Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/include/common.php on line 96 Rubriche : Fulmini e Saette
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Storie della Letteratura

di  fulmini Data Thu 9 April 2009 8:00

Ri-pubblico qui il 'fulmine' uscito sulle pagine di Alias sabato scorso 4 aprile 2009, esortando i lettori del sito-rivista (favoriti in questo rispetto ai lettori della rivista di carta) a dialogare con Simone Barillari, autore del saggio.

Non è vero che tutto sia già stato scritto, e non rimanga altro che ripetere e manierare. Aspetta “niente di nuovo sotto il Sole” solo chi non sa tenere insieme il prima e il poi (Omero, Iliade), dimentico della lezione eraclitea – “il Sole è nuovo ogni giorno” – e della sua vertiginosa variante aristotelica – “il Sole è continuamente nuovo”.
È vero invece che le opere e i giorni, in sensi e modi storicamente determinati, tornano (per essere più precisi: evolvono). Ma occorre essere delicati ed essenziali per rendersene e renderne conto: “Trovare la reale identità sotto l’apparente differenziazione e contraddizione, e trovare la sostanziale diversità sotto l’apparente identità è la più delicata, incompresa eppure essenziale dote del critico delle idee e dello storico dello sviluppo storico.” (Gramsci, Quaderni)

“Non verrà mai scritta – per l’inammissibile vastità delle ricerche che sarebbero necessarie (...) una storia della letteratura definitivamente distante da quelle classiche, nella quale l’unità di misura della riflessione, il denominatore comune dei testi, non sia più l’autore o la lingua, il periodo storico o il genere letterario a cui essi appartengono, ma una storia, una singola storia seguita nel suo mutare attraverso i popoli, i tempi e i libri, attraverso una complicata e maestosa successione di adattamenti e metamorfosi (...) – non verrà mai scritta, ricomponendo e intrecciando tra loro migliaia di queste genealogie narrative, una storia della letteratura che sia la filogenesi di un regno dello spirito sul modello di quelle, sterminate e ancora incompiute, del regno animale e vegetale.” Questo dice Simone Barillari cominciando il suo saggio Una storia vivente (apparso in ‘Panta - Visioni di cinema’, a cura di Elisabetta Sgarbi e Francesco Casetti, Bompiani, nell’ottobre 2008), e poi mostra e dimostra, tanto per cominciare, in che modo “la storia della prostituta e della diligenza” abbia assunto la sua prima forma nella novella Palla di sego (Boule de suif, 1880) di Guy de Maupassant, la seconda nel racconto Diligenza per Lordsburg (Stage to Lordsburg, 1937) di Ernest Haycox, e la terza (per ora la “nuova e più alta sopravvivenza di questa narrazione”) nel film Ombre Rosse (Stagecoach, 1939) di John Ford.

Questo saggio, futuribile inveramento-espansione-evoluzione della teoria di Darwin, questo straordinario racconto critico e filosofico, si conclude sottolineando che “soltanto un numero estremamente esiguo di tutte le storie che vengono prodotte nel mondo sopravvive alla selezione naturale del tempo e delle menti degli altri uomini, così come le specie di animali e piante che esistono sono una frazione assolutamente insignificante di tutte quelle che sono vissute.”
Se le storie stanno così, incessantemente riscritte dalle menti di tutti noi, che naturalmente “ci arroghiamo il diritto di avere le nostre idee personali intorno al racconto che andiamo svolgendo” (Thomas Mann, La Montagna Incantata), quale posto preciso occupano, nella catena vitale dei riscrittori, gli scrittori con la maiuscola? Il vertice, nella misura in cui sono capaci di scrivere (con le parole, con le ombre, con tutti i linguaggi possibili e immaginabili) in forme tali che “ogni parte della storia mostri il più alto grado di necessità.”


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