Radio Fulmini

Per installare RadioFulmini sul tuo sito clicca qui
_________________
Chi siamo
Login
Per gli Iscritti
Ricerca

Ricerca avanzata


Questo sito-rivista è la prosecuzione del blog-rivista fulmini, che in diciotto mesi ha capitalizzato 180.000 visite. Per conoscere il funzionamento di questo sito-rivista si può leggere il "Chi siamo" qui in alto.

RSS
(1) 2 3 4 ... 8 » (sfoglia)
prove di discussione : Festival di Cinema: da macchine di contentezza a macchine di divismo.
di fulmini , Thu 19 April 2018 4:00
English version   Version Française   Versión español   Deutsch version  

contestazione

Luigi Nono nel 1968 - Contestazione alla XXXIV Biennale di Venezia


<tappeto rosso

Il Festival di Venezia degli ultimi anni: il Tappeto Rosso



Ho pubblicato ieri nella mia pagina Facebook questo post:

Lettera aperta agli amici direttori o ex-direttori di Festival di Cinema. I primi nomi che mi vengono in mente: Mario Sesti, Giovanni Spagnoletti, Giovanni Scarfò, Roberto Silvestri, Pedro Armocida, Bruno Torri, Adriano Aprà, Stefano Della Casa, Alberto Barbera, Nanni Moretti...
Ho letto stamattina un articolo di Goffredo Fofi, dal quale traspare cosa erano i Festival di Cinema nei decenni scorsi: macchine di contentezza. Oggi sono diventate macchine di divismo. Che è successo?
https://www.internazionale.it/opinione/goffredo-fofi/2018/04/17/milos-forman-morto


Ecco i dialoghi che ha suscitato:


(1) Pedro Armocida e Pasquale Misuraca

Pedro Armocida Grazie Pasquale dello spunto. Direi che oggi non è tutto da buttare. Si possono ancora scegliere i festival "macchine di contentezza" (che bella espressione!). L'importante è non chiudersi in una mitizzazione del passato legato alla giovinezza. Io cerco di guardare sempre al futuro, di amare il presente e di onorare il passato. (Comunque aspetto la seconda puntata di Fofi su Vittorio Taviani...).

Pasquale Misuraca Certo, Pedro - non tutto è da buttare (specialmente il bambino, mi raccomando). Ma non hai risposto alla domanda cruciale: oggi i festival tendono ad essere macchine di divismo? e, se è così, perché?

PA ma sì, ti ho risposto che puoi scegliere festival che non sono macchine di divismo. Oggi come ieri. Che poi ci sia una tendenza in atto a esporre in pubblico i cosiddetti 'talent' è indubbio. E accade, come sempre del resto, per questioni di apparente visibilità.

PM Dunque conveniamo: oggi c'è "una tendenza in atto a esporre in pubblico i cosiddetti 'talent'". Ma questo (non voglio farla lunga, Pedro, voglio solo capire) accade ora, è un fenomeno relativamente nuovo?

PA Direi una ventina d'anni, in linea con la superfetazione di festival, eventi e premi.

PM Grazie del dialogo, Pedro.

PA ti 'lovvo'


(2) Mario Sesti e Pasquale Misuraca

Mario Sesti Che minchiata: i Festival SONO NATI perché ci sono i divi. E tra questi anche gli intellettuali. Quando a Pesaro ci andavamo Barthes Pasolini ed Eco, erano loro le star

PM 'Che minchiata' suppongo che in italiano corrisponda a 'Discordo'. Ma su cosa esattamente discordi, Mario? Io ho avanzato l'idea che i festival oggi siano diventati orgie divistiche e pubblicitarie e non più, se non in piccolissima parte, officine creative di cultura e arte. I divi possono anche esserci, nel senso degli attori e registi e intellettuali noti, perché no?, ma dovrebbero continuare ad essere luoghi di ricerca, di scambio, di 'contentezza creativa', appunto. Altrimenti succede e succederà come sta succedendo in politica, quella attività oggi sempre più al servizio dei capi carismatici, cioè dei divi. (Apro parentesi: Matterella crede nella politica carismatica, altrimenti non avrebbe ricevuto al Quirinale il divo pregiudicato Berlusconi: Chiudo parentesi.)

