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poesie su commissione : Fuori e dentro
di Tania , Sun 12 February 2017 4:00
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E quindi rientro, basta

un passo, la luce dentro

è accesa, ma

l'aria

è morbida, vibra piano, sento

che ci sei

Scorgo una luce

là fuori, viene dall'interno

di te, trattengo i miei passi sulla porta

e sorrido, non pronuncio parole, nessun atomo

muove questa materia

indivisibile

.

Solo un pensiero

viaggia

su un'onda

lunga uguale


https://pioggiadinote.com/2017/02/10/ritratto-vii/

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lo Stato del meridione : Il sindaco e lo scrittore
di filippopiccione , Fri 10 February 2017 4:00
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Mentre la camorra spara a Forcella, al centro di Napoli, il sindaco e lo scrittore se le danno di santa ragione

di Filippo Piccione

La sparatoria a due giorni dall’Epifania a Forcella, in cui è stata ferita una bambina di Torre Annunziata, che stava camminando felicemente con i suoi genitori in un mercatino rionale, ha avuto oltre che gli effetti prevedibili che si hanno in questi casi, un’eco polemica che sarà destinata a prolungarsi e acuirsi nel tempo. Il raid camorristico questa volta ha colpito “i nostri fratelli di colore che non si vogliono piegare ai clan della camorra”. L’Arcivescovo di Napoli, Crescenzo Sepe ringrazia i migranti anti-pizzo e ha aggiunto: “provo vergogna e dolore perché ancora c’è chi della violenza fa una scelta di vita, infangando la propria città. Sparando all’impazzata tra la gente, essa colpisce in maniera bestiale, cittadini innocenti e piccoli, senza aver colpa se non quella di trovarsi al cospetto di persone sbandate”.
Non sappiamo se la condanna della Chiesa basta a fermare la malavita organizzata, il cui raggio d’azione non conosce limiti, estendendo e imponendo la sua egemonia in ogni campo, segmento e piega della società, comprendendo persino il povero ambulante extra comunitario, il quale non può sottrarsi al racket e ai comandi dei clan. Non sappiamo se sia sufficiente la semplice denuncia a combattere e a contrastare il “sistema”. Qualche perplessità suscita invece il riaccendersi dello scontro virulento che si è verificato fra il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris e lo scrittore, Roberto Saviano. Un conflitto mai sopito iniziato con la disputa su Scampia e la fiction su Gomorra.
Può essere utile riassumere le rispettive posizioni alla luce soprattutto delle revolverate che hanno insanguinato le strade del centro di Napoli. Saviano: “Questa città non è cambiata. Illudersi di risolvere i problemi strutturali urlando al turismo o alle feste di piazza è da ingenui. Nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore diventa connivenza. De Magistris è in carica da sei anni e parla come se si fosse appena insediato. Parla come se fosse all’opposizione e invece è al potere”.
La risposta del primo cittadino partenopeo (riconfermato con oltre il 65 per cento degli elettori l’estate scorsa) non si fa attendere: “ Caro Saviano, ogni volta che a Napoli succede un fatto di cronaca nera, più o meno grave, arriva come un orologio, il tuo verbo, il tuo pensiero, la tua invettiva: a Napoli nulla cambia, sempre inverno e nulla più. Sembra che quasi tu non aspetti altro che il fatto di cronaca nera per godere delle tue verità. Più si spara, più cresce la tua impresa. Opinioni legittime, ma non posso credere che il tuo successo cresca con gli spari della camorra. …Vuoi vedere, caro Saviano, che ti stai costruendo un impero sulla pelle di Napoli e dei napoletani? Stai facendo ricchezza sulle nostre fatiche, sulle nostre sofferenze, sulle nostre lotte. Che tristezza. Non voglio crederci. Voglio ancora pensare che, in fondo, non conosci Napoli. Forse non l’hai mai conosciuta, mi sembra evidente che non la ami”.
Immediata la replica dello scrittore: “Dire che bisogna smettere di raccontare il volto oscuro della città, ha il sapore dell’omertà. Il contesto nel quale nascono e crescono le organizzazioni criminali, fatto di assenza delle regole e lassismo, da quando De Magistris è sindaco, non solo non è mutato, ma ha preso una piega addirittura più grottesca. Ora la camorra in città, aggiunge Saviano, è minorenne e il disagio si è esteso alle fasce anagraficamente più deboli, e tra l’altro, conclude, che quando le mistificazioni della sua amministrazione verranno al pettine, a pugnalarla saranno i tanti lacchè dei quali si circonda per edulcorare la realtà”.
Non si tratta di cedere alla ”insidiosa tentazione intellettualistica che si appaga di scaltre analisi”, aveva affermato il cardinale, Angelo Scola, facendo riferimento al discorso del suo collega napoletano, Sepe a proposito dell’immigrazione (“l’esempio che ci viene dai fratelli minacciati è un esempio forte da esaltare, seguire, imitare”). Né limitarsi a combattere chi fa il guappo non per la sua autorevolezza ma per la forza irrazionale di una pistola. Il problema della camorra a Napoli è assai più complicato di quanto appaia. Lo dimostra l’asprezza e l’inconciliabilità del confronto cui abbiamo assistito. Ma la cosa più sorprendente è il fatto che sia il sindaco De Magistris che lo scrittore Saviano, in questa particolare fase storico – politico - culturale del Paese, ciascuno a suo modo, si trova ad essere destinatario, a vario titolo, di una grandissima fetta di consenso. Il primo, per essere stato confermato per la seconda volta a ricoprire l’incarico di primo cittadino ottenendo più dei due terzi dell’elettorato; il secondo, per aver occupato il primo posto nella classifica dei libri venduti con “La paranza dei bambini”. Il romanzo, pubblicato da Feltrinelli, parla degli “adolescenti che non hanno domani e nemmeno ci credono. Non temono il carcere, né la morte, perché sanno che l’unica possibilità è giocarsi tutto. Subito. Sanno che i soldi li ha chi se li prende”.
Di fronte a questo quadro allarmante la Chiesa, il Comune, la Cultura, insieme alla magistratura e alle forze dell’ordine, con il sostegno di tutti i cittadini, devono ripensare un modo nuovo e diverso se vogliono spostare in avanti la lotta alla criminalità organizzata e rimuovere le condizioni e le forze etiche, economiche, politiche e sociali, più o meno occulte, che ci stanno dietro.

