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prove di discussione : Il Partito Democratico è nato morto
di fulmini , Sat 12 July 2008 6:00
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Vado argomentando da qualche tempo su questo sito-rivista (nato dal blog-rivista http://www.fulmini.ilcannocchiale.it/) che i partiti politici stanno morendo. Ogni cosa nasce cresce muore. È venuto il tempo della morte dei partiti, che infatti hanno cominciato a morire (grosso modo) quarant’anni fa (ricordate il Sessantotto?)

Io non amo le citazioni a sostegno: un argomento o sta in piedi da solo o non sta. Ma "Dante dice che non fa scienza sanza lo ritenere lo avere inteso", ed io prendo nota di ciò che altri argomentano, sia contro (questo l’ho imparato da Charles Darwin) sia a favore (questo l’ho imparato da... tutti gli altri).

Ho perciò nel recente passato tirato favorevolmente in ballo Giulio Andreotti e Simone Weill sul problema della morte dei partiti politici. Oggi è la volta di Piero Ottone, che firma su ‘la Repubblica’ di Martedì 1 luglio un breve articolo dall’incipit folgorante: “Si diceva dei generali che pianificano le battaglie del futuro con le armi del passato. Qualcosa di simile avviene oggi sul fronte politico, in Italia e fuori. Cercherò di dimostrarlo.”

Ed ecco gli elementi forti della sua dimostrazione: “Storicamente, i partiti sono nati quando c’erano le grandi ideologie.” “Il vincitore di tre elezioni, in Italia, non ha un partito alle spalle.” “Quel che conta nella vita politica, ormai, non è la formazione politica: conta il personaggio. Chi ricorda qual è il partito alle spalle di Sarkozy?”

La discussione è aperta, cara lettrice, caro lettore.

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Commenti
Inviato: 12/7/2008 8:37  Aggiornato: 12/7/2008 8:51
Anche per chi si accinge ad andare in vacanza il tema che ci viene proposto da 'Fulmini' può riuscire persino allettante. Io continuo a ritenere che forme nuove che siano oggi capaci di sostituire i partiti, non ce ne sono. Se Forza Italia o il Popolo della libertà sono le strade che il ceto politico dovrà imboccare per uscire dalla crisi in cui si trovano le attuali organizzazioni della vita, dell'azione e degli spazi politici, credo faccia una fatica inutile. L'invenzione è riuscita perchè legata al talento e al carisma del personaggio? forse è così. Ma soprattutto, a mio avviso, sono stati i mezzi soverchianti di cui dispone che gli hanno consentito di essere tornato a vincere e governare per almeno altri cinque anni. Nonostante le difficoltà, penso che il Partito democratico e Walter Veltroni siano l'unica novità - ancora valida- del panorama politico italiano per cui valga la pena dedicare un supplemento di attenzione e anche una buona dose di sollecitazioni e critiche, sempre in nome della democrazia, della legalità e della crescita culturale e morale del Paese.Filippo Piccione
Inviato: 12/7/2008 11:00  Aggiornato: 12/7/2008 11:00
Autore: fulmini

@ Filippo Piccione

Sono d'accordo con te quando sostieni che il 'Popolo della Libertà' è una risposta regressiva alla crisi dei partiti.

Non sono d'accordo, invece, che il 'Partito Democratico' sia l'unica novità, l'unica risposta progressiva alla crisi dei partiti.

E` vero che il PD è 'democratico', non solo in senso ideologico ma anche in senso organizzativo - o almeno lo è di più di quanto non lo siano gli altri partiti italiani, nessuno escluso.

Ma è anche vero che è ancora 'partito', è ancora troppo 'partito': il meccanismo di formazione e selezione dei dirigenti, e il meccanismo di comunicazione tra dirigenti e diretti, sono tutto sommato simili a quelli storicamente conosciuti e che sono, appunto, in crisi.

