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lo Stato del meridione : Il governo e le mafie
di filippopiccione , Sat 10 May 2014 7:00
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Nuove misure di contrasto alla criminalità organizzata.

Intanto partiamo con il segnalare un atto che a prima vista può sembrare simbolico e celebrativo: il 21 marzo sarà il giorno della legalità e della memoria delle vittime di mafia. Il Consiglio dei ministri sta per varare un disegno di legge che si intitola “Misure volte a rafforzare il contrasto alla criminalità organizzata e ai patrimoni illeciti”. Le norme riguardano anche il rafforzamento del 416 bis e l’introduzione del reato di auto riciclaggio. Ventisei articoli che rivoluzioneranno la normativa in tema di sequestro e confisca di beni mafiosi. Ridisegnano l’architettura dell’Agenzia e riscrivono la gestione degli enti locali sciolti per infiltrazioni della malavita organizzata e poi commissariati.

L’altra novità è costituita dall’inasprimento delle pene previste dal citato articolo relativo all’associazione per delinquere di stampo mafioso, una misura rivoluzionaria che insieme a quella del sequestro dei beni era stata fortemente voluta da Pio La Torre, dirigente del Pci, che venne ucciso nel 1982, anche per questo motivo, da Cosa Nostra.

Il provvedimento in parola recepisce, amplia e integra il lavoro svolto dal precedente governo, introducendo una serie di innovazioni, a cominciare dalla creazione dell’istituto di controllo giudiziario con riferimento a quelle “aziende esposte a rischio infiltrazione mafiosa che, senza bisogno di arrivare allo spossessamento, potranno essere affidate alla vigilanza di un commissario nominato dal tribunale”.

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lo Stato del meridione : Anticorruzione
di filippopiccione , Thu 10 April 2014 6:00
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Nella nota del 10 marzo scorso ci siamo occupati di due pubblicazioni: “La mafia non ha vinto”- il labirinto della trattativa - di Giovanni Fiandanca e Salvatore Lupo e “La Mafia ha vinto” di Saverio Lodato, contenente un’intervista con il super pentito Tommaso Buscetta.

Il libro “Operazione Penelope” – perché la lotta alla criminalità organizzata e al malaffare rischia di non finire mai - di Raffaele Cantone, in un certo senso, si pone in mezzo fra le due opposte posizioni sopra citate. L’autore è stato per otto anni un magistrato di punta alla direzione distrettuale antimafia di Napoli. Un osservatorio privilegiato e un avamposto decisivo per conoscere fino in fondo, e quindi poterlo meglio combattere, “un mondo complesso che affonda le sue radici nella realtà del Sud, da tempo uscito al di fuori dei confini della delinquenza tradizionale, diventando, a seconda delle convenienze e la capacità di penetrazione, ora un occulto quanto determinante socio in affari, ora un candidato “impresentabile” alle elezioni, ora un alibi dietro cui nascondere l’inefficienza delle amministrazioni pubbliche nel gestire grandi emergenze, prima fra tutte quella dei rifiuti campani”. Sia nel libro, che negli incontri pubblici (articoli sulla stampa, interventi in televisione e nelle varie interviste), egli ci fornisce uno spaccato reale della società italiana.

Una realtà da un lato dilaniata dall’anticultura imperante del malaffare e dall’altro la volontà di voltare pagina nel rispetto delle regole. Dalla sua opera emerge la speranza e l’invito di unire alla forza delle azioni il potere delle parole. Attraverso le parole e la comunicazione, ad avviso di Cantone, è più facile condividere una battaglia che è di tutti gli italiani. La battaglia contro l’illegalità diffusa che può corrodere, come sta corrompendo, le basi democratiche ed economiche dell’intero paese. Il suo delicato compito di uomo di legge e di osservatore attento ai mutamenti della società lo ha posto nelle condizioni di analizzare, meglio di altri, “le complesse trame tra la nuova borghesia camorrista dei colletti bianchi e gli amministratori pubblici, i politici collusi e tutto quel sottobosco delle cricche salendo su su fino ai centri del potere deviato e al fenomeno della corruzione, che rappresenta uno dei più gravi pericoli per la nostra economia attuale”.

Purtroppo non c’è solo la speranza ma anche la constatazione che questa efficientissima “zona grigia” - di cui hanno parlato prima di lui eminenti e valorosi suoi predecessori - contro la quale lottano magistrati e forze dell’ordine rischia di diventare appunto una tela di Penelope senza fine. In conclusione lancia un appello: per non lasciare soli chi sta in prima linea a combattere la criminalità organizzata occorre continuare a parlare e scrivere di corruzione e di malaffare.

Soltanto così l’illegalità potrà essere definitivamente sconfitta. Raffaele Cantone è stato nominato pochi giorni fa presidente nazionale anticorruzione dal consiglio dei ministri dopo il parere favorevole espresso all’unanimità dalle rispettive commissioni parlamentari. Un postazione importante occupata da un magistrato e da un uomo verso il quale non può mancare la fiducia e l’incoraggiamento dei cittadini che desiderano vivere in un paese legale.

