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i nostri inviati : Condensazione
di didone , Fri 17 April 2015 4:00
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Barcellona

Sofia Misuraca, Barcellona - aprile 2015.


In tedesco, poeta si dice Dichter e poesia Gedicht, Dichtung. Dicht significa ‘spesso’, ‘denso’, e quindi dichten vuol dire anche ‘ispessire’, ‘condensare’. Il linguaggio poetico intensifica raggruppando un gran numero di implicazioni e di riferimenti nel piccolo spazio di una parola o di una frase. (James Hillman, Forme del potere)

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iLibrieleNotti : Racconti come Trattamenti
di fulmini , Thu 16 April 2015 4:00
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Tra i vari generi letterari-cinematografici, tra il Soggetto e la Sceneggiatura sta il Trattamento. Il Soggetto delinea la storia e i personaggi, la Sceneggiatura è il testo completo che serve, completo di luoghi e dialoghi e indicazioni tecniche, alle riprese del film. Il Trattamento “consiste nell'approfondire e ampliare in una forma narrativa simile al racconto il soggetto iniziale; è il materiale che poi lavorato dagli sceneggiatori diventerà la sceneggiatura finale” (Wikipedia)

Bebe Casera scrive Racconti come Trattamenti.

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racconti di poche parole : I quattro elementi
di fulmini , Tue 14 April 2015 4:00
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Racconto su commissione - per gli alunni dell'amica Anna Gruttadauria appassionata e moderna maestra elementare.

I quattro elementi

La signorina Acqua non si truccava, era un tipo acqua e sapone, ma era golosa, di dolci e di uomini: davanti a un buon pasticcino o un bel giovane le veniva sempre l’acquolina in bocca. Era lenta, e il tempo le correva dietro, spingendola ad agire sempre con l’acqua alla gola. Faceva la professoressa di disegno, ai suoi allievi non intimava “Zitti!” bensì “Acqua in bocca!”, a chi si era impegnato senza risultato diceva “Hai fatto un buco nell’acqua”, a chi fingeva d’impegnarsi “Vai avanti così e ti troverai presto in cattive acque”. Avara non era, parsimoniosa sì: la minestra e il vino in casa sua erano sempre annacquati, e si schiariva i capelli con l’acqua ossigenata. Non era brillante nella conversazione, scopriva sempre l’acqua calda, e i suoi ragionamenti facevano acqua da tutte le parti, per di più era sbrigativa, e spesso buttava via il bambino con l’acqua sporca, ma se l’interlocutore s’innervosiva gettava acqua sul fuoco, e così lo acquetava. Era rimasta un po’ all’antica: non diceva “vado a fare la pipì” ma “vado a fare un po’ d’acqua.” Il suo passatempo preferito era l’acquerello, il suo scherzo d’aprile acquattarsi sotto le coperte e farsi scoprire dai suoi nipotini. Non s’era sposata, e da vecchia si sentiva un pesce fuor d’acqua. Si consolava nelle lunghe notti solitarie bevendo qualche bicchierino di acquavite.

Il signor Aria si dava molte arie, per via di quel suo attico che vantava come molto arioso, e sul quale, a dire il vero, certe sere d’estate spirava una discreta arietta. Amava cantare arie di melodramma, quelle per voce sola s’intende, e preferiva le arie difficili da eseguire e da ascoltare a quelle d’ingenua e tranquilla armonia, le arie semplici. I suoi discorsi ufficiali erano pieni di luoghi comuni, di aria fritta, e nello stesso tempo un po’ campati in aria. Quando s’arrabbiava con i suoi impiegati s’annuvolava molto, e loro se ne stavano alla larga, sussurrandosi l’un l’altro: “Oggi non tira una bella aria.” Inutile dire che il suo primo gesto entrando in ufficio era spalancare le finestre, per arieggiare la stanza. Poi se ne andava in giro apostrofando tutti, a uno rimproverava di stare col naso all’aria, a un altro che gli chiedeva un aumento replicava che stava facendo castelli in aria, a un altro urlava, licenziandolo, “Aria!” Quando andò in pensione, integrò da esperto la voce ‘aria’ di Wikipedia, che ora comincia così: “L'aria è una miscela di sostanze aeriformi (gas e vapori) che costituisce l'atmosfera terrestre. È un componente essenziale per la vita della maggior parte degli organismi animali e vegetali e in particolare per la vita umana.” Finì male, a gambe all’aria, per certe tasse non pagate. In galera tuttavia si divertiva molto, senza averne l’aria, nell’ora d’aria.

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i nostri inviati : Ritratto di Kaila
di fulmini , Mon 13 April 2015 4:00
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cane

Stefano Bacigalupi, Costa tirrenica vicino Roma - aprile 2015.

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Gramsci : Bauman, Pasolini, Gramsci
di fulmini , Sat 11 April 2015 4:00
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Bauman, Pasolini, Gramsci

Zygmunt Bauman è un sociologo esperto, ma non conosce Pasolini, e non conosce bene Gramsci – di conseguenza non riesce a spiegare questa crisi che stiamo vivendo, nonostante ci scriva sopra un libro dopo l’altro.

L’ultimo l’ha scritto con Carlo Bordoni sociologo pure lui, s’intitola Stato di crisi (Einaudi 2015), e non solo non spiega la crisi intera, ma nemmeno la crisi dello Stato, sulla quale è incentrato - sebbene sia pieno di descrizioni dei fenomeni che la caratterizzano.

Ma nella scienza non bastano i come, le fotografie, servono i perché, servono i concetti. Lo Stato “non ha i mezzi” per affrontare la crisi. Giusto, ma perché? “Seriamente svuotati di potere e sempre più indeboliti, i governi degli Stati sono costretti a cedere una dopo l’altra le funzioni un tempo considerate monopolio naturale e inalienabile degli organi politici statali”. Vero, ma perché?

Il come, nel caso di Bauman, è costantemente riferito alla metafora che l’ha reso celebre: la modernità liquida. Siamo passati dallo stato solido (modernità) allo stato liquido (postmodernità). Ma dove stiamo andando, dice Bauman, non si sa: “Nei nostri tempi si accumulano prove su prove che i vecchi, familiari e comprovati modi di fare le cose non funzionano più, mentre di nuovi che li possano sostituire non se ne vedono”. Non si sa e non si può sapere: “L’inizio o la fine di un’era non sono conoscibili da chi vi si trova immerso.”

Ma perché si è passati dallo “stato solido” allo “stato liquido” nell’economia, nella politica, nella morale, nella cultura? Il perché è per Bauman quello che l’uva è per la volpe (che non riesce a raggiungerla): nondum matura est, nolo acerbam sumere - non è matura, non voglio mangiarla acerba.

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