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sociografie : Un nido di psichiatri
di pietropacelli , Thu 3 July 2008 8:00
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In una piccola città del Centro-Italia, tempo fa, era in corso la selezione di uno Psichiatra cui affidare la riorganizzazione e la gestione dei ‘Servizi psichiatrici e del disagio sociale’. Facevo parte della Commissione che doveva proporre al Sindaco la persona idonea. La scelta era delicata ed impegnativa, e noi commissari eravamo sinceramente intenzionati a sceglier bene, senza condizionamenti e/o favoritismi. Vennero i giorni dell’analisi dei curricula e dello svolgimento dei colloqui.

Sei erano i candidati, tutti dotati di grande esperienza e della massima qualificazione: i primi colloqui ci lasciarono un’ottima impressione, ma anche un forte senso d’imbarazzo: la scelta si presentava molto difficile. Sennonché, nei giorni seguenti cominciarono a verificarsi fatti spiacevoli; pervennero al nostro indirizzo diverse lettere anonime che impietosamente ci informavano sulla “vera natura” dei vari candidati. Il venticello sottile della diffamazione non ne risparmiò nessuno.

Quanto ai candidati, ognuno di loro, nei colloqui ulteriori, ci informò, con apparente disinteresse, dei limiti e dei difetti di uno o di più concorrenti, tentando in qualche modo di screditare l’altrui immagine. Fatti personali, incidenti di percorso, problemi economici, disguidi professionali. A quel punto facemmo qualche verifica incrociata; il risultato fu che sia le segnalazioni anonime che le dichiarazioni sottoscritte risultavano fondate e riscontrate da fatti certi. Non solo: alcuni indizi ci portarono alla conclusione che vittime e carnefici coincidevano incrociandosi. Insomma: la provenienza di ognuna delle segnalazioni anonime coincideva con le singole dichiarazioni della grande maggioranza dei sei psichiatri esperti e qualificati.

L’unico che “si salvava” era in preda a quella che possiamo definire una forte crisi di identità, ragion per cui si qualificava come il primo cliente di una eventuale struttura di intervento nel settore della psichiatria. Stava avvenendo tra quei distinti signori, tutti apparentemente degni del massimo rispetto, una lotta senza esclusione di colpi di fronte alla quale impallidivano le beghe politiche e gli intrighi di potere a cui ci aveva abituato la cosiddetta partitocrazia.

Fu questo il motivo per cui lasciammo cadere quella sfortunata selezione e ci accontentammo, per quel nuovo incarico, di uno psichiatra apparentemente meno “autorevole”, ma realmente più affidabile.

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