Radio Fulmini

Per installare RadioFulmini sul tuo sito clicca qui
_________________
Chi siamo
Login
Per gli Iscritti
Ricerca

Ricerca avanzata


Questo sito-rivista è la prosecuzione del blog-rivista fulmini, che in diciotto mesi ha capitalizzato 180.000 visite. Per conoscere il funzionamento di questo sito-rivista si può leggere il "Chi siamo" qui in alto.

Giulio Tremonti

di  filippopiccione Data Sat 29 March 2008 7:10

Le linee generali di politica economica del 'Popolo della Libertà' sono contenute in un libro scritto da Giulio Tremonti che si intitola La paura e la speranza. Lo stesso autore, assiduo frequentatore di trasmissioni e testate televisive, non fa che elogiarne le dirompenti “novità”.

Il mercato e la globalizzazione vengono additati come i mali che hanno portato o potranno condurre la nostra società, contemporanea e avvenire, in un punto di non ritorno e che per questa ragione occorre intervenire senza esitazione, attraverso forme di protezionismo, dazi e barriere doganali, per contrastare il dilagare e l’irrompere dell’economia cinese ed indiana che sta avendo il sopravvento sul mondo occidentale. Ma l’”originalità” sta nelle pagine dedicate alle “ radici giudaico-cristiane dell’Europa”che l’ex ministro berlusconiano invoca quale unica possibile leva per scongiurare un decadimento del vecchio Continente, reso inevitabile e più rapido dalle incursioni asiatiche che, secondo lui, non sono soltanto di tipo economico.

La ragione per la quale il professore ha voluto rilanciare questo problema che pure ha rappresentato, nella fase di elaborazione della Costituzione o Trattato costituzionale dell’Unione europea (peraltro firmato a Lisbona il 13 dicembre 2007), un passaggio importante del dibattito, forse risiede nel clima di scontro in atto nel nostro Paese fra la Chiesa cattolica e coloro che hanno a cuore i principi della laicità dello Stato. Anche se nell’attuale momento del processo di integrazione la questione delle radici cristiane non pare più assumere un ruolo prioritario o una discriminante di rilievo, l’eminente economista adduce le seguenti motivazioni: “non è più l’Europa a cambiare il mondo, ma è il mondo a cambiare l’Europa”; “non è stata l’Europa ad entrare nella globalizzazione, ma è stata la globalizzazione ad entrare in Europa; “occorre montare la fortezza Europa contro l’attacco dell’Asia e contro la tempesta sempre più violenta che sta arrivando dalla globalizzazione e dal mercatismo”. Basta dare un’occhiata alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 per rendersi conto che la sua proposta appare strumentale.

Nel Preambolo sono infatti definite le basi culturali e le aspirazioni dell’Unione. In esso viene rimarcata l’importanza delle eredità storiche, culturali ed umanistiche dell’Europa e tracciate le linee da perseguire al fine di garantire ai propri cittadini progresso e prosperità. Si afferma che l’Unione intende restare un continente aperto alla cultura, al sapere e al progresso sociale e che vuole approfondire il carattere democratico e trasparente della vita pubblica, operando a favore della pace, della giustizia e della solidarietà nel mondo e superare le antiche divisioni e forgiare il comune destino dei suoi Stati. Con la formula “Uniti nella diversità” si esprime la consapevolezza che solo un’Unione sempre meglio definita sotto il profilo culturale ed istituzionale permetterà di dare concretezza al grande progetto politico avviato con i Trattati di Roma.
Quanto al riferimento alla religione cristiana o a Dio si è diffusamente dibattuto all’interno della Convenzione incaricata di elaborare la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Non poteva, d’altra parte, essere ritenuto marginale il tema sul fondamento spirituale, oltre che umanistico, in presenza delle “radici” che ciascun paese intendeva reclamare.

