Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/include/common.php on line 96 Lezioni di Etica 6 - il legame - Rubriche : Fulmini e Saette
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il legame : Lezioni di Etica 6
di venises , Sun 11 May 2008 8:00
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fotografia di Albert Einstein

Einstein et la Constante Cosmologique

Quand, en 1917, Einstein tâcha de décrire l'univers en utilisant ses nouvelles équations de la Relativité Générale, il se trouva face à un problème.

Ses équations lui présentaient un univers en expansion, rien de semblable à l'univers de 1917, constitué d'une seule galaxie, la nôtre, et d'un ensemble d'étoiles presque fixes. Comme si cela ne suffît pas, les équations à peine dérivées et qui lui avaient coûté plus d'une décennie de recherches, décrivaient l'existence de monstres stellaires qui courbaient l’espace même au point d’avaler la lumière qu'eux mêmes émettaient. Enfin, une longue chaîne d'absurdité.
Cette même théorie, si élégante, qui expliquait enfin exactement l'anomalie de l'orbite de Mercure, maintenant le trahissait en dessinant un univers différent de la réalité.
Einstein regarda autour de lui: seulement des étoiles immobiles ou presque; il examina attentivement ses équations et il s'aperçut qu’il y avait une manière de leur faire dire que l'univers était en effet comme il était, c'est-à-dire de dimensions finies et peuplé d'étoiles qui se mouvaient à basse vitesse: il suffisait d'ajouter une constante.
Il y n'avait pas de justification théorique à cette constante, mais cela fonctionnait. Mieux encore, c’était l’unique manière de faire fonctionner ses équations.
Einstein se rendit à l'évidence, pour la première fois dans sa vie de chercheur il n'alla pas au fond des choses, il ne suivit pas la théorie jusqu’au bout, où la cohérence l'aurait porté. Il oublia que sa grandeur fut vraiment de savoir aller au fond du fond, là où les autres n'avaient pas la hardiesse de s'aventurer. Il trahit la théorie et il corrigea les équations en expliquant ainsi son choix: « ce terme est nécessaire seulement afin qu'une distribution quasi-statique de la matière soit rendue possible, comme il est imposé par la réalité des petites vitesses des étoiles. »

Au mois de mai 1919 la prédiction la plus incroyable de la théorie, le fléchissement du chemin de la lumière sous l'influence de la gravitation est vérifié par la célèbre expédition d'Eddington dans le Sahara. Einstein devient une vedette, journaux, télévision, tous parlent de sa théorie, tous veulent l'interviewer, il devient riche et célèbre.
Une douzaine d'années après, Edwin Hubble découvre que le Voie Lactée est une seulement des nombreuses galaxies de l'univers et que les galaxies lointaines s'éloignent à des vitesses vertigineuses. Plus tard viendra la découverte de l'existence des trous noirs et des pulsars; en bref, c’est exactement l'univers décrit par les équations de la Relativité Générale.
Il est trop tard pour réparer, il y a des taches qui ne s’effacent pas. Albert ne se le pardonnera jamais, il écrira: « l'introduction de la constante cosmologique a été la plus grande infamie de ma vie ». Albert sait bien qu’il ne s’agit pas d'une faute scientifique mais d'une infamie morale, être contrevenu aux principes de toute une vie, avoir écouté les craintes de la raison contre la rigueur morale.
Mais, heureusement, parfois l'oeuvre dépasse son créateur.
{ fin }

* * *

Einstein e la Costante Cosmologica
Quando, nel 1917, Einstein cercò di descrivere l’universo usando le sue nuove equazioni della Relatività Generale, si trovò di fronte ad un problema.

Le sue equazioni gli presentavano un universo in espansione, niente di simile all’universo del 1917, costituito di una sola galassia, la nostra, e da un insieme di stelle pressoché fisse. Come se non bastasse, le equazioni appena derivate e che gli erano costate oltre un decennio di ricerche, descrivevano l’esistenza di mostri stellari che curvavano lo spazio sino al punto da inghiottire la luce da loro stessi generata. Insomma, una lunga catena d’assurdità.
Quella stessa teoria, così elegante, che finalmente spiegava esattamente l’anomalia dell’orbita di Mercurio, ora lo tradiva predicendo un universo diverso dalla realtà.
Einstein si guardò attorno: solo stelle immobili o quasi; riguardò attentamente le sue equazioni e si accorse che c’era un modo per far loro dire che l’universo era come infatti era, cioè di dimensioni finite e popolato di stelle che si muovevano a bassissima velocità: bastava aggiungere una costante.
Non c’era giustificazione teorica a quella costante, ma funzionava. Anzi, era quello l’unico modo di far funzionare le sue equazioni.
Einstein si arrese all’evidenza, per la prima volta nella sua vita di scienziato non andò fino in fondo, non seguì la teoria lì fino a dove la coerenza l’avrebbe portato. Dimenticò che la sua grandezza era proprio di saper andare fino in fondo, là dove gli altri non avevano l’ardire d’avventurarsi. Tradì la teoria e corresse le equazioni, spiegando così la sua scelta: “questo termine è necessario soltanto al fine di rendere possibile una distribuzione quasi-statica della materia, come è richiesto dalla realtà delle piccole velocità delle stelle”.