Quanto al fatto se ci siano (in nuce) nuove organizzazioni-associazioni destinate ad affiancare prima e sostituire poi i partiti, sono convinto che ci siano e siano operanti. Siamo noi che dobbiamo individuarle, coltivarle, svilupparle. In un certo senso, lo stiamo facendo, lo stai facendo: cos'è, nei suoi limiti, il progetto e la realtà di un sito-rivista?
Inviato: 12/7/2008 14:26  Aggiornato: 12/7/2008 14:26
Io mi domando cosa sia "politico" oggi. Il mio gesto più politico è leggere (e scrivere) i blog. NOn andrei mai a una riunione di "partito", ma sosterrei anche ore di discussione in rete (anzi, l'ho fatto). Può servire?

manginobrioches
Inviato: 12/7/2008 15:03  Aggiornato: 12/7/2008 15:03
Autore: fulmini

@ manginobrioches

Sai cosa penso? Che si può andare a una riunione di partito per fare politica, e si può discutere via internet per fare politica. L'uno non esclude l'altro. E si possono compiere altre azioni, intraprendere altre iniziative, per fare politica. Una accanto alle altre.

La questione che mi pongo io è però precisamente la seguente: quale è oggi il modo storicamente progressivo di fare politica? Cioè oggi l'attività politica si deve ridurre ad una delle tante forme esistenti della politica (partitica, culturale, economica, religiosa) o deve coinvolgerle tutte sommandole empiricamente una all'altra? Oppure bisogna immaginare, progettare, realizzare una nuova forma di attività politica?

Secondo me sta sorgendo una forma nuova, che non è praticamente riduttiva e non è pragmaticamente comprensiva, ed è una forma storicamente e teoricamente superiore a quelle esistenti, singolarmente e complessivamente considerate, per tante ragioni 'superiore', prima fra tutte questa: compromette alla radice la distinzione sostanziale tra dirigenti e diretti. Nel mondo dei blogs, nel mondo dei siti, e soprattutto nel mondo dei blogs-comuni e dei siti-rivista, scrittori e lettori, dirigenti e diretti, intellettuali e semplici, "pari sono".

Questo non vuol dire che la "nuova politica" che si va costituendo in questi anni, in questi mesi, in questi giorni sia riducibile o si debba ridurre a 'leggere e scrivere' - così come la "vecchia politica" dei partiti non si riduceva alle manifestazioni 'di piazza' e alla diffusione 'degli organi di partito'. La "nuova politica" ha un contenuto intellettuale e morale, piuttosto che militare e burocratico, ma produce anche iniziative, progetti, opere, e chi più ne ha più ne metta.

Quella di Piazza Navona, per intenderci, secondo me, appartiene alla 'vecchia politica', e anche quella della raccolta di cinque milioni di firme del PD. La nuova politica non sarà quella degli spettatori di piazza e dei firmatori di appelli. Come scrivevo l'altro ieri, il fucile ha reso democratica la guerra, internet renderà democratica la politica.
Inviato: 12/7/2008 18:18  Aggiornato: 12/7/2008 18:33
Sono d'accordo con fulmini. Aggiungo che la crisi dei partiti è parte della crisi degli Stati nazionali. Di fatto, i partiti sono organizzazioni il cui senso è agire all'interno degli Stati, come organi suoi capaci (capaci nel passato) di generare il consenso e la subordinazione delle moltitudini, e di sceglierne i "quadri" dirigenti. Ora, l'individuazione di una nuova politica, o come dice fulmini, di una politica progressiva, deve pensarsi e individuarsi nel contesto del superamento della crisi degli Stati. Insomma, siamo di fronte alla fine dei partiti e alla fine degli Stati. E' da construire una nuova civiltà, non statale, non nazionale. Ne parleremo più oltre.
Luis Razeto
Inviato: 13/7/2008 8:37  Aggiornato: 13/7/2008 8:37
Già nel nome, il Partito Democratico sembra riferirsi ad una concezione statunitense, in cui i partiti costutuiscono solo una generica "area di riferimento" (PD: un tocco di socialdemocrazia, stato sociale, non-conservatorismo sociale e culturale, laddove quello di destra, "repubblicano", è più mercatista, e più conservatore sul piano sociale e culturale).
Il resto lo fanno i "leader" di turno che si presentano agli elettori per la premiership.
In questa concezione, le scelte di fondo non si toccano: sono "in opaco", demandate a gruppi di potere economico-finanziari che attraverso i loro finanziamenti "tengono il banco" e "puntano sia sul rosso che sul nero". Questo banco, vince sempre sia con i repubblicani che coi democratici.

