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agathotopia : Minima Moralia (3)
di unviaggiatore , Sun 14 September 2014 4:00
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Annoiarsi è una cosa colpevole come è colpevole la rassegnazione.

Lucio amava raccontare storie, raccontare era la sua principale attività.
Inventava sempre storie nuove, era un piacere ascoltarlo, era un fine dicitore. Non era un buon scrittore.
Improvvisamente diventò muto, il sole era tramontato per sempre. La noia. Comunicare era importante per lui, come poteva continuare a comunicare senza l'uso della voce? Cominciò a fare fotografie, con la fotografia riusciva a dire cose che non avrebbe mai saputo scrivere. Il sole sorgeva ancora, quella mattina un'alba meravigliosa.

Antonio era un buon fotografo, le sue fotografie dicevano molto.
Perse la vista, diventò un maestro nell'arte oratoria.

Giuliano cabrini

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briciole musicali : Invito alla Musica
di venises , Sat 13 September 2014 3:00
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Si, lo sappiamo, state per dire che voi - ve ne rincresce tanto - ma Carl Maria von Weber proprio non lo conoscete (con l'eccezione della sua musica per clarinetto, naturalmente).
E invece certamente vi sbagliate.
Vediamo se riconoscete questo passaggio (mai dire mai!).




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i nostri inviati : I bambini si guardano
di bovary , Fri 12 September 2014 4:00
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bambini sulla spiaggia si guardano


Valeria Iacobellis, settembre 2014.

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briciole musicali : Le Ali del Clarinetto
di venises , Thu 11 September 2014 2:00
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"Carl Maria von Weber venne al mondo per comporre Die Freischütz"
Hans Pfitzner


Questa definizione ha condannato Weber, compositore d'opera troppo brillante1 perché si prestasse attenzione all'innovazione da lui apportata alla musica per clarinetto. Ai suoi due concerti per clarinetto e orchestra, composti uno di seguito all'altro nel 1811 (op.73 e op. 74).
E per quale ragione mai si compone un secondo concerto per il medesimo strumento solista non appena terminato il primo?
I critici - come loro ruolo - sono un po' confusi al riguardo e considerano i due concerti come un'unità (cosa che potrebbe aver senso se fossero stati scritti contemporaneamente, un po' come le sinfonie 5 e 6 di Beethoven, che giustamente possono essere considerate due declinazioni della medesima idea).
Ma la sola ragione che può davvero spingere un autore a riprendere una medesima sfida non appena terminato il primo cimento sta nell'insoddisfazione - o meglio nell'incompiutezza - del primo tentativo.

E quale conto non era stato compiutamente concluso da tale prima prova? A ben guardare il virtuosismo richiesto, Weber s'occupava dell'esecutore.




Quando un autore non ha riguardi per l'esecutore.
Quale maggior mistero, quale rapporto lega mai più profondamente di quello fra l'autore e l'esecutore? Due esseri umani che non hanno bisogno d'incontrarsi e che si conoscono più intimamente di chiunque altro. Eh si, perché l'esecutore non ha alternativa che entrare all'interno dell'autore, del suo mondo, delle sue percezioni, delle sue emozioni, come un attore del suo personaggio. È solo quando l'esecutore è diventato l'autore che l'esecuzione può iniziare.

Cos'è un compositore se la sua musica non viene eseguita?
Un uccello dalle ali spezzate.
Ma allora perché tanta mancanza di riguardo verso le sofferenze dell'esecutore, perché imporre passaggi impossibili?
Per far brillare.
Un'autentica dichiarazione d'amore: quello vero.

Non c'è nemmeno bisogno d'incontrarsi quando si condivide una grande opera, niente legherà mai più profondamente e più intimamente due esseri umani che il condividere una grande opera.

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lo Stato del meridione : La Cosa Grigia
di filippopiccione , Wed 10 September 2014 4:00
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Giacomo Di Girolamo non è solo un temibile giornalista di inchiesta, è anche autore di diversi libri. In particolare, Matteo Messina Denaro. L’invisibile, pubblicato da Editori Riuniti che continua ad avere un riscontro di consensi notevole sia per la documentazione e l’analisi svolta, sia per le intuizioni e le conclusioni che contiene.

Il suo ultimo lavoro, Cosa Grigia, un libro – reportage, oltre a comprendere le caratteristiche del primo, colpisce per la sagacia e l’audacia con cui egli utilizza le figure retoriche. Più sembrare inusuale in un saggio, ma qui soprattutto l’anafora è azzeccatissima. La frase “La mafia non esiste”, ripetuta con insistenza quasi ossessiva a inizio di ogni capitolo, ricorda l’incipit dell’Inferno di Dante: “Per me si va ne la città dolente,/ Per me si va ne l’etterno dolore,/ Per me si va tra la perduta gente…”. Ma anche l’iperbole, il paradosso e l’ossimoro costituiscono elementi di ulteriore riflessione. La non esistenza della mafia e la nuova presenza di Cosa Grigia. Un insieme di affermazioni e di negazioni che ci danno il quadro della situazione drammatica in cui si dibatte da più di 150 anni il nostro Paese.

Sebbene gli ingredienti di Cosa Grigia preesistessero, come Cosa Nostra e Zona Grigia, egli ne fa una sorta di sinestesia. Un amalgama perfettamente riuscito. Diversamente dai tentativi falliti di coloro che hanno provato a costruirne uno a freddo. L’allusione è all’Antimafia. Alla domanda “Perché c’è la mafia?” si rispondeva “Perché c’è l’antimafia”, un’espressione che, icasticamente, l’autore mette in risalto con riferimento anche ai tempi nostri. Non arriva alla polemica ingaggiata a suo tempo da Leonardo Sciascia sui professionisti dell’Antimafia. Ma cita lo scrittore di Racalmuto sempre a proposito.

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