Nel maggio 1919 la predizione più incredibile della teoria (la flessione del cammino della luce sotto l’influenza della gravitazione) viene brillantemente verificata dalla famosa spedizione di Eddington nel Sahara. Einstein diventa un divo, giornali, televisione, tutti parlano della sua teoria, tutti lo vogliono intervistare, diventa ricco e famoso.
Ancora una decina d’anni e Edwin Hubble scopre che la Via Lattea è solo una delle tantissime galassie dell’universo e che le galassie lontane si allontanano a velocità vertiginose. Più tardi arriverà la scoperta dell’esistenza di buchi neri e pulsars; in breve, è esattamente l’universo descritto dalle equazioni della Relatività Generale.
È troppo tardi per riparare, ci sono macchie che non si lavano. Albert non si darà mai pace, lascerà scritto: “l’introduzione della costante cosmologica è stata la più grande infamia della mia vita”. Albert sa bene che non di un errore scientifico si tratta ma di un’infamia morale, l’esser venuto meno ai principi di tutta una vita, l’aver ascoltato le paure della ragione a scapito del rigore morale.
Ma, per il bene di tutti, talvolta l’opera sorpassa il proprio creatore.
{ fine }

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Commenti
Inviato: 11/5/2008 9:06  Aggiornato: 11/5/2008 9:07
Autore: fulmini

Sono completamente d'accordo con Albert Einstein, e con te, Venises. La prova? Una citazione.

Orson Welles
Per fortuna non sappiamo quasi niente di Shakespeare e molto poco di Cervantes. Così è tanto più facile capire le loro opere. Più sappiamo degli uomini che le scrissero, più grande è l’occasione che si presenta a tutti gli Herr Professor dell’ufficialità accademica di fare bisticci e pasticci.

Peter Bogdanovich
In altre parole nell’opera c’è tutto, e dell’artista ci serve sapere solo quello che ha da dire.

OW
E’ una concezione egocentrica, romantica, ottocentesca che l’artista sia più interessante e importante della sua arte.

PB
Una volta qualcuno ha detto: ‘Non ci sono opere, ci sono solo artisti’.

OW
Questa enfasi sull’artista - la glorificazione dell’artista - è una delle brutte pieghe prese dalla nostra civiltà negli ultimi due secoli.

(Orson Welles - Peter Bogdanovich, This is Orson Welles)
Inviato: 11/5/2008 9:10  Aggiornato: 3/8/2010 13:05
Autore: venises

Caro venises,
Nonostante il tuo pur lodevole intento, vorrei farti amichevolmente notare che gli esseri umani non imparano mai dai propri errori. La diceria popolare che vuole che basti errare per imparare è un autentico falso ideologico.
A sostegno della mia affermazione vorrei renderti noto che la Costante Cosmologica è stata recentemente re-introdotta nelle equazioni della Relatività Generale per riuscire ad armonizzarle con la “scoperta”, negli anni ’90, dell’Energia Oscura. Ora, per la verità, non si sa cosa sia né quali proprietà abbia questa Energia Oscura, la quale a sua volta è stata introdotta per far tornare i conti del bilancio energetico dell’universo¹.
Per cercare di bilanciare quella roba scura lì, c’è "bisogno" di una Costante Cosmologica, alla quale è stato dato il valore di circa 0.7.
Come a questo punto della storia immaginerete certamente da soli, nessuno è sicuro che tale costante sia davvero costante, molti infatti sono dell’opinione che potrebbe magari essere variabile.


¹ Non è uno scherzo, visto che ci vien detto che il 73% dell’intero universo sia costituito da questa misteriosa roba nera (poi c’è anche un 23% di materia esotica non-barionica e finalmente un buon 4% di materia “ordinaria” come la conosciamo e la tocchiamo tutti i giorni – elettroni, neutroni e così via – tanto per rassicurarci, sospettiamo).

