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sociografie : Italiano, Cinese, Tunisino
di fulmini , Mon 17 August 2009 6:00
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Roma, rione Monti, aprile 2009. Devo sollevare da terra e infilare in un cassonetto della spazzatura una grande busta molto pesante. Mi guardo nella vetrina di fronte, ho sessanta anni, potrei farmi male. Mi guardo intorno, arriva un giovane italiano. Domanda: “Mi aiuti a buttare questa bustona nel cassonetto?” Risposta: “Non ho tempo.” Aspetto, sopraggiunge un giovane cinese. Domanda. Risposta: “Non capito.” Aspetto ancora, ecco un nordafricano. Non domando. Domanda lui: “Vuoi una mano?” Risposta: “Sì, grazie.” Dopo, domando io: “Vuoi una mano tu, ora?” Sorride, stringe, vola via.


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sociografie : Spari nella notte
di pietropacelli , Wed 3 June 2009 7:30
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Anni fa ricevetti l’incarico, da parte di alcune aziende italiane, di effettuare un sopralluogo in Russia finalizzato a verificare la fattibilità di alcune operazioni imprenditoriali nel settore del turismo e dell’import-export. Eravamo agli inizi dell’era Eltsin, il “comunismo” era stato smantellato da pochi mesi e la società civile di quel paese era precipitata nel caos più completo, senza più leggi e regole di sorta. Come avviene sempre in questi casi, però, il potere non svanisce ma si alloca là dove prevale la forza e l’iniziativa dei gruppi di interesse più organizzati.

I primi giorni della mia permanenza a Mosca li utilizzai cercando di capire quel che stava avvenendo: i punti di riferimento tradizionali erano svaniti senza che altri avessero la forza di manifestarsi, emergere e imporsi. Dovevo fidarmi dell’istinto, cercare di capire la direzione da intraprendere. Decisi così di rivolgermi all’unico amico che conoscevo e che, forse, avrebbe potuto aiutarmi a decidere il da farsi, nonostante il caos imperante. Mi recai a casa sua, una piccola, elegante casa posta nel cuore del centro storico, vicino alla via Arbàt.

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sociografie : Socialismo o muerte
di pietropacelli , Sun 3 May 2009 8:00
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“Malo, malo” mi disse con evidente preoccupazione il tassista mulatto, quando gli comunicai l’indirizzo che volevo raggiungere in un quartiere periferico de l’Avana, a Cuba. Dovevo assolutamente andarci, nel bel mezzo di un viaggio di lavoro, perché proprio lì conducevano le tracce del figlio desaparecido di un mio caro amico. Attraversammo tutta l’Avana turistica e ci inoltrammo in una periferia sempre più miseranda e sporca, fino ad arrivare a destinazione.

Uno spettacolo pietoso: neanche nei quartieri più malfamati del Cairo, di Tirana o di Sanaa - nello Yemen, avevo mai visto un tale squallore: davanti a me s’apriva un viottolo sterrato, ai bordi del quale sorgeva una doppia fila di casupole cadenti; il centro del viottolo era percorso da una fogna a cielo aperto, cumuli di immondizia impregnavano di odore fetido l’aria torrida di quel tardo pomeriggio. Chiesi al tassista d’aspettarmi, assicurandolo che sarei tornato presto, protestò vigorosamente, ma infine accettò, convinto dalla promessa di una buona mancia.

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sociografie : Maria la pelosa
di pietropacelli , Fri 6 March 2009 6:50
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Maria “la pelosa” era la più celebre Signora della notte che diversi anni or sono batteva le strade della mia piccola città.
Doveva il suo soprannome ad una foltissima peluria che aveva un po’ ovunque nel corpo.

Pur avendo superato da un pezzo la cinquantina le sue performance sembravano riscuotere notevoli successi; amava la vita ma un po’ meno l’igiene che curava solo quando poteva, cioè raramente; per questo, ma anche per la sua vita raminga, da quasi barbona, il suo “appeal” stava pericolosamente franando; fino a quando, un bel giorno - o meglio, un brutto giorno- ricevette anche lo sfratto, per morosità, dal piccolo monolocale nel quale abitava.
Maria “la pelosa” era a terra. Non sapeva a che santo votarsi.

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sociografie : Il Segretario di Sezione
di pietropacelli , Tue 3 February 2009 7:00
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un bruco dentro un barattolo rosicchia un peperoncino rosso

'Fulmini', Roma, novembre 2008


Alfiero era il segretario di sezione. Lo era dal 1972. Se ne stava seduto, concentrato e determinato, in un angolo della grande sala riunioni del Partito. Parlava con un giovane appena iscritto. Cercava di instradarlo sull’unica via che conosceva e che, secondo lui, valeva la pena di essere seguita: quella della serietà, della correttezza e, soprattutto dell’Unità. Il giovane annuiva convinto e pensieroso.

La loro discussione si svolgeva con toni pacati, quasi sussurrati. Il giovane ad un certo punto domandò ad Alfiero: - Chi sono quelli? Si riferiva ad un gruppetto di sei-sette persone, sedute intorno ad un tavolo nella parte opposta della sala, i quali, al contrario di loro due, erano immersi in una vivace ed animosa riunione sul da farsi “nell’attuale quadro politico”. “Quelli sono i Bindiani” rispose Alfiero, ovvero i seguaci di Rosy Bindi, che in quel periodo stava costituendo una “componente” all’interno della “ex Margherita” in contrapposizione al gruppo dei “Mariniani”, tra loro divisi sul tipo di atteggiamento da assumere nei confronti degli “sposettiani” che agivano in funzione “antifioroniana e “antiveltroniana”.

Alfiero ne aveva viste di tutti i colori, ma mai gli era capitato di dover “gestire” un guazzabuglio così intricato e indecifrabile. Tutte quelle “componenti” non riusciva a digerirle e pensava spesso ai gloriosi tempi andati del grande Partito, quando tutto era mitico, unito, disciplinato, serio, combattivo. Decise, quindi, per contrastare tutta quella divisione fratricida, di costituire un nuovo gruppo: quello degli Alfieriani. Il giovane annuì ancora. Alfiero sorrise soddisfatto, guardò i “Bindiani” con aria di sfida e, illuminato da un sorriso beffardo, uscì dal locale sbattendo vigorosamente la porta della grande sala riunioni del Partito.

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