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briciole musicali : Brahms: Haydn Variationen
di venises , Tue 10 June 2008 7:00
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Johannes Brahms (Amburgo 1833 – Vienna 1897) a vent’anni conobbe il violinista Joachim, poi Liszt, quindi Robert Schumann, che è così colpito dal genio del ragazzo che solo un mese dopo scrive un famoso articolo sulla rivista “Neue Zeitschrift für Musik” additandolo come il nuovo genio della musica tedesca.
È presto legato da una salda amicizia a Clara Schumann, al giudizio della quale si assoggetterà per il resto della vita.

Schumann muore nel 1856 e così Brahms si ritrova solo. Non riesce a scrivere musica sinfonica, schiacciato dal confronto con la grandezza di Beethoven. Impiegherà 14 anni a comporre la sua prima sinfonia (che von Bülow denominerà la “decima” stabilendo un collegamento ideale con la produzione di Beethoven) e si sbloccherà solo componendo il pezzo che vi proponiamo oggi, la sua prima vera composizione sinfonica e in assoluto la prima opera autonoma che consista di variazioni per orchestra sinfonica.

Brahms era un grande conoscitore e collezionista di musica antica. Collezionò oltre 2000 opere originali (fra le quali spiccano gli originali della Sinfonia in G minor di Mozart e i Quartetti per Archi di Haydn Op. 20).
È il 1870 quando l’amico Carl Ferdinand Pohl gli mostra il manoscritto di sei pezzi (allora creduti) di Joseph Haydn (e poi attribuiti probabilmente ad un suo allievo, Pleyel). Johannes è toccato dal secondo movimento del primo pezzo, denominato Corale di Sant’Antonio e lo ricopia. Tre anni dopo (mentre ancora lotta contro se stesso senza riuscire ad ultimare la sua prima sinfonia, iniziata nel 1855) scrive delle variazioni per due pianoforti (Op.56b) sul tema di Haydn. Le prova insieme a Clara: ha la sua approvazione. Ne scrive l’orchestrazione (Op.56a - ebbene sì, composta dopo la 56b). La struttura delle variazioni è complessa e mostra un controllo totale delle tecniche classiche della variazione.
Personalmente è una delle composizioni di Brahms che prediligo; non mi devo sbagliare di molto, visto che meritò questo fulminante complimento dal solito Hanslick (Brahms era appena tornato da una vacanza e si era fatto crescere la barba, che poi diventerà la sua icona): “Il volto di Brahms è tanto arduo da riconoscere quanto il tema del Corale di Sant’Antonio nelle sue variazioni”.






Di Johannes Brahms (1833 – 1897), ascoltate Variazioni su un tema di Joseph Haydn Op. 56a (1873) nell’esecuzione della Philharmonia Orchestra diretta da Arturo Toscanini, registrata dal vivo al Royal Festival Hall di Londra nel 1952 (l’interpretazione che prediligo).






Johannes Brahms - Variazioni su di un tema di Niccolò Paganini, Op. 35


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Commenti
Inviato: 10/6/2008 19:22  Aggiornato: 10/6/2008 19:22
Autore: fulmini

(Astratto) Siccome il Caos può essere parte dell’Ordine e non viceversa, e questo vale anche per il Caso e la Necessità, il fatto che le due pianiste suonino affrontate risponde ad una necessità, o a più necessità convergenti.

(Concreto) Ho notato che si scambiano cenni e occhiate d’intesa in certi momenti dell’esecuzione. (E che il regista-montatore della ripresa usa soltanto il campo-controcampo e non il piano fluido – maledizione!)

Ci dici qualcosa, Venises, sulle ragioni e sulle forme di questa messa in scena e in musica?
Inviato: 10/6/2008 23:19  Aggiornato: 10/6/2008 23:19
Autore: venises

Non saprei rispondere con esattezza.
La posizione dei due pianoforti è tipica, certamente propiziata sia dalla forma della coda che dalla necessità di comunicare con sguardi e gesti gli attacchi fra i due esecutori (non c'è un direttore, si tratta di due solisti).
Per quel che riguarda Brahms, il fatto che abbia dapprima messo a punto la versione per due pianoforti e solo dopo, rincuorato dal parere di Clara, abbordato l'orchestrazione (anche se la versione per orchestra era fin dall'inizio e chiaramente l'approdo finale) la dice lunga sulle sue esitazioni a comporre un'opera sinfonica. Ci è arrivato passo passo (non sottovaluterei nemmeno la scelta di un tema non originale, per questo suo primo tentativo).

P.S.1 = per quel che riguarda l'affermazione che il Caos possa far parte dell'Ordine, per ora non mi pronuncio, la prendo come una provocazione amicale alla quale mi riservo di replicare, un giorno.

P.S.2 = Cos'è un piano fluido di ripresa?
Inviato: 10/6/2008 23:46  Aggiornato: 10/6/2008 23:46
Autore: fulmini

@ Venises

Grazie stragrazie per le notazioni aggiuntive su Brahms e la composizione del pezzo.

Quanto al "piano fluido di ripresa": oggi si è soliti risolvere formalmente uno scambio, un dialogo, uno scontro con il campo-controcampo: prima si inquadra Pinco Palla e poi si inquadra Palla Pinco, l'uno di fronte all'altro come due giocatori di ping pong. Ma i due giocatori di ping pong sono l'uno contro l'altro armati, uno contro l'altro = campo e CONTROcampo. Orbene, se i due non si scontrano ma dialogano, si passano la palla e la lavorano, allora serve (per esempio) un "piano fluido": inquadro prima A e poi in panoramica (passaggio fluido) B, e poi A, e poi B. Se poi sono veramente bravo non inquadro A quando A parla e B quando B parla, bensì (per esempio) A quando A ascolta eccetera. Ah, Dreyer, hai filmato invano!
Inviato: 11/6/2008 1:30  Aggiornato: 11/6/2008 1:34
Autore: gertdelpozzo

Una curiosità forse interessante: la stessa modalità compositiva è stata riservata da Brahms anche alle 21 Danze Ungheresi (1869 le prime 10 e 1880 le ultime 11), composte originariamente per pianoforte a quattro mani e quindi orchestrate; le composizioni, guarda un pò, sono coeve alle Variazioni su un tema di Haydn e alle c.d. Variazioni Paganini. Le danze sono composizioni comunque meno complesse di quelle proposte da Venises. Ma questo è già un altro discorso.

Vale
Inviato: 11/6/2008 22:58  Aggiornato: 11/6/2008 23:01
Autore: venises

Ho aggiunto (in fondo al post) le Paganini Variationen, Op. 35 di Brahms (nell'esecuzione di Arturo Benedetti Michelangeli) menzionate da gertdelpozzo.
Siamo certi di non dover insistere nel ricordare quale sia il tema originale di Paganini, ovvero il già visitato Capriccio n. 24 in A minor (tema con variazioni), dall'Op. 1 di Niccolò Paganini.