| Eftimios : Angeli e Santi |
| di fulmini , Sat 18 May 2013 4:00 |
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Se ne va la persona, ma quelle sue mani così sensibili rimangono. Questi caratteri isolati e singolari sopravvivono indipendentemente dalla persona complessiva. Nel ricordo tratteniamo soltanto alcune parti della personalità defunta, rimangono soltanto le caratteristiche. Gli antenati stessi più che personalità composite sono tratti caratteristici che ci fanno da guida durante determinate crisi. Ecco perché esistono così tanti angeli e cherubini, così tanti esseri invisibili e benedetti. (James Hillman, La forza del carattere) |
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| lo spacco : Voltati |
| di fulmini , Fri 17 May 2013 4:00 |
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Voltati la notte si sgonfia di niente il niente di cosa ch'è la cosa di niente nel silenzio un sussurrio mortificante arde ma non morde. Ci sei non ritirarti lavami con il tuo sudore beve il mare e sputa la terra crea il tuo corpo che il punto più profondo sia la tua fronte.
Umit Inatci
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| agathotopia : Barabba |
| di unviaggiatore , Thu 16 May 2013 4:00 |
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Si era trovato per caso Eliahou in quella piazza, gente che parlava a voce alta, gente che urlava. Forse non aveva capito o forse non era riuscito a sentire quello che aveva chiesto Pilato.
Volete voi che io liberi Gesù o Barabba?
Difficile capire, forse Pilato non conosceva l'aramaico. Non sapeva che in aramaico Bar-Abba vuol dire figlio del padre? Come si può rispondere a una domanda simile? Volete voi che io liberi Gesù o il figlio del padre? Chi è il figlio del padre?
Entrambi pensò Eliahou sono figli del padre, entrambi si chiamano Joshua Molti gridarono CRUCIFIGE CRUCIFIGE. Forse che una folla di ebrei ignoranti conosceva il latino e un uomo colto come Pilato non conosceva l'ebraico o l'aramaico? Si allontanò perplesso Eliahou pensando che per lui uno era Joshua ben Jousef e l'altro Joshua Bar Abba Ma ancora non capiva, molti ebrei chiamavano Abba colui che non si può nominare, chiamavano Abba l'Ineffabile.
Barabba stesso, libero seduto su una pietra, non capiva perché lui era stato liberato.
Neppure i due ladroni crocifissi capivano, seguaci di Barabba guardavano l'uomo crocifisso in mezzo a loro, uno lo dileggiava, l'altro provava pena e rispetto per lui.
Soltanto una donna era sicura di capire, sicura di provare immenso dolore per il figlio, il Nazzareno inchiodato nella croce.
Giuliano Cabrini
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| racconti di poche parole : Diavoli del Meridione (7) |
| di fulmini , Sun 5 May 2013 4:00 |
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Fino ai diciotto anni ho vissuto in Calabria, un paradiso abitato da diavoli.
7. U signurinu
Restituisco ai contadini confinanti l’asino stremato e corro a casa.
Non incontro nessuno dei miei familiari, non cerco nessuno. Mentre afferro e carico la carabina ad aria compressa e intasco due pugni di piombini, mi risuona in testa: ‘u signurinu’. In quanto figlio di ‘signori’, don Lucrezio cinofilo e donna Antonia professoressa, per i coetanei conosciuti e sconosciuti delle campagne orientali di Siderno ero ‘u signurinu’. L’epiteto era un misto di irrisione (il ragazzo che studia e studia, delicato come una signorina) e invidia (uno destinato a diventare signore, di quelli che comandano). I figli indiavolati di quelli che obbediscono avevano assalito con le fionde 'u signurinu'.
Corro verso il vallone dell’agguato subíto pensando “Ora vi mostro io cos’è un signorino”.
