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Eluana ed un bambino

di  petilino Data Fri 13 February 2009 6:00

Post n. 18

Ricordo quella sera del 5 novembre 1958.
Circa le 10.
Volevo restare alzato, ma mi mandarono a letto.
Nella stanza grande accanto a quella dove si trovavano mia madre con mio fratello ed altri parenti.
Mia madre era seduta con il mio fratellino sul grembo a culla, volto e sguardo su di lui, che stava morendo; lo teneva senza stringerlo, con delicatezza.
Era nato il 18 agosto di quell’anno ed ora aveva due mesi e mezzo.
Era malato e stava morendo.
Erano presenti mia zia Vittoria, sorella di mia madre, la mia nonna materna, una zia nubile di mia madre, che viveva con noi, ed altri.
Mio padre non so, forse in giro alla ricerca di qualche medicina che non potevamo comprare o di latte. Non so se già avvolto nel suo mantello invernale.
Mia madre e mio fratello insieme erano belli in quel dolore.
Il corpicino respirava a fatica, i loro occhi si guardavano.
Ad un certo punto zia Vittoria disse a mia madre di cederle per qualche minuto il bambino e di andare in cucina a rifocillarsi; dovette insistere molto.
Mia madre alla fine cedette.
Consegnò il figlio alla sorella.
Si allontanò.
In braccio a mia zia mio fratello “poté” morire.
Dai discorsi dei grandi nelle ore che precedettero i funerali, infatti, ascoltai una favola molto bella.

Appresi che, quella di farsi consegnare il figlio dalla madre, era stata una mossa calcolata per consentire al bambino di morire; perché non lo avrebbe mai fatto in braccio alla madre per non darle un dispiacere.
Il gesto di mia zia era stato un gesto premeditato di liberazione, che aveva consentito a mio fratello di potere andare.
Questo diceva, e mi auguro ancora dica, la credenza popolare in quell’angolo di Calabria jonica del ’58, povera, analfabeta e senza assistenza sanitaria, ma capace di queste favole meravigliose.
Ma perché mia madre, che pure doveva conoscere questa poesia, aveva accettato di allontanarsi?
Perché, direbbe Omero, Giove, convinto da Pietà, aveva mandato Distrazione ed Illusione, affinché le facessero fare quello che di sua iniziativa non avrebbe mai fatto, liberandola allo stesso tempo dal senso di colpa.
Distrazione per deconcentrarla, Illusione per farle credere che non era giunto il momento.
Lo vedete? già i nostri contadini si erano posto il problema della Buona Morte e del Testamento Biologico. E lo avevano risolto con semplicità ed amore
Ma mia zia si rendeva conto che stava praticando l’eutanasia?
Peccato che per Eluana non siano potute valere fiabe così delicate, mentre torme di blasfemi bestemmiavano dio disprezzando sorella morte.
Oppure chissà, forse papà Beppino conosce quella credenza della mia Calabria e non poteva rassegnarsi al fatto che la favola non si compisse, che la figlia non potesse andare libera, pur non avendola più in braccio da molto. Contro aveva quelli che non credono né alle favole né alla pietà di dio.

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