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il crogiolo : Giuliano Ferrara
di mariopennetta , Sun 30 March 2008 8:00
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Giuliano Ferrara nacque comunista, figlio di Maurizio, segretario particolare di Togliatti e poi direttore del giornale del partito l’Unità, e di Marcella, senatrice del PCI e giornalista del settimanale del partito Rinascita. Sin da piccolo, girando e giocando nel salotto di casa, ascoltava gli impegnativi dibattiti degli intellettuali comunisti che si riunivano nella casa paterna. Giuliano cresceva, colto ma impaziente, e insofferente a qualsiasi disciplina.

Il 1968, movimento libertario, antiautoritario, antifascista, non poteva non vederlo sulle barricate, di Valle Giulia naturalmente, dalla parte di chi combatteva il Potere. In quegli anni apprese anche ad ammirare ed apprezzare, dai genitori, il difficile mestiere del Funzionario nel Partito Comunista Italiano.

Partì nel 1973 alla volta di Torino con grandi ambizioni e due grossi panieri: in uno aveva riposto gli strumenti del comunista di partito da utilizzare nel lavoro di funzionario del PCI e nell’altro ripose gli strumenti della sua cultura appresa sin da bambino nel campo della letteratura, della poesia, forse anche della musica. Al suo arrivo a Torino fu subito nominato “ responsabile fabbriche” della Federazione del Partito Comunista Italiano, compito di prima linea, in un periodo difficilissimo per la sinistra parlamentare, con i partiti politici e i sindacati impegnati a difendere lo Stato democratico dall’attacco delle Brigate rosse.

Le cronache del tempo e la sua biografia non raccontano di particolari azioni intraprese da Giuliano tali da essere punto di riferimento dei lavoratori che lottavano contro il terrorismo, per un salario più alto, per una casa a prezzo equo, per la salute in fabbrica ecc. Comunque cresce nel corpo e nell’ego. Incomincia a manifestare segni di insofferenza per la mediocre vita del funzionario di partito, delle riunioni, degli attivi, delle tante manifestazioni da organizzare, una vita che gli consuma il tempo di vita, gli impedisce di coltivare l’arte dello scrivere,e dell’oratoria da esibire in luoghi meno tristi delle sedi di partito.

Che fare? Questi comunisti del PCI non sono rivoluzionari, non sono riformisti, seguono un lento Berlinguer in lenta marcia di allontanamento dall’URSS e di avvicinamento alla Nato, vogliono governare sapendo di non poter governare, difendono ormai da tempo, troppo tempo, la democrazia, la classe operaia, le solite giaculatorie, i soliti riti, il solito Fassino, i soliti funzionari di partito e sindacali, sempre gli stessi, che girano nelle segreterie, nei direttivi, che si alleano in un congresso, per poi combattersi nel successivo.
Giuliano con insolita agilità salta e va nel campo di Bettino Craxi. Siamo agli inizi degli anni ’80 il socialismo craxiano è in ascesa: abbandonata l’idea del riformismo democratico da proporre come governo alternativo alla DC si è con questa accordato in una spartizione sistematica del potere. Giuliano, sfruttando la rete familiare di potere, viene preso a lavorare all’Espresso e poi al Corriere della Sera, e da queste sedi inizia un attacco sistematico contro il suo vecchio partito, i suoi vecchi compagni, soprattutto contro i suoi due amici-nemici, Walter Veltroni e Massimo D’Alema.

La sua sfida consiste nel dimostrare che con i suoi strumenti mediatici ed il suo linguaggio populista riesce a condizionare la vita politica nazionale più che i suoi due ex compagni, semplici funzionari di partito. I suoi sono attacchi frontali contro PCI e sindacati. Sbeffeggia la questione morale di Enrico Berlinguer, sostiene la politica dell’occupazione sistematica del potere operata da Bettino Craxi, irride a quella sinistra che denuncia la corruzione ormai divenuta endemica nella società e che ha nei socialisti e negli altri partiti di governo il fulcro centrale. Il linguaggio è truculento, gli atteggiamenti spavaldi. Si insedia nelle televisioni, RAI e Mediaset, con l’appoggio dei socialisti, porta avanti programmi di analisi politica e sociale dove il dibattito è inesistente e l’aggressione a chi sostiene idee diverse è la costante. I primi tentativi di una TV che educhi al confronto vengono bollati come soporiferi, si inaugura la stagione degli insulti in diretta, degli sputi in faccia all’avversario. Siamo alla TV spazzatura. Il craxismo come occupazione del potere ed arricchimento facile diventa stile di vita. Le reazioni a sinistra sono feroci, emotive, si sentono attaccati dall’ex compagno su questioni dove la sinistra credeva di vantare una diversità dovuta ad una superiorità morale.