Filippo Piccione

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lo Stato del meridione : Saviano su Cosentino
di fulmini , Fri 4 April 2014 2:50
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lo Stato del meridione : Ancora sulla trattativa Stato - Mafia
di filippopiccione , Mon 10 March 2014 5:00
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Diversamente da quanto legittimamente pensi e sostenga - argomenti e dati alla mano - il direttore di questo sito-rivista e altri autorevoli osservatori, Giovanni Fiandaca e Salvatore Lupo hanno scritto un libro intitolato “La mafia non ha vinto – il labirinto della trattativa – Saggi Tascabili – Editori Laterza. Per spiegare la propria tesi gli autori partono dalla famosa “trattativa”. E lo fanno con una serie di se che ricordano da vicino i se di Rudyard Kipling: se la trattativa fosse un reato, se lo Stato avesse ceduto, se la mafia avesse tratto benefici, solo allora le istituzioni sarebbero colpevoli. Invece non è così. Lo si desume dal fatto che l’impianto accusatorio del pool dei magistrati di Palermo, secondo gli eminenti studiosi, non regge, in quanto i comportamenti di cui all’accusa non sono reato e Cosa nostra non è stata salvata.

Poiché la questione della trattativa Stato – mafia rimanda a tre livelli di indagine: il penale, lo storico-politico e l’etico- politico, l’idea stessa della trattativa (termine generico, vago, polisemico) rischia di risultare fuorviante. Una parola, la trattativa, “versatile, suscettibile di veicolare biasimo morale, specie se identificata con uno spregevole, vile cedimento, ovvero con un criminoso complotto”. Tant’è che un organo dello Stato , la magistratura inquirente ne accusa un altro, il governo, ovvero gli apporti della Sicurezza che da esso dipendono. Due organi che personificano due forme di antimafia. Allora perché si è scelto di celebrare il processo? “Perché gli italiani hanno bisogno di pensare che la mafia abbia vinto e debba sempre vincere”.

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lo Stato del meridione : Strage mafiosa
di filippopiccione , Mon 10 February 2014 5:00
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La strage mafiosa compiuta dai Casalesi con l’aggravante dell’odio razziale.

Vi ricordate quando il 18 settembre 2008 a Castel Volturno la Camorra uccise sei immigrati, tre ganesi e tre nigeriani? Ebbene il 31 gennaio 2014 gli autori di quella strage sono stati condannati all’ergastolo in via definitiva dalla Corte suprema di Cassazione. Una notizia lanciata da due soli flash d’agenzia che i giornali hanno riportato senza clamore, quasi sotto silenzio e che poi, inevitabilmente, era scomparsa dalle pagine della cronaca. Non si sa se volutamente o per sciatteria. Fatto sta che nessun mezzo di informazione, televisione compresa, ha ritenuto utile dedicare un commento, una riflessione, un approfondimento su quell’episodio. E nemmeno voluto tentare in qualche modo di parlarne, magari attraverso un confronto di come oggi la criminalità organizzata agisca e quale tipo di strategia adotti localmente e su tutto il territorio nazionale, rispetto a sei anni fa. Si discute genericamente del dato eclatante relativo al volume di corruzione dell’Italia - che è di circa la metà di tutti gli altri paesi messi insieme - ma non si analizzano le cause che danno origine a rapporti e connivenze fra una parte della pubblica amministrazione e pezzi delle istituzioni e le famiglie mafiose.

Rileggendo con fatica i nomi Kwame Antwi Julius Francis, Affun Yeboa Eric, Cristopher Adams, El Haidji Ababa, Samuel Kwako, Jeemes Alex speravamo che essi fossero diventati noti e pronunciabili facilmente come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Perché la loro morte diede vita alla rivolta degli immigrati contro la feroce violenza razzista e contro lo spietato sfruttamento da parte dei più sanguinari clan camorristici - il cosiddetto modello casertano - esistenti in Campania. Allora ci fu una grande mobilitazione di popolo e delle stesse istituzioni nazionali che, grazie soprattutto all’ottimo lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, hanno consentito non solo l’arresto della banda Setola, capo dell’ala stragista dei Casalesi, ma anche dei super latitanti Iovine e Zagaria. Con Giuseppe Setola sono stati condannati a vita Giovanni Letizia, Alessandro Cirillo, Davide Granato, tutti facenti parte del gruppo di fuoco da lui guidato. La strage avvenne con 125 colpi di kalashnikov davanti al negozio di abbigliamento lungo la statale Domiziana. Quella sera stessa, Setola e soci, prima di raggiungere il negozio “Ob Ob Exotie Fashion”, si recarono presso una sala giochi e ne uccisero il titolare perché aveva denunciato il pizzo chiesto dalla banda assassina.

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