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leOpereeiGiorni : Dormiveglia (1)
di fulmini , Wed 16 December 2020 10:00
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disegno


Pasquale Misuraca, Ritratto a memoria di Eftimios pensando al Piccolo Principe



Buon giorno a tutti.

L’altro ieri ho pubblicato un libro su Amazon (dal titolo Fulmini e Saette). Se fossi saggio mi riposerei, ma non lo so fare e non lo voglio fare – la vita è troppo breve e la passione cinematografica mi agita senza soluzione e senza alternativa.

Ho scritto febbrilmente in queste ore la prima parte di un film, sarà il mio ottavo film cappuccino. Si intitola Dormiveglia, lo realizzerò l’anno prossimo, lo girerò a Roma, nella Tuscia, in Calabria, a Cipro.

Pubblico qui di seguito la Scena Prima. Le amiche e gli amici Facebook che conoscono e apprezzano il mio cinema, e rimangono favorevolmente colpiti da questo incipit (che ho concepito appunto nel dormiveglia e che li introduce di colpo nel mio laboratorio creativo), possono copiarne e diffondere il testo ai propri amici Facebook, e più in generale agli amici ed ai nemici propri e del cinema nuovo, via email ed in ogni modo pensabile e possibile. Mi servono donazioni per poterlo fare: non sono ricco di famiglia, non ho (e non ho mai avuto) produttori e distributori, e mi serve una piccola somma per i mezzi tecnici necessari, i collaboratori, le lavorazioni.

Quanto mi serve? Sapete quanto è costato lo spot di Muccino e Bova per la pubblicità degli agrumi? 1, 7 milioni di euro. A me di euro me ne bastano 50.000 per realizzare Dormiveglia, e un pugno di amiche e amici per dare corpo ai personaggi dell’opera realista e surrealista.

Bene. Nei commenti, per chi non lo abbia già visto metterò il link del film del quale parlo nella sceneggiatura, Il Negozio. Di seguito il link del film precedente a questo che sto scrivendo, Vita e morte e miracoli di Eftimios. E poi un breve video per spiegare cosa intendo per ‘cinema cappuccino’ e quale sia secondo me la caratteristica principale del cinema che vado facendo. Infine, il link del mio sito, per le donazioni.

Mi immergo nella scrittura della sceneggiatura completa dell’opera. Ci sentiamo l’anno prossimo. Buona fine dell’anno pari e buon inizio dell’anno dispari.

Vi lascio la Scena Prima di Dormiveglia, per farvi sentire-e-capire chiaramente e profondamente che film sto scrivendo, e vi ricordo con Pasolini che “la sceneggiatura è una struttura che vuole essere un’altra struttura”, un testo di parole che vuole essere un testo di parole e immagini, rumori e suoni, luci e ombre.

SCENA PRIMA

La scena è ripresa esattamente come le scene sono riprese ne ‘Il Negozio’ – il film che ho pubblicato quattro anni fa su YouTube.

In questa prima scena di ‘Dormiveglia’ bastano due videocamere, non servono le quattro de ‘Il Negozio’. Io (il padre di ‘Dormiveglia’) sto seduto al banco dell’ottico, al posto suo. Entra un adolescente. Diafano, occhi lucenti e capelli biondo cenere.


Adolescente: Buon giorno.

Padre: Eftimios! … Sei tu?

Figlio: Sì… Mi conosce?

Padre: Tu non mi riconosci?

Eftimios: No. Non mi ricordo di Lei…

Padre: Quanti anni hai?

Eftimios: Sedici…

Padre: Ed io?

Eftimios: Settanta?

Padre: Settantadue.

Eftimios: Settantadue… Dove ci siamo incontrati prima d’ora?

Padre: Il diciotto gennaio del 1971.

Eftimios: Quando sono nato? E dove?

Padre: Nell’Ospedale Gemelli di Roma.

Eftimios: Sì, è vero, me lo ha detto mamma, che sono nato al Gemelli… E tu che ci facevi lì?

Padre: Aspettavo che nascessi tu.

Eftimios: E come lo sapevi che sarei nato proprio lì?

Padre: L’ho portata io Alexandra al Gemelli, il giorno prima.

Eftimios: Alexandra? Conosci la mia mamma?

Padre: Certo. Da prima che tu nascessi.

Eftimios: Davvero? E dove l’hai conosciuta? E quando?

Padre: A Roma, un pomeriggio di tanti anni fa, lungo quel viale che porta da Piazza della Stazione Termini a Piazza della Repubblica. Ti ricordi Piazza della Repubblica, vero? La grande esedra di fronte ai resti delle Terme di Diocleziano, una grande piazza circolare…

Eftimios: Aspetta… al centro c’è una fontana con statue di donne nude che ridono e danzano, e ci sono anche uccelli… e pesci, e grandi schizzi d’acqua…

Padre: Sì, proprio lei! Nell’autunno del 1986 fa ci siamo tornati un’ultima volta a vederle, le Naiadi, tu ed io, ricordi?... Era domenica mattina, io e te eravamo soli, mamma e Nefeli erano rimaste a casa…

Eftimios: Conosci anche Nefeli?

Padre: Certo! …e avevamo visitato e ammirato a lungo, tu ed io, l’Estasi di Teresa del Bernini, che sta in una chiesa vicina a Piazza della Repubblica… poi siamo usciti, siamo passati davanti al Mosè panzone… Ti ricordi, vero?

Eftimios: Sì, ora ricordo, ricordo, ma… Ci sono andato con mio padre, a visitare l’Estasi … Lo conosci?

Padre: Sì…

Eftimios: Aspetta…

Padre: Sì…

Eftimios: Sei… tu… papà?

Padre: Sì.

