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iLibrieleNotti : Franz Kafka
di fulmini , Wed 22 November 2006 7:00
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Se c’è qualcosa di essenziale nella realtà, negli uomini, nelle cose, questo qualcosa è sempre singolare e si riduce all’Uno o talvolta è molteplice e tende all’Infinito? Claudio Magris sostiene che l’essenziale in Kafka è “la figura dell’ebreo sradicato che ha nostalgia delle sue radici” (vedi l'ultimo ‘Diario’ de “la Repubblica”). Altri prima di lui hanno ridotto Kafka in univoche e reciprocamente esclusive interpretazioni: eroe di un’etica laica, precursore spirituale della controrivoluzione, testimone della morte di Dio, poeta dell’angoscia, dell’enigma, del disincanto, dello sfruttamento in un’epoca capitalistica, di un mondo finito – l’impero austro-ungarico, di un mondo burocratico – le società di massa, dell’uomo-massa “condannato non solo senza colpa, ma anche senza cognizione”, dell’intellettuale creativo “che ha poco suolo sotto i piedi” e chi più ne ha più ne metta. Secondo me invece l’essenziale in Kafka è nel suo essere molteplice e inclusivo e tendenzialmente infinito, e per ciò benedettamente e maledettamente “anomalo e fuori dalla norma”, espressione che nella sua lingua originaria - il boemo - si traduce “Odradek”. Nel racconto Il pensiero del padre di famiglia (che precede - nella raccolta ‘Il medico di campagna’ da lui stesso pubblicata - il racconto Undici figli, nel quale racconta i suoi racconti) egli si racconta così: “Dicono alcuni che la parola Odradek deriva dallo slavo, e su tale fondamento cercano di spiegare la sua formazione. Altri sono d’avviso che deriva dal tedesco, pur riconoscendo un influsso slavo. L’incertezza delle due interpretazioni lascia a buon diritto inferire che nessuna delle due risponde al vero…”

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leOpereeiGiorni : Piano e Borromini
di fulmini , Tue 21 November 2006 7:00
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Considero Renzo Piano totalmente infinito come conferenziere ma non come architetto. Ricordate il suo discorso in occasione del premio Pritzker? Affermò che il cannocchiale era stato inventato per avvistare le navi, mentre alle stelle pensavano i teologi, e aggiunse che fu Galileo a sollevare il cannocchiale e puntarlo sulle stelle – “alla ricerca - annotate la precisione del dettaglio retorico concludente - di ciò che non era scritto sui sacri testi”.
Notate invece la scarsa cura del dettaglio dell'architetto genovese quando maltratta parte degli spettatori sedenti all’interno della Sala Sinopoli dell’Auditorium di Roma. Una doppia serie di posti a sedere sono orientati ortogonalmente al palcoscenico, dimodoché i malcapitati devono torcersi il collo per vedere ciò che sentono.
Considerate ora a contrasto i “luoghi del sedere” dei bagni dell’Oratorio dei Filippini, opera di un architetto ticinese questo sì “totalmente infinito” come architetto, Francesco Borromini. Questi sedili sono dotati di un sistema per sfogare i cattivi odori, ed hanno luce naturale e di candela in modo che, stando e facendo, i sedenti possano anche leggere.
Ha lasciato scritto Italo Calvino nelle 'Lezioni americane': “L’affermazione di Flaubert Le bon Dieu est dans le détail la spiegherei alla luce della filosofia di Giordano Bruno, che vede l’universo infinito e composto di mondi innumerevoli, ma non può dirlo ‘totalmente infinito’ perché ciascuno di questi mondi è finito; mentre ‘totalmente infinito’ è Dio ‘perché tutto lui è in tutto il mondo, ed in ciascuna sua parte infinitamente e totalmente’.”

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racconti di poche parole : l'albero
di fulmini , Mon 20 November 2006 7:00
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Era nato troppo vicino alla casa. Con l’intenzione di allontanarlo gli tagliarono le radici, in tondo, una ad una. Quand’ebbero finito, volò via.

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racconti di racconti : Danilo architetto
di fulmini , Sun 19 November 2006 7:00
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Danilo è un architetto di professione che ama i colori a tal punto da fare anche il pittore per vocazione. I committenti non sempre condividono una passione che è fatta di sfumature. - “A quale colore pensa per questo ambiente?” - Bianco. - “Bene. E quale in particolare, tra i bianchi possibili?” - Bianco. Per allontanare il ricordo doloroso di una tale ottusità mi racconta che anni addietro, scelto col committente un bianco particolarmente luminoso, lo fa stendere in prova su diverse pareti dell’ambiente e il giorno dopo, guardandolo e riguardandolo in momenti successivi e in variate condizioni di luce, non gli appare identico al bianco prescelto. Riprova, confronta – no, non ci siamo – insiste, si arrovella - niente ancora. Finché la passione lo trascina al cospetto di un anziano maestro decoratore, il quale lo ascolta e gli fa: - ‘Cosa c’è di fronte all’appartamento, in faccia alle sue finestre?’ - “Un edificio di mattoni rossi.” - ‘Ecco, è il riverbero di quei rossi che ottunde la luminosità del tuo bianco.’

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leOpereeiGiorni : Little Miss Sunshine
di fulmini , Fri 17 November 2006 7:00
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Non avrei visto e sentito il film Little Miss Sunshine se una donna molto giovane e molto bella (mia figlia) non me lo avesse proposto. Sono irritato dal prepotere distributivo del cinema statunitense. Cosa ne penso criticamente, dopo? Tutto il bene possibile e tutto il male possibile. Il film “funziona” (uso apposta questo orribile verbo che mai uso), tutti sono bravi, si ride, si piange, si digerisce. Ma cosa c’è di inedito, di inaspettato, di inenarrabile, nel contenuto-e-forma di questo film? Niente di niente. E’ un normale-e-spietato film manieristico, fatto della stessa materia di cui sono fatti, no, non gli umani, no, non i loro sogni, ma di cui sono fatti il cinema la radio la televisione il videoclip la pubblicità.

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