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leOpereeiGiorni : Guerra e Crisi
di fulmini , Fri 10 February 2017 3:00
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Max Born, in una lettera del 10 aprile 1940 indirizzata ad Albert Einstein scrive: "Nelle condizioni di tensione dovute alla guerra, talvolta non è facile lavorare; tuttavia il lavoro resta il modo migliore per non tormentarsi." (Einstein - Born. Scienza e vita. Lettere 1916-1955, Einaudi 1973, p. 165)

Se sostituisco la parola "crisi" alla parola "guerra" posso fare pienamente mio qui ed ora il pensiero di Born. Lavoro continuamente, per sopportare meglio le condizioni di tensione dovute alla crisi economica e sociale e politica e culturale e morale che vedo persistere e approfondirsi nel mondo.

Eppure il tormento c'è, e in un certo senso aumenta in me, dal momento che non sono riuscito a diffondere a sufficienza e far discutere in profondità (e conseguentemente sviluppare e perfezionare) le ricerche e le scoperte che ho realizzato in questi 42 anni di costruzione della Scienza della storia e della politica con Luis Razeto. E questo tormento non deriva dal mio essere un uomo vanitoso, ma dalla mia natura di uomo politico: cerco di conoscere per trasformare, con altri, con quanti più altri è possibile, il mondo com'è in un mondo migliore, costituito per la maggior parte possibile da umani creativi e autonomi e solidali.
https://www.youtube.com/watch?v=qcLcu1HOzWw

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racconti di poche parole : Memorie dal condominio - 3
di fulmini , Wed 8 February 2017 2:30
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I coautori del sito-rivista hanno preso quasi tutti altre strade.
Per un mese ho tenuto il post sul mio film 'Il Negozio': https://www.youtube.com/watch?v=c2gsxjZplE0&feature=youtu.be
Da oggi il sito diventa anarchico e aperiodico.
Firmato: fulmini

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Memorie dal condominio - 3

3 - Il vecchio luminoso

Viveva e vive, al quarto piano della scala a, un uomo curvo.

