Radio Fulmini

Per installare RadioFulmini sul tuo sito clicca qui
_________________
Chi siamo
Login
Per gli Iscritti
Ricerca

Ricerca avanzata


Questo sito-rivista è la prosecuzione del blog-rivista fulmini, che in diciotto mesi ha capitalizzato 180.000 visite. Per conoscere il funzionamento di questo sito-rivista si può leggere il "Chi siamo" qui in alto.

il crogiolo : voto e dopo voto
di mariopennetta , Tue 22 April 2008 2:20
English version   Version Française   Versión español   Deutsch version  

Il PdL con 13 milioni e seicentomila voti ha distanziato il PD di 1 milione e seicentomila voti, complessivamente la coalizione di centro destra ha avuto il 46,8% dei voti e 344 deputati a fronte del 37,6% e 246 deputati della coalizione di centro sinistra. Disaggregando i dati si riscontrano aspetti interessanti, infatti nel Nord il PdL ha perso voti a vantaggio della Lega Nord. Infatti in questa area il partito di Berlusconi ha perso oltre un milione di voti, mentre la Lega Nord ne ha guadagnati 1,3 milioni; ciò a significare che parte degli elettori di Forza Italia e di AN hanno abbandonato i loro partiti per votare Lega Nord. La Lega Nord ha aumentato i voti da 1,7 milioni del 2006 ai 3,0 milioni del 2008, quasi un raddoppio. I dati dimostrano una intercambiabilità dei partiti del centro-destra nel Nord dell’Italia. La Lega però ha anche intercettato voti provenienti dagli altri partiti, PD e Sinistra Arcobaleno e voti operai ed impiegatizi che per la prima volta, in una percentuale significativa, votano per questo partito. La Lega Nord, inoltre ha visto radicarsi una sua presenza elettorale anche in regioni del centro, egemonizzate dalla sinistra, come Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche.

Il voto politico del Nord presenta aspetti sorprendenti: un calo del 5% nei voti del Pdl, la sostanziale tenuta del PD, il che riduce il divario tra questi due partiti a soli 2,8 punti; la vittoria della Lega Nord che raggiunge il 19,1% dei voti.

Al centro il Pd ha avuto il 45,4% dei voti mentre il PdL il 31,1%. Il PD si conferma come il primo partito, respingendo l’attacco operato dal PdL ed intercettando il voto degli elettori della Sinistra Arcobaleno. In queste regioni, infatti vi è contiguità politica tra una sinistra estrema, ma che in vario modo collabora nell’amministrazione di regioni, città e province da sempre, prima col PCI , PDS e Ds, ed ora con il PD.
Nel Sud la situazione è radicalmente diversa: il PdL ha il 45,0% di voti a fronte del PD col 31,6% e rappresenta l’unica area del paese dove l’aggregazione di FI ed AN ha portato più voti, 434 mila rispetto ai voti dei due partiti nel 2006. Il PdL si presenta come un partito meridionalizzato.

Prime considerazioni da fare sull’analisi del voto:

1...Netta e sorprendente vittoria della Lega Nord. Gli individui reagiscono a determinate paure; paura di perdere la competizione sui mercati globali (imprenditori), paura di vedere l’impresa dove si lavora chiudere (operai, impiegati), paura della violenza nelle città (la maggioranza dei cittadini); speranza in un lavoro a tempo indeterminato (i milioni di giovani precari).

2...Tali elementi stanno portando ad un diffondersi nel Nord Italia di una cultura interclassista che ha come valori portanti quello della produttività e dell’innovazione, elementi importanti per competere sui mercati internazionali. L’esistenza di un mercato globale e l’euro come moneta internazionale, portano a considerare il trasferimento di risorse finanziarie verso il sud del Paese come una diseconomia. Si punta allo sviluppo della “Regione Nord” inserita in un contesto europeo. Inoltre una moneta come l’euro che ha alle spalle le forti economie europee, che non può essere svalutata facilmente come la lira ma che si apprezza in quanto considerata una buona moneta di riserva di valore, pone problemi continui di produttività, di ristrutturazioni, di efficienza, Questi aspetti non interessano solo l’imprenditore, ma anche gli operai e gli impiegati che sentono che la salvaguardia del loro posto di lavoro ed il miglioramento delle proprie condizioni di vita dipendono dalla capacità che ha la propria impresa, inserita in un contesto territoriale, di innovare e di essere competitiva. Tale consapevolezza sta interessando anche altre regioni, dove la presenza sindacale e dei partiti della sinistra è tradizionalmente forte, come l’Emilia Romagna, la Toscana, l’Umbria e le Marche. Su questa impostazione anche i ceti operai si ritrovano e votano coerentemente quella forza politica, la Lega Nord, che da anni sostiene un federalismo fiscale che prevede che il 90% dei gettiti dei tributi erariali devono rimanere nei territori che li generano.