MS Scrivere una cosa del genere è troppo superficiale: basta vedere un cinegiornale luce su Venezia per capire che i festival sono nati grazie al divismo. E nonostante Fofi c’è un sacco di gente che è una macchina di contentezza quando va ai festival oggi: sono molti di più di quanti erano quando vi andava lui.

PM Mario, non sto parlando di come i festival di cinema siano nati, bensì di cosa siano diventati. Quanto alla superficialità, senza rendertene conto hai fatto (grazie) il maggior complimento ad un magno greco... nicciano: "Oh questi Greci! Loro sì sapevano vivere; per vivere occorre arrestarsi animosamente alla superficie, all’increspatura, alla scorza, adorare l’apparenza, credere a forme, suoni, parole, all’intero olimpo dell’apparenza. Questi Greci erano superficiali – per profondità!"(Friedrich Nietzsche, La gaia scienza) Notare: la Gaia scienza, la scienza Contenta.

MS E io ti dico che non si può dire una cosa così falsa storicamente e poi pretendere che venga commentata. È troppo stupido

PM Dirotti, o Mario, che i festival sono nati più o meno come dici tu, sono diventati a un certo punto - negli anni Sessanta e Settanta - ciò che più o meno ha detto Fofi nell'articolo che ho proposto, ed ora sono più o meno ciò che dico io. Dunque, lascia perdere gli aggettivi, replica con gli argomenti.

MS Quindi: mi stai dicendo che i festival, come dico io, sono nati grazie ai dici. Che la premessa è inconsistente. E vuoi che commenti. Faresti impazzire Aristotele

PM Lascia stare Aristotele, Mario - è amico tuo quanto mio. Dico questo: i festival di cinema sono nati grazie ai divi, grazie alla demagogia fascista eccetera. Poi (vedi articolo di Fofi) negli anni Sessanta sono diventati manifestazioni più culturali e meno divistiche, più artistiche e meno demagogiche. Infine, oggi, da decenni, sono diventate... ecco: cosa sono diventate, secondo te? A me paiono di nuovo demagogiche (democrazia demagogica) e divistiche. So bene che in certi casi sono ancora luoghi culturali e artistici (non voglio fare nomi, e infatti faccio il nome dell'Extra Doc Festival al MAXXI) ma il problema è la tendenza, la tendenza storica, lo Spirito del Tempo (ecco che tiro in ballo Hegel - è anche amico tuo?)

Leggi tutto... | 2 commenti
prove di discussione :  Gallino e il Jobs Act
di fulmini , Tue 25 November 2014 4:00
English version   Version Française   Versión español   Deutsch version  

Caro Filippo (Piccione),

t'ho ascoltato attentamente e amichevolmente l'altra sera, quando difendevi la politica del governo Renzi, che tu ritieni senza alternative.

Oggi ho letto un articolo del sociologo italiano Luciano Gallino che contiene una critica chiara e tonda del 'Jobs Act', che di questa politica costituisce uno dei cardini.

Luciano Gallino critica alle radici il Jobs Act del governo Renzi.

Cosa pensi delle argomentazioni di Gallino, e del 'Jobs Act' in generale?

Pasquale

Leggi tutto... | 10 commenti
prove di discussione : Discussioni!
di fulmini , Thu 14 July 2011 4:00
English version   Version Française   Versión español   Deutsch version  
Commenti?
prove di discussione : Nueva Civilización
di fulmini , Thu 16 June 2011 4:00
English version   Version Française   Versión español   Deutsch version  

E' nato un nuovo sito. Puoi parteciparvi elaborativamente. Se ti pare una cosa buona, iscriviti e facciamo insieme.
Ieri, nell'occasione del suo lancio, ho detto due minuti di parole metaforiche sul sito come albero:





