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economia di solidarietà : Per chi scrivo
di luisrazeto , Tue 8 May 2018 4:00
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No escribo para las masas ni para la élites. Confieso que no amo a las masas ni a las élites, por lo que no podría escribir para ellas.
Por eso mis libros no serán best sellers, porque para serlo, hay que darle el gusto, o a las masas o a las élites.
Escribo para personas singulares, inquietas, deseosas de conocer, que les disgusta la mediocridad. Personas de pensamiento abierto, rebeldes, que no se dejan llevar a niveles inferiores a sí mismas.
Escribo deseando contribuir a que haya más personas así.
Luis Razeto

Non scrivo per le masse né per le élites. Confesso di non amare le masse o le élites, quindi non potrei scrivere per loro.
Per questo i miei libri non saranno best seller, perché per esserlo bisogna dargli il gusto, o delle masse o delle élites.
Scrivo per persone singolari, senza riposo, desiderose di conoscere, alle quali disgusta la mediocrità. Persone di pensiero aperto, ribelli, che non si lasciano trasportare a livelli inferiori a se stesse.
Scrivo desiderando contribuire a far sì che ci siano più persone così.

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economia di solidarietà : La Experiencia Espiritual
di luisrazeto , Mon 26 March 2018 4:00
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Ho appena finito di leggere un libro filosofico molto divertente, molto rigoroso, molto creativo, molto enciclopedico. I filosofi raramente sono capaci di produrre e offrire insieme divertimento e rigore, creatività e universalità. Lo ha scritto, in una fresca e limpida lingua spagnola, Luis Razeto. Se conoscete la lingua di Cervantes (divertimento), Mirò (rigore), Buñuel (creatività), Giovanni della Croce (universalità), leggetelo. Se avete un'amico/a, una moglie/un marito, un padre (madre)/un figlio (figlia) che la conoscono regalateglielo e fatevelo leggere. Mi ringrazierete.
LA EXPERIENCIA ESPIRITUAL: El hombre en búsqueda de su plenitud
https://www.amazon.it/EXPERIENCIA-ESPIRITUAL-hombre-b%C3%BAsqueda-plenitud/dp/1549896660

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economia di solidarietà : Conversatorio con Luis Razeto (Nº2): "El tránsito hacia una nueva civilización"
di fulmini , Sun 18 March 2018 4:00
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"El tránsito hacia una nueva civilización"
¿Qué es una civilización? ¿Qué distingue una civilización de otras?
¿Qué caracteriza a la civilización moderna?
¿Está realmente agotada la civilización moderna o aún tiene vigencia?
¿Será posible una nueva civilización?
¿Podemos participar en su creación? ¿Cómo?
¿Qué pasará en la economía, en la política, en la educación, en la ciencia, en la religión?
¿Existen elementos civilizatorios universales, que se conservan y traspasan de una civilización a otra?
¿Cuáles serían factores de continuidad y cuáles de ruptura, en el tránsito de la civiliación moderna a una civilización futura?
https://www.youtube.com/watch?v=hCzjHGg0H0c&feature=share

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economia di solidarietà : 8. Respondents: Luis Razeto and Adrian Pabst
di luisrazeto , Tue 27 February 2018 4:00
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Globalization and the Fourth Industrial Revolution are posing serious challenges to the values of social justice, global common good and human dignity, as denounced by Pope Francis in both Evangelii Gaudium (2013) and Laudato Si’ (2015). This requires a fresh look that integrates the advances of the economy in a critical and fruitful interdisciplinary dialogue with other disciplines and with specific actors in economic, social, political and business practices, as part of a philosophical, theological and pastoral reflection. For that, we have programmed a Seminary of three days (October 19-21, 2017) at the Pontifical Academy of Social Sciences (PASS), in Vatican City.
https://www.youtube.com/watch?v=rBpUtUilKi8

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Gramsci : Gramsci e la psicoanalisi
di fulmini , Fri 5 January 2018 4:00
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Pubblico due lettere dal carcere di Gramsci intorno alla psicoanalisi, per far conoscere (meglio), ai lettori del sito-rivista, il Gramsci delle Lettere dal carcere che va oltre le lettere ai figli, quelle dell'Albero del Riccio - per intenderci.