Ma forse non esiste !
Inviato: 11/5/2008 9:47  Aggiornato: 11/5/2008 9:47
Autore: venises

Caro fulmini,
noi delle Venezie siamo d’accordo con Orson Welles e con te nel ritenere che il sito-rivista sia più importante della glorificazione del suo Direttore, per bravo che sia.
Un abbraccio
Inviato: 11/5/2008 10:07  Aggiornato: 11/5/2008 10:08
Autore: fulmini

@ Venises

"Glorificazione" del "Direttore"? E a chi serve sta roba?

Il direttore 'Fulmini' è di passaggio, e svolge semplicemente una funzione necessaria. Altri verranno, migliori di lui - a Dio piacendo. Fulmini non vede l'ora di occuparsi soltanto dei suoi posts - al servizio del nuovo.

(Da notare il fatto che uso - autoironicamente - la terza persona singolare. Al pari di Cesare autore del De bello gallico.)
Inviato: 28/8/2011 20:49  Aggiornato: 28/8/2011 20:49
Autore: venises

Ultimissime: è così scura che per il momento non se ne vede l'ombra!
Inviato: 28/8/2011 21:30  Aggiornato: 28/8/2011 21:30
Autore: fulmini

Il titolo dell'articolo ultimissimo sulla questioncella - traduzione Google: "I risultati del Large Hadron Collider (LHC) hanno quasi ucciso la versione più semplice di una teoria seducente della fisica subatomica."

Il resto per me è 'materia oscura'...
Inviato: 28/8/2011 21:51  Aggiornato: 28/8/2011 21:51
Autore: fulmini

Il corpo del testo oscuro? - sempre col traduttore Google, of course

I ricercatori non è riuscito a trovare le prove della cosiddetta "supersimmetriche" particelle, molti fisici che avevano sperato spina buchi nella teoria corrente.

I teorici che lavorano nel settore hanno detto a BBC News che essi possono avere a venire con un'idea completamente nuova.

I dati sono stati presentati al meeting scientifico Lepton Photon a Mumbai.

Vengono dalla bellezza LHC (LHCb) esperimento, uno dei quattro rivelatori principali situati lungo l'anello collisore presso l'Organizzazione europea per la ricerca nucleare (Cern) sul confine franco-svizzero.

Secondo il dottor Forbice Tara di Liverpool University, un portavoce per l'esperimento LHCb: "Fa piuttosto mettere supersimmetria sul posto".

L'esperimento guardò il decadimento di particelle chiamate "B-mesoni" fino ad allora in dettaglio senza precedenti.

Se esistono particelle supersimmetriche, B-mesoni dovrebbe decadimento molto più spesso che se non esistono.

Ci dovrebbe essere anche una differenza maggiore in materia modo e antimateria versioni di queste particelle di decadimento.

I risultati erano stati seguenti suggerimenti atteso dai risultati precedenti, in particolare dal acceleratore di particelle Tevatron negli Stati Uniti, che il decadimento dei mesoni B-è stato influenzato da particelle supersimmetriche.

Un'analisi più dettagliata LHCb è però non è riuscito a trovare questo effetto.

La teoria della supersimmetria nella sua forma più semplice è che così come le particelle subatomiche che conosciamo, ci sono "super-particelle" che sono simili, ma hanno caratteristiche leggermente diverse.

La teoria, che è stato sviluppato 20 anni fa, può aiutare a spiegare perché non vi è più materiale nell'Universo di quanto si può rilevare - la cosiddetta "materia oscura".

Secondo il professor Giordano Nash dell'Imperial College di Londra, che sta lavorando su uno degli esperimenti di LHC, i ricercatori potrebbero aver visto alcune prove della supersimmetria, ormai.

"Il fatto che non abbiamo visto alcuna prova di esso ci dice che sia la nostra comprensione di essa è incompleta, o è un po 'diverso da quello che abbiamo pensato - o forse non esiste affatto," ha detto.

I tempi del bando non potrebbe essere peggiore per i sostenitori della supersimmetria, che iniziano il loro incontro annuale internazionale al Fermilab, vicino a Chicago, questo fine settimana.

Dr Giuseppe Lykken del Fermilab, che è tra gli organizzatori della conferenza, dice che lui e altri che lavorano nel campo sono "deluso" dai risultati - o meglio, la mancanza di essi.

"C'è una certa dose di preoccupazione che è strisciante nelle nostre discussioni", ha detto a BBC News.

La preoccupazione è che l'idea di base della supersimmetria potrebbe essere sbagliato.

"E 'una bella idea che spiega la materia oscura, spiega il bosone di Higgs, che spiega alcuni aspetti della cosmologia;. Ma questo non significa che sia giusto.

