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fotoGrafie : Attesa della Signora
di fulmini , Sat 6 April 2019 4:00
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vecchio seduto

Pasquale Misuraca, Roma, Parco del Colle Oppio, marzo 2019

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leOpereeiGiorni : La scuola uccide la creatività
di fulmini , Fri 5 April 2019 4:00
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La scuola uccide la creatività
di Ken Robinson (da internazionale punto it)

Viviamo in un mondo che è la rappresentazione vivente dell’ingegno umano, della sua creatività. Ogni cosa con cui abbiamo a che fare ogni giorno, un tempo era pura fantasia, il sogno strampalato di qualcuno.

La nostra forza, come specie, sta proprio in questo, nella diversità, nella varietà.

Ma ora ci troviamo davanti ad un futuro incerto, ed è proprio in questi momenti che facciamo affidamento alle nostre conoscenze. L’istruzione quindi ci riguarda molto, in parte perché è l’educazione che dovrebbe prepararci per questo futuro incerto.

Se ci pensate, i bambini che cominciano ad andare a scuola quest’anno andranno in pensione nel 2070. Ma nonostante tutto nessuno ha la più pallida idea nemmeno di come sarà il mondo tra cinque anni. Eppure abbiamo il compito di preparare i nostri figli per esso.

Come può quindi la scuola preparare i nostri figli a ciò che non conosciamo?

Ho qualche idea, ma partiamo dai bambini. Siamo tutti d’accordo sulla straordinaria capacità che i bambini hanno di innovazione. Sono convinto che tutti i bambini hanno enormi talenti. E noi li sprechiamo, senza pietà. I bambini hanno idee incredibili e vivono nel mondo del possibile.

Dico davvero. Un mondo dove tutto può diventare realtà e nulla è davvero impossibile. Non ci sono idee cosi strane da non poter essere realizzate. I bambini pensano anzi che per realizzare quelle idee debbano solo aspettare di diventare grandi. Non sanno che quel mondo pieno di colori presto scomparirà, a causa nostra.

Recentemente ho sentito una bella storia – amo raccontarla – di una ragazzina durante una lezione di disegno. Aveva 6 anni, era seduta in fondo e disegnava. L’insegnante diceva che questa ragazzina di solito non stava attenta, ma in questa lezione invece sì. L’insegnante era affascinata, andò da lei e le chiese: “Che cosa stai disegnando?”. E la ragazzina rispose: “Sto disegnando Dio”. E l’insegnante disse: “Ma nessuno sa che aspetto abbia”. E la ragazzina: “Lo sapranno tra poco”.

Ciò che queste cose hanno in comune è che i bambini si buttano. Se non sanno qualcosa, ci provano.

Non hanno paura di sbagliare. Ora, non voglio dire che sbagliare è uguale a essere creativi. Ciò che sappiamo è che se non sei preparato a sbagliare, non ti verrà mai in mente qualcosa di originale. E quando diventano adulti la maggior parte di loro ha perso quella capacità. Sono diventati terrorizzati di sbagliare.

E noi gestiamo le nostre aziende in quel modo, stigmatizziamo errori. E abbiamo sistemi nazionali d’istruzione dove gli errori sono la cosa più grave che puoi fare. E il risultato è che stiamo educando le persone escludendole dalla loro capacità creativa. Picasso una volta disse che tutti i bambini nascono artisti. Il problema è rimanerlo anche da adulti. Io sono convinto che non diventiamo creativi, ma che disimpariamo ad esserlo. O piuttosto, ci insegnano a non esserlo.

Dunque perché è così?

Se viaggi per il mondo e visiti tante scuole, come è capitato a me, scopri qualcosa di interessante: ogni sistema di istruzione ha la stessa gerarchia di materie. Ognuno. Non importa dove vai. Credi che sia diverso, ma non lo è.

In cima ci sono le scienze matematiche e le lingue, poi le discipline umanistiche e in fondo l’arte. Ovunque nel mondo. E, più o meno, anche all’interno di ogni sistema. Esiste una gerarchia nelle arti. L’arte e la musica occupano una posizione più alta nelle scuole rispetto a recitazione e danza. Non esiste sistema educativo sul pianeta che insegni danza ai bambini ogni giorno, così come insegniamo la matematica.

