Radio Fulmini

Per installare RadioFulmini sul tuo sito clicca qui
_________________
Chi siamo
Login
Per gli Iscritti
Ricerca

Ricerca avanzata


Questo sito-rivista è la prosecuzione del blog-rivista fulmini, che in diciotto mesi ha capitalizzato 180.000 visite. Per conoscere il funzionamento di questo sito-rivista si può leggere il "Chi siamo" qui in alto.

leOpereeiGiorni : Lo spettatore-cittadino come divinità in terra
di fulmini , Wed 25 June 2008 8:00
English version   Version Française   Versión español   Deutsch version  

Deciso una volta per tutte – con la mia complice – di mettere in scena Edipo Tiranno di Sofocle nel tempo della prossima primavera, dopo aver pubblicato il pensiero principale che mi ha spinto a questo passo “per una via non ancora pesta” (Machiavelli) sono continuamente e piacevolmente assalito da pensieri secondari. Non so tu e tu, lettrice e lettore, ma io non sottovaluto i pensieri secondari, quell’insieme variopinto che può (se organato) trasformare una triste scala gerarchica in un allegro sistema solare.

Perciò oggi vorrei parlare brevemente di quel pianeta del sistema solare della messa in scena progettata che chiamerò ‘il pianeta degli spettatori-cittadini’. Sofocle scriveva per spettatori-cittadini. Il suo teatro era un teatro formativo, non informativo, divertente, non diversivo. Gli spettatori-cittadini del tempo di Sofocle non andavano a teatro per sapere cosa avesse mai combinato Edipo, ma per ri-considerare criticamente la questione, ri-pensare icasticamente la tragedia, ri-costruire il come e ri-flettere il perché – e così facendo si divertivano in quanto spettatori e si concentravano in quanto cittadini.

Le informazioni preliminari, gli spettatori-cittadini di Edipo Tiranno (ed in genere delle tragedie del teatro greco classico) le possedevano da prima, o le ricevevano (le rispolveravano e le ricordavano) nell’Antefatto.

Ma, quale effetto precisamente produce in uno spettatore-cittadino il “ricevere le informazioni in anticipo”? “Li rende come delle divinità in grado di vedere sopra ogni cosa.” Questo pensa e dice Hitchcock grande discepolo di Sofocle, come puoi verificare, lettore, lettrice, leggendo Io confesso. Conversazioni sul cinema allo stato puro (a cura di S. Gottlieb), Minimum Fax 2008.

Infatti. Questo vale per Il delitto perfetto (1954 d.C.) di Hitchcock e, prima di tutto, prima di tutti, per Edipo Tiranno (430 a.C.) di Sofocle. In quest’opera lo spettatore e il cittadino, platonicamente riuniti e tiresiamente attorcigliati, si sollevano e si abbassano, come l’uccello e come il serpente, come proprio della condizione divina del “vedere tutto dall’alto, da lontano, e tutto dal basso, da vicino” (Pasolini) Ecco una (prima) buona ragione secondaria per mettere in scena qui e ora Edipo Tiranno: fare in modo che gli spettatori-cittadini godano sulla faccia della terra “di quella conoscenza trasparente e immediata di cui sono capaci, per solito, gli dèi” (M. Vegetti).

Assistendo e partecipando ad un dramma, certo, il quale però non è un lamentoso melodramma (come spesso e volentieri viene rappresentato e percepito) ma un tremendo groviglio su cui spira un soffio di superiore serenità, grazie alla condizione strutturale in cui sono messi gli spettatori-cittadini - e grazie all’”eroismo vittorioso” di Edipo.

“Vittorioso”? Sì. Ma di questo un’altra volta.

Formato stampa Invia questa news ad un amico Crea un file PDF dalla news
 
Si raccomanda di abilitare i cookies nel proprio browser prima di inviare un commento.
I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Commenti
Inviato: 25/6/2008 18:31  Aggiornato: 25/6/2008 18:31
La conoscenza distrugge il potere. Il potere teme la conoscenza. Non si puó amare il potere ed esercitarlo e amare la conoscenza e inseguirla.

[…] In questa situazione passato e futuro sono entrambi ugualmente presenti proprio perché ugualmente assenti ai sensi; così il non-più del passato, per effetto della metafora spaziale, si è trasformato in qualcosa che si trova dietro di noi e il non-ancora del futuro in qualcosa innanzi che si avvicina [il tedesco Zukunft, come l’avenir francese o l’avvenire italiano, significa, alla lettera “ciò che viene verso”]. In Kafka questa scena è un campo di battaglia dove le forze del passato si scontrano con quelle del futuro. Tra le une e le altre troviamo l’uomo che Kafka chiama “Egli”, il quale, se non vuole semplicemente desistere, deve dare battaglia ad entrambe*.

*Hannah Arendt, in La vita della mente, IV capitolo: Dove siamo quando pensiamo | La lacuna tra passato e futuro: il «nunc stans» | Il Mulino isbn 88-15-01510-8.

L'epopea che descriverai, descriverete, è fantastica. Nel senso di fantasiosa e reale. Come è reale il mito, è lo stesso Borges a dichiararlo esplicitamente: «Io dò una grande importanza al mito: è forse la sola cosa che esiste, il sogno».

Ethos

http://ethos.ilcannocchiale.it/post/1928692.html
Inviato: 26/6/2008 11:47  Aggiornato: 26/6/2008 11:47
Autore: fulmini

La tua fiducia, Ethos, ci conforterà nell'impresa. Grazie.

Una parola ancora sul 'mito' e la 'tragedia' nell'età classica greca. Agli occhi della mia mente, il bello di quella età sta nell'aver tenuto insieme la favola mitologica e la critica drammaturgica. Quando la critica corrode la favola fino all'irrisione (con Euripide) siamo già all'inizio della fine.
Inviato: 26/6/2008 22:32  Aggiornato: 26/6/2008 22:39
Autore: AlfaZita

Carissimo Ethos,
grazie per la stima, mi serve come il pane.
Sarà perché sono anni che lavoro sui canti della morte salentini, sarà per la storia di Edipo che porto dentro da una vita, sento sempre più saltare il cuore.
Ora, posso solo e volentieri, alle tue e alle parole di Hannah Arendt aggiungere quelle di Martha Graham quando novantacinquenne ormai, ad un giornalista del New York Times che le chiese dopo la prova : "Che cos'è per lei creare un balletto?" senza esitare rispose: "Tracciare un grafico del mio cuore."
Inviato: 28/6/2008 12:44  Aggiornato: 28/6/2008 12:44
Be', io vengo a vederlo molto volentieri. Spero mi facciate sapere dove.
Inviato: 28/6/2008 12:46  Aggiornato: 28/6/2008 12:46
Oh, scusate, non so come si faccia a loggarsi: il commento prima mi sa che è risultato anonimo. Sono galatea.
Inviato: 28/6/2008 12:54  Aggiornato: 28/6/2008 12:54
Autore: fulmini

Salve, Galatea.

Certo che ti faremo sapere dove lo metteremo in scena 'Edipo Tiranno' - nella prossima primavera. Intanto, dacci una mano, dicci una parola, considerato che la sai lunga e appassionata sulla storia del mondo antico - magari commentando qualcuno dei posts che andiamo pubblicando (dal 25 maggio ogni 25) sul suo processo costruttivo ideale e teatrale.

(Per loggarsi ci sono le indicazioni nel 'Chi siamo')