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La questione dell'energia

di  fulmini Data Mon 30 June 2008 8:00

Come anticipavo l’ultimogiornodelmese di maggio, oggi ultimogiornodelmese di giugno - in questa rubrica comune del sito-rivista - si rifletterà con posts e commenti sulla questione dell’energia, a partire da una domanda-problema-ricordo delle scuole elementari del millennio scorso: ‘Sapendo che le italiane prossime (eventuali) quattro centrali nucleari di terza generazione produrranno un dieci per cento di nuova energia e avranno un costo di trenta miliardi di euro (piano ENEL) “non sarebbe meglio usare quella montagna di soldi per nuove ricerche di gas o nuove iniziative nelle energie alternative?” (Eugenio Scalfari, ‘la Repubblica’ del 25 maggio 2008).

Quanto a l'ultimogiornodelmese di luglio il tema comune che propongo a coautori e lettori è: "L'immagine dell'Italia 2008" (mandare una foto digitale originale, prego, a fulmini@fulminiesaette.it)

Fulmini


Secondo me è meglio investire cinque miliardi di euro per nuove ricerche di gas, altri cinque per nuove iniziative nelle energie alternative, e la maggior parte, i venti miliardi rimanenti, per costruire centrali nucleari al torio. Al torio? Sì. Mi sono convinto di ciò leggendo e meditando un’intervista di Antonio Cianciullo a Carlo Rubbia (‘la Repubblica’, venerdì 6 giugno 2008). Eccone di seguito la sintesi, ripresa da ‘la Repubblica on line’:

"I reattori nucleari di terza generazione, cioè l'ultimissimo modello di centrali che potrebbero tornare a essere costruite anche in Italia, sono in realtà basati su una tecnologia già vecchia, e presentano ancora notevoli problemi di sicurezza. In un'intervista a 'la Repubblica', il Nobel per la Fisica Carlo Rubbia sottolinea tutti i dubbi nati dopo l'incidente in Slovenia, per fortuna senza conseguenze. Un problema che "non è stato particolarmente grave, ma si è trattato dell'ennesimo campanello d'allarme. Siamo di fronte - attacca Rubbia - a una tecnologia che è già vecchia e sta diventando obsoleta". E nei reattori di terza generazione "i miglioramenti sono marginali, non vanno a intaccare il cuore del problema". Che è la sicurezza, ma non solo: "I punti critici riguardano le scorie, l'approvvigionamento dell'uranio, l'efficienza delle macchine". Tutti fattori che appesantiscono una tecnologia "che risale agli anni sessanta, ai tempi dei primi sottomarini nucleari. Ma veramente vogliamo tenerla in vita fino al 2050, quando avrà quasi un secolo di vita alle spalle?". Per guardare avanti, secondo Rubbia, bisognerebbe invece "investire sulla ricerca, puntare sulla quarta generazione di centrali". Più efficienti, per i quali "basta una tonnellata l'anno di torio" {al posto di duecento tonnellate l‘anno di uranio), e dove "la sicurezza fa un salto a tutti i livelli, anche a quello delle scorie. Si passa da una radioattività che dura milioni di anni a un problema che si misura nell'arco dei secoli."

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