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dizionario sito : storie e scorie
di fulmini , Fri 24 November 2006 7:00
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Ci sono storie che sono finite prima di cominciare e storie che continuano quando sono già finite, storie storielle e storie storioni, storie che devono essere raccontate e storie che devono essere taciute, storie passate alla storia e storie passate alla memoria, storie 'non fare tante storie' e storie 'hai fatto troppe storie', storie vere e vere storie, storie che non ci sono ancora e storie che non ci saranno più, storie che sono preistorie e storie che saranno preistorie, ci sono storie e ci sono scorie

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leOpereeiGiorni : Howard Hawks
di fulmini , Thu 23 November 2006 7:00
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Ho rivisto ‘Ceiling zero’, un film diretto da Howard Hawks nel 1936, e mi sono divertito fino alle lacrime. Cosa mi ha portato agli estremi di questo piccolo film del grande Hawks? Il ritmo. (Nell’arte audiovisiva “ritmo” vuol dire “successione articolata nel tempo di rumori, parole, musiche, ambienti, situazioni, movimenti di attori e di cineprese, di piani di ripresa, di durate di inquadrature...). Se immaginiamo – semplificando – il film diviso in quattro movimenti, il primo ha un ritmo veloce, incalzante, serrato. Il secondo inizia a zoppicare, e si spezza. Il terzo è lento, trascinato, disperato. Il quarto torna a correre, allegro solo perché in vista del traguardo. Questi ritmi filmici corrispondono perfettamente ai suoi contenuti drammatici (no, non ve la rivelo la trama di quest’opera: procuratevela e poi mi saprete dire - il titolo italiano del film è ‘Brume’). Il ritmo mi diverte, “la compiuta astrazione del contenuto”- scriveva Sergej M. Ejzenštejn.

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iLibrieleNotti : Franz Kafka
di fulmini , Wed 22 November 2006 7:00
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Se c’è qualcosa di essenziale nella realtà, negli uomini, nelle cose, questo qualcosa è sempre singolare e si riduce all’Uno o talvolta è molteplice e tende all’Infinito? Claudio Magris sostiene che l’essenziale in Kafka è “la figura dell’ebreo sradicato che ha nostalgia delle sue radici” (vedi l'ultimo ‘Diario’ de “la Repubblica”). Altri prima di lui hanno ridotto Kafka in univoche e reciprocamente esclusive interpretazioni: eroe di un’etica laica, precursore spirituale della controrivoluzione, testimone della morte di Dio, poeta dell’angoscia, dell’enigma, del disincanto, dello sfruttamento in un’epoca capitalistica, di un mondo finito – l’impero austro-ungarico, di un mondo burocratico – le società di massa, dell’uomo-massa “condannato non solo senza colpa, ma anche senza cognizione”, dell’intellettuale creativo “che ha poco suolo sotto i piedi” e chi più ne ha più ne metta. Secondo me invece l’essenziale in Kafka è nel suo essere molteplice e inclusivo e tendenzialmente infinito, e per ciò benedettamente e maledettamente “anomalo e fuori dalla norma”, espressione che nella sua lingua originaria - il boemo - si traduce “Odradek”. Nel racconto Il pensiero del padre di famiglia (che precede - nella raccolta ‘Il medico di campagna’ da lui stesso pubblicata - il racconto Undici figli, nel quale racconta i suoi racconti) egli si racconta così: “Dicono alcuni che la parola Odradek deriva dallo slavo, e su tale fondamento cercano di spiegare la sua formazione. Altri sono d’avviso che deriva dal tedesco, pur riconoscendo un influsso slavo. L’incertezza delle due interpretazioni lascia a buon diritto inferire che nessuna delle due risponde al vero…”

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leOpereeiGiorni : Piano e Borromini
di fulmini , Tue 21 November 2006 7:00
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Considero Renzo Piano totalmente infinito come conferenziere ma non come architetto. Ricordate il suo discorso in occasione del premio Pritzker? Affermò che il cannocchiale era stato inventato per avvistare le navi, mentre alle stelle pensavano i teologi, e aggiunse che fu Galileo a sollevare il cannocchiale e puntarlo sulle stelle – “alla ricerca - annotate la precisione del dettaglio retorico concludente - di ciò che non era scritto sui sacri testi”.
Notate invece la scarsa cura del dettaglio dell'architetto genovese quando maltratta parte degli spettatori sedenti all’interno della Sala Sinopoli dell’Auditorium di Roma. Una doppia serie di posti a sedere sono orientati ortogonalmente al palcoscenico, dimodoché i malcapitati devono torcersi il collo per vedere ciò che sentono.
Considerate ora a contrasto i “luoghi del sedere” dei bagni dell’Oratorio dei Filippini, opera di un architetto ticinese questo sì “totalmente infinito” come architetto, Francesco Borromini. Questi sedili sono dotati di un sistema per sfogare i cattivi odori, ed hanno luce naturale e di candela in modo che, stando e facendo, i sedenti possano anche leggere.
Ha lasciato scritto Italo Calvino nelle 'Lezioni americane': “L’affermazione di Flaubert Le bon Dieu est dans le détail la spiegherei alla luce della filosofia di Giordano Bruno, che vede l’universo infinito e composto di mondi innumerevoli, ma non può dirlo ‘totalmente infinito’ perché ciascuno di questi mondi è finito; mentre ‘totalmente infinito’ è Dio ‘perché tutto lui è in tutto il mondo, ed in ciascuna sua parte infinitamente e totalmente’.”

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racconti di poche parole : l'albero
di fulmini , Mon 20 November 2006 7:00
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Era nato troppo vicino alla casa. Con l’intenzione di allontanarlo gli tagliarono le radici, in tondo, una ad una. Quand’ebbero finito, volò via.

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