3...Il PD ha perso ma è un partito appena costituito e che ha il difficilissimo compito di darsi una identità riformista, in Italia, dove il termine riformismo ha ancora un significato negativo in un’area politica egemonizzata dalla vecchia sinistra. Avrà il gruppo dirigente del PD la coesione sufficiente per proseguire in un lavoro di insediamento territoriale del partito, in un progressivo rinnovamento del gruppo dirigente, in una elaborazione di regole precise che favoriscano l’osmosi con professioni e culture provenienti dalla società civile? La proposta di costituzione di un ‘governo ombra’ avanzata da Veltroni è fondamentale in questo senso in quanto contribuirà a costruire ed allargare una cultura di governo nel PD, inserendo le proposte legislative presentate come opposizione, in un quadro di compatibilità di sistema.

4...Il PdL ha vinto ricevendo Berlusconi, per la terza volta, un mandato elettorale a governare. La maggioranza dell’elettorato lo ha votato anche perché il centro sinistra per la seconda volta ha dato prova di responsabilità nel risanare i conti pubblici dissestati ma incapacità a portare a compimento il programma proposto e a terminare la legislatura. Il PdL si caratterizza come ‘partito meridionale’ avendo subito un arretramento di voti a favore della Lega nel Nord del Paese. La sua egemonia sarà contrastata dalla Lega Nord che spingerà verso l’attuazione del federalismo. In questo senso è da intendersi il Ministero delle Riforme chiesto da Bossi. Il terzo Governo Berlusconi sarà diverso dai precedenti. Sarà un Governo dove la visione politico-istituzionale di Gianni Letta avrà un’influenza notevole, che lavorerà per il dopo Berlusconi. La costruzione di una fora politica di centro-destra liberal democratica è possibile ora che Berlusconi ha risolto i suoi problemi economici negli anni ’90 con la quotazione in Borsa di Mediaset, giuridici con il suo precedente Governo. Inoltre lavoreranno per strutturare sul territorio il PdL cambiandone la natura, da partito liquido a partito capillarmente presente sul territorio.

5...Ha destato sorpresa la scomparsa della sinistra massimalista che per la prima volta non ha avuto eletti né alla Camera dei Deputati né al Senato. Ma non è questo il destino dei partiti estremisti nei paesi di antica democrazia? Bertinotti in uno dei suoi tanti commenti televisivi post elezioni dichiarava che la ricostruzione del nuovo partito della sinistra dovrà partire dalla elaborazione di un nuovo modello di sviluppo in quanto l’attuale è in crisi. Vecchi concetti che pongono al centro del programma politico la conflittualità nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro, nella società in generale e che trova sempre meno consensi proprio nei soggetti che dovrebbero esserne interessati.

6...Infine da queste elezioni emerge un quadro politico istituzionale simile alle democrazie occidentali, che potrà portare anche in Italia ad una stabilità nei governi del Paese.

Formato stampa Invia questa news ad un amico Crea un file PDF dalla news
 
Si raccomanda di abilitare i cookies nel proprio browser prima di inviare un commento.
I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Commenti
Inviato: 22/4/2008 17:03  Aggiornato: 22/4/2008 17:03
Autore: fulmini

L'analisi politica e sociale del voto e del dopo voto che proponi è forte e condivisibile, nella sua settorialità. Occorre allargare il campo della analisi, includendo l'elemento intellettuale e morale. L'altro giorno Orlando Lentini ha proposto una riflessione preziosa in questa direzione.