Perché? La matematica è molto importante, ma altrettanto la danza. I bambini ballano tutto il tempo se possono, noi tutti lo facciamo. In verità, ciò che succede è che, quando i bambini crescono, noi iniziamo a educarli progressivamente dalla pancia in su. E poi ci focalizziamo sulle loro teste.

Se tu visitassi il sistema educativo da alieno e ti chiedessi “A che serve la pubblica istruzione?” credo che dovresti concludere che lo scopo dell’istruzione pubblica in tutto il mondo sia quello di produrre professori universitari.

Il nostro sistema educativo è basato sull’idea di abilità accademiche. E c’è una ragione. Tutto il sistema è stato inventato – in tutto il mondo non c’erano scuole pubbliche prima del XIX secolo. Furono create per venire incontro ai fabbisogni industriali.

Quindi la gerarchia è fondata su due idee.

Numero uno: che le discipline più utili per il lavoro sono in cima. Ognuno di noi è stato benignamente allontanato da tutte quelle cose che ci piaceva fare da bambini a scuola, sulla base che non avreste mai trovato un lavoro facendo quello.

Non fare musica, non diventerai un musicista; non fare arte, non sarai un artista.

Numero due: l’abilità accademica oggi domina la nostra idea d’intelligenza, perché le università hanno creato il sistema a loro immagine. Se ci pensate, tutto il sistema della pubblica istruzione, in tutto il mondo, si concentra sull’ammissione all’università. Ed in seguito sul fare esami.

Non abbiamo università, ma esamifici. Dove tutti vengono preparati al superamento dei vari test e dei vari esami. Per questo abbiamo cosi tanti laureati ignoranti.

Nei prossimi 20 anni, secondo l’UNESCO, si laureeranno più persone al mondo di tutte quelle che si sono laureate dall’inizio della storia.

Ad un tratto i titoli di studio non valgono nulla Prima se avevi una laurea avevi un lavoro. Oggi invece ti serve anche la laurea specialistica, poi ti serve il PhD, ecc. Insomma è un business che produce solo lauree. Ed il bello è che il mondo del lavoro gli va dietro..

Dobbiamo ripensare radicalmente la nostra idea di intelligenza.

Sappiamo tre cose sull’intelligenza. É varia. É dinamica. É diversa.

Dobbiamo fare attenzione ad usare questo dono saggiamente e lo faremo solo se sapremo vedere le nostre capacità creative per la ricchezza che sono e se sapremo vedere i nostri figli per la speranza che sono. Il nostro compito è di educarli nella loro interezza affinché possano affrontare il loro futuro. Forse noi non vedremo questo futuro, ma loro sì. E il nostro compito è di aiutarli a farne qualcosa di migliore.

Tradotto da Susan Smith

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edifici contemporanei : Padiglione Italia alla prossima Biennale di Venezia
di guidoaragona , Thu 4 April 2019 4:00
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disegno di architettira


Una presentazione del curatore del Padiglione Italia per la prossima Biennale d’architettura a Venezia.

