Radio Fulmini

Per installare RadioFulmini sul tuo sito clicca qui
_________________
Chi siamo
Login
Per gli Iscritti
Ricerca

Ricerca avanzata


Questo sito-rivista è la prosecuzione del blog-rivista fulmini, che in diciotto mesi ha capitalizzato 180.000 visite. Per conoscere il funzionamento di questo sito-rivista si può leggere il "Chi siamo" qui in alto.

briciole musicali : L’Opera da 50 Ducati (2^ puntata)
di venises , Tue 24 June 2008 7:00
English version   Version Française   Versión español   Deutsch version  

Continua dalla prima puntata

Ve lo dico davanti a Dio e sul mio onore: considero vostro figlio il più grande compositore che abbia mai udito
(Joseph Haydn a Leopold Mozart)

Ritratto incompiuto di Mozart a cura di Joseph Lange

Joseph Lange (1751-1831) - Ritratto interrotto di Mozart (come la vita di questi).
Joseph è il cognato di Wolfgang, ovvero l'uomo che ebbe la sua amata Aloysia, la quale per lui invece fu solo una delle tre mogli



21 dicembre 1791: Il manoscritto del Requiem è nelle mani di Joseph Eybler, che è incaricato da Constanze di completarlo. Perché Eybler? Non lo sappiamo; è logico però supporre che Constanze si sia rivolta prima al collega Albrechtsberger e poi al migliore degli allievi, il trentenne Freystädtler e che entrambi abbiano rifiutato. Il ventiseienne Eybler si dedica alla strumentazione dei primi movimenti iniziando dal primo foglio. È un allievo brillante, si muove fra le linee delle voci composte dal Maestro, fa un buon lavoro. Riempie le pause corali con ritmi complementari dei fiati, proseguendo il ritmo “a blocchi” del coro in una sorta d’eco. Con ciò rinforza il coro ed intensifica il suo effetto. Non immagina che Süßmayr prenderà la sua strumentazione a modello per i restanti movimenti ma che, incapace di mantenere il livello dell’allievo più brillante, correggerà tutto appiattendo armonicamente e ritmicamente il lavoro di quello, nell’intento di conferire uniformità all’opera.
Eybler procede serialmente, una battuta dopo l’altra, dall’inizio del manoscritto. Arrivato al foglio 33, ottava battuta del Lacrimosa, la calligrafia di Mozart s’interrompe bruscamente. Come avrebbe proseguito, il Maestro? Eybler prova a continuare la linea del soprano per due altre battute, poi abbandona. Annota a margine: “ultimo manoscritto di Mozart”. Ma si sbaglia. Mozart compose anche Domine Jesu e Hostias (anzi: compose il Lacrimosa addirittura prima del Recordare). Perché allora Mozart si ferma, una volta arrivato a quell’ottava battuta? Perché Mozart non procedeva serialmente, perché Mozart concepiva l’intera architettura dell’opera prima di fissare le singole battute. Ora, le due strofe che compongono il Lacrimosa terminano con le stesse parole con cui finiscono sia l’Introitus che l’Agnus Dei, ovvero l’intonazione “Dona eis requiem”. Mozart vuole creare quindi una connessione musicale fra questi versi identici e ciò implica di dover prima comporre anche l’Agnus Dei per poter valutare come proseguire nello sviluppo del Lacrimosa1. Un “foglietto” trovato da Süßmayr mostra l’abbozzo della prosecuzione del Lacrimosa che doveva contenere una fuga sull’amen. Mozart costruisce il soggetto della fuga come un’inversione del tema principale dell’Introitus (appunto). Ha in mente una fuga complessa, con inversioni, diminuzioni, etc. Süßmayr vede e capisce le intenzioni del Maestro ma non si sente all’altezza di una scrittura polifonica rigorosa e non ci prova nemmeno. Prende una scorciatoia, concludendo con una cadenza plagale di due battute soltanto.


