma più coraggioso (a questo punto mi guardava fisso negli occhi aggiustandosi il braccetto) che lo seguiva, e si mangiava le bucce dei suoi lupini…”

“E non s’è annegato più?” domandavo io. “Certo che no!” rideva lei, con gli occhi lucidi.

Pasquale Misuraca


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racconti di racconti : Lo scienziato da giovane
di fulmini , Fri 2 December 2011 7:00
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Ciò che caratterizza i grandi filosofi e i grandi scienziati non è la superiore intelligenza – infatti, vivono, intorno a loro, molti esseri umani più intelligenti, eppure meno filosofici e meno scientifici. Cos’è, allora, che li caratterizza? Se non sbaglio, la capacità di vedere problemi dove altri vedono ovvietà, di vivere dentro l’ordinarietà la straordinarietà, di domandarsi ‘come mai accade?’ mentre altri si rispondono ‘è sempre accaduto’.

Pensiamo a Newton che vede la mela mentre cade. Pensiamo a Einstein: «Provai una meraviglia all’età di 4 o 5 anni, quando mio padre mi mostrò una bussola. Il fatto che quell’ago si comportasse in quel certo modo non si accordava assolutamente con la natura dei fenomeni che potevano trovar posto nel mio mondo concettuale di allora, tutto basato sull’esperienza diretta del “toccare”». (Albert Einstein, Autobiografia scientifica, 1949)

Questo mi girava in testa l’altro ieri, ascoltando Ernesto che di professione fa il venditore di ortaggi e frutta al Mercato Vittorio di Roma, ma dentro la testa è uno scienziato e un filosofo – diversamente da tanti intellettuali che fanno gli scienziati e i filosofi, ma lo sono soltanto tecnicamente, professionalmente, non dentro, non sostanzialmente.

Mi riferisco specialmente alla stragrande maggioranza degli scienziati sociali in azione in questi anni difficili, economisti, sociologi, politologi, che chiacchierano di ‘crisi’ senza conoscerla nella sua natura strutturale storica, cioè ‘organica’, e quindi senza poterla prevedere e senza saperla curare, agli scienziati tra virgolette che non si domandano ‘come mai accade?’ bensì rispondono ‘è sempre accaduto’.

Ascolto ammirato Ernesto, e a un certo punto gli chiedo qual è il suo ricordo più remoto.

Ernesto: “Avevo poco più di quattro anni, era il giugno del ’43, c’era appena stato il bombardamento aereo a San Lorenzo, dove abitavo allora, ero uscito dal ricovero, andavo verso casa mia, ho scoperto presto che non c’era più, camminavo e ho visto il muro di una casa squarciata che faceva fuoco, un muro mangiato dal fuoco. Fuoco? – mi sono domandato dentro di me. Il muro non è fatto di legna – come mai accade che brucia?”

Ecco.

Pasquale Misuraca


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racconti di racconti : Lo sgarbo
di fulmini , Fri 30 September 2011 4:00
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Mimmo mi racconta di suo padre che non divenne sacerdote per uno sgarbo. Tre giorni prima di iniziare a dir messa gli morì la madre. Lui ci pensò sopra due giorni, poi andò, erano le quattro del pomeriggio, da un negoziante di vestiti della sua città, Reggio di Calabria, misurò un vestito civile, lo comprò, lo indossò, regalò al negoziante il vestito religioso e visse il resto della vita facendo il segretario comunale.

E dopo aver abbandonato il sacerdozio - gli chiedo - che rapporti ebbe con l’autore dello sgarbo fatale? Mi risponde che si fece l’idea che Dio c’è ma non si occupa di noi, e riteneva insensati i sacramenti, le chiese, i sacerdoti. Si mise l’anima in pace, insomma. Proprio in pace veramente no: uno sgarbo è uno sgarbo.


Pasquale Misuraca


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racconti di racconti : Racconto di un cane
di fulmini , Mon 19 September 2011 4:00
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Cammino sul largo marciapiede che circonda Piazza Vittorio a Roma, ed entra nel mio campo visivo un cane pastore tedesco. Mi precede con la coda tra le gambe, e le orecchie abbassate. Il figlio del cinofilo e l’amante dei cani che sono in me s’allarmano. Panoramico a destra e seguendo la linea del suo corto guinzaglio trovo un uomo oltrematuro, impettito, che deambula a passi lenti e ritmati, il collo teso, il mento tirato verso l’alto. Il cane procede dunque al suo fianco sinistro, e leggermente arretrato rispetto a lui come deve fare un cane ben addestrato. Ma proprio ora il quadrupede sopravanza, di qualche centimetro, non di più, la linea di deambulazione del bipede e le mie orecchie intrasentono un ordine afono, sordo, minaccioso. Il cane frena, abbassa e volge la testa verso il padrone, sbarra gli occhi, trema tutto – la muscolatura dell’intero corpo si contrae in brevi scatti incontrollati. Un generale frustrato – penso dell’uomo, un cane frustato – penso del cane. Passo a fianco dei due, l'uomo guarda fisso all’infinito, il cane mi lancia con un’occhiata questo racconto di immagini:

interno di casa

specchio

mano di donna


Pasquale Misuraca (le parole) e Alexandra Zambà (le foto)

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racconti di racconti : Pasoliniana
di fulmini , Sun 14 August 2011 4:00
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Nicola tiene un banco di pesce al Mercato di Piazza Vittorio a Roma- il Banco dei Rosci. Siamo diventati amici per simpatia. Oggi ho comprato due maccarelli secondo il suo consiglio, e mentre suo figlio Manolo li preparava per il carpaccio (mi ha insegnato proprio Manolo ed è vero che il maccarello è eccellente così) è venuto fuori che studio Pasolini, e mi racconta che hanno avuto casa all’Idroscalo di Ostia nel punto preciso in cui l’hanno trovato ammazzato “…E fino a quarche anno fa, quanno Manolo – si gira e lo guarda, orgoglioso – c’aveva sedici anni, me so’accorto che la zona s’era ‘mbarbarita e ho pensato ch’era mejo andassene”. Prima di lui il Banco lo teneva suo padre: “Se n’è annato troppo presto… settantun’anni, pensa… Un pezzo de pane. Se vedeva quarcuno che non c’aveva da paga’, senza chiedello e senza fasse vede, così – abbassa gli occhi e fa un gesto misericordioso - je dava quarcosa de bbono… Ma, tanto ‘bbono de core era co’ la ggente der popolo come lui, tanto sarcastico era co’quelli co’ la puzza sotto er naso… Figurate che a certe signore borghesi tutte tittittí e tittità, e “Posso fidarmi?” e “Mi garantisce che questo è proprio fresco?”, quanno je girava, faceva: “Signora mia, Lei non sa che cazzo je metto in bocca, e che bocca je lascia…” Come!? – sobbarzava la Signora. “Dia retta a me… Me ringrazzierà…”

Pasquale Misuraca

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