In questo senso faccio osservare che ciò che manca ancora allo schieramento politico del centro sinistra è la individuazione di un orizzonte intellettuale e morale - senza di che 'il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere'. Questo orizzonte non può essere definito e costruito senza una individuazione della natura 'organica' della crisi economica, politica, sociale, intellettuale e morale che stiamo vivendo. Da quaranta anni. Questa crisi è crisi dello Stato nazionale e della politica partitica, e non può essere superata senza elaborare nuove forme di direzione generale e di organizzazione politica nuove e storicamente superiori. L'Unione Europea e le associazioni politico-culturali di nuovo tipo (come questa che è potenzialmente il sito-rivista) costituiscono già elementi cruciali del nuovo orizzonte.
Inviato: 22/4/2008 18:04  Aggiornato: 22/4/2008 20:14
Caro amico
con vivo piacere leggo le tue righe giacché è dal dopo elezioni (e da molto più ancora) che aspetto un inizio di analisi seria e articolata e qui comincia ad apparire. Non dai la "colpa" della vittoria alle televisioni di Berlusconi. Cominci a interrogare su di un paese che cambia (ed è cambiato). Non voglio intervenire sullo specifico proprio perché spero sia solo una delle voci di una riflessione seria su questi cambiamenti e su come questi imporranno nuove politiche alle quali o il PD si adatterà o scomparirà la rappresentanza di un area riformista nel nostro paese. Non è partito esattamente con il piede giusto ma c'è ancora il tempo per un suo aderire ad una situazione e per trovare la sua identità. E' il momento delle scelte. Scelte che probabilmente imporranno anche qualche rinuncia.
Grazie Mario DG
Inviato: 23/4/2008 11:02  Aggiornato: 23/4/2008 13:01
Il PD deve approfondire la sua analisi sull'Italia. In questo sono daccordo con Fulmini-Pasquale,l'insediamento e la crescita del PD nel Sud richiede interventi differenti per l'insediamento nel Nord. La cultura politica meridionale rifiuta la cultura dello Stato di diritto, ha scarso senso civico, concepisce la politica come appropriazione di risorse pubbliche per se stesso politico, la propria famiglia il proprio clan. Incontrare la delinquenza organizzata in un contesto simile è facile. Inoltre scarsa è la cultura imprenditoriale intesa come progettazione, rischio nell'intraprendere creare valore per la propria azienda ed il contesto territoriale dove si opera.
Mario Pennetta (continua)
Inviato: 23/4/2008 11:15  Aggiornato: 23/4/2008 11:15
Questa modo di intendere e fare politica è trasversale e caratterizza anche politici ed amministrazioni di sinistra. Il Pd nel meridione deve analizzare in modo spietato tali contesti, elaborare una politica culturale che superi tali problemi e coerentemente cercare una classe dirigente nuova. La cultura politica nel Nord, espressa ancora oggi dal PD, contiene elementi di analisi incentrati sulla grande fabbrica fordista degli anni '50.Era la cultura del vecchio PCI,i conflitti in fabbrica, lo Stato sempre pronto ad esaudire le richieste dei grandi imprenditori.Il "capitalismo molecolare" che nasce dal basso, dagli operai specializzati che rischiano su una propria idea, sul coltivatore diretto che crea un'azienda, ha bisogno di uno Stato differente.
Mario Pennetta (continua)
Inviato: 23/4/2008 11:22  Aggiornato: 23/4/2008 11:22