(Eccovi la chiusura di Süßmayr: le due battute sulla parola amen)


inizio gennaio 1792: Arrivato al Lacrimosa Eybler abbandona. Il manoscritto torna a Constanze, che riesce a convincere Maximilian Stadler ad ultimare l’opera del marito. Stadler è abbagliato dalla bellezza di quella composizione; passerà il resto della propria esistenza a proteggerla. Non lavora sul manoscritto di Mozart, ne fa immediatamente una copia e su questa annota la sua strumentazione.
È Stadler che abbozza la strumentazione dell’Offertorio (Domine Jesu e Hostias), poi ultimata da Süßmayr, il quale similmente ultimerà la strumentazione della Sequenza, ad opera di Eybler e, aggiugerà trombe e timpani alla strumentazione del Kyrie, ad opera di Freystädtler.

metà gennaio 1792: Nemmeno due settimane e Stadler non se la sente d’andare avanti: tocca a Franz Jacob Freystädtler. Questi mette mano solo alla parte più facile, la strumentazione dell’Introitus e del Kyrie dei quali cura l’accompagnamento ‘colla parte’ dei fiati e degli archi.

fine gennaio 1792: Arrivato al limite di se stesso Freystädtler abbandona. Constanze allora incarica Süßmayr, colui che era accanto al marito durante le settimane in cui egli concepì il Requiem. Süßmayr si trova di fronte due compiti ben distinti: da un lato completa la strumentazione dal Kyrie sino all’Offertorium incluso; ma dall’altra si trova a dover comporre della musica nuova: è assistito dalla fortuna, trova dei “foglietti” fra le carte di Wolfgang, c’è l’indicazione delle idee-guida per i movimenti mancanti! Süßmayr li segue come meglio può e compone (o completa) il Lacrimosa, Sanctus, Agnus Dei, Communio con ripetizione della parte introduttiva del Kyrie, come indicato da Mozart nei suoi “foglietti”.
Ma quei “foglietti”, se sono la sua salvezza, sono allo stesso tempo una beffa. Nell’aprile del 1792 Süßmayr termina il completamento d’un altro lavoro lasciato incompleto da Mozart, il “Rondò per corno in re maggiore” (K514, mentre l’abbozzo incompleto di Mozart è catalogato come K412). Segue gli “appunti” del maestro, trova un passaggio in la minore (Lamentazione in tono salmodico dorico evidentemente ispirato a Michael Haydn e destinato al Requiem) e lo infila nel Rondò! Un passaggio incomprensibile, sino a poco fa considerato dagli esperti un’inspiegabile stravaganza di Mozart.

febbraio 1792: Süßmayr completa l’opera. Ne vengono fatte due copie. Il manoscritto completo del Requiem è consegnato da Constanze al conte Walsegg.

2 gennaio 1792: Prima esecuzione del Requiem ultimato alla JahnSaal a beneficio di Constanze e dei suoi figli, all’insaputa del conte Walsegg il quale, quando lo scoprirà, cercherà di riavere indietro i suoi 50 ducati.

14 dicembre 1792: Esecuzione liturgica del Requiem alla Neuklosterkirche di Wiener Neustadt diretta dal conte Walsegg in onore della moglie defunta. La partitura reca l’intestazione in italiano “Requiem composto dal conte Walsegg”.

8 febbraio 1800: in una lettera all’editore che sta per pubblicare la prima edizione della partitura del Requiem, Süßmayr illustra il ruolo da lui avuto nella composizione.

luglio 1800: Riunione negli uffici dell’avvocato viennese Sortschan e collazione delle fonti per stabilire il vero contributo di Mozart al Requiem. Stadler indica sulla partitura originale i pezzi con la calligrafia di Mozart. Le sue indicazioni coincidono o sono comunque compatibili con le dichiarazioni di Süßmayr e permettono altresì di stabilire i contributi di Eybler e Freystädtler. È Stadler il grande vecchio che sa tutto di quell’opera, e che segue il manoscritto passo per passo da quel 5 dicembre 1791. Sa sempre dove siano quei fogli e chi vi abbia apportato quali modifiche. Lui però non osa toccarli.

maggio 1802: Süßmayr restituisce a Constanze tutto il materiale autografo ancora in suo possesso.

agosto 1825: articolo di Gottfried Weber in cui si sostiene che il Requiem non sia opera di Mozart: è l’inizio della polemica2. Scende immediatamente in campo l’abate Stadler che con ogni mezzo possibile cercherà di sostenere la paternità mozartiana dell’opera. Nel 1839 Constanze (ormai signora Niessen) negherà il ruolo di Süßmayr: è stato solo un copista, il requiem è di Wolfgang. Si tratta in realtà d’un lavoro d’équipe, nel quale tutti collaborano senza riuscire a tenere il passo del maestro.

