Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/include/common.php on line 96 Rubriche : Fulmini e Saette
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Un trittico alla frutta

di  stefaniamola Data Mon 9 June 2008 8:00


immagine Madonna dal Trittico di San Domenico di Carlo Crivelli

Carlo Crivelli
Trittico di San Domenico, pannello centrale (1482)
Milano, Pinacoteca di Brera


Si compiacque d'introdurre in tutti i suoi quadri delle frutta e
delle verdure, dando la preferenza alla pesca ed al citriolo;
quantunque trattasse tutti gli accessorj con bravura tale che in
finitezza ed amore non cedono al confronto de' fiamminghi...


(Luigi Antonio Lanzi, Storia pittorica dell'Italia, 1831)


Dietro l’imperturbabile bellezza di questa Madonna e del suo Bambino imbronciato e pensoso, c’è anche una storia di avventure rocambolesche, viaggi, smembramenti e manomissioni. Siamo davanti ad un trittico di luci, colori e riflessi preziosi, oggi a Brera ma in origine dipinto per i Domenicani di Camerino. E dietro al suo “trasferimento”, avvenuto nel 1811, le razzie napoleoniche, evidentemente sensibili alla bellezza vistosa e spettacolare.

Una impalcatura complessa, di rientranze, sporgenze, gradini, bordi, spigoli; di marmi policromi, striati e venati, scolpiti a rilievo e "all'antica" negli spessori delle pedane e degli abaci. Al centro, una Madonna su un trono solenne come un piedistallo e conchiuso come un'edicola, fulcro visivo e prospettico ineludibile come una chiave di volta. Ai lati, un gradino più in basso nella scala delle gerarchie, due santi per parte nei loro abiti e attributi migliori: a sinistra Pietro e Domenico (il primo con triregno e chiavi, il secondo con il giglio dello Spirito) e a destra Pietro Martire (con tutti i suoi tragici attributi) e Venanzio (patrono di Camerino elegante come un paggio e con in mano il modellino della città). Mancano all’appello cuspidi e predelle, smembrate durante gli inventari napoleonici e mai più ricomposte, senza che ciò – tuttavia – intacchi la nostra meraviglia.

Sembra malinconica, Maria. E indaffarato il Bambino, a stringere tra le dita un uccellino dal lungo becco prefigurazione della sua Passione. E tutto troppo pieno, ridondante, enfiato, prezioso. Tutto troppo – e deliziosamente – materico, come i damaschi, i panneggi, i veli e le ombre, come la calzamaglia di san Venanzio che fa le grinze esattamente come quelle dei comuni mortali. E tattile, come il bordo sbrecciato dell'ultimo gradino, credibilmente percorso da una piccola crepa; talora illusionistico, come il velo che scende sulle vesti di san Pietro e non si sa bene dove inizi. Segreto che sta nel legare e stendere i pigmenti a seconda del materiale da “fingere”, finché – davvero – il colore assuma valore di materia.

Pieno e prezioso. Di frutti di una stagione provvida e generosa di simboli, disseminati ovunque come fossero lì per caso: festoni di cetrioli e frutta alla sommità, un vasetto di cristallo trasparente con alcune rose e un cestino di piccoli frutti posati all’altezza dello schienale; altri frutti, due boccioli di rosa, un baccello spezzato abbandonati sull’ultimo gradino di questa grande macchina scenica. Ancora pesche, mele, prugne, una pera ai piedi dei Santi, e ancora altri frutti intrecciati e sinistramente confusi a teschi e bucrani.

Amore e morte, salvezza e Passione, fedeltà e perdizione. Il cetriolo paga il suo essere frutto acquoso e poco nutriente con un significato negativo (perdizione e peccato) e abbonda con le Madonne a ricordare quanto la madre di Gesù ne sia immune. Parola di Isaia e Rabano Mauro. La mela, eterno ricordo del peccato originale e perciò frutto di redenzione, come la pesca, con la quale spesso si confonde, benché tale frutto “uno e trino” – come ricordato da Plinio il Vecchio: frutto, nocciolo e interno di quest’ultimo, lì dove è custodito il seme – sia propriamente associato alla Trinità. E ancora, le prugne, scure e violacee, allusive alla Passione e alla morte di Cristo. Nessun dettaglio è casuale come sembra e la sensazione è che ce ne sfugga più d’uno.

O, almeno, che ci sfuggano la complessità e la rete di rimandi e conoscenze attribuita agli elementi (e ai gesti) quotidiani; complessità e rimandi a cui – in passato, e per lungo tempo – non era possibile sottrarsi, pena l’incomprensione del messaggio sostenuto dall’immagine (ma – come si sa – questo pericolo non c’era: tantissima gente, a quel tempo, non sapeva leggere o scrivere e tuttavia possedeva gli strumenti per decifrare quei messaggi e poter apprendere). Come non provare nostalgia per quei significati sottopelle che spesso oggi non riusciamo a scorgere... Perduta la chiave chissà dove, ecco che gli oggetti ed ogni altra vita silenziosa smettono di parlarci…

Perché Crivelli e proprio questa bellissima Madonna “alla frutta” sopravvissuta al suo stesso splendore, alla razzia, ai disiecta membra, ai volenterosi quanto malaccorti restauri ottocenteschi a suon di nuove dorature, vernici e paste di vetro “ad imitazione delle pietre preziose”? Prima di tutto per un mio debole per questo pittore ma soprattutto perché – se “punto di fuga” dev’essere – c’è tempo ancora fino al 29 giugno per vedere questa ed altre 79 meraviglie restaurate a cura di Intesa SanPaolo all’interno della mostra Restituzioni 2008. Tesori d'arte restaurati, allestita a Vicenza nelle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari.


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