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iLibrieleNotti : Resurrezioni - Capitolo Secondo
di fulmini , Wed 7 April 2021 4:00
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CAPITOLO SECONDO


È la mattina presto del 29 marzo 2021, il Sole rinascerà tra meno di due ore. Riprendo la scrittura di questa sceneggiatura per un film, RESURREZIONI, che è diventata un libro multimediale – dal momento in cui, all’inizio di quest’anno, ho capito ciò che avrei dovuto capire da subito: non troverò il denaro per fare un film come questo.

Per mesi non ho scritto, sovrastato dall’emozione del soggetto, il mondo visto come luogo di infinite resurrezioni dei vivi e dei morti – a partire dalle resurrezioni infinite di Eftimios nei trentaquattro anni trascorsi dalla sua morte a sedici anni, causata da un tumore al cervello forse causato dalla cobaltoterapia, una delle cure della leucemia che aveva contratto a tre anni a Cipro, in presenza della occupazione dell’isola da parte dell’esercito turco e del sangue versato sulle strade, nelle piazze, nella Villa Comunale di Limassol, da giovani ciprioti. Era il 1974.

2/41. Gli uomini si sparano, fanno la guerra.

In un giorno di sole Eftimios iniziò a zoppicare.

Era il settantaquattro ed era luglio. Ci trovavamo a Limassol, il porto dell’isola di Cipro in faccia al Libano, e scoppiò la guerra tra i turco-ciprioti e i greco-ciprioti. “Gli uomini si sparano, fanno la guerra.” - disse Eftimios. Raffiche di mitragliatrice, colpi secchi isolati, qualche aereo che sorvolava le case basse. La notte uscivamo dalla villetta dei genitori di lei che ci ospitavano, lei era ed è cipriota di lingua greca, e ci mettevamo nella profonda fossa pronta lungo il viale per gli alberi futuri e buona come trincea.

Come era cominciata finì, la guerra. Una mattina uscimmo, nella cittadina assolata, verso lo zoo, che i ragazzi non avevano ancora visto. Camminando, una palazzina bucherellata di colpi. Poi, lungo i viali dello zoo, all’ombra di un sicomoro, una larga macchia di sangue rappreso. E gli animali esotici? Ricordo soltanto la macchia, il sicomoro, noi quattro che passeggiamo, all’ombra. Poi, tornando indietro, lungo un marciapiede grigio, Eftimios iniziò a zoppicare. E mi chiese, strano - pensai, non chiede mai niente, di essere preso in braccio.

“Eh no, - gli dissi, sei un ometto.” Non replicò. Continuò a camminare, zoppicando meno. Lei mi chiamò poco dopo il rientro, mi portò a lui e mi mostrò due macchie sulle sue gambe. Aveva tre anni. “Non ricordo che sia caduto, - disse pensando lei, avrà sbattuto da qualche parte?” Ma la mattina dopo zoppicava ancora, e le macchie erano diventate quattro. Lo portammo da un medico, visita, prelievo del sangue. Saluti. Attesa.

L’indomani abbiamo saputo che Eftimios aveva la leucemia. Riuscimmo a prendere solo dopo due giorni una nave per Atene, Atene-Roma in aereo, il policlinico Gemelli. Cominciarono le cure. Un bombardamento, un bombardamento dentro un bambino questo. Ho pensato spesso in questi anni a come e perché sia insorta la leucemia dentro Eftimios. Alla macchia di sangue rappreso all’ombra del sicomoro, alla sua frase iniziale: “Gli uomini si sparano, fanno la guerra.” Perché Eftimios si è fatto prendere dal cancro del sangue?

(da Vita breve di Eftimios)


Innestato nel libro multimediale un capitolo della cronaca della vita di Eftimios diventata poi la base di un dramma giocoso e di un documento audiovisivo

http://www.fulminiesaette.it/modules/news/article.php?storyid=1178

ecco la traduzione di uno dei ‘Fiori del Male’ di Charles Baudelaire che descrive una renaître, una rinascita, una resurrezione.

À une passante

La rue assourdissante autour de moi hurlait.
Longue, mince, en grand deuil, douleur majestueuse,
Une femme passa, d’une main fastueuse
Soulevant, balançant le feston et l’ourlet ;

Agile et noble, avec sa jambe de statue.
Moi, je buvais, crispé comme un extravagant,
Dans son œil, ciel livide où germe l’ouragan,
La douceur qui fascine et le plaisir qui tue.

Un éclair… puis la nuit ! – Fugitive beauté
Dont le regard m’a fait soudainement renaître,
Ne te verrai-je plus que dans l’éternité ?

Ailleurs, bien loin d’ici ! trop tard ! jamais peut-être !
Car j’ignore où tu fuis, tu ne sais où je vais,
O toi que j’eusse aimée, ô toi qui le savais !



A una passante

La via assordante attorno a me urlava.
Alta, sottile, in lutto, dolore maestoso,
Una donna passò, con mano fastosa
Sollevando, reggendo il vestito e l’orlo.

Agile e nobile, con la sua gamba statuaria.
Io, bevevo, contratto come un mentecatto,
Nel suo occhio, cielo livido pieno d’uragano,
La dolcezza che incanta e il piacere che fredda.

Un lampo… poi la notte! - Fuggitiva beltà,
Il cui sguardo m’ha fatto di colpo rinascere,
Non potrò vederti più fino all’eternitá?

Altrove, lontano da qui! Troppo tardi! Forse mai!
Io ignoro dove tu fuggi; e tu non sai dove vado.
Tu che avrei potuto amare, tu che lo sapevi!


Associo questa poesia ad una fotografia che ho scattato 10 anni fa a Roma. Era il mese di giugno del 2011, e dal tram numero 5 che porta da Centocelle alla Stazione Termini, poco prima di entrare nella Piazza di Porta Maggiore, ho visto questa passante e ho reso testimonianza.

Roma, via Casilina


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Commenti
Inviato: 12/4/2021 1:41  Aggiornato: 14/4/2021 7:09
di chi è questa traduzione così bella?
Inviato: 14/4/2021 7:10  Aggiornato: 14/4/2021 7:10
Autore: fulmini

La traduzione è mia (Pasquale Misuraca)