Il 1992 è l’anno che segna uno spartiacque per l’Italia. Gli anni ’80 sono gli anni del benessere, dell’Italia che si arricchisce, cresce nel reddito, supera l’Inghilterra come Pil (secondo l’allora ministro De Michelis) il tutto attraverso una spesa pubblica finanziata in deficit, un debito pubblico che dal 60% del Pil passa al 110%. Degli squilibri finanziari del decennio si accorge la speculazione internazionale che nel settembre opera un attacco frontale alla lira costringendola a svalutare.

Nello stesso anno viene a saltare un’altra triste anomalia italiana. La corruzione ormai diffusa, incontenibile, non può essere più controllata, saltano le omertà, scoppia Tangentopoli. La magistratura, in special modo quella milanese, persegue politici, uomini di affari, faccendieri. I partiti politici di governo, alcuni dei suoi leaders più rappresentativi vengono incriminati, una classe dirigente scompare.

Si crea un problema di rappresentatività dell’area politica di centro-destra. Mario Segni è considerato debole, Casini e Buttiglione non all’altezza del compito. All’orizzonte appare un industriale, Silvio Berlusconi, proprietario dell’unica televisione privata nazionale, che ha surclassato tutti i concorrenti grazie ad uno spregiudicato rapporto col potere politico, soprattutto con Bettino Craxi. Berlusconi scende nell’agone politico a difesa – dice - del popolo del centro-destra, in verità a difesa del suo gruppo mediatico oberato dai debiti, e per proteggersi dalle inchieste giudiziarie sempre più numerose che lo riguardano.
Giuliano corre subito in soccorso. La sua chiassosa personalità ha bisogno di un nuovo Principe. Dopo il Principe della sua adolescenza rappresentato dal Partito Comunista Italiano e dopo il Principe della maturità rappresentato da Bettino Craxi, ha bisogno di un nuovo Capo in cui identificarsi. Capisce subito che dietro questo leader può aggiornare il suo scontro politico con i suoi ex compagni, e che il suo populismo mediatico ben si coniuga con il programma politico di Berlusconi.

Inizia un’operazione sistematica contro la magistratura milanese, ne attacca la credibilità sostenendo la valenza politica del suo operato rivolto solo contro le forze di centro-destra. Si fa portavoce di attacchi ad alcuni politici di sinistra accusandoli di corruzione. Il linguaggio è provocatorio, irridente verso gli avversari, che sovrasta nei dibattiti politici, tracimando col corpo e con la voce. Le reazioni sono di nuovo violente, emotive, di chi vorrebbe argomentare ma ne viene impedito dalla sopraffazione fisica. Gli interessi difesi da Giuliano gongolano, riescono a ribaltare i ruoli. I magistrati passano sul banco degli imputati, una parte della politica vuole difenderne l’operato ma vi riesce solo in piccola parte. La maggioranza dell’opinione pubblica è influenzata più dalle televisioni che dai giornali, la sinistra subisce continui attacchi, cerca di reagire ma ne è impossibilitata. Berlusconi si salva finanziariamente con la quotazione in Borsa di Mediaset e dai processi varando leggi ad personam che depenalizzano i reati di cui è accusato o che li pone in prescrizione.

Il populismo mediatico di Giuliano è un fondamentale supporto a questa strategia, i suoi amici nemici, Veltroni e D’Alema vengono ancora una volta surclassati.

Ma Walter Veltroni sta operando una vera rivoluzione politico-istituzionale. Vuole portare ad una semplificazione del quadro politico nazionale con la creazione di due soli grandi partiti alternativi di governo e con un numero limitatissimo di partiti alleati. Lo scontro si affievolisce, la percentuale di adrenalina nel corpo di Giuliano si avvicina allo zero.

Che fare? Da tempo Giuliano è attento alla Chiesa cattolica come centro di potere, si definisce infatti ateo devoto, ne sostiene le iniziative, non ultima quella sul referendum sulla procreazione assistita. In questa fase della sua vita sente un richiamo ancestrale, riprende importanza l’educazione primaria ricevuta da bambino. Da giovane si era identificato con il partito-chiesa rappresentato dal PCI. In questa fase della sua età matura abbandona i surrogati ed abbraccia la cultura e gli interessi dell’unica vera Chiesa, la cattolica.