La politica culturale, economica e sociale del PD deve partire dalle esigenze dei produttori intesi come produttori di beni e servizi, affrontando e risolvendo i problemi di continua inefficienza che questi si trovano ad affrontare nei confronti dello Stato. In questo mi trovo daccordo con MDG al quale chiedo un contributo di analisi,e concordo con l'esigenza che il PD crei una struttura federale sul territorio nazionale. Per la politica culturale del PD chiedo aiuto ad altri lettori e co-redattori sicuramente più esperti di me.
Mario Pennetta
Inviato: 23/4/2008 14:58  Aggiornato: 23/4/2008 14:59
In realtà questo non è propriamente il posto più adatto per simili incontri. Per mille motivi. Io trovo nel tuo articolo due grandi novità nel panorama dei commenti attuali alla politica.
Analizzi il voto con i dati e con un ragionamento serio sui flussi non prevenuto ne generato da una teoria preconfezionata.
Mostri l'Italia che pare uscire da quel voto dal punto di vista strutturale ovvero non un 'Italia a due velocità ma l'embrione di due paesi; due Italie (sia economicamente che culturalmente).
Nei commenti vai oltre con lucidità ma tempo al tempo.
Mi pare invece che l'aspetto morale attenga ad altro approccio che qui pare fuorviante. Anche questo è un limite del fare politica: il portare il ragionare su più fronti non permettendo di giungere così mai a alcuna conclusione o sintesi.
Potremmo grossolanamente dire che tu parli sulla "proposta politica", l'aspetto morale attiene alla "costruzione politica". Sull'aspetto morale vorrei solo chiosare che l'uomo stabilisce delle regole e (sempre) delle eccezioni per sé. L'italiano è portatore anche di altri vizi peculiari che rafforzano questo aspetto.
Torniamo al punto solvolando sugli errori strutturali di una fomazione politica che appare sulla scena non attraverso una vera "assemblea costituente" ma piuttosto con qualcosa che assomiglia ad un "Congresso fondativo"; congresso che presuppone la presenza di soggetti (partiti) che allo stato non esistevano (erano stati sciolti). Ti assicuro che questo si è fatto sentire anche a livello locale. Ne consegue la difficoltà di dare una fisionomia precisa a tale soggetto partito che partorisce o almeno valori di riferimento, richiami ad altre analoghe esperienze.
Il partito che deve venire dovrebbe essere portatore anche di parte di quei valori che sono rimasti esclusi dalla "selezione sulla rappresentatività" dettata dal sistema elettorale. Mi risulta incomprensibile, ad esempio, l'esclusione dei Socialisti o almeno del progetto di partito socialista, in un progetto che si richiama, giocoforza, anche a tali valori e a quella storia e che andrà (in parte, quale?) e rappresentarla in Europa.
Certo che tutto questo non può prescindere dalla creazione di un nuovo gruppo dirigente. Ripeto che ritengo utile trattare singolarmente i vari aspetti senza mescolarli (almeno inizialmente) per evitare il rischio di parlare di tutto e, alla fine, di niente quando è urgente cominciare a dare risposte ai bisogni delle persone e della società dopo aver dato per troppo tempo delle non risposte o delle risposte parziali. Mario DG
Inviato: 23/4/2008 16:17  Aggiornato: 23/4/2008 16:17
E' la terza volta che invio il commento e non passa. Mi scuso con MDG risponderò domani mattina.
Mario Pennetta
Inviato: 23/4/2008 16:20  Aggiornato: 23/4/2008 16:20
Autore: fulmini

