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prove di discussione : disoccupati
di fulmini , Tue 6 November 2007 7:00
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La condizione di disoccupato, senza mezzi e in cerca di lavoro, non impedisce a nessuno di noi di fare qualcosa di socialmente utile e storicamente necessario – se il fine che ci assilla è piccolo e plebeo e insieme grande e nobile, per esempio “salvare la povera Italia”.

A questo pensavo ieri leggendo l’asciutta e sapida Storia della letteratura italiana di Ugo Dotti (Carucci, 2007), giunto al capitolo dedicato a Niccolò Machiavelli.


Il quale Niccolò, caduta la Repubblica Fiorentina, tornati a Firenze i Medici, perde l’impiego di Segretario della Seconda Cancelleria, è imprigionato, leggermente torturato, confinato, e, dal confino, imperterrito, in sei mesi, dal luglio al dicembre 1513, scrive il Principe. Per cercare di guadagnarsi il pane, certo, per richiamare l’attenzione su di sé, certo, ma nello stesso tempo per “salvare la “povera Italia”.

Per trovare rimedio alla povertà e alla debolezza italiana, alla sua crisi storica, dovuta alla “tristizia dei principi italiani, non alla natura trista degli italiani”, Niccolò fonda la scienza politica e lo Stato moderno, il cui compito storico doveva essere, ed è stato (fino a quando non è entrato in crisi a sua volta) “sottrarre all’uomo l’occasione di fare il male in virtù delle leggi garantite dalla forza” (Dotti, pagina 163)

Oggi, autunno 2007, che la vita politica e statale italiana è piena di baruffe mediatiche, strepiti giudiziari, cipigli politici - insomma, per dirla col Machiavelli critico delle milizie mercenarie, di “battaglie senza morti” - leggere Machiavelli per fare come Machiavelli è ‘fare la cosa giusta’.

Tu, disoccupato, senza mezzi e in cerca di lavoro, cosa stai facendo?

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