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punti di fuga : Lasciarci lo zampino
di stefaniamola , Fri 1 February 2008 6:10
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Giuseppe Recco, Natura morta con dolci, fiori e strumenti musicali (I cinque sensi)


Tra le innumerevoli nature morte del Seicento quella del napoletano Giuseppe Recco, altrimenti nota come allegoria dei cinque sensi, solletica in modo particolare il desiderio di conoscere quei meccanismi segreti nascosti nella quotidiana partecipazione degli oggetti inanimati alla vita. È diventata consuetudine, ormai, alle soglie del XVII secolo, che un artista lanci ai sensi dell’osservatore una sfida così “diretta” attraverso la vita silenziosa di certi cibi o di certi oggetti.
Domina la scena un piatto di metallo lucido colmo di dolci. A ben guardare, si tratta di un dolce le cui fette sono sistemate con cura in modo da mostrare al massimo il suo potere seduttivo: con la forma, con la trasparenza, con gli umori che paiono sprigionarsi al solo immaginarne il sapore. A margine di questo evidente protagonista, altri elementi concorrono alla definizione della medesima raffinata eleganza permeata dalla sottile malinconia propria di ogni vanitas: i fiori di campo sistemati nel vaso di cristallo, il liuto, il cannocchiale, lo scrigno rosso su cui giacciono – affranti – uno spartito musicale e un paio di occhialetti a pince. Nell’ombra di fondo si perde un orologio dotato di campanella, tanto per non lasciare insoddisfatto alcun senso né dimenticare che il tempo scorre ovunque comunque, anche nelle trame di una vita silenziosa.
Qualcuno resterà affascinato dalla perfezione dello strumento musicale adagiato al centro della composizione, magari prestando attenzione alla firma e alla data che si svelano all’osservatore in modo apparentemente casuale. Altri rifletteranno sulla fragilità delle umane sorti scritta nel capo reclinato dei fiori e nell’inutilità dei gioielli presumibilmente custoditi dal cofanetto. Ma è proprio intorno al dolce candito che si riconosce la festa di quei sensi, diretta – più che alla conoscenza delle cose – alla loro consumazione.

È un invito, a servirsi con nonchalance o di soppiatto, ad assaggiare davvero una fettina di quel dolce come qualcuno – d’altronde – ha già fatto: due frammenti di quei bastoncelli di zucchero pralinato – irresistibile! – che guarniscono il piatto sono infatti caduti sul tavolo “firmandone” i modi maldestri e la golosa intemperanza.

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