Le distinzioni metodiche sono utili se non sono scambiate per distinzioni sostanziali. L'uomo è uno, e uno è il mondo. Quando parlo di analisi culturale comprensiva penso all'aurea definizione di Max Weber: “la cultura non è altro se non una sezione finita dell’infinità priva di senso del divenire del mondo, alla quale è stata attribuito senso e significato dal punto di vista dell’uomo".
Inviato: 23/4/2008 21:03  Aggiornato: 23/4/2008 21:11
Mi sembrerebbe irrispettoso non aspettare la "replica" di Mario Pennetta. La verità "vera" è che sono veramente curioso e interessato a quanto ci può dire e a come si potranno sviluppare queste riflessioni forse (non credo) accademiche.
Mario DG
Inviato: 24/4/2008 0:09  Aggiornato: 24/4/2008 0:09
Sinceramente apprezzo l’analisi del flusso di voti determinatosi dalla recente consultazione elettorale sviluppata da Pennetta, temo invece i commenti e le riflessioni che, a mio parere, scivolano da un contesto sostanziale ad una visione troppo intellettuale che cerca di ricondurre la realtà entro gli schemi di una interpretazione che offre poco e nulla al che fare.Senza attardarmi in una sterile querelle vengo al punto.Il Nord EST dell’Italia è attraversato da anni da profondi processi di rapido cambiamento che sono racchiusi in queste cifre: più di un terzo dell’esportazioni italiane sono concentrate in aree che coinvolgono un quantitativo di popolazione che è molto inferiore ad un terzo di tutta l’Italia.
Inviato: 24/4/2008 0:18  Aggiornato: 24/4/2008 0:18
Nell’anno trascorso e nei primi tre mesi dell’anno corrente il valore delle esportazioni facenti capo a questa area sono risultati superiori al valore delle esportazioni complessive di Germania, Francia e Spagna, con eccezione dell’Olanda che supera il valore grazie al fatto che riesporta quanto massicciamente importa.Questo trend è continuato malgrado le ragioni di competitività dei prodotti fossero continuamente stressati dal rafforzamento dell’Euro e dal crescente costo dell’energia.Qual è la domanda ripetutamente posta da questa area del Paese rispetto al governo centrale? La reale difesa ed affermazione di regole uguali per tutti i paesi.Se bisogna affrontare i mercati internazionali per vincere ed affermarsi su essi bisogna che tutti i partecipanti si confrontino con regole uguali per tutti.Nell’ultimo anno la Cina ha pilotato una svalutazione della moneta cinese rispetto all’euro del 31%, malgrado la Cina non sia un paese a bilancia negativa dell’esportazioni, anzi ha un surplus della propria bilancia commerciale superiore ai 1600 miliardi di dollari.Mentre in Europa, per imposizione statutaria la BCE interviene solo sui livelli inflazionistici.Inoltre, cosa che sembra sfuggire agli amici della sinistra massimalista, la miriade delle produzioni che in questa area continuano a crescere, malgrado la crisi, sono realizzate da piccole e medie industrie dove il rapporto di lavoro è necessariamente “partecipativo” e condivide i risultati raggiunti.A queste domande, la politica mistifica o non comprende il fenomeno e lo minimizza con i clichè dei dazi e delle protezioni facendo arrabbiare tutti quanti che, proprio perché vivono di esportazioni, non pensano minimamente a trincerarsi, pena la scomparsa dai mercati, dietro quelle misure.Dall’altra parte una sinistra massimalista e le sue propaggini sindacali continuano a riproporre schemi ed interpretazioni della classe lavoratrice e della necessaria differenziazione con i “padroni”.E’ difficile per questa parte del Paese, che si sta estendendo sia nell’Emilia che in Liguria, Toscana e Piemonte come l’analisi del voto dimostra, accettare una politica che resta insensibile, anzi non comprende i problemi ed insegue una mitica realtà di unione e sviluppo del Paese che si traduce in un pluriennale massiccio trasferimento di risorse essenzialmente al SUD Italia, che non ha determinato alcun cambiamento. Infatti la richiesta di federalismo fiscale questa volta sarà ineludibile.Ritengo che il PD abbia compreso bene il problema e lo dimostra con il tentativo fatto con l’inserimento nelle sue liste di persone facenti capo alla realtà imprenditoriale del NORD EST, ma sconta la mancanza del tempo necessario ad affermare il nuovo.Non voglio soffermarmi oltre, ma invito tutti noi a cimentarsi su questi problemi.Gianfranco
Inviato: 24/4/2008 10:39  Aggiornato: 24/4/2008 10:39
Se è riferito a me mi diverte quel "visione troppo intellettuale" di Gianfranco che mi suona nuovo. Noi Veneziani, veneti, del NORD-EST, siamo notoriamente molto ospitali e, credo, realisti. Abbiamo piacere se viene qualcun altro da fuori a spiegarci il "miracolo NORD-EST" (tuttora sottovalutato). Miracolo che perdurando pare poco miracoloso ma che senza una politica realistica potrebbe non tenere all'infinito.
