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edifici contemporanei : 1 - Come si guarda un edificio
di guidoaragona , Thu 27 September 2007 6:00
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[Nasce oggi sul blog-rivista una nuova rubrica, di critica architettonica. Titolo: EDIFICI CONTEMPORANEI. Autore: Guido Aragona (noto anche come ‘Biz’ o ‘Aragonbiz’ – sì, proprio lui, uno dei migliori blogger in circolazione – lo avete letto anche qui negli ultimi numeri della rubrica mensile collegiale L’ULTIMOGIORNODELMESE). Siccome gli ho proposto di descrivere architetture contemporanee con l’occhio dell’architetto contemporaneo, ho pensato di ‘illustrare’ questo suo post iniziale con l’immagine di un progetto architettonico di cui è coautore, pubblicata sul suo blog (bizblog) il 17 settembre 2007.]



Passeggiate di architettura contemporanea – istruzioni per l'uso.


Ho accettato l'invito di Pasquale di contribuire al suo “blog-rivista” come critico di architettura contemporanea. L'impronta che egli vorrebbe dare a questo contributo – e io sono d'accordo – è quello di compiere osservazioni critiche che siano accessibili a tutti, anche a coloro che non sono competenti in materia. Per facilitare la cosa vorrei brevemente introdurre la cosa con qualche consiglio per superare una eventuale soggezione al tema, e spiegare il tipo di semplificazioni che adotterò in queste pagine.

Consiglio 1) – Gli edifici possono essere considerati alla stregua di persone. Sono in effetti individui che hanno una vita sociale. Come suggestivamente disse Filarete più di 500 anni fa, il padre dell'edificio è il committente, la madre è l'architetto. L'architetto tiene in grembo l'edificio dal concepimento al parto; poi lo svezza, lo educa, lo attrezza e lo veste (con l'ausilio di tanta altra gente), e infine lo lascia alla sua vita nel mondo. Poi l'edificio avrà la sua vita, più o meno onorata, e intratterrà rapporti con tutti coloro che gli saranno intorno. Anche noi. E' nato per servire, questo non va dimenticato. Vive: cambia nelle ore del giorno, sente le stagioni, invecchia, va curato, e prima o poi muore. Non è a se stante, ha un suo habitat, quello che gli esperti chiamano “contesto”, che a sua volta si modifica nel tempo. Se qualcuno vi dice che “umanizzare” gli edifici è da bambini, risponderete che è proprio per quello che è giusto. E poi gli citate Filarete, così impara.

Consiglio 2) – Interrogare gli edifici. Gli edifici, di solito, parlano se interrogati. Interrogare gli edifici significa dire loro “ma perché sei fatto così?” L'interrogazione è preceduta e seguita dallo sguardo che osserva e cerca di capire. In questo, sono di aiuto l'immaginazione (di possibilità alternative) e il ricordo (di soluzioni diverse adottate in casi analoghi in altri edifici). L'edificio è servo, e io lo devo interrogare in modo esigente, severamente ma senza supponenza o arroganza, con equità e un pizzico di benevolenza (che comunque è opzionale, e da non usare in caso di maleducazione e arroganza del servo). Se l'edificio risponde bene noi avremo ammirazione. Rispondere bene vuol dire che ogni sua parte, ogni sua scelta, è difficilmente perfettibile, non è arbitraria, è risolta con eleganza, contiene una logica elevata, ecc. Se poi, dice queste cose suonando e cantando (bene), tanto meglio. Il servo può ben educarci in molti casi, darci lezioni di saggezza, di sapienza, può diventare anche buon amico, possiamo amarlo anche follemente, ecc. Altrimenti, alla striglia!

Consiglio 3) – Giudicare solo per conoscenza diretta. Voi giudicate una persona solo in base a descrizioni e fotografie altrui? Spero di no. Certo, se una persona di cui mi fido parla male o bene di qualcuno, io sarò prevenuto nei suoi confronti, ma questo non mi autorizza a dare un giudizio definitivo né in bene né in male. Fidarsi comunque delle proprie impressioni, delle proprie sensazioni, anche se non bastano, e possono essere corrette dalla conoscenza approfondita, da adeguata documentazione. Come per le persone, insomma. L'esperienza aiuta. I media tendono a parlare bene degli edifici nuovi: questo deriva dalla promozione che ne fanno i “genitori” e i loro aiutanti, gente spesso importante. Ma non bisogna dimenticare che l'edificio è, quasi sempre, entro uno spazio pubblico, e non è di proprietà dei committenti e degli architetti, nemmeno, e a maggior ragione, in caso di opera pubblica.

La prossima volta, vi parlerò di un edificio commerciale realizzato a Torino nell'area della famosa Porta Palazzo. Architetto: Massimiliano Fuksas.

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