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prove di discussione : l'intellettuale-sacerdote
di fulmini , Fri 25 May 2007 7:00
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Ecco il fulmine che ho scagliato sulle pagine di ALIAS – supplemento settimanale de ‘il manifesto’ - sabato 9 maggio 2007.

Questa Anna Politkovskaja, stroncata a quarantotto anni da Vladimir Putin e i suoi maggiordomi russi perché criticava l’Esercito e la Burocrazia e il Putin in persona, era ed è uno di quei rari esseri umani che fanno della nostra vita difficile una cosa degna d’essere vissuta.

Verso la fine di Proibito parlare (Mondadori, 2007), una selezione degli ultimi articoli da lei pubblicati sul quotidiano “Novaja Gazeta” - libro che ho letto come da ragazzo mangiavo senza respiro un cestino di ciliegie - dentro un articolo intitolato “Da Kiev si può iniziare la fuga” ho sottolineato la frase: “Se diventi nemico del potere politico […] Kiev è il posto ideale per fuggire dalla Russia”. Ed ho latolineato: ‘Ecco come si documenta una situazione per chi ha desiderio di sapere e si svela l’estrema possibilità a chi si ostina a vivere a testa alta.’ Naturalmente, per fare questo, Anna non doveva fuggire lei stessa, è rimasta a scrivere, e l’hanno sparata, prima al cuore e poi alla testa. Più di una volta, leggendo ammirato questa giornalista capace di guardare pessimisticamente in alto, verso i potenti, e ottimisticamente in basso, verso gli umili - questa donna aristocratica con i forti e democratica con i deboli – ho pensato al programma di Niccolò Machiavelli: “Così come coloro che disegnino e’ paesi si pongano bassi nel piano a considerare la natura de’ monti e de’ luoghi alti, e per considerare quella de’ bassi si pongano alto sopra monti, similmente a conoscere bene la natura de’ popoli bisogna essere principe, et a conoscere bene quella de’ principi bisogna essere populare.” Tutto questo sta accadendo in Russia, un paese “sempre più simile all’URSS” – come titola ‘la Repubblica’ del 21 aprile 2007 un articolo di Sandro Viola. In Russia, cioè in un paese formalmente democratico, ma sostanzialmente autoritario, dal momento che la separazione dei Poteri è formale e non sostanziale. E qui, in Italia, cosa sta accadendo oggi tra giornalisti e Poteri? Cosa accade in un paese come il nostro in cui la separazione dei Poteri è non soltanto formale ma anche (nonostante tutto) sostanziale? Qui da noi accade la stessa cosa, cari amici vicini e lontani, accade cioè che i giornalisti signori-di-se-stessi sono pochi e rischiano, ed i giornalisti servi-del-potere sono molti e raschiano. Perché? Il perché va trovato nella costituzione degli intellettuali dell’intero mondo moderno – autoritario o democratico che sia. Mostra e dimostra infatti Antonio Gramsci nei suoi ‘Quaderni del carcere’ che nel mondo moderno i giornalisti (e gli intellettuali di professione) sono fatti – nella stragrande maggioranza - della stessa materia di cui sono fatti i Sacerdoti delle Chiese, i quali subordinano il proprio lavoro agli interessi delle Superstrutture di cui sono Funzionari, essendo una varietà evolutiva del predicatore e dell’oratore e del chierico medievali. Infatti, alle origini del mondo moderno, la figura galileiana dello scienziato-sperimentatore (secondo il quale la verità è sempre rivoluzionaria) è stata sconfitta dalla figura dell’intellettuale-sacerdote. È la tragedia di una civiltà che non è riuscita a diventare compiutamente moderna.

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Autore: fulmini