Incrociandoci nel cortile condominiale labicano ci siamo sempre scambiati un saluto, da parte sua appena sussurrato dalle labbra introverse e molto accompagnato dagli occhi acquosi. L’altro giorno ho scoperto chi diavolo sia stato quest’uomo secco – grazie a una sua video-intervista: http://video.repubblica.it/vaticano/bruno-baratti-il-restauratore-della-sistina-cosi-abbiamo-cambiato-la-storia-dell-arte/245401/245485?ref=HRESS-1

Diamo la parola al vecchio ossimorico. “Come è capitato alla cappella Sistina, in questo lavoro?” “Bella domanda. Sono entrato ai Musei Vaticani come custode. Nel Sessantotto. Dopo due anni che stavo lì sono andato dal direttore e gli ho detto che vorrei cambiar posto perché la vita del custode non faceva per me, e ho avuto il coraggio di dire se mi mandava giù al laboratorio di restauro a fare il ragazzo di bottega. Ha accondisceso.”

“Quant’è durato?” “Dal 1980 al 1994. Quattordici anni.” “Senta, qual è la sensazione di lavorare tutti i giorni ad uno dei capolavori dell’arte?” “Beh, il senso dell’incoscienza ce l’avevo. Si lavorava tranquillamente, senza nessun affanno.” “Voi avete lasciato un pezzo com’era prima, vero?” “No, diversi pezzi…” “Perché li avete lasciati?” “Per far capire com’era prima del restauro.” “Molti storici d’arte pensavano che non andasse fatto questo restauro.” “Pensavano che Michelangelo fosse un pittore tenebroso, cosa che non era assolutamente vero.”

“Michelangelo è stato anche per voi un impegno fisico.” “Accidenti… Qualcuno ne paga ancora le conseguenze per il collo. A lavora’ a testa in su…” Ecco, ho immaginato per anni che la schiena curva del vecchio vicino derivasse da un sonnolento lavoro a testa in giù, da impiegato. Era invece un eccitante lavoro a testa in su, da restauratore del paradiso e dell’inferno. “Lei si considera un uomo fortunato ad aver fatto questo lavoro?” “Se dico di no il naso mi arriva fino a Civitavecchia.”

Avevano dunque torto il cineasta e l’evangelista: non tutti gli uomini Prefer Blondes (Howard Hawhs 1953) “preferiscono le bionde” alle brune, e μᾶλλον τὸ σκότος ἢ τὸ φῶς (Gv 3, 19) “le tenebre alla luce”.

(Alias, sabato 7 gennaio 2017)

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leOpereeiGiorni : Il Negozio - The Shop
di fulmini , Thu 5 January 2017 3:00
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Il Negozio è il sesto film che faccio in 30 anni di cinema. Lo pubblico sulla Rete. Se ti diverte e commuove, fai una donazione sul mio sito-officina, consiglialo ai tuoi amici, discutiamone: nel sito-rivista, su Facebook, nella mia email privata (misuracapasquale@gmail.com), insomma in questa grande multiforme piazza virtuale che è il Web. Il film è sottotitolato in lingua inglese. Grazie - buona visione.

The Shop is my sixth film in 30 years of filmmaking. I am now releasing it on the Web. If it entertains and moves you, make a donation on my work-in-progress website, suggest it to your friends, discuss it with me on the Web, this sort of virtual Main Street. The film has English subtitles. Thank you – enjoy the screening.





Il Negozio di Pasquale Misuraca


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