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Apologia di Aracne

di  fulmini Data Sun 12 December 2010 5:00

dipinto di Veronese

Paolo Veronese, Aracne, Palazzo Ducale di Venezia.

Visitando la casa viterbese di Svetlana e Pietro ho scoperto che ospita, come la casa romana di Alexandra e mia, un ragnetto completo di ragnatela.

Vorrei pregare i coautori, le coautrici, le lettrici, i lettori, di fare come noi – per due buone ragioni.

La prima ragione è che, avendo sotto gli occhi un amico ragnetto, possiamo ricordarci sempre dell’ingiustizia degli dei. Dovete sapere che Aracne era una magnifica donna che viveva a Colofone, ed era abilissima tessitrice. Sicura di sé, sfidò la dea Atena, scelse come tema della tessitura gli amori degli dei e realizzò un lavoro perfetto. Mossa dall'invidia, la dea della Giustizia distrusse la sua tela e la insultò. Non sopportando l’affronto, Aracne tentò il suicidio, ma Atena la metamorfizzò in ragno – da quel giorno Aracne fila e tesse usando il filo che le esce dalla bocca, la bocca che aveva sfidato vittoriosamente una dea. (Dante condanna al Purgatorio Aracne per la sua superbia – ma, come la maggioranza dei cristiani, ha confuso il vizio con la virtù.)

La seconda ragione è che l’animaletto cattura e divora mosche e vespe – insetti portatori di sporcizia e infezioni, fastidio e dolori.

Pasquale Misuraca



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