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racconti di poche parole : La donna invisibile
di fulmini , Wed 15 November 2006 8:00
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Una donna s’innamorò dell’uomo invisibile e sparì.

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Gramsci : filosofia della prassi
di fulmini , Tue 14 November 2006 8:00
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Con un libro che più grande e grosso non si può l’economista letterato Jacques Attali ci racconta la vita e le opere di Karl Marx, ovvero lo spirito del mondo (Fazi, 2006). “Senza ipocrisie” – assicura, credendo che considerare il marxismo un cane morto equivalga a detenere la verità degli uomini e delle opere. Il librone è così così, zeppo di supervalutazioni e sottovalutazioni, di chiarimenti e confusioni, disordinatamente proposte e faticosamente discernibili.

Volendo scagliare un fulmine su un esempio del genere misto sottovalutazione+confusione, ecco il trattamento inflitto dal liberale antimarxista al miglior testo marxiano, le “Tesi su Feuerbach”. Jacques dedica mezza pagina (su quattrocentoventisei) a queste tesi filosofiche capitali scritte da Marx e pubblicate da Engels e le dichiara (erroneamente) opera comune di Karl e Friedrich.

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fratelli alberi : robinia
di fulmini , Sun 12 November 2006 5:10
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La robinia è un albero a crescita veloce, provvisto di un apparato radicale molto sviluppato - eccellente per rafforzare i terreni franosi e recuperare quelli degradati, produce fiori profumati a grappoli bianchi dai quali le api ricavano un gran miele, ha un legno ottimo combustibile e molto duraturo - è il legno europeo più resistente in ambiente esterno: adattissimo per lavori di falegnameria pesante, paleria, mobili da esterno e parquet, è tutto azotofissatore - insomma migliora la fertilità del terreno, e la sua corteccia è molto apprezzata dai conigli selvatici. E’ capace di ogni bene dunque. Da giovane. Da vecchia è buona solo a lamentarsi, come certe persone – giovani o vecchie che siano. Ieri, all’alba, ero a Roma e traversavo un piazzale Appio finalmente vuoto e silenzioso, quand’ecco che rasentando la robinia cadente tra le Mura e la Coin la sento farfugliare così: “Perdo le foglie, ma non è autunno fuori. Non vedo cadere foglie dalle altre robinie dintorno, se sono robinie quelle che vedo. O forse… (Là, un uccello?) Divento sempre più insicura della mia vista, man mano che perdo le foglie. (Ecco, un’altra si è lasciata andare?) Noi robinie vediamo con le foglie. Ogni autunno le perdiamo – di giorno una ad una, di sera in coppia, a scrosci se piove, a stormi quando tira vento – finché, senza occhi, ci addormentiamo. (Era un’ombra?) È primavera fuori, e dove sono i miei grappoli gonfi di fiori bianchi?… A pensarci bene, se fossero violetti, nel rosa non li distinguerei: ero robinia e sono glicine? (Qualcosa si sfianca, si stacca… Da dove?) Dentro è notte, e non ho sonno… è notte fuori?”

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haiku rimati : Lo sguardo sale
di fulmini , Sat 11 November 2006 8:00
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Lo sguardo sale
traversando l'invito
in diagonale.

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leOpereeiGiorni : Peter Brook
di fulmini , Fri 10 November 2006 8:00
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Vado, vedo e sento “Sizwe Barzi est mort”, una messinsena di Peter Brook da un testo di autori sudafricani (Athol Fugard, con John Kani e Winston Ntshona), nel contesto di un quartiere periferico. Prima della rappresentazione, osservo gli spettatori. Molti giovani – abitanti del centro di Roma, e niente abitanti di Tor Bella Monaca. Il decentramento non riesce ancora a portare al teatro di periferia gli abitanti della periferia, ma già gli abitanti del centro in periferia: è già qualcosa (conoscere in anticipo l’inferno). Tanti, scroscianti, crepitanti, calorosi applausi, alla fine. Più di quanti e quali la rappresentazione meritasse. Mi domando perché e da dove questa dismisura, questa commozione. Il testo è poco più che mediocre, trattando prevedibilmente la questione della povertà proletaria nel Sudafrica. Meglio i due attori, Habib Dembelé e Pitcho Womba Konga, grillo parlante e danzante l’uno, buona spalla matta l’altro. Piccolo e grande, veloce e lento, una coppia ben assortita, ma insomma. La scenografia è disadorna senza essere essenziale, agile ma approssimativa. Le luci descrivono senza lampi di immaginazione. La regia… Ecco, è la regia che commuove e trascina. Naturalmente semplice e leggermente inventiva come una spremuta di limone col sale, fatta come sanno fare certi vecchi quando è finalmente finita l’ansia dell’affermazione a tutti i costi, della dimostrazione della bravura con tutti gli effetti, e sei morto (perché sei diventato un monumento o niente) e dopo morto, in questo anticipo di paradiso, mostri senza dimostrare. Quei giovani e quelle giovani non sapevano per ciò se stavano a teatro o ascoltavano in piazza, volevano piangere ed hanno applaudito.

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