Giuliano, infatti, si adopera per trascinare la Chiesa cattolica in scontri frontali. Ma questa si rifiuta di essere utilizzata passivamente. La sapienza secolare delle gerarchie ecclesiastiche nei rapporti col Potere detta comportamenti più realistici, manda avanti il movimento di Ferrara ma evita esplicitamente di sostenerlo. Vuole evitare di arrivare ad una verifica dei consensi che possa evidenziare il suo vero peso politico. Gli stessi attacchi operati da Giuliano contro i diritti civili trovano una reazione tiepida da parte di quei partiti della sinistra che si dichiarano laici, a conferma che la cultura laica in Italia è più dichiarata che praticata.
Giuliano si muove come un leone in gabbia, non trova avversari disposti a scendere nell’arena, constata che ormai si muovono tutti in modo felpato, lo stesso Berlusconi dell’attuale campagna elettorale usa toni cauti, non vuole radicalizzare lo scontro col rischio di operare un referendum pro o contro il suo nome.

La Chiesa cattolica dopo la vittoria sul referendum sulla procreazione assistita, prova ad operare attacchi contro la legge 194 che regolamenta l’aborto. Giuliano sente subito odore di scontro vero. A difesa della legge ci sono le donne con i loro movimenti ed associazioni, molti dei quali hanno posizioni radicali, pronte a scendere in campo con tutti i mezzi a sua difesa.

Giuliano crea un movimento ed attacca subito a testa bassa. Le donne che abortiscono sono assassine, uccidono una vita già esistente, il feto va salvaguardato. Chiama le frange estreme dei movimenti cattolici a presidiare alcune cliniche ed ospedali dove viene praticato l’aborto. Crea un clima di caccia alle streghe, partono denunce anonime contro donne che stanno per abortire o hanno appena abortito.
Giuliano si trasferisce da una città all’altra, tiene manifestazioni nelle piazze, nei cinema, è dimagrito, ha un viso emaciato (come può esserlo un obeso), si muove come un predicatore penitenziere del medioevo che fustiga i costumi, intimorisce le peccatrici, minaccia sanzioni terrene, per il momento. Giuliano irride al corpo delle donne, ne condanna la presunzione a voler da sole decidere sulla vita o la morte di una vita appena formatasi ed in questo la sua misoginia incontra quella storica delle religioni. L’adrenalina a Giuliano cresce giorno per giorno. Siamo agli inizi di uno scontro che durerà anni. Già, ma dopo?

Sul terreno resterà la cultura di un paese lacerato. Le conquiste civili raggiunte dalle donne italiane in questi ultimi anni forse saranno sconfitte o forse subiranno una mediazione in basso. Ci si allontanerà dalla cultura dei paesi laici. La religione in Italia avanza in una strisciante e non contrastata egemonia. Ci avviciniamo a quelle società egemonizzate dalle religioni dove la religione è il diritto, è il costume, è la vita.

Come abbiamo avuto modo di constatare in questi anni, quando lo scontro si affievolirà a Giuliano calerà l’adrenalina in corpo, e allora inizierà una lenta marcia di ripiegamento. Ma questa terza provocazione non assomiglia alle due precedenti, che avevano natura prettamente politica. Con la terza ha toccato sentimenti profondi, valori, responsabilità, equilibri psicologici che toccano le donne, una cultura della responsabilità che si stava diffondendo nella società coinvolgendo gli strati più emarginati. La cultura della prevenzione si andava affermando, chi abortiva, dopo una decisione sofferta, vedeva tutelata la sua vita.
Giuliano allora, appagato il suo smisurato bisogno di dimostrare ed esercitare un potere, si adopererà perché nascano movimenti e soprattutto leaders che continuino la sua opera. Il suo lento ritorno dietro le quinte dovrà essere silenzioso, sommesso, sarà meno notato. Si potrà preparare così alla sua quarta provocazione che sposterà l’attenzione dai danni compiuti dalla precedente.

E noi che stiamo assistendo da anni ad una lenta e progressiva emarginazione dell’Italia ci chiediamo se sarà mai possibile ridurre questa grande platea di mediocri che a vario titolo decidono e condizionano le sorti di questo paese.

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Commenti
Inviato: 3/4/2008 11:06  Aggiornato: 3/4/2008 11:06
L'argomento Giuliano Ferrara oggi per i problemi italiani non è importante occorre invece concentrare l'analisi sui problemi dell'economia e della finanza che vedono l'Italia arretrare rispetto agli altri paesi. Per tuttel la vicenda Alitalia. Gianfranco
Inviato: 4/4/2008 12:26  Aggiornato: 4/4/2008 12:26
Un articolo su Giuliano Ferrara è importante in quanto segnala la carenza di cultura laica nell'area progressista italiana. Lasciare ai processi di secolarizzazione il compito di confrontarsi con il clericalesimo alla distanza è perdente e lascia un paese con valori inadatti ad affrontare un modo sempre più complesso. Tu che sei un vecchio materialista dovresti finalmente comprendere l'importanza che la sovrastruttura riveste nella vita di un paese.
Mario Pennetta