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LA TRAVERSATA. Libro Secondo. (10)

di  fulmini Data Sun 23 May 2021 5:20

Capitolo 9. L’Illuminismo.


L’analisi gramsciana del fenomeno illuminista e dell’Enciclopedia consiste in alcune osservazione generali tese ad individuarne i caratteri essenziali. Esso è concepito come un momento, un nesso determinato di un processo più vasto comprendente anche le Scienze politiche, il giacobinismo e la Rivoluzione francese. L’illuminismo è quindi un fenomeno della vita nazionale francese, che però non si riduce alla Francia, sia in quanto si configurano movimenti illuministi anche in altre nazioni seppur in forme meno organiche, sia perché esso si espande e influisce su tutta la cultura occidentale. In questo senso la caratterizzazione gramsciana dell’Illuminismo può essere intesa come individuazione di un modello di movimento a partire dalla sua espressione più completa e matura.


Gramsci caratterizza il fenomeno illuminista anzitutto come movimento di riforma intellettuale e morale a dimensione nazionale-popolare. “La Francia fu lacerata dalle guerre di religione con la vittoria apparente del cattolicismo, ma ebbe una grande riforma popolare nel Settecento con l’illuminismo, il voltairianismo, l’eciclopedia che precedé e accompagnò la rivoluzione del 1789; si trattò realmente di una grande riforma intellettuale e morale del popolo francese, più completa di quella tedesca luterana, perché abbracciò anche le grandi masse contadine della campagna, perché ebbe un fondo laico spiccato e tentò di sostituire alla religione una ideologia completamente laica rappresentata dal legame nazionale e patriottico; ma neanche essa ebbe una fioritura immediata di alta cultura, altro che per la scienza politica nella forma di scienza positiva del diritto.” (Q, 1859-60)


L’Illuminismo in quanto movimento di riforma intellettuale e morale è un fenomeno che rientra nel modello di, e corrisponde in Francia a, quei processi di Riforma (nazionale-popolare) che si erano precedentemente verificati in Germania e in Inghilterra con le riforme protestanti. In questo senso è un processo che si compie storicamente con il ritardo causato dal fatto che in Francia le guerre di religione avevano impedito il raggiungimento dell’unità nazionale e dal prevalere della Controriforma cattolica (universalistica). È però una riforma intellettuale e morale più compiuta e integrale, proprio perché successiva e implicante il superamento della reazione alle Riforme. La compiutezza, la forte e armonica strutturazione di questa costruzione intellettuale, è in rapporto al suo parziale coincidere con il processo di formazione del pensiero filosofico e scientifico moderno, e delle scienze politiche in particolare.


Le Scienze politiche e l’Illuminismo, anche se contemporanei e se taluni intellettuali partecipino ad entrambi, sono fenomeni distinti: l’uno è un movimento di alta cultura in cui si crea una struttura conoscitiva nuova e si elaborano nuove attività e figure intellettuali, l’altro è un movimento di andata al popolo, di organizzazione delle conoscenze e loro divulgazione, di critica e trasformazione dei modi di sentire e di comportarsi diffusi.


I contenuti di questa riforma intellettuale e morale – articolati in una concezione del mondo e dell’uomo fondata sulla capacità della ragione di comprendere la realtà e trasformarla – si dispiegano nella critica dell’autorità della religione in materia di morale e di conoscenza, e nell’affermazione dell’autorità della ragione e della scienza in ogni campo. L’Enciclopedia è opera collettiva che riassume i propositi di organizzazione sistematica delle conoscenze, di diffusione della nuova razionalità scientifica e tecnica, e di trasformazione dei modi di pensare e di agire delle moltitudini; i suoi autori tentano con essa di offrire alla civiltà moderna qualcosa di simile a quello che per la civiltà cattolico-medioevale era stata laSumma Teologica.


“In effetti, lo scopo di una enciclopedia – scrive Denis Diderot – è di unificare le conoscenze sparse sulla faccia della terra; di esporre il sistema generale agli uomini con i quali viviamo, e di trasmetterlo a quelli che verranno dopo di noi. [...] Bisogna esaminare ogni cosa, rimuovere tutto senza eccezioni e senza compromessi [...]. Bisogna calpestare tutte le vecchie puerilità, rovesciare le barriere che non siano state poste dalla ragione, rendere alle scienze e alle arti la libertà che è loro così necessaria.” {Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri, Antologia a cura di A. Soboul, Editori Riuniti, Roma 1968, pp. 77-8.}


L’azione del movimento illuminista non si limita ad una nuova sistematizzazione delle idee, ma si svolge anche come tentativo di riorganizzazione sociale e istituzionale, e ciò fondamentalmente mediante la sostituzione dei legami sociali costituiti dall’ideologia religiosa, con i nessi politici e culturali laici costituentesi in una nuova ideologia incentrata sulla patria come luogo di realizzazione degli ideali di libertà, uguaglianza e fratellanza. “La patria – scrive de Jacourt – è una potenza vecchia quanto la società, fondata sulla natura e sull’ordine; una potenza superiore a tutte le potenze che crea al suo interno, arconti, suffeti, efori, consoli o re; una potenza che sottomette alle sue leggi tanto quelli che comandano in suo nome quanto quelli che obbediscono. È una divinità che accetta offerte solo per retribuirle, che chiede fedeltà più che timore, che gioisce facendo del bene e sospira quando è costretta a colpire con la folgore. Questa è la patria. L’amore che le si porta conduce alla bontà dei costumi, e la bontà dei costumi conduce all’amor di patria; questo amore è amore per le leggi e la buona fortuna dello Stato, amore che è specialmente delle democrazie; è una virtù politica per la quale si rinunzia a se stessi anteponendo l’interesse pubblico a quello personale; è un sentimento e non una conseguenza del sapere, può provare questo sentimento l’ultimo uomo di uno Stato come il capo della repubblica.” {Idem, p. 171}


