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lo Stato del meridione : Napolitano e la Trattativa
di filippopiccione , Wed 12 November 2014 5:00
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La testimonianza del Presidente della Repubblica smonta la trattativa Stato- mafia e parla di aut aut della mafia.

In questi giorni circola la notizia di un’imminente dimissione del Presidente della Repubblica. Forse aspettava, prima di prendere una decisione in tal senso - oltre a rendere meno spinose le questioni politiche per le quali era stato spinto ad assumere il doppio mandato - il giorno della sua deposizione di testimone nel processo Stato – mafia. E questo giorno sappiamo tutti come è andato. Nelle 86 pagine depositate e mandate online emerge che le stragi del ’93 furono compiute per alleggerire il 41 bis, cioè attenuare le norme che disciplinano il regime del carcere duro per i mafiosi. “Fu un ricatto con le bombe senza alcun cedimento, nessuno scese a patti o pensò di fare favori ai boss di Cosa nostra”.

Intorno alla trattativa Stato – mafia si sono prodotti una serie infinita di documenti di ogni tipo. Libri, film, interviste, intere trasmissioni televisive. Ma ci fu anche una lunga e travagliata fase caratterizzata da un circuito politico mediatico giudiziario volto a strumentalizzare la vicenda che culminò nella contrapposizione fra la Procura di Palermo, capeggiata da Antonio Ingroia, e il Quirinale. Fu a quel punto che Napolitano sollevò il conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte costituzionale la quale, come noto, riconobbe la piena fondatezza delle ragioni del suo ricorso.

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lo Stato del meridione : Associazioni antimafia
di filippopiccione , Sat 11 October 2014 6:00
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Persino le associazioni “antimafia” sono diventate terreno di conquista della criminalità organizzata

di Filippo Piccione

La forza e la longevità delle mafie stanno nella capacità di mutazione e di adattamento alla situazione data che le consentono di dettare le sue regole e imporre i suoi stili di vita in un secolo e mezzo della nostra storia. La loro potenza cominciò a prendere consistenza quando la mafia si placò, non sparò nemmeno più un colpo, si immerse, fino a diventare invisibile, dando vita a una “cosa” nuova, quella cosa con cui ora sta pensando di completare il definitivo assalto dell’Italia.

L’epoca dei Totò Riina, dei Bernardo Provenzano e dei Matteo Messina Denaro è acqua passata. Se le infiltrazioni, le scalate, l’accaparramento di pezzi rilevanti dell’economia legale continuano a produrre i propri effetti, un gruppo bene addestrato di “cosa” nuova agisce alla luce del sole, in modo ordinato, composto. Nelle sue valigette eleganti non ci sono pistole, ma tablet dell’ultima generazione. L’estorsione, l’intimidazione, la minaccia e il ricatto, che servivano a controllare il territorio, sono strumenti del passato - anche se vengono utilizzati in molte realtà della Penisola da quel che resta della vecchia guardia, nostalgica e spietata.

Ora per arricchirsi, gli uomini di questa “cosa” nuova, che alcuni chiamano Cosa Grigia, i soldi se li fanno consegnare direttamente dalla Pubblica amministrazione per mezzo della quale trovano persino i canali per farsi arrivare i fondi dalla stessa Ue. Quella “cosa” nuova è ambientalista, come noi. Non sopporta più la vecchia politica, come noi. Dice come noi che la mafia le fa schifo.

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lo Stato del meridione : La Cosa Grigia
di filippopiccione , Wed 10 September 2014 6:00
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Giacomo Di Girolamo non è solo un temibile giornalista di inchiesta, è anche autore di diversi libri. In particolare, Matteo Messina Denaro. L’invisibile, pubblicato da Editori Riuniti che continua ad avere un riscontro di consensi notevole sia per la documentazione e l’analisi svolta, sia per le intuizioni e le conclusioni che contiene.