1...15 febbraio 1932, lettera a Tania

Non scrivo neanche questa settimana a Giulia, per parecchie ragioni: perché mi sento poco bene e non riesco a concentrare come vorrei il corso dei miei pensieri e perché non riesco a trovare l'atteggiamento più opportuno e più proficuo nei confronti della sua posizione e del suo stato psicologico. Tutto ciò mi pare terribilmente difficile e complicato; cerco il bandolo della matassa, ma non so trovarlo e non sono sicuro di trovarlo. Voglio un po' discorrere con te di queste cose, perché cerchi di aiutarmi. È vero che dovrei scriverti un intero volume per raccogliere tutti gli elementi (ricavati, però, solo dalle mie impressioni e dalle mie esperienze che non possono essere che parziali), necessari ma si farà ciò che si potrà. La mia impressione centrale è questa: che il sintomo più grave delle condizioni di squilibrio psichico di Giulia non sono i fatti, molto vaghi, ai quali ella si riferisce e che sarebbero la ragione per la cura psicanalitica, quanto il fatto che ella sia ricorsa a questa cura e abbia tanta fiducia in essa. Non ho certo vaste e precise conoscenze sulla psicanalisi, ma da quel poco che ho studiato mi pare di poter concludere almeno su alcuni punti che possono essere ritenuti saldamente acquisiti dalla teoria psicanalitica, dopo averla sfrondata di tutti gli elementi fantasmagorici e anche stregoneschi. Il punto più importante mi pare questo: che la cura psicanalitica possa essere giovevole solo per quella parte di elementi sociali che la letteratura romantica chiamava «umiliati e offesi» e che sono molto più numerosi e vari di quanto non appaiano tradizionalmente. Cioè di quelle persone che prese nei ferrei contrasti della vita moderna (…) non riescono con mezzi propri a farsi una ragione dei contrasti stessi e quindi a superarli raggiungendo una nuova serenità e tranquillità morale, cioè un equilibrio tra gli impulsi della volontà e le mete da raggiungere. La situazione diventa drammatica in determinati momenti storici e in determinati ambienti, quando cioè l'ambiente è surriscaldato fino a una tensione estrema, quando vengono scatenate forze collettive gigantesche che premono sui singoli individui fino allo spasimo per ottenerne il massimo rendimento di impulso volitivo per la creazione. Queste situazioni diventano disastrose per i temperamenti molto sensibili e affinati, mentre sono necessarie e indispensabili per gli elementi sociali arretrati, per esempio i contadini, i cui nervi robusti possono tendersi e vibrare a un più alto diapason senza logorarsi. Forse ti ho raccontato qualche volta lo stupore provato al Sanatorio di Serebriani Bor, dove conobbi Genia e Giulia, allo spettacolo di ammalati che giungevano in condizioni di estremo deperimento e che dopo 3-4 mesi di un nutrimento mediocre, ma superiore al livello normale della loro esistenza, e di riposo, aumentavano di 16-18 chili di peso, rifiorivano, ridiventavano capaci di una nuova alta tensione vitale. Ma queste persone non avevano in sé neanche un briciolo di fanatismo romantico, o almeno di una certa specie di fanatismo romantico: erano moralmente sani ed equilibrati, non si creavano problemi insolubili per poi disperarsi di non poterli risolvere e quindi disperare di se stessi e delle proprie forze, credersi inetti, abulici, senza personalità, insomma «sputarsi addosso» come si dice in Italia. Giulia appunto, mi pare, soffre di «problemi insolubili», irreali, combatte contro fantasmi suscitati dalla sua fantasia disordinata e febbrile, e siccome, come è naturale, non può risolvere da sé ciò che non ha soluzione possibile per nessuno, ha bisogno di appoggiarsi ad una autorità esterna, ad uno stregone o a un medico psicanalitico. Io credo, dunque, che una persona di cultura (nel senso tedesco di questa parola), un elemento attivo della società, come è certamente Giulia e non solo per ragioni ufficiali, perché nella sua borsetta ha una tessera che la suppone socialmente attiva, debba essere e sia il solo e migliore medico psicanalitico di se stesso. Cosa significa, per esempio, ciò che ella scrive, che cioè deve studiare ecc. Ognuno deve, sempre, studiare e migliorare se stesso teoricamente e professionalmente, come esplicatore di una attività produttiva; perché credere che questo sia un problema personale, un indice della propria inferiorità? Ognuno elabora e sgomitola ogni giorno la propria personalità e il proprio carattere, lotta con istinti, impulsi, tendenze deteriori e antisociali e si conforma a un sempre superiore livello di vita collettivo. Non c'è in ciò nulla di eccezionale, di individualmente tragico. Ognuno impara dai suoi prossimi e affini, cede e acquista, perde e guadagna, dimentica e accumula nozioni, tratti e abitudini.

