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leOpereeiGiorni : Caravaggio e Carmela
di fulmini , Sun 13 April 2014 4:00
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Pomeriggio del 7 dicembre 1609. Siamo a Napoli. Di ritorno da una camminata alla Collina dei Camaldoli per svaporare il cervello, Michelangelo Merisi da Caravaggio trova nello stanzone dove alloggia l’Ostessa, con il lenzuolo in mano – sta sistemando il suo giaciglio, imbambolata davanti al Davide con la testa di Golia - il quadro di figure a grandezza naturale che ha finito di dipingere la sera prima.

un quadro di Caravaggio


Ostessa (a Caravaggio): L’hai fatto tu questo?

Caravaggio (all’Ostessa): Sì. Come ti chiami?

Ostessa: Carmela. Tu?

Caravaggio: Michelangelo… Merisi.

Carmela: Chi è quello con la testa mozzata? Com’è che ti somiglia?

Caravaggio: Golia.

Carmela: Il gigante Golia? Quello della Bibbia?

Caravaggio: Sì.

Carmela: Perché gli hai dato la tua testa?

Caravaggio: Mi sento come lui.

Carmela: Ah… Tieni paura che ti taglino la testa? L’hai fatta grossa?

Caravaggio: Sì. Ma non ho paura.

Carmela: Allora perché non ti sei messo nel Davide? Quell’altro è re Davide, no?

Caravaggio: Anche Davide sono io… da giovane.

Carmela: Allora?

Caravaggio: Mi sento un disgraziato e mi sentivo un re.

Carmela: Mhmm… E come mai Davide è addolorato?

Caravaggio: Quando ammazzi un agnello, non provi dolore?

Carmela: Sì… E perché l’hai vestito come un giovane d’oggi?

Caravaggio: Sai perché? Se dipingo un personaggio storico coi vestiti del tempo suo, chi lo vede pensa: questa cosa è accaduta in un altro posto, tanto tempo fa – che me ne importa a me? Ma se invece lo dipingo come chi lo guarda, la musica cambia, no?

Carmela: Eccome…! E il campo di battaglia, dove sta? Questa era una storia di guerra tra ebrei e...filistei, no? Ma qui è tutto buio, non c’è nessuno…

Caravaggio: L’Inferno è vuoto, Carmela.

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racconti di poche parole : Vermouth
di fulmini , Sat 12 April 2014 4:00
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Antonio Italiano architetto affabulatore mi racconta di una novantenne delle terre umbre che viveva in beata solitudine, autonoma, leggendo i libri che amava, cucinando i cibi che desiderava, e sorseggiando ogni pomeriggio un bicchierino di vermouth. Finché i parenti decisero che stava troppo sola, era troppo anziana, troppo indipendente, in una parola era troppo.
Così la sistemarono in una casa di suore, le quali fin dal primo pomeriggio le negarono il vermouth che per carità faceva male alla sua età, e progressivamente disciplinarono le sue letture, la sua alimentazione, i suoi orari, in una parola tutto. Di fronte alla prospettiva di una vita sociale, salubre, castigata, astemia, la novantenne non aspettò i cento e morì.

Pasquale Misuraca, NOVELLE dei ritagli di tempo.

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briciole musicali : Penderecki
di venises , Fri 11 April 2014 3:00
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lo Stato del meridione : Anticorruzione
di filippopiccione , Thu 10 April 2014 4:00
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Nella nota del 10 marzo scorso ci siamo occupati di due pubblicazioni: “La mafia non ha vinto”- il labirinto della trattativa - di Giovanni Fiandanca e Salvatore Lupo e “La Mafia ha vinto” di Saverio Lodato, contenente un’intervista con il super pentito Tommaso Buscetta.

Il libro “Operazione Penelope” – perché la lotta alla criminalità organizzata e al malaffare rischia di non finire mai - di Raffaele Cantone, in un certo senso, si pone in mezzo fra le due opposte posizioni sopra citate. L’autore è stato per otto anni un magistrato di punta alla direzione distrettuale antimafia di Napoli. Un osservatorio privilegiato e un avamposto decisivo per conoscere fino in fondo, e quindi poterlo meglio combattere, “un mondo complesso che affonda le sue radici nella realtà del Sud, da tempo uscito al di fuori dei confini della delinquenza tradizionale, diventando, a seconda delle convenienze e la capacità di penetrazione, ora un occulto quanto determinante socio in affari, ora un candidato “impresentabile” alle elezioni, ora un alibi dietro cui nascondere l’inefficienza delle amministrazioni pubbliche nel gestire grandi emergenze, prima fra tutte quella dei rifiuti campani”. Sia nel libro, che negli incontri pubblici (articoli sulla stampa, interventi in televisione e nelle varie interviste), egli ci fornisce uno spaccato reale della società italiana.

Una realtà da un lato dilaniata dall’anticultura imperante del malaffare e dall’altro la volontà di voltare pagina nel rispetto delle regole. Dalla sua opera emerge la speranza e l’invito di unire alla forza delle azioni il potere delle parole. Attraverso le parole e la comunicazione, ad avviso di Cantone, è più facile condividere una battaglia che è di tutti gli italiani. La battaglia contro l’illegalità diffusa che può corrodere, come sta corrompendo, le basi democratiche ed economiche dell’intero paese. Il suo delicato compito di uomo di legge e di osservatore attento ai mutamenti della società lo ha posto nelle condizioni di analizzare, meglio di altri, “le complesse trame tra la nuova borghesia camorrista dei colletti bianchi e gli amministratori pubblici, i politici collusi e tutto quel sottobosco delle cricche salendo su su fino ai centri del potere deviato e al fenomeno della corruzione, che rappresenta uno dei più gravi pericoli per la nostra economia attuale”.

Purtroppo non c’è solo la speranza ma anche la constatazione che questa efficientissima “zona grigia” - di cui hanno parlato prima di lui eminenti e valorosi suoi predecessori - contro la quale lottano magistrati e forze dell’ordine rischia di diventare appunto una tela di Penelope senza fine. In conclusione lancia un appello: per non lasciare soli chi sta in prima linea a combattere la criminalità organizzata occorre continuare a parlare e scrivere di corruzione e di malaffare.

Soltanto così l’illegalità potrà essere definitivamente sconfitta. Raffaele Cantone è stato nominato pochi giorni fa presidente nazionale anticorruzione dal consiglio dei ministri dopo il parere favorevole espresso all’unanimità dalle rispettive commissioni parlamentari. Un postazione importante occupata da un magistrato e da un uomo verso il quale non può mancare la fiducia e l’incoraggiamento dei cittadini che desiderano vivere in un paese legale.

Filippo Piccione

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fotoGrafie : Dioniso
di fulmini , Wed 9 April 2014 4:00
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Dioniso giovane, Dioniso vecchio

Pasquale Misuraca, Roma / Museo Nazionale Romano - Palazzo Massimo / 21 marzo 2014

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