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zona di sovrapposizione : 9 - Ovvero una vittoria si può sovrapporre ad una sconfitta
di petilino , Tue 13 May 2008 8:00
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Per riconsolarsi ad ogni costo? Sì ma con che cosa? Hai perso e basta!
Per spirito di sopravvivenza ed aspettando la prossima occasione? Può essere, ma questa non si può definire vittoria; si chiama accettazione. E vorrei vedere dopo le batoste prese, specie a Roma, che non accetti.
Quella cosa alla quale accenno nell’occhiello, invece, è la vittoria, nike in greco, da vincere; ed il mio intento è dimostrare che una vittoria si può sovrapporre ad una sconfitta: sovrapposizione non contemporaneità.
Il che è bello anche come figura: la prima che prevale sulla seconda e non viceversa.
Non accade sempre, ma può.
È così per le recenti elezioni politiche ed amministrative.

Per dimostrare la mia tesi mi avvarrò specialmente dell’esito delle comunali di Roma, perché mi pare un esempio che si fa leggere più facilmente.
Prima, però, definiamo i termini vittoria e sconfitta.
Notiamo innanzitutto che presi a sé essi non significano molto se non contestualizzati.
Credo, quindi, si possa usare la seguente definizione: si dice sconfitta l’esito finale di un confronto a seguito del quale uno dei contendenti ha esaurito, avendole messe in campo, tutte le risorse delle quali disponeva per cui deve reinventarle prima di poter tornare competitivo. Di questo contendente è la sconfitta.
Speculare a questa è la definizione di sconfitta.
Ebbene, prendendo il caso delle comunali di Roma, ma anche delle politiche nazionali, credo che per lo schieramento democratico all’insuccesso elettorale si sovrapponga un successo insperato per guadagnarsi il quale non ha fatto niente, anzi.
Nel commentare un post di orlandolentini il 19 aprile sostenevo:
“Credo che il PD abbia ora 5 anni per caratterizzarsi come forza politica.
Essendo vera minoranza in parlamento, avrà almeno il vantaggio di non dover scegliere la propria linea, da qui a venire, pressato dalla paura di perdere qualche consenso o qualche deputato nel brevissimo termine: uno in più uno in meno non sposta niente”.
Il ballottaggio di Roma non c’era ancora stato.
Dopo di questo si può serenamente affermare che il successo ottenuto dallo schieramento democratico è l’evidenza che il favore della gerarchia cattolica è ininfluente anzi dannoso.
Aver candidato Rutelli è stato un errore formale di democrazia per il metodo adottato per scegliere il candidato e sostanziale di valutazione.
Molti di noi hanno scelto di far dispetto alla moglie fedifraga tagliandosi le cose più care.
Però hanno preferito un urlo straziante al dover continuare a stare in silenzio.
Si veda la differenza di voti democratici tra Zingaretti alla provincia e Rutelli al comune.
Il fatto straordinario di queste elezioni è la fine degli equivoci nel rapporto con le gerarchie cattoliche.
La cosa meravigliosa di queste elezioni è che molti cittadini italiani, cattolici e non, da oggi in poi potranno parlare di fecondazione assistita, coppie di fatto, testamento biologico ecc. senza opportunismi ed infischiandosene di quel che pensa il Dott. Ruini.
La cosa che fa sognare di queste elezioni è che se un domani si dovesse ripetere l’episodio di un sovrano straniero vestito di bianco, che si permette di sculacciare il sindaco di Roma, come è successo a Veltroni, il sindaco, anche Alemanno certo, potrebbe argomentare educatamente, ma fermamente, avendo la consapevolezza che sta guadagnando voti laici da una parte e non ne sta perdendo nessuno fra i cattolici.
Insomma la vittoria consiste in una conquistata libertà di giudizio e di movimento, energie prima represse e non utilizzate.
Lo spazio a mia disposizione è ormai finito e non posso elencare tutte le altre vittorie ottenute con questa Caporetto elettorale nazionale e locale, ma sono tante ed innumerevoli.
Chiudo osservando di sfuggita che neanche a livello nazionale il servilismo di Casini verso la chiesa (ricordate la telefonata al Dott. Ruini prima delle elezioni?) ha fruttato granché.

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Commenti
Inviato: 13/5/2008 10:44  Aggiornato: 13/5/2008 10:44
Il post mette ben in evidenza un fatto importante e da condividere: l'influenza delle gerarchie cattoliche in politica è molto limitata in Italia e paradossalmente ad esserne coscienti sono proprie loro. Infatti la Chiesa cattolica evita sempre di scendetre in campo in tutte quelle occasioni dove possa emergere in modo evidente il loro vero peso di influenza.Al contrario chi ne paventa l'egemonia sono i politici laici o che militano in partiti laici i quali in modo ossessivo e subalterno cercano rapporti, incontri ufficiali ed ufficiosi con questo o quell'esponente del potere cattolico.Auguriamoci che questi risultati elettorali portino ad un'analisi seria e facciano comprendere i limiti di cultura laica della sinistra riformista italiana.
Mario Pennetta