"Potrebbe essere che questo quadro complesso ha alcuni difetti fondamentali e dobbiamo ricominciare da capo e capire una nuova direzione," ha detto.

Fisici sperimentali di lavoro a LHC, come il professor Nash, dicono i risultati stanno costringendo i loro colleghi teorici a pensare di nuovo.

"Per gli ultimi 20 anni o giù di lì, i teorici sono stati un passo avanti, nel senso che ho avuto le idee e le ha detto 'ora dovete andare a cercarlo'.

"Ora che abbiamo fatto, e hanno bisogno di andare grattarsi la testa," ha detto.

Questo non vuol dire che è tutto finito per supersimmetria. Ci sono molti altri, anche se più complesso, le versioni della teoria che non sia stato possibile escludere dai risultati LHC.

Queste versioni più complesse suggeriscono che la super-particelle potrebbe essere più difficile da trovare e potrebbe richiedere anni per rilevare.

Alcune vecchie idee emerse intorno allo stesso tempo come la supersimmetria sono stati resuscitati ora c'è una prospettiva che la supersimmetria potrebbe essere in declino.

Uno ha il nome stravagante di "Technicolor".

Secondo il dottor Lykken, alcuni fisici teorici più giovani stanno iniziando a sviluppare completamente nuove idee perché credono supersimmetria di essere "roba vecchia".

"Teorici giovani specialmente piacerebbe vedere supersimmetria andare in malora, perché vuol dire che la cosa reale è qualcosa che potesse inventare - non è qualcosa che è stato inventato dalla generazione più anziana," ha detto.

E la nuova generazione ha il sostegno di un esperto - il professor George Smoot, premio Nobel per il suo lavoro sulla radiazione cosmica di fondo e uno dei fisici più autorevoli al mondo.

"La supersimmetria è un modello estremamente bella", ha detto.

"Ha simmetria, è super ed è stato insegnato in Europa da decenni come il modello corretto perché è così bello, ma non ci sono dati sperimentali a dire che è corretto."
Inviato: 5/10/2011 9:30  Aggiornato: 5/10/2011 9:30
Autore: fulmini

(da 'la Repubblica di oggi')

Pubblico questo articolo anche per riportare questa frase di Luciano Maiani, past president del Cnr e ordinario di fisica teorica dell'Università La Sapienza: "...Einstein, che si era pentito di aver introdotto la costante cosmologica per stabilizzare l'Universo, in realtà aveva ragione...", e suscitare un ulteriore commento di Venises su una questione appassionante.

STOCCOLMA - Il Nobel per la fisica è stato assegnato agli americani Saul Perlmutter e Adam Riess e all'australiano-statunitense Brian Schmidt "per la scoperta dell'espansione accelerante dell'universo tramite l'osservazione delle supernove più distanti".

Al contrario di quanto predetto dalla teoria classica, secondo le osservazioni dei tre studiosi pubblicate alla fine degli anni '90, l'universo si starebbe espandendo a una velocità crescente, invece di rallentare. Le galassie quindi si allontanerebbero sempre più l'una dall'altra, e la densità dell'universo sarebbe in continuo calo. In futuro, se quest'accelerazione dovesse continuare, tutte le galassie al di fuori della via Lattea sarebbero così veloci da non poter essere individuate. L'universo, al di fuori della galassia in cui ci si trova, diventerebbe nero e inconoscibile.

L'altro elemento alla base della teoria dell'universo accelerante è l'esistenza di una forza sconosciuta che ha preso il sopravvento sulla gravità e spinge lontano le galassie.

Le osservazioni dei tre studiosi hanno permesso di 'interpretare' il destino dell'universo attraverso l'esplosione di un particolare tipo di supernove, quelle di tipo IA. Questa tipologia di eventi sono generati dalla morte di stelle nane bianche, e sono così brillanti da essere considerate veri e propri fari dell'universo.

"Una scoperta - si legge nel comunicato - che è arrivata come una sorpresa completa anche per i tre studiosi".

Dagli studi è emerso che le supernove prese in considerazione avevano "una luce meno intensa di quanto ci attendeva, elemento a prova che l'Universo si sta espandendo".

Il premio scientifico più ambito torna così quest'anno alla cosmologia e al grande tema dell'accelerazione e dell'espansione dell'universo. Metà dei dieci milioni di corone svedesi (circa 1,4 milioni di euro) del premio andranno a Perlmutter, l'altra metà agli altri due scienziati.