2...7 marzo 1932, lettera a Tania

Voglio precisare meglio una mia affermazione a proposito della psicanalisi, che non è stata da me spiegata sufficientemente perché ha determinato un equivoco, come appare dalla tua lettera del 23 febbraio. Io non ho detto sia accertato che la cura psicanalitica non si adatti che ai casi di elementi così detti «umiliati e offesi»; non so nulla in proposito e non so se qualcuno abbia finora posto la quistione in questi termini. Si tratta di alcune mie riflessioni personali, non controllate sulla critica più attendibile e scientificamente concepita della psicanalisi, che io ho presentato per spiegarti il mio atteggiamento verso la malattia di Giulia: questo atteggiamento non è poi così pessimistico come ti è sembrato e specialmente non è basato su fenomeni di ordine così primitivo e così basso come ti ha indotto a credere l'espressione «umiliati e offesi» che ho adoperato per brevità e solo come riferimento generico. Ecco il mio punto di vista: – Io credo che tutto ciò che di reale e di concreto si possa salvare dall'«échaffaudage» psicanalitico si possa e debba restringere a questo, all'osservazione delle devastazioni che determina in molte coscienze la contraddizione tra ciò che appare doveroso in modo categorico e le tendenze reali fondate sulla sedimentazione di vecchie abitudini e vecchi modi di pensare. Questa contraddizione si presenta in una molteplicità innumerevole di manifestazioni, fino ad assumere un carattere strettamente singolare in ogni individuo dato. In ogni momento della storia, non solo l'ideale morale, ma il «tipo» di cittadino fissato dal diritto pubblico è superiore alla media degli uomini viventi in un determinato Stato. Questo distacco diviene molto più pronunziato nei momenti di crisi, come è questo del dopoguerra, sia perché il livello di «moralità» si abbassi, sia perché più in alto si ponga la meta da raggiungere e che viene espressa in una nuova legge e in una nuova moralità. Nell'un caso e nell'altro la coercizione statale sugli individui aumenta, aumenta la pressione e il controllo di una parte sul tutto e del tutto su ogni suo componente molecolare. Molti risolvono la quistione facilmente: superano la contraddizione con lo scetticismo volgare. Altri si attengono esteriormente alla lettera delle leggi. Ma per molti la quistione non si risolve che in modo catastrofico, poiché determina scatenamenti morbosi di passionalità repressa, che la necessaria «ipocrisia» sociale (cioè l'attenersi alla fredda lettera della legge) non fa che approfondire e intorbidare. – Questo è il nucleo centrale delle mie riflessioni, che intendo io stesso quanto sia astratto e impreciso se preso così alla lettera: si tratta però solo di uno schema, di un indirizzo generale, e se capito così mi pare abbastanza chiaro e perspicuo. Come ho detto, nei singoli individui e nei vari strati culturali, occorre distinguere gradazioni molto complesse e numerose. Ciò che nei romanzi di Dostoievsky è indicato col termine di «umiliati e offesi» è la gradazione più bassa, il rapporto proprio di una società in cui la pressione statale e sociale è delle più meccaniche ed esteriori, in cui il contrasto tra diritto statale e diritto «naturale» (per usare questa espressione equivoca) è dei più profondi per l'assenza di una mediazione come quella che nell'occidente è stata offerta dagli intellettuali alle dipendenze dello Stato; Dostoievscky certo non mediava il diritto statale, ma egli stesso ne era «umiliato e offeso». – Da questo punto di vista devi comprendere ciò che io intendo dire quando ho accennato a «falsi problemi» ecc. Io penso che senza cadere nello scetticismo volgare o nell'adagiarsi in una comoda «ipocrisia», nel senso che dice l'adagio che «l'ipocrisia è un omaggio reso alla virtù», si può trovare una serenità anche nello scatenarsi delle più assurde contraddizioni e sotto la pressione della più implacabile necessità, se si riesce a pensare «storicamente», dialetticamente, e a identificare con sobrietà intellettuale il proprio compito o un proprio compito ben definito e limitato. In questo senso, per questo ordine di malattie psichiche, si può e quindi si deve essere «medici di se stessi».

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