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il legame : L'improbable art de s’améliorer / L'improbabile arte di migliorarsi
di venises , Tue 3 July 2007 10:00
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« Celui qui veut se débarrasser d'un mal quelconque, sait toujours ce qu'il veut; mais celui qui cherche le mieux, est aveugle ».
Goethe, Les Affinités Electives.

L’humanité est divisée en deux types des gens : ceux qui sont en crise permanente avec eux-mêmes, car ils se croient bons à rien du tout ; et ceux qui pensent toujours tout savoir.
Entre les deux, le vide.
Au-dessus, un tout petit pont, parfois traversé, très très vite, par les quelques qui sont obligés par le circonstances de la vie à s’améliorer.
Mais personne ne cherche à le faire comme but permanent; personne reste dans ce vide.

En effet: comment s’améliore-t-on? Ce n'est pas évident.
La plus grande partie d’entre nous croit que s’améliorer consiste à 'améliorer' ce que nous savons déjà faire, le faire mieux. Mais ce n’est pas le cas.

Il n’y a qu’une seule manière de s’améliorer: elle ne consiste pas à développer ses talents mais à combattre ses propres faiblesses.
Un grand joueur de tennis est celui qui il a su corriger son plus mauvais coup et il n'a alors plus de faiblesses à exposer à l'adversaire; un grand pianiste est celui qui a su travailler sur sa main la plus faible et qui n’a plus de main incertaine.
Et cela – corriger nos faiblesses – nous saurions tous le faire.
Peu cependant en ont envie; peu acceptent de regarder en face leurs propres défauts.
Voilà pourquoi nous préférons continuer à penser que l’art de s’améliorer est un art trop difficile pour nous.

*

“Chi vuole sbarazzarsi d’un male qualsiasi sa sempre ciò che vuole; ma colui che cerca il meglio è cieco.”
Goethe, Le Affinità Elettive.

L’improbabile arte di migliorarsi

L’umanità si divide in due tipi di persone: quelli che sono in crisi permanente con se stessi perché si ritengono buoni a nulla; e coloro che credono sempre di sapere tutto.
Fra i due, il vuoto.
Al di sopra, un piccolo ponte, di tanto in tanto attraversato a passo veloce da quei pochi che sono costretti, dalle circostanze dell’esistenza, a migliorarsi.
Ma nessuno cerca di farlo come obiettivo costante: nessuno ci resta, in quel vuoto.

Ed in effetti: come ci si migliora? La risposta non è così ovvia.
La maggior parte di noi crede che migliorarsi consista nel ‘migliorare’ ciò che sappiamo fare, nel farlo meglio. Ma non è così.

Si diventa migliori in un solo modo: che non consiste nello sviluppare i propri talenti ma nel combattere le proprie debolezze.
Un grande tennista è colui che ha saputo correggere il proprio colpo peggiore e non ha più debolezze esposte all’avversario; un grande pianista è colui che ha saputo lavorare sulla propria mano più debole e che non l’ha più, la mano incerta.
E questo – correggere le proprie debolezze - lo sapremmo fare tutti.
Pochi però ne hanno voglia; pochi accettano di guardarle dritte negli occhi, le proprie debolezze. Ecco perché preferiamo continuare a pensare che l’arte di migliorarsi sia un’arte troppo difficile per noi.

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