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vita di imprenditore : La scoperta del business
di fort , Wed 4 June 2008 8:00
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Mi accorsi molto presto che parlare è facile, tradurre i propositi in realtà meno. Dovevo innanzi tutto individuare il “business”. Poi avrei pensato al seguito. Ma per quanto mi dessi da fare, informandomi in giro, leggendo giornali (non c’era Internet, siamo nel 1979), non riuscivo a trovare se non progetti alquanto pittoreschi e stravaganti di persone in cerca di evasioni dalla noia del quotidiano.

Uno mi sembrò interessante: era di un perito agrario come me. Cercava un socio per una coltivazione di una pianta mesoamericana che cresceva rapidamente producendo fibre cellulosiche adattissime all’industria cartaria. Mi piaceva, ma dovevo spostarmi tra Umbria e Toscana, andare a vivere in un casolare ed altre cose del genere che non mi avrebbero spaventato se fossi stato solo, ma non lo ero più. La Clara non era (e non è) tipo da casolare, e da qualche anno c’era l’Alessandro. No, la mia situazione familiare mi costringeva a restare a Milano ed a confrontarmi con questa città.

Mio unico aiuto, sostegno solo morale ma sempre meglio che zero, era un mio carissimo amico di superiori, Gianni: correvamo assieme alla staffetta 4x100 nei campionati regionali studenteschi ed a Foggia, in un centro sportivo nuovo di zecca, un giorno vedemmo allenarsi il “Barlettano volante”, Pietro Mennea (il che troncò sul nascere ogni nostra velleità di campioni: - “troppo forte” - riconoscemmo, un po’ abbacchiati).

Gianni lavorava allora in via Broletto al Mediocredito. Siccome io ero in sede a Cordusio e quindi vicinissimi facevamo l’intervallo in qualche bar. Prima andavamo dal Peck ma, da quando avevo comperato casa ed avevo il mutuo, mi limitavo al bar, e Gianni era con me. Parlavamo dei miei progetti e lui mi incoraggiava, era un vero amico. Anche quando il sabato andavamo in montagna, la mattina presto io e lui, per i sentieri, lo martellavo e lui mi stava a sentire con interesse - credevo io, ma forse era solo pazienza. Del resto, altrimenti, che amico era?

Tutto successe nell’intervallo di una in apparenza banalissima giornata di lavoro. Stavamo mangiando il panino al bar: -Siamo ancora rimasti senza zucchero! Nessuno di voi che si preoccupi di andarlo a prendere!!- sbottò il proprietario rigirando, preoccupato, il poco zucchero rimasto in una delle zuccheriere sul banco. -Non posso badare a tutto io! Meno male che sono le due ed il servizio è quasi finito: dài - continuò rivolto al ragazzo aiutante di banco - stacca e vallo a comperare. Non più di un’ora di tempo mettici, non andartene in giro, torna subito.

Gianni mi stava dicendo qualcosa ma io non lo ascoltavo. “Un’ora di tempo, la benzina, uno in meno al banco… più lo zucchero, naturalmente! Quanto gli costerà quello zucchero?” Finalmente avevo trovato il mio “Business”.

C’è da dire che conoscevo il mestiere di barista: un paio di estati per pagarmi le ferie avevo lavorato all’Hotel Tettuccio a Montecatini (ero lì quando avvenne il primo sbarco sulla luna). Oltre che in alcuni bar in centro, a Foggia. E poi avevo una discretissima preparazione in gestione di esercizi pubblici, derivata dal mio precedente lavoro in Autogrill. E’ proprio il caso di dire: “impara l’arte e mettila da parte”.

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Commenti
Inviato: 4/6/2008 13:01  Aggiornato: 4/6/2008 13:01
Sembra un romanzo di quelli anni trenta quaranta.. Timido ma vero.. Aspetto la continuazione.
Julia