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briciole musicali : Porpora: Concerto per Violoncello
di venises , Sun 6 April 2008 5:00
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Maestro di Cappella al Conservatorio di Sant’Onofrio di Napoli dal 1715 al 1721, acquista una reputazione come maestro di canto. Collabora con Scarlatti all’opera Berenice Regina d’Egitto per il Teatro Capranica di Roma.
Nel 1726 accetta il posto di maestro di cappella all’Ospedale degli Incurabili di Venezia, dove si trasferisce però con l’obiettivo di diventare maestro di cappella a San Marco. Non ci riesce e nel 1733 accetta l’invito ad associarsi alla neonata ‘Opera of the Nobility’ di Londra, messa in piedi con l’intento di provocare il fallimento della ‘Royal Academy of Music’ di Haendel, alla quale sottrae musicisti e cantanti. Porpora ripartirà da Londra prima che (nel 1737) l’Opera di Haendel chiuda i battenti. Torna alla sua Napoli ma è preso dall’ansia e un anno più tardi è di nuovo a Venezia (prima al Conservatorio di Santa Maria di Loreto, poi all’Ospedale della Pietà, infine all’Ospedaletto).
Quindi la svolta: nel 1747 diventa maestro di canto della principessa elettrice alla corte di Dresda; poi Kapellmeister; poi Oberkapellmeister. Finisce ad insegnare canto alle dame della nobiltà viennese, dove però incontra Haydn, che diviene suo allievo. Finisce i suoi giorni a Napoli, nella più totale indigenza.


Struttura del concerto
Un concerto nel quale il gioco solista-orchestra non è sempre costruito intorno all’opposizione ma nel quale la voce solista diventa a tratti parte integrante del tessuto orchestrale.
Il concerto s’apre con un superbo Adagio che vede il primo e secondo violino entrare in sequenza su un tema dolcissimo e semplice e già si capisce che i ruoli delle voci saranno ‘liberi’, tutti parimenti importanti. L’entrata del violoncello si realizza sul primo picco del dialogo delle voci dei violini [1:10]. Il passaggio all’Allegro ci fa transitare dal regno dell’emozione a quello dell’intelletto – domina qui il virtuosismo del violoncello, la ricerca di effetti parossistici e quasi dissonanti, con l’obiettivo di esaltare il violoncello solista. Nell’ etereo ed impalpabile Adagio centrale, caratterizzato da una rarefazione espressiva altrimenti sconosciuta nel barocco, i ruoli (solista-accompagnamento) sono definitivamente smarriti. L’Allegro finale si svolge su un continuo animato, con i violini che ripetono l’accordo di sol maggiore. Invece della ripetizione canonica delle due sezioni che lo compongono, Porpora adotta lo sviluppo accelerato della seconda parte (il tempo passa di colpo da ‘Allegro’ a ‘Presto’).




Nicola Antonio Porpora (1686-1768)
Concerto per Violoncello in Sol maggiore
(Adagio – Allegro – Adagio – Allegro)



Incerta è la datazione di questa splendida composizione; lasciamo a voi la scelta: composta forse durante il suo soggiorno londinese (1734-1737), segnato dalla collaborazione col violoncellista Giovan Battista Costanzi; o magari durante la sua attività a l’Ospedaletto di Venezia (1742-1747) dove suonava il violoncello un autentico talento, Niccolosa Fanello.


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Commenti
Inviato: 8/4/2008 6:08  Aggiornato: 8/4/2008 6:08
perché non parlare delle influenze su Mozart di questi autori? Quando era in Italia ne sentì molti. Per esempio è chiara l'influenza de "Lo frate 'nnamurato" di Pergolesi nelle Nozze e nel Don Giovanni... Sono sempre io, la stessa, riconoscibile (ma anonima)
Inviato: 8/4/2008 9:30  Aggiornato: 8/4/2008 9:30
Autore: venises

Sono d'accordissimo con te, parliamone.
Comincia tu.
(Anche io sono sempre lo stesso, come vedi)
Inviato: 9/4/2008 7:53  Aggiornato: 9/4/2008 7:53
:) nice try!