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Massimo Gezzi

di  fulmini Data Mon 2 February 2009 7:00

Per questa antologia di fiori-di-carta, della poesia italiana dedicata ad Eftimios - oggi ho scelto la poesia di Massimo Gezzi:

Comandamento

Non perdere di vista nulla: la luce
per un attimo più incerta di un lampione,
le gocce di pioggia che pungono
ripetutamente una pozzanghera, il sorriso
di una donna all’autogrill, mentre parla
al bancone con un uomo sconosciuto –
e il sole delle sei, se sei sveglio nel letto,
il volto mezzo assorto e mezzo teso
di un vecchio che firma un documento
in comune, la testa di un cane
che cade lentamente per il sonno.
Non torna mai niente, i gesti
fanno in tempo a disegnarsi nel chiaro
dell’aria, poi il sole secca il fango,
l’uomo e la donna ritornano
in viaggio, la corrente dei lampioni
si interrompe del tutto.

Prima di tutto perché ci leggo, intrecciati come le strisce di canna e i rami di salice d’un paniere, il dolore della sparizione e la gioia dell’apparizione.

In secondo luogo perché estranea al conformismo artistico, linguistico, tecnico che quasi sempre salta fuori come uno spiritello malvagio appena s'apre un libro di poesia contemporanea. Se lo scrittore non è unico, se il lettore non è unico, se lo scrittore-lettore non è unico, a cosa servono?

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