La Francia e la Svezia si erano opposte all’inserimento nel preambolo di qualsiasi riferimento ad una base religiosa dell’Unione. Mentre i sostenitori di un riferimento esplicito ai valori religiosi sono stati la Germania, l’Italia e la Grecia. Il Partito popolare europeo ha anch’esso proposto di inserire nel preambolo un riferimento a Dio e al retaggio religioso nell’Unione. Altri gruppi invece sono intervenuti per sostenere il principio di laicità. Tanto che l’originale formula “ispirandosi al suo retaggio culturale, umanistico e religioso” che figurava nel progetto, fu ritenuta contraria al principio di laicità, principio peraltro iscritto nella costituzione francese.

In una prima versione il progetto di preambolo menzionava le “civiltà elleniche e romane” e la “corrente filosofica dei Lumi” (Tremonti considera quest’ultima, una corrente di pensiero e di azione, all’origine di tutte le nefandezze dell’umanità). La soluzione di compromesso contenente il riferimento “alle eredità culturali, religiose e umanistiche” trova la sua base su una norma che garantisce il rispetto da parte “dell’Unione delle legislazioni nazionali relative allo status delle chiese, delle associazioni e delle comunità religiose degli Stati membri dell’Europa, i cui valori hanno ancorato nella vita della società il ruolo centrale della persona, dei suoi diritti inviolabili e inalienabili e il rispetto del diritto”.

Il problema è dunque la laicità. La Corte costituzionale ha più volte ribadito che la laicità è un principio supremo dell’ordinamento costituzionale italiano che poggia sul principio di separazione-coordinazione fra Stato e Chiesa cattolica ( Stato e altre confessioni religiose), sul principio di eguaglianza e sul principio di libertà religiosa.
Nonostante che nella laicità italiana esista la cornice più adatta per un ritorno delle religioni nel dibattito pubblico, in questi ultimi tempi abbiamo assistito a non poche interferenze delle gerarchie ecclesiastiche su questioni fondamentali del vivere civile.

A differenza della laicità francese che si regge sul presupposto di una libertà privata, quella religiosa per l’Italia ed alcuni paesi europei è anche libertà e ruolo sociale delle sue organizzazioni, come è stato riconosciuto nel testo del Trattato di costituzione europea.
Il motto “Uniti nella diversità” riassume in sé il tratto fisionomico più tipico dell’Unione. Non c’è dubbio che la diversità confessionale e la forte presenza di una cultura della non-credenza, istituzionalizzata in alcuni paesi, come il Belgio e fatta propria dal Trattato di Amsterdam (nel quale fu inserita una clausola a garanzia della posizione specifica delle confessioni religiose facente parte del “patrimonio culturale comune dei popoli europei”), siano uno degli aspetti caratterizzanti di tale diversità e al tempo stesso dell’identità europea. Un principio questo che ha il suo radicamento nella distinzione evangelica tra Cesare e Dio che, opponendosi ad ogni forma di sacralizzazione della politica o di politicizzazione della religione, ha prodotto la consapevolezza dell’autonomia dell’ordine temporale e l’affermarsi della legittima, sana laicità della comunità politica e, quindi anche dell’Unione europea.

L’Europa si è affermata nel Medioevo attraverso l’unità della fede cristiana e, all’epoca della sua modernità, attraverso l’unità della fiducia nella forza della ragione. Da questo duplice radicamento discende la necessità di superare il conflitto fra religione e laicità. Sulla base di questa conclusione l’idea che Tremonti possa ritenersi legittimato ad attizzare ulteriori tensioni in questo campo appare quanto mai pretestuoso e velleitario, oltre che supponente, così come il modo stesso con cui intende cancellare in un sol colpo la Globalizzazione e i Paesi emergenti che si candidano ad essere i nuovi protagonisti dei mutamenti in atto nel Pianeta.

Invia un commento
Regole per i commenti*
Tutti i commenti richiedono l'approvazione da parte di un amministratore.
Titolo*
Icona del messaggio*
Messaggio*
url email imgsrc image code quote
 ESEMPIO
bold italic underline linethrough   


 [altro...]
Opzioni*
Abilita faccine 
Abilita tag XOOPS 
A capo automatico