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Gramsci : l'ignoranza delle Brigate Rosse
di fulmini , Fri 9 May 2008 5:00
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Pubblico qui l'intervento che ho pronunciato ieri sera nel corso della manifestazione beneventana organizzata da Giuseppe Nenna (vedi informazione dei giorni scorsi sul sito-rivista).

1...Giuseppe Nenna mi ha chiesto di introdurre il film che stiamo per vedere e ascoltare (“Piazza delle Cinque Lune”, regista Renzo Martinelli) e di farlo da un doppio punto di vista: dal punto di vista del regista che sono e del testimone che sono stato. Lo faccio volentieri: siamo amici, sono avventuroso, e trovo che ‘fare insieme in amicizia’ sia l’avventura più bella del mondo.

2...Sono regista di professione, e sono stato testimone dell’evento che è il tema del film “Piazza delle Cinque Lune”. Come regista vorrei parlarvi dell’inizio del film, del modo in cui il suo regista lo ha congegnato.

3...L’inizio di un film sono i titoli di testa. I titoli di testa di “Piazza delle Cinque Lune” durano cinque minuti. Cinque minuti, una durata notevole.

La prima immagine è una scritta – parole bianche su un rullo nero che scorre: Leggiamo: “Quando si dice la verità, non bisogna dolersi di averla detta. La verità è sempre illuminante. Ci aiuta ad essere coraggiosi.” Aldo Moro

“Verità” è la parola-chiave. La verità illumina, la verità aiuta ad essere coraggiosi. Non può non venire in mente l’ultimo scambio di battute tra Gesù e Pilato: Gesù - “Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce.” Pilato - “Che cos`è la verità?” E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei. (Vangelo secondo Giovanni, 18, 37-38) Gesù non risponde a Pilato, non gli dice cos’è la verità.

La prima immagine non di parole ma di cose del film è una ripresa a volo d’uccello, come vista da un uccello che vola alto e vede tutto: dai margini alberati di una città antica ci porta prima lentamente poi rapidamente sul totale dall’alto della piazza di questa città, piena di folla. Non può non tornare in mente Pilato che va verso i Giudei in attesa del suo giudizio su Gesù, e insieme Giovanni evangelista - che viene tradizionalmente rappresentato dal simbolo dell’aquila.

4...Sono stato testimone del rapimento politico e della morte violenta di Aldo Moro. Non perché ero a Via Cesare Fani in Roma – il luogo del rapimento - la mattina del 16 marzo 1978. Ma perchè quella mattina – in un’altra strada di Roma, la Salita del Grillo - ho fatto esattamente l’opposto di ciò che hanno fatto i terroristi prima rapitori e poi uccisori di Moro.

Loro hanno agito secondo l’idea che in Italia, nel 1978, si poteva e si doveva fare una “rivoluzione politica e militare”. Io quella mattina invece sono andato a perfezionare gli ultimi particolari della pubblicazione di un libro – scritto a quattro mani e in quattro anni di lavoro-giorno-e-notte con Luis Razeto – che mostrava e dimostrava che in Europa, e in Italia, il tempo della rivoluzione politica e militare era finito da più di un secolo, e precisamente dal tempo della Comune di Parigi (1871).

Il titolo del libro era Sociologia e marxismo nella critica di Gramsci (ora si intitola LA TRAVERSATA. Libro Primo.) e Gramsci, l’edizione critica dei suoi Quaderni del carcere, era stato il punto di partenza teorico della nostra ricerca scientifica, e della nostra proposta politica, per l’Italia di quegli anni, e per l’Europa, di una “riforma intellettuale e morale” come modo di conoscere-e-trasformare profondamente una società industrialmente e civilmente avanzata.

5...A chi fra voi si sta chiedendo chi sia Luis Razeto, dirò che è un teorico importante dell’economia di solidarietà. Il suo sito è uno dei ‘siti preferiti’ del sito-rivista che dirigo. Luis Razeto è uno dei coautori del sito-rivista, come lo è Giuseppe Nenna.

6...Come regista vorrei parlarvi ora della conclusione del film di Martinelli, del modo in cui l’ha congegnata come regista.

7... La conclusione di un film sono i titoli di coda. I titoli di coda di “Piazza delle Cinque Lune” durano cinque minuti. Cinque minuti, una durata notevole.

L’ultima immagine di cose del film, subito prima dei titoli di parole, è una tela di ragno, nitida, in primo piano, con dietro, sullo sfondo, un’informe brilichio di grigi confusi e intrecciati.

La prima immagine di parole dei titoli di coda è una scritta – parole bianche su un rullo nero che scorre: Leggiamo: “La giustizia è come una tela di ragno: trattiene gli insetti piccoli, mentre i grandi trafiggono la tela e restano liberi.” Solone (Solone, vissuto ad Atene tra il settimo e il sesto secolo avanti Cristo – dal 638 circa al 558 circa, è il grande legislatore greco). Cosa viene, cosa verrà in mente a voi, alla fine della visione del film?

8...Sono stato testimone anche di un evento precedente – e in certo senso propedeutico - del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro. Sono stato testimone del famoso Sessantotto. Anzi, prima e meglio, del Sessantasei. Il 1978 dei terroristi è una ‘degenerazione’ – in linguaggio colto si potrebbe dire è una ‘emanazione’ - del 1966 degli studenti.

Nel 1966 ero studente della Facoltà di Architettura a Roma. Morì, in aprile, scaraventato da studenti di destra, da un muretto in cima ad una scala, un compagno di studi, occupammo la Facoltà. Per settimane. Io mi resi conto allora della gracilità, della inconsistenza, dell’anacronismo della cultura marxista per conoscere e trasformare il mondo contemporaneo – la cultura marxista era condivisa dalla maggior parte degli studenti occupanti. Lasciai Architettura, dopo qualche anno mi iscrissi a Sociologia, alla fine di quegli studi incontrai Luis Razeto, e dopo quattro anni era pronto per la pubblicazione il nostro primo libro.

Mi ci erano voluti undici anni per andare fino in fondo alla comprensione della “crisi organica” del mondo contemporaneo, a criticare - con Luis - a fondo il marxismo e la sociologia, e continuare a costruire una nuona scienza, la “scienza della storia e della politica” – iniziata da Gramsci nei suoi “Quaderni”, capace di offrire un nuovo orizzonte conoscitivo e trasformativo.

E ora, quella mattina del 16 marzo 1978, avevo trent’anni e quattro giorni ed ero allegro. Per poco. Poche ore. Quando ho saputo, scendendo per la Salita del Grillo, che altri trentenni coetanei di Luis e miei avevano sterminato la scorta di Moro e avevano rapito lui per realizzare “il sogno di una cosa” sono diventato triste, ed ho pianto.

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Commenti
Inviato: 10/5/2008 11:47  Aggiornato: 10/5/2008 11:47
Autore: Sogni

Una testimonianza veramente toccante, intrecciata con le riflessioni sul film di Martinelli. Tra il 1968 e il 1978 si sono giocati i destini della societa' italiana e si sono persi. Ne facciamo le spese anche oggi.
Inviato: 11/5/2008 7:16  Aggiornato: 11/5/2008 7:16
http://ethos.go.ilcannocchiale.it/post/1901929.html

Appena sarà disponibile il video su youtube, si apprezzerà anche il modo in cui è stato raccontato.
Inviato: 22/1/2018 17:30  Aggiornato: 22/1/2018 17:30
Autore: fulmini

Alessandro BARBERO - Connessioni segrete: comunicare in clandestinità
https://www.youtube.com/watch?v=WQf6AI47yjk