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lo Stato del meridione : Oro bianco
di filippopiccione , Fri 15 May 2015 4:00
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L’”Oro Bianco” della ‘ndrangheta diventa sempre più lucente

di Filippo Piccione

Il sodalizio fra Nicola Gratteri, magistrato di spicco nella lotta alla ‘ndrangheta e Antonio Nicastro, autorevole storico delle organizzazioni criminali, è di lunga data. Insieme hanno scritto con la Mondadori sei libri, cui se ne è aggiunto un altro intitolato “Oro Bianco – storie di uomini, traffici, e denaro dall’impero della cocaina”. Come per i precedenti la lettura di questo libro, nel fornirti nuove informazioni e dati sempre più interessanti, rende più chiara la conoscenza della complessa macchina, oramai divenuta la più potente, che è quella rappresentata dalla ‘ndrangheta.

Frutto delle loro ricerche fatte sul campo e su riscontri obiettivi derivanti dalle indagini e inchieste condotte con scrupolo ed efficacia, anche questa volta ci troviamo davanti un documento essenziale per capire gli intrecci esistenti e sempre più solidi fra le organizzazioni criminali, la politica e le amministrazioni pubbliche. Con la potenza economica derivante dal traffico e dal mercato della droga, che ormai non conosce più confini geografici, così come l’azione svolta nei vari settori produttivi su cui investono con oculatezza e competenza, compreso il modo delle imprese e del commercio legali, la sua espansione non sembra avere limiti.

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lo Stato del meridione : Pentiti di mafia
di filippopiccione , Tue 10 March 2015 4:00
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Giuseppe Cimarosa, giovane imprenditore siciliano, figlio di un pentito di mafia.

di Filippo Piccione

Ha destato stupore il fatto che in un’assemblea pubblica organizzata dal Pd in Sicilia abbia preso la parola Giuseppe Cimarosa, un trentaduenne imprenditore, figlio della cugina di primo grado del super boss latitante Matteo Messina Denaro e di un mafioso pentito. Ha esordito, fra la tensione e la commozione, con le seguenti parole: “Vivo in un mondo nero e marcio che è dentro questo fenomeno mafioso da cui voglio dissociarmi con tutte le mie forze. Voglio dare il mio contributo e voglio togliermi pubblicamente questa terribile macchia”. Non poteva mancare, così come è stato, un applauso convinto e prolungato della sala e il sostegno dei dirigenti e dei rappresentanti istituzionali più in vista.

Quali saranno invece le reazioni di quel “mondo marcio e nero del fenomeno mafioso” - contro cui egli si è scagliato - nessuno è in grado di prevederlo. Possiamo però immaginarlo. Con qualche considerazione. La prima riguarda la decisione del giovane imprenditore di Castelvetrano che ha voluto esternare pubblicamente la sua presa di posizione scegliendo di farlo davanti a un’assemblea del partito che è alla guida del governo. Ha espresso il suo disagio, assai diffuso nella sua terra, dove trova peraltro protezione il suo ripudiato prozio, capo indiscusso di Cosa nostra. Avvertendo che la sua presenza sul territorio è ancora forte. Un intervento per certi aspetti dirompente, non si sa se concordato o meno con gli organizzatori della Leopolda palermitana, ma che suona come un monito per tutti. Il Pd, per il ruolo, la forza e le responsabilità che è chiamato a svolgere, non può non imprimere una nuova strategia di contrasto alla mafia, fermando il dilagante processo corruttivo in atto e il malaffare che è in ogni e dove, che insieme sono le interfacce e al tempo stesso l’intreccio inestricabile con le organizzazioni criminali.

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lo Stato del meridione : Mafia-Corruzione
di filippopiccione , Tue 10 February 2015 4:00
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In occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2015 tutte le relazioni dei presidenti e dei procuratori generali delle tre magistrature: Corte Suprema di Cassazione e corti d’Appello, Consiglio di Stato e Tribunali Amministrativi Regionali, Corte dei Conti e sue sedi decentrate hanno rilevato la crescente preoccupante presenza dell’intreccio mafia-corruzione.