Questa concezione è fondamentalmente aliena alla tradizione europea dei partiti: può anche essere letta come "morte dei partiti", dunque.
Si tratta comunque nei fatti di una ibridazione che quindi contiene delle anomalie rispetto al modello, sia per lo schieramento "democratico" che per quello "di destra".
Una delle anomalie, è che a molti italiani, questo modello fa, comunque e sempre, abbastanza schifo.
Inviato: 13/7/2008 8:38  Aggiornato: 13/7/2008 8:38
Ah, ho dimenticato di firmare l'intervento precedente, sono "Biz".
Inviato: 13/7/2008 11:55  Aggiornato: 13/7/2008 11:55
Autore: fulmini

@ Biz

Quando penso e scrivo di "morte dei partiti" non mi riferisco alla struttura e al funzionamento del Partito Democratico, ma ad un fenomeno generale che coinvolge tutti i partiti politici in quanto tali (e tutti gli Stati Nazionali in quanto tali) - come più volte, e certo sempre incompiutamente, ho accennato, con diversi posts, prima nel blog-rivista e ora nel sito-rivista.

Io intendo i partiti esattamente come li intende Luis Razeto (con il quale non per caso ho scritto a quattro mani saggi e libri), e cioè (riprendo la definizione che ne ha dato nel commento di ieri a questo post) "organizzazioni il cui senso è agire all'interno degli Stati, come organi suoi capaci (capaci nel passato) di generare il consenso e la subordinazione delle moltitudini, e di sceglierne i "quadri" dirigenti". I partiti, intesi così, cioè intesi scientificamente, stanno morendo da quaranta anni - e così gli Stati Nazionali.

Poi c'è la questione dei singoli partiti politici, alcuni più democratici, altri meno, Biz. Per fare un esempio non casuale, il partito 'Italia dei Valori', il partito di Di Pietro, è meno democratico, quanto a struttura e funzionamento del Partito Democratico di Veltroni.

(Questo non vuol dire che io mi schiero con Veltroni contro Di Pietro - non mi basta né l'uno né l'altro - ma dico pane al pane e vino al vino.
Inviato: 14/7/2008 4:28  Aggiornato: 14/7/2008 4:28
Autore: fort

....ma io non sono del "mestiere", la questione è molto più semplice di quanto si creda.
D'accordo con Fulmini: i partiti politici vanno a morire
e che la politica è resa democratica da internet.
Vanno a morire perché quanto accade non è più riferito verticisticamente, unidirezionalmente. Un fatto è, invece, discusso ed obiettato. Il Partito può essere obiettato, questa è la vera novità.
E, pertanto, quando mi parla di valori astratti della serie libertà, antifascismo, anticomunismo, ecc. ecc.io, abitatore pedemontano del monte Olimpo alle prese con il quotidiano, rispondo col dichiarare mie concrete esigenze del tipo, ad es., funzionamento della Giustizia (quella Civile è totalmente assente, di fatto), funzionamento della P.A., meno tasse ed efficienza di servizi.
Il "movimento politico" si coagula attorno a persone che hanno gli stessi interessi (e non gli stessi ideali).
Orbene,Berlusconi ha semplicemente intuito questo catalizzatore di interessi atti a formare un Movimento.
Lo ha messo in pratica: gli altri "partiti" dovranno adeguarsi.
Per quanto riguarda, invece, il Partito Democratico, questi è, sempre a mio umilissimo avviso, sempre una rappresentanza di interessi (naturalmente diversi da quelli del PdL)mascherati, però, da ideali. E questo significa vendere fumo.
Ne consegue che il PdL è un "Movimento" ed il PD è un tradizionale partito destinato a morire se non si adegua a rappresentare apertamente interessi.
Il tutto se ho capito bene la questione posta.