"E' un premio profondamente meritato che va a ricercatori che hanno svolto ricerche determinanti nel campo dell'astrofisica e che ci hanno permesso di capire meglio il nostro Universo". È il commento di Fabrizio Bignami, presidente dell'Istituto Nazionale di Astrofisica. Si tratta, ha aggiunto, "di un riconoscimento importante cui guardano tutti gli astrofisici del mondo".

"E' una teoria abbastanza controversa e rivoluzionaria", spiega Sergio Molinari dell'Inaf/Ifsi di Roma. "Due gruppi indipendenti sono giunti alla stessa conclusione nello stesso periodo, anche se nuovi studi saranno necessari". E una nuova teoria anche: "Per sopperire alle nostre carenze teoriche è stata introdotta una forza oscura, ma è un sintomo della nostra ignoranza. Lo studio si è concentrato su quel tipo di supernove perché sono le uniche di cui si conosce con esattezza l'energia, e su cui quindi si potessero fare questi studi".

"La scoperta cui si riferiscono gli studi dei tre fisici, e cioè che l'Universo in grande accelera l'espansione, dicono che l'energia oscura c'è e -continua Maiani- la dark energy è una cosa tra le più sconvolgenti e rivoluzionarie della fisica".

"L'energia oscura, come la materia oscura, c'è e questi dati - spiega Luciano Maiani, past president del Cnr e ordinario di fisica teorica dell'Università La Sapienza - lo dimostrano. L'idea di usare le supernove ha dato una visione dell'Universo che per un verso ha confermato l'energia oscura. Einstein, che si era pentito di aver introdotto la costante cosmologica per stabilizzare l'Universo, in realtà aveva ragione".

Hack: "Ma ci sono dubbi sulle misurazioni". Il fatto che l'universo si espanda con una velocità che accelera invece che rallentare "è sicuramente una tesi fondamentale, ma va ancora verificata. Ho dei dubbi sulle misurazioni effettuate". Così l'astrofisica Margherita Hack commenta l'assegnazione del Nobel 2011 per la fisica, non nascondendo le sue perplessità.

"Se si confermasse la validità della scoperta il premio sarebbe certamente meritato - spiega la Hack - ma ho dei dubbi su misurazioni effettuate su corpi celesti così lontani, oltre sei miliardi di anni luce. Tra qualche decennio, o forse anche meno, con strumenti più precisi si potrebbero trovare errori di misura sulla distanza delle supernove che potrebbero far crollare tutta la teoria. Di certo quella dell'espansione accelerata è una tesi affascinante, che ha contraddetto quello che si pensava prima, e cioè che dopo il Big Bang l'espansione dell'universo rallentasse per via della forza di gravità, tanto da portare in un futuro addirittura a un 'Big crash', cioè a un ripiegamento di tutta la materia su se stessa".

CHI SONO I PREMIATI
Saul Perlmutter è nato nel 1959 a in Champaign-Urbana e nel 1986 si è laureato nell'università della California a Berkeley. Attualmente dirige il progetto sulla Cosmologia e le supernove e insegna Astrofisica nel Lawrence Berkeley National Laboratory.

Brian P. Schmidt è cittadino australiano e americano. Nato nel 1967 negli Stati Uniti, a Missoula, si è laureato nel 1993 ad Harvard. E' a capo del Gruppo di ricerca sulle supernove High-z e insegna nell'Università Nazionale Australiana a Weston Creek.

Adam G. Riess è nato nel 1969 a Washington e si è laureato nel 1996 ad Harvard. Attualmente insegna Astronomia e fisica nella Johns Hopkins University e nello Space Telescope Science Institute di Baltimora."

Pasquale Misuraca
Inviato: 6/10/2011 0:04  Aggiornato: 6/10/2011 10:06
Autore: venises

Caro Pasquale,
Solleciti un nostro commento. Difficile, questione complessa. Cercheremo d’essere telegrafici per quanto è possibile.

Innanzitutto, non abbiamo nulla da dire sulla scoperta in questione. Nulla di sensato sappiamo dire al riguardo, quindi – al contrario del nostro giornalista – ci asteniamo. Al mondo ci saranno non più di una dozzina di persone che possono parlare d’un tale argomento con competenza. Gli altri ostentano le loro superstizioni e sfoggiano la propria superficialità.

Soffermiamoci invece un attimo sulla questione di fondo, ovvero l’energia oscura. Esiste, come sembrano indicare queste misure; oppure no, come sembrano indicare quelle altre (già citate in un precedente commento).

Noi ipotizziamo che forse stiamo cercando l’etere (cioè che la questione sia mal posta). Spieghiamo cosa intendiamo.

