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iLibrieleNotti : Kafka e Ovidio (1)
di fulmini , Sun 15 November 2020 4:00
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Franz Kafka

Franz Kafka


(Pubblicato ieri, sabato 15 novembre 2020, su 'Alias', supplemento culturale del quotidiano 'il manifesto' - dove da 15 anni tengo una rubrica dal titolo 'Fulmini e Saette.)

Dialoghi impossibili. Kafka e Ovidio (1)

A Roma, in via Merulana, quella del libro barocco ‘Quer pasticciaccio brutto’ e del film surrealista ‘Il Negozio’, c’è anche la libreria mitologica ‘La Fenice’. Ieri l’altro ci sono entrato - mascherato - e vi ho trovato Kafka e Ovidio, entrambi mascherati anche se sono morti e non possono morire più.

Li ho individuati a colpo d’occhio perché Kafka, magrissimo, teneva in mano il poema mitologico 'Le metamorfosi' di Ovidio, e questo, cicciottello, da parte sua il racconto surreale 'La Metamorfosi' di quello – e si guardavano stupefatti e divertiti.

Facendo il vago mi sono avvicinato un po’ e ho colto il seguente breve dialogo.

O: Salve. Ho apprezzato molto la sua Metamorfosi.

K: Dank. Senza le sue Metamorfosi la mia non sarebbe mai nata.

O: Mi ha dato molto da pensare il suo racconto. Mi sono chiesto non cosa volesse dire veramente scrivendolo, perché questo un vero scrittore non lo sa mai esaurientemente, ma cosa lo ha innescato.

K: La mia malattia.

O: La tubercolosi? Ma le è stata diagnosticata nel 1917… il racconto lo ha pubblicato nel 1915…

K: La diagnosi medica è una cosa, altra cosa è la scoperta che gli altri ti guardano in una maniera nuova, strana, vagamente timorosa e guardinga… mantenendo la distanza sociale… Accadde dieci anni prima della sua scrittura.

O: Lo sguardo degli altri… certo… Lei ha curato da sempre il corpo, poca carne, niente alcool, digiuni, nuoto, ginnastica… – pensi che l’ho riconosciuto dalla leggendaria magrezza, prima ancora di intravvedere nelle sue mani le mie Metamorfosi.

K: Il corpo… i suoi organi intelligenti… A vent’anni ho orecchiato una trattativa tra il mio cervello e i miei polmoni. ‘Alleggeritemi del peso delle preoccupazioni che mi levano il sonno, così andremo avanti ancora un pochino – disse lui – La mia vita è tutta un dormiveglia…’ E i polmoni risposero ammalandosi.

O: Continuiamo i nostri dialoghi fuori, alla fuggevole luce di questa ottobrata romana?

K: Volentieri. Vorrei chiederle qualcosa sul suo racconto Ciparisso e il Cervo. Prego, La seguo.

Escono, poi esco anch’io, li vedo risalire via Merulana fino a Panella, il gran fornaio che fa i pani e i biscotti di fianco a ciò che resta degli Orti di Mecenate, sedersi a un tavolo. Vado ad occupare un tavolo a loro vicino.

Vi riferirò la prossima volta il seguito del loro dialogo impossibile.

http://www.pasqualemisuraca.com/sito/

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