P.S.:Fulmini, ti ho tirato in mezzo col premio diamante. Adesso vedi un pò tu.
Ciao
Inviato: 14/7/2008 8:45  Aggiornato: 14/7/2008 8:45
Autore: fulmini

@ Fort

Il tuo commento solleva molte e diverse questioni. Dico due parole soltanto su una di queste (le altre le riprenderemo nel seguito dei nostri dialoghi aperti), che tradurrei in questa domanda: "Il Popolo della Libertà è un 'movimento' o è un 'partito'?

Parto da una definizione che è sotto gli occhi di tutti (wikipedia): "Inserito nel contesto dei comportamenti collettivi, il 'movimento' è rappresentato da un gruppo dove i ruoli non sono ancora definiti e nel quale le relazioni sociali sono per lo più a carattere cooperativo e dotate di forte carica emotiva." Ebbene, Fort, mi pare evidente che nel Popolo della Libertà i ruoli siano ben definiti e il carattere delle relazioni sociali fra i componenti del gruppo non sia cooperativo.

No, il Popolo della Libertà non è un 'movimento', è un 'partito', una soluzione regressiva alla crisi dei partiti politici tradizionali. Lo definirei, ultrasemplificando, "partito spettacolare-corporativo a carattere autoritario".
Inviato: 14/7/2008 8:49  Aggiornato: 14/7/2008 8:49
Si Pasquale, ma infatti sono abbastanza d'accordo con te riguardo alla "morte dei partiti".

Volevo però porre una questione, secondo me nodale. La "americanizzazione" della struttura politica e dei partiti.
In un certo senso, il PD si pone alla testa di questo processo.
Il punto è:
contrastare questo processo o ritenerlo ineluttabile, pertanto lavorare nel senso di farlo funzionare bene, ossia secondo un meccanismo puro alla Toqueville?
Vedo praticabile solo la seconda strada, in realtà, non per scelta, ma perchè concretamente non vedo la praticabilità della prima ipotesi.

Allora, la seconda strada significa: realizzare, nella società civile, un maggior tessuto di ASSOCIAZIONI, non strettamente legate ai partiti, ma per contro che CONTRATTANO coi partiti.
Quindi, stabilire un sistema, in un certo senso, "lobbistico nobile", per così dire.
Certamente internet diviene allora il luogo, non materiale ma effettivo, di coagulo di queste forme associazionistiche.
Inviato: 14/7/2008 8:49  Aggiornato: 14/7/2008 8:49
e mi dimentico sempre di firmare! Biz
Inviato: 14/7/2008 10:31  Aggiornato: 14/7/2008 10:31
Autore: fulmini

@ Biz

Penso che questo 'processo', che io definirei più precisamente di 'nordamericanizzazione' e 'latinoamericanizzazione' dei partiti politici italiani, non bisogna né contrastarlo né oliarlo, ma affiancarlo sviluppando questa nuova realtà reticolare politico-culturale che è destinata a sostituire il sistema dei partiti. In quanto tempo? "Non passerà questa generazione." Cito non a caso Gesù e Marx, irrisi dai disperati di turno come utopisti, ai quali rispondo con Gramsci: "Meglio avanzare e morïre che fermarsi e morire."
Inviato: 16/4/2017 11:54  Aggiornato: 16/4/2017 11:54
Autore: fulmini