Quando Galileo si batte (e spende una vita) in difesa della teoria copernicana fa scienza, scienza vera. Attenzione: Galileo non riuscì mai a dimostrare che la Terra ruota intorno al Sole e intorno al proprio asse. Quindi, secondo una certa concezione della scienza (“la scienza procede per dimostrazioni e non per credenze e sarebbe questo a distinguerla dal pensiero non-scientifico; quindi la scienza dà certezze”) il suo atteggiamento dovrebbe essere bollato come non-scientifico, superstizione. Invece Galileo è - a buon titolo - il simbolo stesso dello scienziato moderno; lo è perché la scienza non ha nulla a che fare con la definizione data sopra e con le dimostrazioni. Galilei ha sotto gli occhi i fenomeni che dimostrano la rotazione della Terra (precessione del piano d’oscillazione del pendolo e accelerazione di Coriolis) ma non li vede. Studia lungamente il pendolo ma non s’accorge di quello che succede al suo piano d’oscillazione: perde l’opportunità di dimostrare la rotazione della Terra.
Perché allora Galilei (come altri geni ed eroi prima e dopo di lui) s’accanisce in difesa della teoria copernicana e contro la teoria “tolemaica”? La risposta a questa domanda non ha nulla a che vedere con la verità o falsità dell’una o dell’altra teoria. La risposta è: per le caratteristiche delle due teorie. La teoria tolemaica – di fronte alle nuove scoperte astronomiche e nuove misurazioni rese possibili, fra l’altro, dall’avvento di nuovi strumenti quali il cannocchiale – viene modificata progressivamente con aggiustamenti ad hoc, fatti apposta per far tornare i conti. Questo significa che una tale teoria è solo ”giustificazionista”: spiega a posteriori la realtà ma non ha alcuna capacità predittiva (di nuovi fenomeni). Guardate che spiega la realtà altrettanto bene che la teoria copernicana, quindi è ugualmente valida se si trattasse solamente di comprendere la realtà. Ma la scienza non è comprendere, la scienza è trasformare . La teoria copernicana invece, utilizzando un nuovo modello (più semplice e “matematizzante”) permette nuove predizioni e “corregge” il nostro apparato concettuale (separazione fra corpi celesti e corpi terreni, che ubbidirebbero a due distinte leggi naturali).
Per questo la battaglia intellettuale è così feroce, non perché una delle due parti abbia le chiavi della verità. Per questo la Chiesa combatte la Scienza: perché scienza è previsione, controllo, cambiamento (gestito dall’uomo). La scienza non è compatibile con la religione, la scienza uccide la religione e la cancella dalla storia. Per questo non era sufficiente dimostrare la falsità delle dottrine galileiane, per questo era essenziale l’abiura (cioè la sconfitta dell’atteggiamento scientifico). Questa era la battaglia di Galilei. Che Galilei vinse e la Chiesa Cristiana perse.
Stesso tornante epocale che si produsse alla fine dell’Ottocento nella battaglia per la dimostrazione dell’esistenza dell’etere, battaglia vinta con un’altra rivoluzione concettuale, la ri-definizione del concetto di tempo e il suo indissolubile legame con lo spazio operato da Einstein con la teoria della relatività.

Torniamo alla materia oscura. La materia oscura è come l’etere, è una teoria “tolemaica”. È un’ipotesi introdotta a posteriori per far tornare i calcoli energetici. Finora non ha mostrato capacità predittive. Non è – secondo il nostro argomentare – una teoria scientifica; almeno non fino ad oggi. Inutile cercare di dimostrarla: la religione non si dimostra, in Dio si ha fede. O non la si ha.

Noi immaginiamo - del tutto arbitrariamente – che la soluzione a questo problema passerà per una ridefinizione del concetto d’energia, concetto che – nella forma odierna – è legato alla rivoluzione industriale dell’Ottocento e che ha permesso lo sviluppo delle macchine a vapore. Tale concetto è vetusto, non è più al passo con i nostri tempi. Quando saremo capaci di ridefinirlo, l’energia oscura farà la stessa fine dell’etere, esisterà solo nei libri di storia.

Inviato: 6/10/2011 9:40  Aggiornato: 6/10/2011 9:40
Autore: fulmini

Venises,

questo tuo commento è, a mio modo di pensare, il miglior commento finora comparso su questo sito-rivista, e da solo basterebbe a fare di un sito una rivista.

Aggiungo, nel merito: sono intimamente d'accordo con quanto scrivi, dal principio alla fine, e particolarmente sulla fine, dove tu ed io siamo futuribilmente d'accordo con Alexis de Tocqueville:

"A un mondo del tutto nuovo occorre una nuova scienza".

