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leOpereeiGiorni : Per sopravvivere
di fulmini , Fri 1 May 2020 4:00
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Per sopravvivere al dolore della morte dei nostri cari, e far sopravvivere loro stessi in qualche forma, noi umani possiamo fare tre cose: tutti - compresi di animali più evoluti, quelli che hanno una qualche coscienza della morte - possiamo sognare, alcuni - i religiosi - credere in un mondo dopo la vita, altri ancora - gli artisti - costruire, a partire dalle persone, personaggi.

https://www.youtube.com/watch?v=VvNruGzLuPg&t=6s

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Commenti
Inviato: 21/5/2020 15:27  Aggiornato: 21/5/2020 15:27
Autore: unviaggiatore

“Non ci sono cose più inaccettabili di un figlio che muore prima dei genitori. Quando succede, ogni parvenza di senso del mondo crolla come il più classico dei castelli di carte. La morte di un figlio spalanca un abisso di dolore e pazzia in cui è impossibile vedere il fondo.”
(Gianrico Carofiglio, L'estate fredda)

Toglierei la parola pazzia.

Mio fratello è morto a cinque anni, tre anni prima della mia nascita. Mio padre ne parlava poco, dopo tanti anni non riusciva a fermare le lacrime, per lui era Armandino, mia madre ne parlava spesso quando ero piccolo, parlando con me diceva il fratellino e mi raccontava di lui con un sorriso triste. Sulla parete del soggiorno c'era la sua fotografia incorniciata. Io mi sedevo sul pavimento e parlavo con lui, immaginavo di giocare con lui. Mi sembrava di conoscerlo, era diventato il compagno di giochi. Molti anni dopo, quando ho detto ai miei genitori che mi sarei sposato, ricordo che mio padre aveva detto a mia madre: Adele pensa se ci fosse ancora Armandino. Quando mio figlio stava per nascere mio padre mi ha chiamato da una parte per dirmi : Giuliano, se puoi non chiamarlo Armando. Tuo zio Armando è morto a ventisette anni, ho dato quel nome a tuo fratello che è morto a cinque anni. Giuliano, per favore, non un altro Armando.
Armandino, il mio fratellino è rimasto sempre con noi. Nel cimitero di Staglieno c'è un loculo, quattro posti, ora ci sono le ceneri di mio padre, mia madre e Armandino. Un posto è libero, so bene che dopo la morte non esisterò più, non penserò più. Però quel posto è mio, vicino a un fratello che non ho mai visto e che continuo a amare.

Giuliano Cabrini