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La gobba di Gramsci

di  fulmini Data Tue 10 July 2007 8:00

La sottovalutazione dei Quaderni del carcere di Gramsci attraverso l’argomento della incompletezza della biblioteca carceraria dello scienziato-filosofo di Ales equivale alla sottovalutazione dell’opera intera di Leopardi attraverso l’argomento della evidenza della gobba del poeta-filosofo di Recanati. Intercorre sempre un rapporto tra un corpo e l’anima che lo abita, certo, ma in che modo determinato si realizzi occorre stabilirlo di volta in volta. Sia chiaro però una volta per tutte che se “le idee non cadono dal cielo” (come giustamente ha scritto Antonio Labriola), esse tantomeno salgono dalla gobba, e la loro qualità non si può dedurre dalla dovizia di libri componenti la biblioteca del loro autore.

Dalla gobba di Leopardi non si deduce un bel niente, né dalla gobba di Antonio Gramsci. Già, anche Gramsci aveva la gobba. Ma siccome non era un poeta-filosofo, bensì uno scienziato-filosofo, i suoi critici laureati non hanno tirato in ballo la sua gobba materiale, bensì la sua gobba spirituale, che consisterebbe appunto nel fatto che Gramsci disponeva in carcere di una biblioteca incompleta, e manchevole dell’essenziale.

Lo ripete ancora da ultimo Bartolo Anglani nel suo libro Solitudine di Gramsci (Donzelli, 2007): “egli non ha accesso diretto agli oggetti della sua ricerca”, pagina 137. Se questo vi pare un esempio minore, sebbene consapevole che tutti gli esempi zoppicano (compreso quello di Edipo) vi porterò un esempio maggiore – costituito da una lettera inedita del politico-filosofo Louis Althusser.

Dovete sapere che trenta anni fa (quando avevo ventinove anni) ho pubblicato un saggio - ‘Sulla ricostruzione gramsciana dei concetti di struttura e superstruttura’, Rassegna Italiana di Sociologia, 1977, n. 3 - in cui certo mostravo e forse dimostravo che Gramsci in carcere aveva criticato radicalmente la coppia teorica marxiana ‘struttura-soprastruttura’ ed aveva proposto una coppia teorica nuova e diversa per spiegare il movimento storico delle società umane. Spedito per posta questo saggio a trenta intellettuali italiani (da Asor Rosa a Giuseppe Vacca) e ad un francese, Louis Althusser appunto (avendo fatto trenta volevo fare trentuno), ho ricevuto in cambio la sola sua risposta.

Ebbene, con mia negativa sorpresa (il positivismo è duro a morire), invece di confrontarsi col pensiero di Gramsci sulla questione, il politico-filosofo di Birmandreis mi aveva obiettato che Gramsci in carcere non s’era potuto basare sui testi marxiani per la critica fondamentale che gli rivolgeva, per “il fatto” che quei testi egli non li aveva in carcere, e conseguentemente aveva discusso il pensiero dello scienziato-filosofo di Treviri “attraverso le interpretazioni che lo deformano”, attraverso “le deformazioni del pensiero di Marx prodotte dai suoi interpreti piuttosto che le difficoltà interne del pensiero di Marx”.

Gli risposi allora, per proseguire la bella discussione appena iniziata, che Gramsci non solo disponeva in carcere dei testi marxiani in questione, ma li aveva anche tradotti, gli facevo notare poi che la coppia teorica ‘struttura-soprastruttura’, da Marx in poi e fino ad oggi, ha costituito la base ultima delle scienze storiche e politiche marxiste, e gli domandavo e mi domandavo infine in quale misura e in quale modo quell’errore teorico fosse all’origine della ‘crisi del marxismo’ che tanto lo angustiava in quegli anni. Stavolta nemmeno lui mi rispose, soffocò la moglie comunista, e buonanotte.

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