Eftimios: Com’è che sei così invecchiato? Che è successo?

Padre: È il Tempo, Eftimios. Il Tempo passa – ricordi che ti facevo ridere da ragazzo imitando (atteggia le mani e i piedi in un certo buffo modo) i voli del Dio cristiano nei quadri dei pittori cattolici? - e noi invecchiamo...

Eftimios: E come mai non ha invecchiato me, papà?

Padre: Perché sei morto, Eftimios.

Eftimios: Morto? Non mi ricordo…

Padre: Sei morto nella casa tra gli alberi al lago, era primavera, avevi sedici anni – come ora…

Eftimios: La casa tra gli alberi al lago… Aspetta! Non è un verso di una poesia di Bertolt Brecht? … La casa tra gli alberi al lago / dal tetto fila fumo / non ci fosse / come tristi allora / casa, alberi, lago…

Padre: Sì, Brecth! Bravo. La nostra casa di campagna in fronte al lago di Bracciano e di Anguillara e di Trevignano, incastonata tra i Monti Sabatini, e dominante la Valle Mola, e dietro, voltandosi di scatto, i paesi di Sutri…

Eftimios: Benvenutri a Sutri! - …mi diceva papà... mi dicevi tu... per farmi ridere… ed io chiedevo poi a mamma, quando non c’eri, “è preoccupato per me, papà?” – …e a sinistra Bassano Romano con Palazzo Odescalchi, e in alto Caprarola con Palazzo Farnese, e tornando a sinistra un po’ più in alto di Bassano Capranica, ‘dove le capre bevono dalla tanica’ – mi dicevi tu, sì lo ricordo bene ora - …e davanti la casa, davanti il portico di legno, gli alberi di ulivi e di mele e di albicocche e di nespole italiane e di pere che abbiamo piantato io e tu, segnando a terra le distanze reciproche con quel triangolo di canne a triangolo isoscele di cinque metri di lato!... e Sascia e Igor e Peso, i nostri cani lupo… sono morti pure loro?

Padre: Sì.

Eftimios: Questo non me lo ricordo…

Padre: Loro sono morti dopo di te.

Eftimios: Davvero? E come?

Padre: Li ho dovuti ammazzare io, uno dopo l’altro.

Eftimios: Perché, papà?

Padre: Erano invecchiati, Eftimios, lo sai che i cani invecchiano sette volte più velocemente di noi umani, e quando e specialmente i cani lupo invecchiano, prima non camminano più bene, poi cominciamo a trascinarsi dietro le zampe posteriori, e ad un certo punto non si muovono più… Allora io ho portato per giorni e giorni a Peso da mangiare e da bere, in due ciotole, le ho messe vicino e di fianco a lui, che si era fermato per sempre sotto il tiglio, il tiglio accanto alla quercetta, ricordi?, e lui mangiava e beveva, poco, e sempre meno, sempre meno, ma quando ho visto che soffriva troppo, e respirava male, e non vedeva che ombre, e non sentiva che forti rumori, un pomeriggio ho preso il fucile, l’ho caricato e - Alexandra era scesa a Bassano con Nefeli - in punta di piedi sono arrivato a una ventina di metri alle sue spalle, lui teneva ancora la testa eretta come un principe minoico, come sempre, e l’ho sparato alla nuca… Un colpo solo. È finito Peso, è finito il suo dolore, è finita la sua oscura angoscia di non correre più, di non vederci più, di non vedere più te che eri il suo vero padrone… E poi, poi, prima che Nefeli e Alexandra ritornassero dai paesi etruschi in cima al mondo, l’ho sotterrato sotto la quercia grande, quella sotto la quale raccoglievamo le gambe secche... ricordi?

Eftimios: Sì, le gambe secche le ricordo, le ricordo… E mamma? Parlami ancora di mamma. Quando vi siete conosciuti, su quel viale?

Padre: Era una domenica del 1966.

Eftimios: E quanti anni avevi allora?

Padre: Diciotto.

Eftimios: E lei?

Padre: Anche lei.

Eftimios: Allora? Dai, dimmi.

Padre: Beh, ero uscito, dopo il pranzo alla casa dello Studente, dove abitavo allora, a passeggiare per Roma con i miei amici del cuore, Franco, Enzo, forse c’era anche mio fratello Luigi, camminavamo nel Sole ed ho visto venire verso noi, dalla Piazza della Repubblica appunto, una giovane donna che però camminava saltellando, ma non goffamente, graziosamente - ho pensato guardandola e immaginando si fosse rotto il tacco di una sua scarpa, e mentre la guardavo sorpreso e un po’ stupefatto non ho sentito più parlare i miei amici intorno a me e dietro di me, mi giro, li guardo e li vedo imbambolati che la fissano, la giovane donna che avanza danzando verso di noi. “Chi è?” – domando loro. E loro, all’unisono: “. È Lei.”

Eftimios: Lei? Chi Lei, papà?

Padre: Devi sapere che tutti i miei amici che abitavano alla Casa dello Studente e frequentavano da Facoltà di Economia erano innamorati pazzi di una cipriota, e mi riempivano la testa di quanto era bella e quanto era intelligente e quanto era algida e irraggiungibile… Insomma era lei quella cipriota, era Alexandra, era mamma.

Eftimios: Non lo sapevo, papà, che tu avessi conosciuto mamma così… e poi, poi come l’hai conquistata la donna irraggiungibile?

Padre: Te lo dirò, Eftimios, te lo dirò. Ma ora, se vuoi andiamo a Pianamola. Ti va? Ci andiamo in macchina? E mentre ci andiamo tu mi racconti dove sei stato in tutti questi anni. Sì?

Eftimios: Sì, andiamo, papà.

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