Lui si riferiva a una nuova scienza "politica”, alle scienze storico-sociali, quel complesso di scienze a cui stiamo sostituendo, Luis Razeto ed io, da 35 anni, la 'scienza della storia e della politica'. Mentre i marxisti, i sociologi, gli economisti, i politologi, ridono di noi e fanno i tolemaici.

Ma questo egualmente vale per tutte le scienze, anche le scienze fisiche e naturali, poiché siamo alle soglie di una nuova civiltà.

Pasquale Misuraca
Inviato: 6/10/2011 14:13  Aggiornato: 6/10/2011 14:13
Autore: fulmini

Venises,

è da stamattina che penso e ripenso al tuo gran commento. Leggendo e scrivendo, spedendolo in allegato a un paio di amici capaci di apprezzarlo, e poco fa, rileggendolo, è maturata in me l'idea chiara sulla materia oscura che mi ronzava in testa fin dal principio della sua prima lettura.

Devi sapere che tempo fa ho letto il capitolo centrale del 'nuovo' libro di Stephen Hawking, "Il Grande Disegno", il capitolo intitolato 'Il concetto di realtà'. L'ho letto, come mio solito, alla libreria Feltrinelli Argentina di Roma. Mi è parso da un lato buono e dall'altro disturbante, quindi l'ho comprato, il libro, e l'ho portato a casa per rosicchiarlo in santa pace. Ma Sofia l'ha visto, me lo ha chiesto, è ancora nelle sue mani - attende di essere da me rosicchiato per intero.

Ora, la mia memoria è buona, e ricordo distintamente che il concetto di realismo scientifico di Hawking era informato dall'idea che la scienza 'comprende', e non 'trasforma', come invece giustamente dici tu. Ebbene, questo mi disturbava - finalmente l'ho capito. Grazie a te. Che sei andato oltre Stephen. Stragrazie.

Pasquale Misuraca
Inviato: 6/10/2011 14:30  Aggiornato: 6/10/2011 17:31
Leggo e rileggo il post di Venises e i commenti successivi. Cerco di imparare e di capire fino in fondo. Vi é una affermazione di Venises che non riesco a integrare nel suo pensiero: 'La scienza non é comprensione, é trasformazione'. Vorrei chiedere chiarimenti a riguardo. Sono d'accordo nella critica alla vecchia concezione di scienza, ma quella implicita proposta da Venises rialza il momento della teoria, in quanto rende capace di predizioni e controllo e trasformazione. (Se non capisco male.) Dunque, la conclusione sarebbe: 'la scienza é comprensione e trasformazione'.
Luis Razeto
Inviato: 7/10/2011 0:21  Aggiornato: 7/10/2011 0:23
Autore: venises

Ringrazio Pasquale e rispondo a Luis.
Il quale ha ragione ad introdurre quella congiunzione (la scienza è comprensione e trasformazione) – la mia era una provocazione, uno slogan (“la scienza non è comprendere, la scienza è trasformare”). Cercheremo dunque d’essere più rigorosi.

La scienza è comprendere, non c’è dubbio. Costruiamo immagini coerenti della realtà, immaginiamo d’avvicinarci progressivamente alla verità. Ogni teoria scientifica s’evolve, dapprima affinando il proprio paradigma, quindi attraverso aggiustamenti ‘su misura’ (Kuhn)1.

Il nuovo, per parte sua, è sempre accompagnato da una ‘ri-definizione concettuale2. Quindi, da un superiore livello di comprensione del reale. L’ambizione è comprendere3, certo. Ha ragione Luis.
Ma, aggiungiamo noi, la scienza condivide questa caratteristica con altre avventure intellettuali. Se si trattasse solamente di com-prendere, non ci sarebbe modo di decidere fra una rappresentazione tolemaica ed una copernicana dell’universo. Non nel 1630. Erano equivalenti, in quanto teorie descrittive; equivalenti, se il metro di giudizio fosse costituito dal confronto con i dati sperimentali. Ripetiamo che Galilei abbraccia la teoria copernicana senza averne la dimostrazione: il suo è un “atto di fede”, uno schierarsi militante, una scelta non basata su dimostrazioni e certezze ma su altro.

Cos’è dunque questo ‘altro’?
È la volontà d’impadronirsi del proprio destino4, di trasformare la realtà, di controllare il corso degli eventi. È questo elemento che lo rende incompatibile – a nostro giudizio – con la religione.
È questa fiducia ‘a priori’ nelle proprie possibilità che determina il successo storico della scienza e la sconfitta (troppo lenta ma inesorabile) di tutte le forme di superstizione, di tutte le forme culturali che deleghino la sorte umana ad una qualsiasi entità esterna.
È questa la battaglia di Galilei, è questo il cuore della battaglia: nella volontà di trasformazione. È questo la scienza moderna: una nuova umanità.