Il suo ultimo lavoro, Cosa Grigia, un libro – reportage, oltre a comprendere le caratteristiche del primo, colpisce per la sagacia e l’audacia con cui egli utilizza le figure retoriche. Più sembrare inusuale in un saggio, ma qui soprattutto l’anafora è azzeccatissima. La frase “La mafia non esiste”, ripetuta con insistenza quasi ossessiva a inizio di ogni capitolo, ricorda l’incipit dell’Inferno di Dante: “Per me si va ne la città dolente,/ Per me si va ne l’etterno dolore,/ Per me si va tra la perduta gente…”. Ma anche l’iperbole, il paradosso e l’ossimoro costituiscono elementi di ulteriore riflessione. La non esistenza della mafia e la nuova presenza di Cosa Grigia. Un insieme di affermazioni e di negazioni che ci danno il quadro della situazione drammatica in cui si dibatte da più di 150 anni il nostro Paese.

Sebbene gli ingredienti di Cosa Grigia preesistessero, come Cosa Nostra e Zona Grigia, egli ne fa una sorta di sinestesia. Un amalgama perfettamente riuscito. Diversamente dai tentativi falliti di coloro che hanno provato a costruirne uno a freddo. L’allusione è all’Antimafia. Alla domanda “Perché c’è la mafia?” si rispondeva “Perché c’è l’antimafia”, un’espressione che, icasticamente, l’autore mette in risalto con riferimento anche ai tempi nostri. Non arriva alla polemica ingaggiata a suo tempo da Leonardo Sciascia sui professionisti dell’Antimafia. Ma cita lo scrittore di Racalmuto sempre a proposito.

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lo Stato del meridione : L'inchino della Statua
di filippopiccione , Thu 10 July 2014 6:00
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La sentenza della Corte suprema di Cassazione stabilisce che la ‘ndrangheta “comanda” anche al nord d’Italia.

L’Inchiesta Infinito-Crimine, iniziata nel luglio 2010, con 154 arresti in Lombardia e 156 in Calabria e condotta dalla DDA di Milano, svela il numero e la consistenza degli interessi mafiosi nelle Asl, le infiltrazioni nelle istituzioni pubbliche, le prime mire sull’Expo, negli appalti, nei subappalti. Un’attività in osmosi con le attività criminose tradizionali, come le estorsioni, l’usura, il traffico e lo spaccio di droga.

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lo Stato del meridione : La 'ndrangheta in Lombardia
di filippopiccione , Tue 10 June 2014 6:00
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C’è voluta la sentenza della Corte suprema di Cassazione per confermare che la ‘ndrangheta “comanda” anche al nord d’Italia. L’Inchiesta Infinito-Crimine, inizia nel luglio 2010, con 154 arresti in Lombardia e 156 in Calabria. L’inchiesta, condotta dalla DDA di Milano, svela gli interessi mafiosi nelle Asl, le infiltrazioni nelle istituzioni pubbliche, le prime mire sull’Expo, negli appalti, i subappalti, le estorsioni. Le aziende, prive di liquidità, vengono ingurgitate pezzo dopo pezzo perché costrette ad affidarsi alle linee di credito messe a disposizione dalle ‘ndrine. L’esistenza delle mafie e la sua massiccia presenza nel Settentrione, in particolare la ’ndrangheta, è un dato ormai acquisito. Si è appurato che l’organizzazione criminale calabrese è dotata di una struttura unitaria, analoga a Cosa nostra, con una propria cupola e non - come si riteneva fino a qualche tempo fa - articolata e strutturata orizzontalmente e parcellizzata. Con propaggini al nord e altre città d’Italia.

Riesce a interloquire con tutti i poteri politici, compresa la Lega che si era chiamata fuori e che, accusata di essere complice e connivente, come rivelò pochi anni dopo la vicenda Belsito, i leghisti padani, con in testa l’allora ministro Maroni, scatenarono una violenta campagna di delegittimazione nei confronti di Roberto Saviano, che in una trasmissione televisiva, aveva denunciato che l’imprenditoria criminale e il mondo politico lombardo si erano saldati a tal punto da dar vita a un’esponenziale crescita economica corrotta anche in molte altre zone del nord. Con questa sentenza si stabilisce che non si è in presenza di un semplice tentativo d’invasione delle mafie verso il Nord ma di un vero e proprio intreccio fra cultura e meccanismi criminali, come quelli che hanno alimentato la malavita organizzata nel Mezzogiorno.

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