Sembrava che le nuove categorie ‘Mafia Capitale’ e ‘Mondo di mezzo’ avessero potuto agire indisturbate, non solo a Roma ma in ogni parte del nostro Paese. Un nuovo e consolidato sistema che ha prodotto un’organizzazione delinquenziale di stampo mafioso capace di intimidire e corrompere politici di ogni schieramento.

Il procuratore della Direzione Nazionale Antimafia e il Presidente della Repubblica, ciascuno nell’ambito delle loro rispettive competenze, hanno rilevato la gravità del fenomeno.

Alla luce di quanto sta accadendo, se non si cambia registro nel contrastare l’Antistato, le Istituzioni finiranno per soccombere. Il livello degli scandali e della corruzione cresce in progressione geometrica, mentre l’azione di prevenzione e di repressione dei reati mafiosi cresce in progressione aritmetica.

Non sarà l’unico strumento, ma se chi si macchia del delitto di corruzione e di peculato venisse perseguito con le stesse pene riservate ai mafiosi sarebbe già un passo in avanti.

Filippo Piccione

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lo Stato del meridione : Le mafie oggi
di filippopiccione , Sat 10 January 2015 4:00
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La nozione aggiornata delle mafie, nel libro di un giovane autore

di Filippo Piccione

La definizione di Cosa nostra, che potrebbe valere anche per la ‘ndrangheta, la camorra, la sacra corona unita e la mafia capitale, è tratta dalle considerazioni conclusive di una lunga intervista fatta da un giovane scrittore a un ragazzo catanese pluriomicida, diventato collaboratore di giustizia.

Il libro è di Alessandro Vizzino, intitolato Trinacrime- Storia di un pentito di mafia- Imprimatur editore.

“L’errore più grande che si possa fare parlando di Cosa nostra è di pensare che essa possa essere sconfitta catturandone i capi o i suoi massimi esponenti. C.N. è bensì un serpente senza volto, ammonisce l’autore. Non è un luogo, aggiunge, né ha una forma precisa. E’ un organismo che non si estingue ma che si rigenera. E’ l’incarnazione del lato oscuro dell’uomo, la sua cupidigia, la sete di comando, il denaro facile, la brama di scorciatoie, la volontà di potere e di supremazia nei riguardi dell’altro, dell’ipocrisia di chi preferisce celare la verità dietro cumuli di parole non dette, di circostanze, di esempi di mal costume e di viltà. E’ l’effigie di un popolo che ancora non ha compreso se stesso, incapace di fraternizzare, e di riconoscersi, prima ancora che in una bandiera, in un unico afflato. Un popolo guappo che ha sconfessato le sue origini e per troppo tempo la propria sopravvivenza, praticando il sotterfugio.

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lo Stato del meridione : Mafia Capitale
di filippopiccione , Sat 6 December 2014 4:00
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“Mafia Capitale”. La “Cupola” nera si aggiudica gli appalti e distribuisce le mance a politici e burocrati corrotti

di Filippo Piccione

Appena una settimana fa L’Osservatorio tecnico scientifico per la sicurezza e la legalità del Lazio ha organizzato il primo meeting regionale di quattro giorni, intitolato “Lazio senza Mafie”. In quell’occasione il capo della Procura di Roma, Giuseppe Pignatone, aveva asserito che l’arma privilegiata della mafia per rafforzare ed estendere il suo potere nella capitale era la corruzione, soprattutto quella alimentata dal mondo politico, amministrativo e imprenditoriale.

Ma facciamo un breve excursus storico per capire perché siamo arrivati fin qui.

Nel 1991 Gerardo Chiaromonte, presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, notava che “Roma e provincia hanno costituito meta di importanti personaggi della mafia, della ’ndrangheta e della camorra, che hanno stabilito collegamenti con esponenti della mafia romana e con faccendieri legati ad alcuni settori del mondo economico e finanziario”. Ma se andiamo ancora più indietro nel tempo scopriamo che il famoso Frank Coppola, detto “tre dita”, boss siciliano e braccio destro di Lucky Luciano negli anni ’60 fu mandato al confino a Pomezia e in breve tempo diventò l’uomo più influente nelle attività illecite del territorio a sud di Roma.

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