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1 L’illustrazione didattica migliore di tale processo resta Proofs and Refutations (Lakatos).

2 Questa caratteristica è completamente mancata da Popper, il quale – paradossalmente ed ironicamente – sceglie proprio Einstein ed il suo epocale paradigm shift quale campione della propria teoria. Una svista imbattibile.

3 Se vi provaste a dare una definizione chiara, “scientifica”, del termine ‘comprendere’, dovreste ben presto dichiarare sconfitta: è un termine oscuro che indica un’idea confusa.

4 «L'illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l'incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro…. Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! E' questo il motto dell'Illuminismo » (Kant).

Inviato: 7/10/2011 15:47  Aggiornato: 7/10/2011 15:55
Autore: fulmini

Venises,

siamo d’accordo: scienza è comprensione e trasformazione.

Luis Razeto ed io, consapevoli del fatto che le scienze storico-sociali date nella seconda metà del Novecento (economia, sociologia, politologia eccetera) riuscivano a comprendere poco e a trasformare niente, a giustificare poco lo stato delle cose esistenti e a prevedere niente lo stato delle cose possibili, abbiamo lavorato alla costruzione di una nuova scienza (della storia e della politica) che abbiamo definito con questa formula riassuntiva – ne La Traversata. Libro Primo.: “scienza è l’insieme delle attività teorico-pratiche tese a riorganizzare l’esperienza e a fondare una nuova razionalità storico-politica. I conflitti sociali e politici propri di un dato ordinamento sociale (le contraddizioni della razionalità storico-politica data) sono colti nella coscienza scientifica e risolti teoricamente nell’individuazione degli elementi necessari alla realizzazione del passaggio a una nuova superiore razionalità. La scienza è un’impresa di creazione di una nuova razionalità teorico-scientifica, critica della razionalità storico-politica data e inizio di una razionalità nuova. Ecco perché la scienza è sempre rivoluzionaria.”

Di fronte alla nostra scienza, l’economia, la sociologia, la politologia correnti a noi paiono, imprevidenti come sono, delle religioni. Da qualche giorno sono particolarmente esilarato dalle dichiarazioni di alcuni politici e scienziati occidentali relativamente a questa crisi che è "forse maggiore della crisi del 1929". Forse. Oggi. 2011. Una crisi esplosa (in effetti riesplosa) nel 2008. Tre anni fa. Ma a questi li pagano nonostante siano così imprevidenti prima e così lenti a capire poi?

Naturalmente, io e Luis, non ci siamo limitati a definire concettualmente la nuova scienza, e nemmeno a definirne i metodi, gli ambiti, eccetera, ma abbiamo prodotto, con questa nuova scienza, una nuova e superiore comprensione e avviato una trasformazione storicamente progressiva di fenomeni e strutture storico-sociali cruciali quali la ‘crisi organica’ e la ‘burocrazia moderna’.

Dico questo, chiaro e tondo, non per vanteria (abbiamo fatto soltanto il nostro lavoro di scienziati, con i nostri limiti e le nostre superstizioni), ma per mettere in evidenza che la scienza si tratta non soltanto di dirla e definirla, ma di farla e comunicarla. E che quelle battaglie tra Galileo e la Chiesa oggi hanno assunto forme nuove, e occorre prendere posizione non solo retrospettivamente, ma anche futuribilmente. Hic Rhodus, hic salta!

Pasquale Misuraca
Inviato: 8/10/2011 7:18  Aggiornato: 8/10/2011 7:18
Autore: fulmini

Inviato: 26/3/2014 5:10  Aggiornato: 26/3/2014 5:10
Autore: fulmini

Inviato: 26/3/2014 5:43  Aggiornato: 26/3/2014 5:46
Autore: fulmini

Gli illustratori al servizio degli scienziati.
Prima dell'avvento della fotografia e della stampa, l'illustrazione era l'unico modo per catturare l'immagine di organismi, persone e luoghi, e l'unico modo per condividere queste informazioni con gli altri.
L'illustrazione ha ancora un ruolo importante, sia per descrivere piante e animali che, come i dinosauri, non possono essere osservati dal vivo, sia perché grazie a essa è possibile raffigurare in modo chiaro e mettere in evidenza strutture complesse e dettagli che altrimenti sfuggirebbero.