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briciole musicali : Bernstein – Beethoven: Sinfonia n.6
di venises , Mon 5 May 2008 7:00
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Oggi vi proponiamo l’analisi del Primo Movimento (Allegro ma non troppo) della Sinfonia n. 6 in Fa maggiore Op. 68 di Ludwig van Beethoven (1808); analisi contenuta in una lezione di Leonard Bernstein all’università di Harvard che potete seguire in Videoteca (basta avere una e-mail per iscriversi ed avere accesso alla Videoteca, il Login è qui accanto - sempre che non l'abbiate già fatto!).

La Sinfonia n.6 è un’opera “programmatica” (infatti è meglio conosciuta come “Sinfonia Pastorale”). Bernstein ne dà una lettura puramente in termini di strutture musicali (Bernstein ama chiamarle ‘metafore’), invitando a liberarsi di tutte le interferenze degli elementi figurativi e programmatici disseminati da Beethoven nel manoscritto.

Ecco alcuni dei passaggi chiave di questa lezione (che è in inglese):
• L’intero primo movimento non è altro che una costante trasformazione metaforica del materiale contenuto nelle quattro battute d’apertura.
• Una delle tecniche dello sviluppo è l’eliminazione. Di cosa? Di qualcosa che ci attendiamo (per esempio una controparte simmetrica o magari la semplice ripetizione del motivo appena ascoltato).
• Uno dei meccanismi fondamentali dell’appagamento estetico risiede nell’attesa – durante l’ascolto anticipiamo costantemente e come dei bambini amiamo essere stupiti. Attesa di cosa? Della ripetizione. L’essenza della musica sinfonica risiede nello sviluppo, che è inesatta ripetizione, cioè una ripetizione ma con delle variazioni. Da qui la bellezza e l’appagamento che ne deriva – che senza il meccanismo fondamentale dell’attesa della ripetizione – non esisterebbero. Bernstein l’esprime così, definendo la variazione come la ‘violazione dell’aspettativa’.
• Bernstein sottolinea una delle peculiarità della musica come forma d’arte (una delle più belle, secondo noi): la simultanea compresenza di più strutture, di più discorsi e quindi di più significati nello stesso passaggio – compresenza dalla quale nasce un’affascinante ed emozionante ambiguità (il libro menzionato da Bernstein è William Empson: Seven Types of Ambiguity)

Ecco, noi ci fermiamo qui; lasciamo parlare Leonard e Ludwig.

spartito prime battute del primo movimento della Sinfonia n. 6 di Beethoven

 spartito prime battute del primo movimento della Sinfonia n. 6 di Beethoven (continua)


Questa la struttura della sinfonia:
Titolo: Sinfonia Pastorale o Ricordo della vita in Campagna
I. Sentimento di felicità che sorge all’arrivo in campagna
II. Scena al ruscello
III. Gioiosa riunione di contadini
IV. Tempesta
V. Canzone del pastore. Ringraziamenti di gioia dopo la tempesta

Titolo: Sinfonia n.6 in Fa Maggiore Op.68 (1808)
I. Allegro ma non troppo
II. Andante con molto moto
III. Allegro
IV. Allegro
V. Allegretto



State ascoltando il primo movimento Allegro ma non troppo della Sinfonia n.6 in Fa Maggiore Op.68 (1808) di Ludwig van Beethoven (1770-1827) nella registrazione del 1952 di Arturo Toscanini con la NBC Orchestra.

P. S. = " Don't think of an elephant..... "
Durante l'ascolto è proibito pensare a pastorelli ed uccelletti: ci riuscite?

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Commenti
Inviato: 5/5/2008 9:44  Aggiornato: 5/5/2008 9:44
Autore: fulmini

'Metafora'. Questa è la parola-chiave ('parola-chiave' è a sua volta una metafora).

Ha ragione Bernstein, ed hai ragione tu Venises. Ma proprio perchè avete ragione perchè non pensare, mentre si ascolta questa musica sublime (cioè obliqua, ambigua) simultaneamente a organismi naturali e a organismi artificiali?

L'Amico Misterioso - che è un ottimo critico letteraio per professione e vocazione (l'Amico Misterioso è quello del dialogo ieri-oggi nei commenti al post di Fort "Il perchè di una decisione") ne ha dato ottima prova in un saggio che un giorno, o una notte, forse farà capoccetta in questo sito-rivista.
Inviato: 5/5/2008 21:27  Aggiornato: 8/11/2009 9:39
Autore: venises

Fulmini mi chiede se credo all’arte programmatica. Colpo basso, questione difficile.
Cominciamo dal semplice. Possono i due livelli di lettura co-esistere? La risposta di Nicolai è ‘no’, la risposta di Ludwig è chiaramente ‘si’.
Quando Beethoven dissemina sul suo manoscritto uccelli e pastorelli, vuole suggerire una lettura totalmente ‘estrinseca’ del brano musicale. Questa chiave di lettura deve funzionare senza ricorso a nessun’altra chiave interpretativa: è questa la sfida di questa particolare creazione allegorica.
Può l’allegoria cancellare la struttura ‘intrinseca’ dell’opera? La mia risposta è chiaramente ‘no’.

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