Arrivo ai bordi della sua timpa occidentale e osservo i coetanei dall’alto del precipizio: ridono e giocano eccitati sotto il Sole, intorno alla polla dell’acqua sorgente. Scendendo i tornanti del viottolo che si torce sul fianco del vallone comincio a sparare. Il primo coetaneo, colpito, grida, carico un altro piombino, miro, sparo un altro, urla, ricarico, un terzo tenta di caricare la fionda ma i piombini fischiano e rinuncia, sparo alle gambe, alle mani, alle teste quando sono girate, non sparo in faccia, e gli indiani schizzano via confusi e impauriti, e risalgono l’altra timpa, l’orientale, dalla quale erano calati tirando con le fionde. Avanzo, sparo ancora, ancora. “Ecco cos’è un signorino!”
Ma non finisce così, a caldo, la mia reazione furibonda.
Due giorni dopo, terminate le lezioni – sto frequentando la quinta elementare a Siderno - torno a piedi verso casa, e sulla strada tra il paese e l’entroterra vedo da lontano un coetaneo in bicicletta, una mano sul manubrio e l’altra a reggere una bottiglia di birra piena di vino comprato sfuso in qualche bottega. Mi pare di conoscerlo, anzi di riconoscerlo, sì, è uno dei ragazzi che mi hanno assalito con le fionde nel vallone! S’avvicina, trasale, prova ad accelerare, a schivarmi, ma nel momento in cui mi passa a fianco, artiglio la bicicletta dal manubrio e dal sellino e la scaravento lui compreso sul selciato. Il ragazzo riverso, il ginocchio sbucciato, gli occhi neri che m’inquadrano sbarrati, i vetri della bottiglia rotta, la larga macchia del vino sull’asfalto.
Sembravo indiavolato. Ero indiavolato. Sono dovuto andare via da quel paradiso, per non rimanere diavolo tra i diavoli.
{Questo è il settimo racconto del libro a puntate 'Diavoli del Meridione'. L'intero lo trovi QUI }
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| agathotopia : Diari di un barista |
| di unviaggiatore , Fri 3 May 2013 4:00 |
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Incomprensioni estive
Non sono uno che si fa gli affari degli altri, non sono curioso, non sono certo pettegolo, non racconto quello che sento ma il mio lavoro mi costringe a vedere e ascoltare. Il dehors è piuttosto grande e bisogna vedere se arriva qualcuno a sedersi e chiamare il cameriere. A volte i clienti parlano con il barista e d'estate in un bar in riviera raccontano storie di avventure con ragazze. Devo essere gentile e non posso dire che la cosa mi interessa poco. Oggi mi sono seduto ad un tavolino con Lucio e Marco, due simpatici romani. Marco ha visto arrivare una ragazza - Lucio stai alleprato- Elena la ragazza di Lucio arrivata inaspettatamente da Roma, seria in viso, non abbiamo capito come potesse sapere che lui usciva con un'altra. Ha chiesto spiegazioni in maniera decisa. Marco ha cercato di difendere l'amico: -Non è come pensi tu, lui non cerca le ragazze, sono loro che cercano lui, lo conosci, è gentile non sa dire di no - è bono de core - Elena e Lucio si sono alzati a parlare, solo pochi passi e lei è andata via. Lui è tornato: - Marco, la prossima volta che mi vuoi aiutare lascia perdere- -A Giu mi ha detto che mi restituisce il favore e sai che le ho detto io?- -Non lo so, però ha ragione- -Si? Allora procura 'mpò d'annacce pure te- Marco ci ha guardato perplesso -Lei nun capisce, nun è ricettiva, ma come ha fatto a sapere sta cosa? neanche il tempo di arrivare e lo ha saputo- Lucio ha guardato Marco con uno sguardo strano: -Giu tu che pensi?- -Penso che quello che venite a raccontare a me lo raccontate anche a altri e comunque ci sono altri che sentono- -Possibile ma che ne sanno di me quelli che sentono? non sanno neppure chi sono- -Io penso che ci possono essere persone che non conosciamo ma loro conoscono persino il nostro nome, se tu domani incontri qualcuno che conosci e ti dice che oggi passando in macchina ti ha visto con Stefano e un altro tu puoi rispondere che l'altro si chiama Giuliano, io non conosco neppure il suo aspetto fisico- Marco ha capito che Lucio lo guardava con sospetto: -Lucio nun sei ricettivo-
Giuliano Cabrini
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