1829-1838: i vari fogli della partitura originale vengono donati, uno dopo l’altro dai vari proprietari alla Imperialregia Biblioteca di Corte di Vienna. Gli ultimi pezzi ad essere ceduti sono i fogli dell’Introitus e del Kyrie con i completamenti di Süßmayr. Cessione che avviene a quel valore che rappresenta l’unica cosa chiara di quest’opera, l’unica sulla quale tutti hanno sempre concordato e che tutti hanno sempre creduto di conoscere: 50 ducati.

{ fine }




NOTE
1 Mozart componeva nella sua testa e teneva la musica a mente sino a quando non aveva chiara l’architettura complessiva dell’opera. Per questo, quando finalmente scriveva, sembrava comporre di getto senza esitazioni.

2 annota Ludwig van Beethoven a margine della sua copia dell’articolo di Weber: “Oh, tu, stupido somaro! Oh, tu, arcisomaro!”. Beethoven scriverà lettere di sostegno a Stadler per i suoi articoli in difesa del Requiem.




Testo del Requiem (anche in Biblioteca).





Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791): Requiem in re minore, KV626.
Completamenti di Franz Xavier Süßmayr
Direzione di: Nikolaus Harnoncourt
Esecuzione di: Concentus Musicus Wien (su strumenti originali) e Wiener Staatsopernchor
(Deutscher Schallplattenpreis)


Questa la struttura dell’opera:
I. Introitus: Requiem
II. Kyrie
III. Sequenz: Dies Irae
Sequenz: Tuba Mirum
Sequenz: Rex Tremendae
Sequenz: Recordare
Sequenz: Confutatis
Sequenz: Lacrimosa
IV. Offertorium: Domine Jesu
Offertorium: Hostias
V. Sanctus
VI. Benedictus
VII. Agnus Dei
VIII. Communio: Lux Aeterna






Formato stampa Invia questa news ad un amico Crea un file PDF dalla news
 
Si raccomanda di abilitare i cookies nel proprio browser prima di inviare un commento.
I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Commenti
Inviato: 24/6/2008 15:34  Aggiornato: 24/6/2008 15:35
Autore: fulmini

Mi pare sempre più azzeccato il titolo 'briciole musicali' a queste tue note sulla attività compositiva come lavoro officinale, Venises. Perché in una briciola c'è già tutto il pane - diversamente che in un'ala o in una testa rispetto ad un pollo o una spigola.

Mi piacerebbe molto sapere da dove proviene inizialmente e come hai perfezionato lungamente questa tua realistica visione della creazione artistica, di gran lunga superiore alla visione idealistica ("le idee cadono dal cielo") e materialistica ("la sovrastruttura è un riflesso della struttura").
Inviato: 24/6/2008 23:47  Aggiornato: 24/6/2008 23:47
Autore: venises

Non credo d’avere una mia Teoria della Creazione (per così dire).
Azzardo però un’ipotesi: se la caratteristica divina per eccellenza, la creazione appunto, fosse la caratteristica distintiva dell’uomo, quello autentico?
Inviato: 25/6/2008 15:41  Aggiornato: 25/6/2008 15:41
Autore: fulmini

Scrivo rispondendo sulle note dell'Ave Verum Corpus di Mozart.

Sì, Venises, Dio non è che una pallida copia dell'uomo autentico, cioè di Mozart, di Gesù (che si autodefiniva precisamente "Figlio dell'Uomo"), di Maria Callas, di Artemisia Gentileschi...

Naturalmente tutte le donne e tutti gli uomini sono creatori, in vario grado, ma certo i creatori al massimo grado, quando creano sono molto divertenti - e molto divertiti (qui Nefeli avrebbe qualcosa da obiettare, massimamente creativa com'è).
Inviato: 5/12/2011 19:06  Aggiornato: 5/12/2011 19:06
Magnifico articolo, complimenti! :) Dettagliato, preciso e chiaro: non ho potuto fare a meno di linkarlo nel mio blog (Daily Mozart), sperando di aver fatto cosa non sgradita.

Mario Kraus
Inviato: 7/12/2011 17:23  Aggiornato: 7/12/2011 17:27
Autore: venises

Ringraziamo sinceramente per l'apprezzamento.
Trovi qui la prima puntata.
Qui puoi invece ascoltare alcuni dei brani che Mozart riutilizza.

Il testo di riferimento sul Requiem di Mozart è:
Christoph Wolff, Il Requiem di Mozart, Astrolabio Editore, Roma 2006.