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briciole musicali : Rachmaninov: Vocalise
di venises , Sat 29 December 2007 8:00
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Sergei Rachmaninov (1873-1943) fu un bambino prodigio però di una categoria specialissima: quella dei talenti pigri. Era altissimo (quasi due metri) e aveva delle mani gigantesche. Fu un virtuoso del pianoforte e la bravura dell’esecutore rese la vita difficile al compositore. Tchaikovsky lo scoprì e lo incoraggiò. Si recava alle sue performances e batteva furiosamente le mani alla fine, decretando con la propria autorità musicale l’inevitabile successo dell’amico più giovane. Nel 1892 vive una vita intera: scrive Morceaux de Fantaisie per piano (includono il famosissimo ‘Preludio in C sharp minor’, che lo perseguiterà per il resto della vita); viene scoperto da Tchaikovsky; scrive il suo primo Piano Concerto (Op. 1). Non è più solo un pianista: è diventato un compositore.
L’anno successivo Tchaikovsky muore e così Sergei perde il suo mentore.

Ancora pochi anni e il 27 marzo 1897 arriva la svolta della sua vita: la prima della sua Sinfonia No. 1 (condotta da un Glazunov probabilmente ubriaco) viene fatta a pezzi dalla critica (alla quale si aggiunse il complimento personale di Tolstoj che dopo averlo invitato a cena gli disse: “Chi sente il bisogno di una musica del genere? Voglio che lei sappia quanto non mi è piaciuta. Non-sense, proprio come Beethoven”). Sergei non ce la fa ad assorbire il colpo, distrugge il manoscritto, smette di comporre e precipita nella depressione più buia.

Il resto ve lo facciamo raccontare da alcuni estratti (liberamente riassunti) di un saggio di Emanuel Garcia: Rachmaninov e Scriabin: Creatività e Sofferenza nel Talento e nel Genio (Psycoanalytic Review, 91(3), June 2004, pp. 423-442) nel quale l’autore ci dà la sua definizione di Talento (esemplificato da Rachmaninov) e di Genio (rappresentato da Scriabin).

Freud sosteneva che nemmeno la psicanalisi riesce a penetrare il mistero della creatività ed infatti l’unico esempio di (qualcosa di prossimo ad un) trattamento psicanalitico di un genio che si conosca è una passeggiata di quattro ore di Gustav Mahler con Sigmund Freud per le stradine della cittadina olandese di Leida (Leiden).
Ecco cosa succede a Sergei (secondo Garcia): la sua Prima Sinfonia è un vero capolavoro, una ribellione contro lo stile di Tchaikovsky. L’insuccesso sprofonda Sergei nella più totale mancanza di fiducia in sé stesso (per aver osato troppo), dalla quale uscirà molto più tardi soltanto grazie all’ipnositerapia dell’analista Nikolai Dahl, scrivendo il Secondo Piano Concerto, un lavoro che Garcia considera totalmente ‘tchaikovskiano’. Rachmaninov esce dalla depressione con un atto d’auto-immolazione artistica, secondo Garcia: e in lui si spegne per sempre il fuoco sacro (NB: la ‘Rapsodia su un tema di Paganini’ e ‘Vocalise’ appartengono all’ultimo periodo. La sua opera più famosa, Danze Sinfoniche, è la sua ultima composizione).
Rachmaninov e Scriabin sono colleghi al Conservatorio di Mosca. L’importanza che Sergei attribuisce ai voti e al giudizio degli insegnanti è disgustosa mentre Alexander reagisce al rifiuto da parte dell’istituzione di permettergli di terminare il corso di composizione in un tempo più breve del solito (privilegio invece accordato a Rachmaninov) sbattendo la porta e rinunciando a conseguire il titolo.
Ancora: entrambi perdono la madre giovanissimi ed entrambi vengono affidati alle cure di un sostituto materno (nonna e zia, rispettivamente) che dedica la propria vita al fanciullo: Sergei viene asfissiato dalla disciplina (che rifiuta) mentre ad Alexander viene permesso di svilupparsi liberamente (è sempre Garcia che parla, Venises ascolta)
Ancora: hanno lo stesso insegnate di piano (Zverev); Rachmaninov vince la Grande Medaglia d’Oro per piano e composizione, Scriabin la piccola medaglia d’Oro per piano (e su questo dettaglio Garcia s’è perso Venises). Alexander in una competizione pianistica s’infortuna molto gravemente la mano destra: reagisce a questa crisi profonda con un atto di creazione, componendo la sua prima Sonata.
Be’, ci fermiamo qui, ormai vi sarete fatti un’opinione e la lista dei tags è già così lunga che ci si può facilmente trascorrere la giornata intera a ruminarla tutta.




Di Sergei Rachmaninov (1873-1943) state ascoltando: ‘Vocalise’, Op. 43, No. 14 (1912) in tre diversi arrangiamenti: per voce solista (Natalie Dessay); per orchestra; per pianoforte e violoncello.

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