Nella costruzione teorico-pratica dei nuovi nessi ideologici, l’Illuminismo cioè non si basa soltanto sulla ragione e sui contenuti delle scienze, in quanto per conquistare e trascinare le masse esso ricorre a sentimenti e a idee-forza di carattere religioso, innestandole nella propria prospettiva. “L’Illuminismo creò una serie di miti popolari, che erano solo la proiezione nel futuro delle più profonde e millenarie aspirazioni delle grandi masse, aspirazioni legate al cristianesimo e alla filosofia del senso comune, miti semplicistici quanto si vuole, ma che avevano un’origine realmente radicata nei sentimenti e che, in ogni caso, non potevano essere controllati sperimentalmente (storicamente).” (Q, 1642-3)


Il ricorso a sentimenti di carattere religioso e la formulazione di una nuova mitologia costituiscono lo sforzo che l’Illuminismo fa per superare quello che si mostrava come il limite delle Scienze politiche, la loro incapacità di far assumere alle moltitudini la propria struttura conoscitiva. Per ciò il movimento illuminista realizza una sorta di compromesso tra ragione e religione, tra scienza e ideologia, compromesso che in quanto costituente dei fondamenti culturali dello Stato e delle politica moderna diventerà caratteristico di tutte le successive organizzazioni partitiche.


Questa è la forma moderna del mito: le aspirazioni alla giustizia, al non essere oppressi, alla solidarietà reciproca, radicate nei sentimenti e nella religiosità popolare, tradizionalmente orientate a un loro compimento in un altro mondo e nella salvezza individuale, vengono riorganizzate in un movimento collettivo e indirizzate a una realizzazione storica futura. Il mito è, come scrive Gramsci, “una ideologia politica che si presenta non come fredda utopia né come dottrinario raziocinio, ma come una creazione di fantasia concreta che opera su un popolo disperso e polverizzato per suscitarne e organizzarne la volontà collettiva”. (Q, 1556) L’ideologia politica (mito moderno)si differenzia dalle Utopie in quanto precisamente si configura nel tentativo di rendere efficiente una nuova concezione della vita umana, organizzando e rendendo attive le forze sociali capaci di spingere la realizzazione del progetto politico. L’Illuminismo in questo senso mostra di essere un movimento realistico, politicamente più realistico che le Scienze politiche; dal punto di vista invece del suo contenuto teorico ricade in una prospettiva mitica e utopistica: il suo progetto esplicito e i suoi obiettivi sono oltre le concrete possibilità storiche, restano visibili all’orizzonte.


L’incastro tra scienza e religione popolare realizzato dall’Illuminismo lo definisce come un ulteriore momento di passaggio dal sistema di idee e credenze su cui si basa la civiltà cattolico-medioevale al sistema di idee e credenze fondanti la civiltà statale moderna. I princìpi illuministi non rompono completamente con il passato, né sono i fondamenti definitivi del mondo moderno. “Sarebbe interessante ricordare lo stretto rapporto che esiste tra la religione cattolica, così come è stata intesa sempre dalle grandi masse e gli ‘immortali principii dell’89’. I cattolici stessi della gerarchia ammettono questo rapporto quando affermano che la rivoluzione francese è stata una ‘eresia’ o che da essa si è iniziata una nuova eresia, riconoscono cioè che allora è avvenuta una scissione nella stessa fondamentale mentalità e concezione del mondo e della vita: d’altronde solo così si può spiegare la storia religiosa de;;a Rivoluzione francese, ché sarebbe altrimenti inesplicabile l’adesione in massa alle nuove idee e alla politica rivoluzionaria dei giacobini contro il clero, di una popolazione che era certo ancora profondamente religiosa e cattolica. Per ciò si può dire che concettualmente non i principii della Rivoluzione francese superano la religione, poiché appartengono alla sua stessa sfera mentale, ma i principii che sono superiori storicamente (in quanto esprimono esigenze nuove e superiori) a quelli della Rivoluzione francese, cioè quelli che si fondano sulla realtà effettuale della forza e della lotta.” (Q, 2315)


Da questa analisi risulta come la critica tradizionale, che rileva un idealismo utopico come limite dell’Illuminismo, non coglie il significato reale di questo movimento: è mancare di prospettiva storica rimproverare l’Illuminismo di non aver concretato nelle strutture sociali la libertà, l’uguaglianza e la fraternità, quando questi principi erano stati assunti e proposti con il massimo di realismo politico al fine di coinvolgere le masse in un progetto di riforma dell’organizzazione sociale articolato e rigoroso, e che di fatto si concretizza in seguito nello Stato ‘liberale-borghese’.

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