Cantare le lodi dello sconfitto non credo sia sufficiente soprattutto dopo una sconfitta poco onorevole. L'arretramento anche in zone notoriamente di "centro-sinistra", come la mia, non mi sembra segnale esaltante. Parliamone di queste nomine illuminate calate dall'alto, scelte nell'aparato, pesate col bilancino. Parliamo delle ricette proposte perché dovevo essere distratto.
Molto modestamente esprimo qualche idea modesta. Spero che Uolter, o chi per lui, decida il posto e le modalità dove cominciare seriamente a mettere a confronto queste idee; le idee degli ultimi sopravvissuti.
Mario DG
Inviato: 24/4/2008 10:48  Aggiornato: 24/4/2008 10:48
Per il resto, nella sostanza, condivido completamente il contributo di Gianfranco. Forse avrei aggiunto qualche virgola. Si tratterebbe di dare fisionomia ad un soggetto "riformista", "progressista", chiamiamolo come diavolo vogliamo, che dia delle risposte diverse ed efficaci a quelle (demagogiche e vuote) di questa destra.
Mario DG
Inviato: 24/4/2008 10:54  Aggiornato: 24/4/2008 10:54
Provo a rispondere oggi sperando di essere più fortunato. MDG haa colto bene che non intendevo parlare di un' Italia a due velocità ma della possibilità che in un futuro prossimo con violenza emergano due Italie. La questione meridionale non la pongo da un punto di vista morale,ma assenza di cultura dello Stato di diritto, mancanza di senso civico in un 'area teriitoriale, la si deve intendere secondo il concetto elaborato dai sociologi economici di "capitale sociale", inteso appunto come quegli elementipresenti su di un territorio che lo valorizzano: qualità della manodopera, aggiornamente, ricerca, trasmissibilità della ricerca, ordine pubblico ecc. Un valore elevato del capitale sociale permette un flusso alto di investimenti.
Mario Pennetta (continua)
Inviato: 24/4/2008 11:07  Aggiornato: 24/4/2008 11:07
Gli economisti regionali hanno sviluppato in questi anni un'analisi approfondita e con strumenti torici innovativi sulle differenti aree territoriali del paese, Beccatini, Trigilia, Bonomi, ad esempio.I risultati sulle differenze economiche, culturali e politiche sono da anni oggetto di discussione. Parlo di due Italie contrapposte in quanto l'Italia centrale da sempre governata dal riformismo di sinistra con caratteristiche proprie è da inserire nell'Italia produttiva. Il socialismo laico di Boselli, caro MDG, deve far parte della cultura politica del PD, ma questi, da uomo di potere al tramonto aveva solo l'esigenza di presentarsi con il suo simbolo per contrattare più potere
Mario Pennetta (continua)
Inviato: 24/4/2008 11:13  Aggiornato: 24/4/2008 11:13
Daccordo con Fulmini di non limitare l'analisi ai soli aspetti economici ma allargarla a quelli culturali. Sarà l'impegno di tutti nei prossimi mesi con l'invito,a me per primo, a non limitarsi a descrivere il quarto di iceberg che emerge ma rischiare e scendere a capire le cause dei 3/4 nascosti nel fondo del mare. Mi complimento con Gianfranco per l'analisi, mi trova daccordo ed è una buona piattaforma per capire l'evoluzione futura dell'area forte dell'economia nazionale. Vi ringrazio e vi auguro Buone feste
Mario Pennetta
Inviato: 24/4/2008 11:44  Aggiornato: 24/4/2008 11:49
Ringraziandovi e scusandomi a nome della "redazione" per le eventuali difficoltà nel postare i commenti (stiamo cercando di provvedere) vi auguro anch'io buone feste
Mario DG
Il socialismo laico di Boselli.
Non parlavo di nomi. Una corretta costruzione del "Partito Democratico" l'avrei vista attraverso una assemblea costituente dove si potessero confrontare "veramente" le idee. Senza soci di maggioranza. In questa situazione attuale e in questo ritardo storico ha messo del suo tutta la classe politica dirigente che dovrebbe rappresentare un'area del paese che a mio avviso è molto più ampia del contributo elettorale che ha espresso e che non si sente rappresentata. Quella parte dell'elettorato di centro-sinistra che ha premiato (soprattutto dalle mie parti) la lega non è improvvisamente rincretinita ne è cambiata morfologicamente. Gli uomini sono rimasti gli stessi. Gli stessi ma li abbiamo delusi. Il voto non è intelligente solo quando premia la nostra parte.
Inviato: 24/4/2008 12:07  Aggiornato: 24/4/2008 15:09
Io ho vissuto e vivo ancora la nascita del PD come un miracolo. Le premesee che nascesse già morto vi erano tutte. Lo scontro tra gli apparati, ricordiamolo, aveva portato ad uno stallo, poi fu designato Veltroni che ha occupato velocemente uno spazio (chiusura a sinistra). La mia paura sono i rigurgiti... ancora non ci sono, speriamo bene. La strada maestra sarebbe stata quella indicata da te, ora però accontentiamoci dell'esistente e lavoriamo perchè cresca forte. Un saluto e a presto
Mario Pennetta