Pasquale Misuraca

Leggi tutto... | 1 commento
prove di discussione : Il suicidio è un atto morale
di fulmini , Mon 6 December 2010 4:00
English version   Version Française   Versión español   Deutsch version  

{Sabato 4 dicembre 2010, su 'Alias', supplemento culturale de 'il manifesto', è uscito il fulmine che ri-pubblico qui per i lettori del sito-rivista, facendo notare che ho spedito alla redazione di Alias il pezzo una settimana prima della notizia della morte suicida di Mario Monicelli, il quale a sua volta niente sapeva del mio pensamento. Insomma, si vede bene che ci intendevamo a distanza, Mario ed io. Spero di imitarlo, tanto nella lunghezza della vita vigile e produttiva, quanto nella decisione allegra e liberatoria. Pasquale Misuraca}


Questi padri e queste madri che uccidono i figli prima di suicidarsi mi mandano ai pazzi. Sia chiaro: trovo niente di male nel suicidio degli adulti, quando le difficoltà eccedono. Trovo invece tutto il male nell’uccisione dei giovani e adolescenti e ragazzi e bambini e neonati.

Facciamo tre passi indietro, prima di fare un salto in avanti.

Primo passo. Sono a favore del testamento biologico, del documento scritto per garantire il rispetto della propria volontà in materia di trattamento medico anche quando non si è più in grado di comunicarla al resto del mondo.

Secondo passo. Sono a favore della desistenza terapeutica, ovvero della interruzione delle terapie ostinate oltre un limite ragionevole e misericordioso: secondo scienza del medico e coscienza del paziente.

Terzo passo. Sono a favore dell’eutanasia, e cioè del procurare intenzionalmente, da parte di un adulto autonomo e responsabile, e nell’interesse di un individuo la morte di questo individuo la cui qualità della vita sia permanentemente compromessa da un dolore eccessivo.

E conseguentemente condivido quanto dicono Roberta Monticelli: “nessun essere umano è più competente degli altri in materia morale. Se crediamo questo, niente può fare paura, neppure l’eutanasia: ciascuno è l’ultimo soggetto delle decisioni che lo riguardano”, e Vito Mancuso: “ogni essere umano adulto responsabile ha il diritto di poter dire l’ultima parola sulla propria vita”, nel libro Che cosa vuol dire morire (a cura di Daniela Monti), Einaudi 2010.

Se pensiamo bene, niente può fare paura. Neppure il suicidio. Bene. È ora venuto il momento di fare, con il fraterno lettore laico, e i due filosofi cristiani, il salto in avanti, verso il suicidio (degli adulti, quando le difficoltà eccedono). Un salto oltre il cristianesimo.

Il suicidio infatti è condannato dal cristianesimo come atto immorale: "contraddice la naturale inclinazione dell'essere umano a conservare e perpetrare la propria vita", recita il Catechismo della Chiesa Cattolica; "al tempo stesso è un'offesa all'amore del prossimo perché spezza ingiustamente i legami di solidarietà con la società familiare, nazionale ed umana, nei confronti delle quali abbiamo degli obblighi".

Orbene, nel Vangelo secondo Matteo si va già oltre la Regola Aurea: “Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te" diventa "Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te". Nel non fare agli altri quello che non vorresti fatto a te il principio è il non nuocere, nel fare agli altri quello che vorresti fosse fatto a te il principio è l’aiutare chi soffre. (Salvatore Natoli)

Ma. Ma bisogna andare oltre. Bisogna arrivare a “fare a te quello che vorresti fosse fatto a te”.

Nella vita c’è qualcosa di bello, quando le difficoltà non eccedono - ha scritto Aristotele. Quando eccedono, se sei un adulto autonomo e consapevole, se hai fatto ciò che dovevi e potevi, se non hai paura di morire, buonanotte.

Se mi date retta, accanto ai tristi suicidi dei gravemente depressi e degli psicotici estremi, un bel giorno avremo gli allegri suicidi degli adulti veramente autonomi e autenticamente rispettosi - di se stessi e degli altri.


Leggi tutto... | 13 commenti
(1) 2 3 4 ... 8 » (sfoglia)