Alessandro Melis è stato nominato curatore del Padiglione Italia alla prossima Biennale di Architettura di Venezia 2020. Si tratta di un outsider, un nome credo sconosciuto a molti, se non altro perché questo architetto cagliaritano, classe 1969, formatosi alla facoltà di architettura di Firenze, ha sempre svolto la sua attività accademica all’estero (negli ultimi anni, in Nuova Zelanda ed oggi Inghilterra), mi sembra opportuno farne una presentazione per chi non lo conosce.
Melis coniuga, nella sua ricerca e nella sua attività di architetto, il rigore della scientificità ad una visionarietà sia di scenari teorici che di immaginazione figurativa.
Per esempio, nel 2013, docente di Sustainable Design ad Aukland, diede agli studenti come tema di progettazione un insediamento urbano per uno scenario proiettato al 2050 secondo le previsioni di cambiamento climatico meno ottimistiche, cioè in presenza di un aumento di temperatura e di eventi climatici violenti e frequenti. Inoltre (e lì scatta la visionarietà) tali insediamenti avrebbero dovuto tener conto della mutazione epigenetica, dovuta alle alterazioni atmosferiche di una parte della popolazione, in Zombie veloci e aggressivi. Questa esperienza didattica è stata poi documentata nel volume “Lezioni dalla fine del Mondo” (D editore, 2014, con Emmanuele Pilia).
Il cuore della ricerca di Melis è dunque la sostenibilità delle strutture urbane e architettoniche, ma non intese come un fatto statico ma in vista di un adattamento “autopoietico” ai mutamenti climatici, questi ultimi attesi in base alle effettive proiezioni degli studiosi per i prossimi decenni in assenza di efficaci politiche di contenimento. Tema questo rilanciato di recente dalla manifestazione internazionale Fridays for Future
Questo approccio segna una differenza sostanziale con l’approccio “protocollare” alla sostenibilità, che si limita a fare rispettare, in un processo di progettazione ordinario, una serie di parametri prestabiliti in base ad indici puramente quantitativi. L’approccio di Melis coinvolge il costruito visto come organismo. La differenza èrimarcata nei disegni a mano libera di Melis, che risultano appunto visionari, ribollenti di immaginazione figurativa organica, sulla scia di Gunther Domenig o Coop Himmelblau, Asymptote (con i quali ha peraltro collaborato), e in linea con le ricerche figurative di H.Diaz Alonso, T. Wiscombe ed altri.
Sarebbe tuttavia un errore inquadrare Melis come un personaggio tutto teorico e visionario, un architetto teorico e “distopico”. Infatti, con lo studio Hierapolis21 svolge una concreta attività professionale, in cui, dalla vittoria di numerosi concorsi di progettazione negli scorsi anni sono in corso o quasi ultimati numerosi lavori pubblici di rilievo quali fra numerose altre il Palazzetto dello Sport di Riva del Garda, l’Ospedale di Neuropsichiatria infantile Stella Maris a Pisa, il campus Ex Guidotti a Pisa.
La scelta dunque sembra innovativa, in discontinuità con quelle degli ultimi anni, spesso centratesull’establishmentitaliano che manifesta ormai troppi segni di autoreferenzialità e staticità.
Una cosa è certa: dopo la visita al padiglione il pubblico avrà ben chiara la differenza fra il “greenwashing” e la sostenibilità. Uno scritto di Melis rubato da Facebook: “Per quelli che pensano che il problema sia nella definizione. Chiamatela architettura, chiamatela ecologia, o non chiamatela proprio. Tanto non cambia: il problema resta la crisi climatica (e l'incapacità di dare risposta al problema). Per cortesia: non mi si risponda parlando del problema del green washing. La ricerca ci ha insegnato a distinguere le due cose. Parecchio tempo fa. E chi parla di moda, dopo il superamento delle 400ppm di emissioni di CO2 (per la metà dovute alle costruzioni), non se la prenda con me, ma con la matematica, e la fisica. E si ricordi che io non c'entro: quella moda l'hanno iniziata i fighetti come Galileo, Foley e Mann.”

Guido Aragona

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leOpereeiGiorni : 'Il Negozio' all'Università Roma Tre, oggi
di fulmini , Wed 3 April 2019 4:00
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Università Roma Tre / Mercoledì 3 Aprile 2019 / ore 17.00 - 19.30 - Aula Volpi - Via del Castro Pretorio, 20

proiezione del film IL NEGOZIO di Pasquale Misuraca
Italia, 2017, 75'

Introduce Prof. Fabio Bocci / Presidente del Visualfest

Dopo la proiezione, incontro con il regista
Introduce e coordina Prof. Roberto Cipriani / Fondatore e Past President Visualfest

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fotoGrafie : Attesa
di fulmini , Tue 2 April 2019 4:00
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cane legato

Pasquale Misuraca, Roma, 28 marzo 2019

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